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04/07/12

Ricordare il futuro: La pittura insistente di Priscilla Tea

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Ricordare il futuro: La pittura insistente di Priscilla Tea
di Andreas Angelidakis 

E’ un momento curioso per la pittura che sembra stia passando attraverso un rinnovato interesse, come parte del ciclo che attraversa il mondo dell’arte più o meno ogni 15 anni. Nel tentativo di capire il momento attuale, penso ad una mostra di pittura che ho visitato recentemente, di un noto artista americano a Berlino, ed a come non potevo smettere di pensare: “questa mostra sarebbe meglio vista su iPad”. Si aveva l’impressione che i quadri non avessero avuto bisogno di esistere nello spazio della galleria, le opere avrebbero potuto essere fotografie da sfogliare su un touch- screen, ogni dettaglio catturato perfettamente in pixel.
I dipinti di Priscilla Tea esistono semplicemente in uno spazio oltre questo schermo, uno spazio che é molto piú in là. Sono dipinti che capiscono questa condizione, ed in qualche modo riescono a parlarne senza nemmeno un accenno ad hardware o software. Spesso raffigurano paesaggi, a volte ai margini delle città, anche se non si é sempre sicuri di ciò che si stia guardando. Se si fissa a lungo un’immagine su uno schermo senza sbattere le ciglia e poi si chiudono gli occhi, quello che si vedrebbe per un istante, la memoria dell’immagine che si stava osservando, è in qualche modo vicino all’argomento che Priscilla Tea sembra catturare. Dipinti che fissano sulla tela immagini di memorie in parte cancellate, attraverso uno spesso strato di pittura sopra l’altro. Paesaggi astratti di pensieri e di negazioni, skate parks e palme in blu e bianco, questi dipinti appaiono come segnali stradali nel flusso di immagini dal nostro subconscio.
Studiando questi paesaggi di memorie radicalmente minimizzate, improvvisamente sento il bisogno di immaginare che siano stati creati al computer, posso quasi riconoscere il software con cui sono stati eseguiti, quasi ma non del tutto, questo software esiste solo su un livello al di sotto della mia coscienza, se questo fosse mai possibile. Possiamo abbozzare disegni nel nostro subconscio? Potremmo mai avere anche computers subconsci? Queste sarebbero le loro immagini.
Attraverso questo software invisibile, possiamo quasi riconoscere luoghi che abbiamo giá visto, possiamo visualiz- zare skate park e piscine di periferia, abbiamo quasi una percezione del continuo sentirsi ai margini della città, in una periferia abbandonata silenziosamente. Ma forse stiamo solo immaginando tutto questo, forse questi dipinti sono solo linee, blocchi di colore e forme. Forse questi sono quadri astratti, dopotutto.
Anche se dubitiamo su cosa qui sia veramente mostrato, per qualche motivo le immagini persistono come fossero residui retinici di schermi e paesaggi.
Quando si guardano i quadri di Priscilla Tea dal vivo, la superficie della tela manifesta un’insistenza quasi assurda nelle forme di questi luoghi, perché queste linee dell’orizzonte e paesaggi suburbani sono dipinti più e più volte tanto che la pittura finalmente acquisisce una profondità tale che diventa essa stessa un luogo.
Questa sottile contraddizione su come si percepiscano i dipinti online e l’esperienza degli stessi nello spazio fisico è forse uno dei modi in cui possiamo apprezzare la pittura oggi. All’oggetto fisico è permesso di essere più che la sua rappresentazione. La pittura non è più solo un’immagine, e’ un oggetto fisico, un luogo persino, e magari Priscilla Tea stà già preparando il terreno per luoghi di cui sentire questa nostalgia. L’opera comprende la condizione contempo- ranea del guardare a troppe immagini su schermi durante tutto il corso del giorno, il continuo confondere l’opera con la sua riproduzione meccanica.
Il dilemma della pittura nell’epoca degli schermi persiste.
Anche in fiere d’arte, dove si passeggia per guardare opere, molto spesso il luogo più comune in cui vedrete il maggior
numero di dipinti è sugli schermi della miriade di iPad che gli art dealers hanno adottato nel loro tentativo di vendere di più. Navigare tra i dipinti su un iPad è più facile e talvolta più piacevole che girare fra gli stand. Tutto è incisivo e bello sullo schermo di un iPad, meglio che sulle pagine delle riviste d’arte. Quindi cosa può offrire un dipinto che la fotografia non offra meglio? E cosa accadrà ai dipinti quando le nostre pareti diventeranno touchscreen?
Nei dipinti più recenti di Tea, le memorie dei luoghi che dipinge sembrano essere annegate, bruciate, cancellate da aggressive linee diagonali sopra di loro. Questo annullamento è un luogo di per sé, costruito da una lenta e sicura pen- nellata senza fine, quasi maniacalmente ripetuta che completa un’immagine solida ed effimera al contempo. Questa è la pittura nel momento in cui la nostra cultura ha completamente digerito la propria rivoluzione digitale, lo schermo e la realtà sono un’unica cosa, amici online sono fantasmi offline, e noi sopravviviamo ogni giorno in un torrente senza fine di immagini, tutte sparite nel momento in cui chiudiamo gli occhi, eccetto forse quei paesaggi insistenti di Priscilla Tea. 

