03/05/11

Marco Di Giovanni ✶ NORD, Distanze siderali

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Martina Angelotti ci racconta la mostra Nord - Distanze Siderali di Marco di Giovanni alla Galleria Galica e a cura di Antonio Grulli.

Prima della creazione, secondo la mitologia pre-cristiana delle culture nordiche, esisteva un varco spalancato, una voragine denominata Ginnungagap, ai cui estremi si alternavano paesaggi e temperature discordanti: il freddo gelo e le piogge battenti a nord, luci scintillanti e calore infiammato a sud. Da questa leggenda, da cui la scienza ha tratto incredibili analogie con la scoperta del Big Bang e i primi momenti di formazione del nostro pianeta, è possibile rintracciare le linee guida che ci permettono di scrutare con minuziosa e piacevole dovizia Nord – Le distanze siderali , mostra di Marco di Giovanni realizzata negli spazi della Galleria Galica.
La lettura che Antonio Grulli ci regala nel suo testo che accompagna la mostra, è un’intensa elaborazione che alterna pensieri e considerazioni attingendo dalla scienza, dal mito e dalla religione, linguaggi attraversati e mediati dall’esperienza artistica.
Ma ciò che in effetti stupisce, percorrendo gli spazi della galleria, è proprio lo stato di sospensione che questo luogo assume, con tutto ciò che contiene. E’ come se il mito di Ginnungagap non si fosse mai esaurito, come se i resti di qualche ancestrale, arcaica visione non fossero mai scomparsi, mostrandosi ai nostri occhi come opere cosmiche di un universo che ancora ci riserba sorprese.
I lavori qui esposti, intrecciano scienza e mitologia, tentando di lasciare una traccia nell’ignota visione del mondo. Ci sono buchi neri di gomma piuma, che si appoggiano sul pavimento come a far implodere l’universo, c’è anche un Progetto per Ginnungagap, fatto di fogli di carta sovrapposti con un buco al centro, all’interno del quale c’è uno specchio riflettente. Con il ferro arrugginito invece, sono stati realizzati dei pesanti cilindri, con fori che lasciano trapelare dei pezzetti di universo, un fazzoletto di cielo stellato, una piccola luna blu parzialmente eclissata. Quest’opera in particolare fa parte di un’unica installazione che porta il titolo di Superstringa, esattamente come la più piccola parte di materia finora conosciuta.
Fluttuare in un tempo e in uno spazio non bene definito, come un’astronauta, alla ricerca di un trucco, di un mistero, di una spiegazione, diventa più difficile quando ci si accorge di un corpo che giace a terra, scalzo, con la testa incappucciata dentro a un tubo di ferro conficcato in una parete. E’ Marco di Giovanni che accenna qualche timido movimento con la mano, le dita appoggiate al petto, il respiro sempre più profondo. Dentro ad uno dei due scarponi lì a fianco ai suoi piedi, si può vedere un piccolo pianeta fatto di terra e illuminato come un’oleografia. Mi preoccupo un po’ per lui, poi penso al mondo bello che starà guardando da lì dentro, un universo visto attraverso il buco di una serratura, che esiste, si materializza solo per il fatto che lo stai guardando.
E cosa se non questo ci regala la scienza? La gioia di sapere che le cose esistono solo perché le vediamo. Ma se ci crediamo e basta, a me piacciono ugualmente.

22 commenti:

  1. Sono sempre del parere che quando un artista va a parare su storie e fenomeni oscuri...abbia poco da dire della vita in generale. E poi, siamo franchi, che bisogno c'è di buttarsi per terra con la faccia dentro ad un tubo? Anche io, di notte, immerso nel buio pesto immagino mondi e gallasie. Ho come la sensazione che, toccando i buchi neri - quasi sempre - si facciano solo grandi 'buchi nell'acqua'... Angelotti, come hai fatto non stroncare o per lo meno non accennare ad un minino di critica? Era tutto così perfetto?

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  2. effettivamente lo sforzo che ci chiede l'artista per entrare nell suo mondo è un po troppo forzato e faticoso...oltre che un pò ridicolo...cioè io ti vedo sdraiato con un tubo in faccia, tu ti fai dei viaggia che manco quando mi prendevo i cartoni a 20 anni mi facevo, ma a me arriva solamente un uomo steso con un tubo sul viso...

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  3. scusate visto che si tratta di un blog di nerds e topi da biblioteca, per i pochi che non lo sapessero i "cartoni" sono i trip, LSD :D

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  4. Invece Per me è un lavoro interessante.
    I commentatori non conoscono Jan Fabre probabilmente.

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  5. A me piace tutto, da Jan Fabre ai cartoni calati a 20 anni.
    All'inizio ho pensato che fosse tutto un po' minimal e freddino, ma nello spazio siderale si raggiungono temperature di 2,726°K = -270,274°C , quindi ci può stare.
    Marco di Giovanni però devrebbe star lì disteso SEMPRE, ogni giorno da apertura a chiusura della mostra (perchè i cosmonauti sono eroi stoici)...un manichino non funzionerebbe ugualmente secondo me

    Seven Eyes

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  6. che anfibi orrendi, ma qualcuno ha provato a versargli dell'acqua dall'alto mentre era intubato? sarebbe una nuova tecnica di waterboarding da provare .