Atene – Gennaio, 2012 

Priscilla Tea
Mostra in corso fino al 20 luglio 
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Remember the future: The insistent painting of Priscilla Tea
by Andreas Angelidakis
It is a curious moment for painting which seems to be going through renewed interest, part of the cycle through the art world every 15 years or so. In trying to understand the current moment, I think of a recent painting show I visited, a well known american in berlin artist, and I could not help thinking: This show would look better on an iPad. It seemed that the paintings didn’t really need to exist in the space of the gallery, they could just as well be photos flipped through on a touch screen, their every detail perfectly captured on pixel.
The paintings of Priscilla Tea exist quietly in a space beyond this screen, in a space that is just so much further away. They are paintings that understand this condition, and somehow manage to speak about it without even a mention of hardware or software. They often depict landscapes, sometimes on the edge of towns, though you are not always sure what you are looking at. If you stared long at a screen image without blinking and then closed your eyes, what you would see for an instant, the memory of the image you were looking at, is somehow close to the subject matter of what Priscilla Tea seems to be capturing. Paintings that embed half-erased memories of images on canvas with thick layer upon thick layer of paint. Abstract landscapes of thoughts and negation, skate parks and palm trees in white and blue, these paintings appear as traffic signs from our subconscious image stream.
Studying these radically minimized landscapes of memory, suddenly I have the urge to imagine that they were made on a computer, I almost can recognize the software that made them, almost but never completely, this software exists just one level below my consciousness, if that was ever possible. Could we sketch in our subconscious? Could we even have subconscious computers? This is what their images would look like.
Through this invisible software, we almost recognize places we have seen before, we almost visualize skate parks and suburban swimming pools, we almost have a sense of the continuous feeling of being on the edge of town, in a softly abandoned suburbia. Yet maybe we are just imagining these, maybe these paintings are just lines and blocks of color and some shapes. Maybe these are abstract paintings after all. Even if we doubt what is really shown here, somehow the images linger, like retinal residue from screens and landscapes.
When you look at Priscilla Tea’s paintings in real life, the surface of the canvas manifests an almost absurd insistence in the shape of these places, because these horizon lines and suburban landscapes are painted over and over so many times that the paint finally acquires a physical depth, the paint itself becomes a place.
This sharp contradiction on how one perceives the paintings online and how one experiences them physically is per- haps one of the few ways we can enjoy painting today. The physical object is allowed to be more than it’s representa- tion. The painting is no longer just an image, it is a physical object, a place even, and perhaps Priscilla Tea already is just preparing the ground for places for which to feel this nostalgia. The work understands the contemporary condition of looking at too many images on screens all day long, of continuously mistaking the real work for it’s mechanical re- production.
The question of painting in the age of the screen persists.
Even in Art fairs, where you walk around to see art, often times the place where you’ll see the most paintings is on the screens of the myriad ipads that art dealers have adopted in their quest to sell more. Browsing paintings on an ipad is easier and sometimes more pleasurable that walking about. Everything is crisp and looks good on the ipad screen, better than the pages of art magazines. So what can a painting offer that it’s photograph doesn’t offer better? And what will happen to paintings when our walls become touchscreens?
In Tea’s most recent paintings, the memories of the places she paints seem to have drowned, burned out, cancelled by aggressive diagonal lines over them. This cancellation is a place in itself, built up by slow, sure, endlessly, almost maniacally repeated brushstrokes that complete a solid yet ephemeral image. This is painting at the moment when our culture has completely digested it’s digital revolution, screen and reality are one, online friends are offline ghosts, and we survive every day in an endless torrent of images, all gone by the time that we close our eyes, except perhaps those insistent landscapes by Priscilla Tea.

13/02/12

Open Studio / Fac Simile / Horatio Goni e Priscilla Tea

 
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Open Studio, Febbraio 2012

Varcando il portone di Casa Morigi, l’attenzione dell’avventore viene subito catturata  dalla luce che attraversa gli infissi di quelle porte  e di quelle finestre che dal 1984 custodiscono il laboratorio Fac - Simile, fucina di idee, pensieri, mostre indimenticabili. Le pareti trattengono molte tracce delle installazioni che hanno popolato questo spazio. Ci sono fori, scanalature, tasselli annegati nell’intonaco a testimoniare le tante tappe di questa storia ( tra i nomi degli artisti coinvolti anche Vanessa Beecroft, Pierre Huyghe, David Lamelas, Miltos Manetas, Xavier Vaillant).  Casa Morigi, un edificio storico rimaneggiato in epoche diverse,  è il risultato della complessa stratificazione di pensieri e azioni la cui successione si perde nella notte dei tempi; al contrario, la storia di Fac - Simile è facilmente ricostruibile attraverso i racconti  dello stesso  Horatio Goni, che ne è il fondatore. Le mostre si sono manifestate in un’ala del palazzo costruita nel 1924 per ospitare un’officina per l’assemblaggio di macchine speciali.  Si tratta di un ambiente che per dimensioni, proporzioni dei volumi e per la luce che lo invade (proveniente da ben tre lucernari) fu percepito  da Horatio come un archetipo di spazio espositivo, per questo ci organizzò un programma espositivo oltre ad ambientarci il suo studio. Horatio considerò sempre questo luogo come parte del suo lavoro d’artista, definendo questa dimensione del suo operare: a “gallery as an art project!”. Ogni evento espositivo che si è succeduto tra queste pareti  ha, in un certo senso, modificato lo spazio, senza sovrastarlo. Da un paio di mesi Horatio e Priscilla Tea condividono lo spazio della galleria.  Da questa esperienza é nata l’idea di aprire, ancora una volta, le porte al pubblico,  ponendosi in spirito di continuità con la tradizione di questo posto. Quindi, in questi giorni, è possibile vedere due gruppi di lavori diversi, accomunati, però, dalla necessità di introdurre l’idea di schermo, sia digitale che cinematografico, nella pittura. Cito, a questo proposito, il comunicato stampa: “layers (strati) e piani pittorici che influenzano sia i formati dei quadri, sia il concetto di spazio all’interno di questi schermi. (tele). Modificando anche la spazialità del dipinto.”  Secondo le intenzioni di Horatio Goni la soluzione dell’ Open Studio sottolinea il momento di transizione in cui si trova Fac-Simile che proseguirà la sua attività senza uno spazio fisico fisso.
Marco Tagliafierro

Anonima Nuotatori / Giallo Concialdi  intervista Horatio Goti
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OPEN STUDIO
Horatio Goni - Priscilla Tea
c/o GALLERIA FAC-SIMILE
Via Morigi, 8  Milano
Per chi volesse visitare la mostra, lo spazio è aperto ancora per pochi giorni. 
Per un appuntamento scrivete a galleriafacsimile@hotmail.com
Horatio Goni e Priscilla Tea
Carlo Prada, Maria Antonietta Giudicissi e Marco Tagliafierro, Maria Gloria Cappelletti