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  7. Agli anonimi sopra....

    mi dispiace deludervi ...ma da quando in qua l'arte serve a qualcosa? l'arte è inutile ...non è una padella, non è un'aspirapolvere, non è design!!!! é inutile come la vita...si rigenera dentro se stessa e per se stessa....non ti deve dire proprio niente, non deve arrivare alcunchè...
    ma cosa ti aspetti che debba arrivare? aspetti la beatificazione, l'annuciazione, un miracolo, l'ispirazione? se stai li davanti ad un lavoro braccia conserte nell'attesa che ti arrivi qualcosa....aspetta e spera!!

    a me sembra invece tutto molo suggestivo, cè qualcosa dell'infanzia e del sogno...qualcosa di epifanico.

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  8. All'anonimo sopra magari a te l'arte non dice nulla. Io ho una sensibilità e la voglio stimolare. L'arte è sempre stato il mio strumento preferito. Fin da quando ero piccolo e mi perdevo nelle stampe di Klimt appese nel mio tinello. Alla biennale del 92 poi (bei tempi) ero in piena esaltazione.

    Mi rendo conto che pochi sono abituati ancora a usare i propri sensi. Gli altri probabilmente sono già morti

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  9. non ho detto che l'arte non dice nulla ho detto che è inutile ..
    visto che il primo commentatore ciede: che bisogno c'è di buttarsi per terra con la faccia dentro ad un tubo? allora volevo fargli presente che l'arte non deve servire a qulcosa, appunto non è un oggetto di design che ha una funzione specifica, che è utile in modo pratico e concreto....che bisogno c'è di dipingere un nudo? che bisogno c'è di scolpire un pezzo di marmo?

    è più chiaro ora?

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  10. Pensa poi che nel 92 non c'era nessuna Biennale... nonno, ripensaci meglio.

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  11. i cartoni del 92 facevano di sti scherzi eh..erano ancora quelli buoni

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  12. Già la Biennale del 92' venne saltata. Si fece nel 93' ed è quella a cui mi riferisco con un maestoso APERTO alle corderie dell'arsenale. Cari amici nonno non sono anche perchè all'epoca avevo 14 anni e pretesi di farmi accompagnare dai genitori.

    P.S.
    Che vantaggio dovrebbe portare al dibattito su questo blog la storia dei cartoni (o trip o LSD)? Sembrano più pretesti per coprire una certa forma di ignoranza. Un atteggiamento tutto italiano a quanto pare. Ci poniamo come detentori della cultura, mentre negli altri paesi è da decenni che si sono rimboccati le maniche e dimostrano molta più consapevolezza di noi.

    Antonio Nadiani

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  13. molto meglio gli psilocybe e le paste di mescalina, i trip salgono sempre male e rovinano le serate oltre a lasciare strascichi indegni . cmq chi si distende con un tubo in faccia per ore è evidente che sia un supersalutista astemio morigerato, altrimenti avrebbe già sboccato morendo nel suo vomito . anche per questo secondo me aveva un senso versargli dell'acqua dall'alto, per apportargli ossigeno in caso di vomito .

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  14. hm evidentemente hai il pusher che ti vende dei gran pacchi...cambialo

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  15. mi sa che invece sei tu che parli a vanvera di cose che non conosci, placati .

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  16. Trovatevi un 'luogo' più consono per parlare dei vostri punti di vista, magari scambiandovi le rispettive e-mail o trovandovi al bar. Se continuate, cancello tutti i commenti in blocco! Grazie

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  17. i lavori di carta sono identici a quelli presentati anni fa da gianni caravaggio

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  18. quanti commenti cattivi sul lavoro di Di Giovanni, anzi, veramente odiosi: ridicolo, versargli l'acqua negli anfibi per fare waterboarding, ma non vi vergognate?? temo che sia solo, tristemente, perché non è del vostro giro. tutto qua. altro che letture alte e complicate. Uno può vederci un mondo in un tubo, e allora? sicuramente a te non riesce, caro anonimo, semplicemente perché non sei umano, non hai di fantasia.

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  19. quanti commenti cattivi sul lavoro di Di Giovanni, anzi, veramente odiosi: ridicolo, versargli l'acqua negli anfibi per fare waterboarding, ma non vi vergognate?? temo che sia solo, tristemente, perché non è del vostro giro. tutto qua. altro che letture alte e complicate. Uno può vederci un mondo in un tubo, e allora? sicuramente a te non riesce, caro anonimo, semplicemente perché non sei umano, non hai fantasia.

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  20. ma sì dai madonna era una gag ahaahahahaha hai la coda di paglia(zabetta) eh? poi una roba così complessa come il versare prima l'acqua negli anfibi per metterla successivamente nel tubo non l'avevo nemmeno congegnata, complimenti . il fatto è che questa mostra a prima vista (e a oltranza) sembra solo una tortura masochista autoinflitta .

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  21. sei un ragazzotto, tutto pizza amici e discoteca

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