19/09/11

(Anonima) Nuotatori senza piscina

 
Luca De Leva
Mattia Tradati
Giovanni Oberti
 Giovanni Oberti
Giallo Concialdi
Priscilla Tea
Carlo Ferrari 
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Sono comparsi ufficialmente a Milano con la mostra Exploding Fluid Inevitable alla piscina Caimi in via Botta 18 lo scorso aprile. L'Anonima Nuotatori ricompare nello SpazioBorgogno con la collettiva De dreit nien - serpi corallo. Ripuliti e riordinati, sempre pieni di energia, hanno allestito una mostra senza nè capo nè coda (ma questo è decisamente il 'loro bello'), con l'intenzione di 'essere di pancia'. 
Ci chiedono: "Non senti nulla? Ascolta."
Riflettono: "Ci sono solo pratiche di sopravvivenza e di resistenza, dinamiche che di volta in volta costruiscono le basi per crearne altre ancora."
A me piacciono, mi sono simpatici. Intravedo (in alcuni) dell'indubbio talento. Aspettiamo... 

Chi sono? Giona Bernardi, Giallo Concialdi, Lisa Dalfino, Luca De Leva, Carlo Ferraris, Gaia Fugazza, Jessica Gaudino, Giovanni Oberti, Andrea Romano, Lorenzo Tamai, Priscilla Tea, Mattia Tradati 

ATP: Chi sono gli Anonimi Nuotatori?
Anonima Nuotatori: L’Anonima Nuotatori è un’idea di Giallo Concialdi e Guido Santandrea. Nata dall'esigenza di Giallo di avere uno studio gratuito cercando di squattare dei posti in giro per Milano (come aveva gia fatto a Palermo nell'estate del 2010 dentro il porto), e quella di Guido di organizzare delle mostre indipendenti affittando garage o negozi dismessi. Dopo le piscine abbiamo capito che il progetto doveva essere sempre senza spazio, un progetto senza fissa dimora.

ATP: Hanno una 'filosofia di vita'? Quale?
AN: Sì certo, nessun vittimismo e nessun poster nelle camerette. "Ci si mette molto tempo per diventare giovani" (Pablo Picasso). Conigliere e motociclette.

ATP: Progetti futuri?
AN: Sì, a Torino. Siamo stati invitati al progetto Lido di Artissima. Abbiamo anche altre cose 'in cantiere'...  ora Guido se ne va a Londra...
 
 Guido Santandrea, Priscilla Tea e Andrea Romano
Installazione luminosa all'esterno del Museo Pecci, Milano

10/04/11

Exploding Fluid Inevitable


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Passi che sono giovani, pieni di energia e buona volontà. Passi che evidentemente non avevano budget, che lo spazio non era facile e che i tempi logistici non erano proprio fortunati, ma, citare uno degli spettacoli più provocatori e significativi del 'carrozzone' di Andy Warhol, non era proprio il caso. Senza contare, cara Anonima Nuotatori (questa definizione, invece, mi sembra più centrata!), che se fate dell'estetica 'shabby' il vostro timbro - più o meno ricercato che sia - per mettere in piedi una mostra collettiva dove, per sapere chi ha fatto cosa, bisogna chiedere al primo che passa... mi sa che qualcosa non ha funzionato. OK, apprezziamo il taglio ironico con cui avete scelto il titolo della serata, Exploding Fluid Inevitable organizzata alla piscina (bellissima) Caimi in via Botta 18. La serata, riuscita come numero di presenze, è risultata una gran festa incasinata, divertente e, per alcuni, anche una buona occasione per mostrare la propria opera/performance/quadretto/scultura. Ho notato, nel calderone, il grande quadro di Priscilla Tea, l'intervento di Giona Bernardi che consisteva in un grande disegno inciso sulle pareti degli spogliatoi, l'installazione sonora di Andrea Romano, la delicata sculturina di carte di Enzo Giordano. Ma forse non ho visto nè bene, nè tutto! Tra i tanti lavori, dunque, alcuni interessanti, altri 'ignoti', altri già visti, c'era anche qualcosa di meritevole. Evento clou, un Giallo Concialdi in mutande che si dimena in uno strato di liquido che se visto con le luci al Wood, diventa fosforescente. Che dire...aspettiamo, dopo questo esordio, che l'Anonima Nuotatori organizzi un secondo 'evento' all'altezza e consono all'energia che ha. Perchè indubbio che ne abbia!
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