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20/07/11
02/05/11
16/03/11
Short interview n. 1 > Luca Trevisani ' Interval Training', Berlino





***'Interval Training', mostra di Luca Trevisani nella galleria berlinese mehdi chouakri (12 marzo - 23 aprile)
Si potrebbero esprimere numerose considerazioni su questa mostra ma, facendomene autore (possibilmente), susciterei l'insinuazione di una mia parzialità, neutralizzandole.
Dunque, un solo inequivocabile pensiero-
A dispetto di eventuali critiche detrattive di noiosi annoiati: Trevisani non è (affatto) un artista della Noia. E Noi, della Stultifera Navis, ne siamo deliziati.
Chi vuol esser lieto sia...
L.B.
Si potrebbero esprimere numerose considerazioni su questa mostra ma, facendomene autore (possibilmente), susciterei l'insinuazione di una mia parzialità, neutralizzandole.
Dunque, un solo inequivocabile pensiero-
A dispetto di eventuali critiche detrattive di noiosi annoiati: Trevisani non è (affatto) un artista della Noia. E Noi, della Stultifera Navis, ne siamo deliziati.
Chi vuol esser lieto sia...
L.B.
***
Opening***
Luca Trevisani risponde
ATP: Mi racconti la mostra in poche righe?
Luca Trevisani: L'unione fa la forza ?
Interval Training è una collezione di presenze, che aspettano il visitatore, il suo corpo.
Interval Training è come uno zoo a cui togli le gabbie, le opere sono come gli animali, la mostra è la costruzione delle relazioni che sapranno determinare. E' sempre la solita faccenda: la metamorfosi, equilibri, stati di indeterminazione, flussi, alleanze...
La mostra si sarebbe potuta chiamare "Learning by doing".
C'è chi imparava dalla vecchia Atene, chi da Las Vegas, a me piace guardare alla natura, a come funziona.
ATP: Perchè ricercare 'un modello da tenere tra mani'?
LT:Per provare a capire come vanno le cose. Per copiare dai meteorologi. Perchè prevenire è meglio che curare.
ATP: Non pensi che tutte le 'energie' siano positive (anche se inutili)?
LT:Si, lo penso.
ATP: Perchè hai scelto le banane e non dell'uva?
Il video proiettato mostra una macchina che ho trovato al Banjamin Franklin Institute di Philadelphia, dove al posto della solita estetica scientifica, silenziosa, astratta, anonima, i gravi coinvolti dal moto sono rappresentati come delle banane. Tutto parte da li, ne ho fatto un video col telefonino. Dopo qualche mese ho capito che bastava "gonfiare" il video dello spazio, usarlo come un seme, come un punto di partenza, da sviluppare, da far crescere letteralmente. Andava sviluppato rispettando la logica presentata dal video, le stesse leggi di natura. Se si trattava di pseudo-banane di bronzo, ecco che dovevo usare banane vere ...
Luca Trevisani: L'unione fa la forza ?
Interval Training è una collezione di presenze, che aspettano il visitatore, il suo corpo.
Interval Training è come uno zoo a cui togli le gabbie, le opere sono come gli animali, la mostra è la costruzione delle relazioni che sapranno determinare. E' sempre la solita faccenda: la metamorfosi, equilibri, stati di indeterminazione, flussi, alleanze...
La mostra si sarebbe potuta chiamare "Learning by doing".
C'è chi imparava dalla vecchia Atene, chi da Las Vegas, a me piace guardare alla natura, a come funziona.
ATP: Perchè ricercare 'un modello da tenere tra mani'?
LT:Per provare a capire come vanno le cose. Per copiare dai meteorologi. Perchè prevenire è meglio che curare.
ATP: Non pensi che tutte le 'energie' siano positive (anche se inutili)?
LT:Si, lo penso.
ATP: Perchè hai scelto le banane e non dell'uva?
Il video proiettato mostra una macchina che ho trovato al Banjamin Franklin Institute di Philadelphia, dove al posto della solita estetica scientifica, silenziosa, astratta, anonima, i gravi coinvolti dal moto sono rappresentati come delle banane. Tutto parte da li, ne ho fatto un video col telefonino. Dopo qualche mese ho capito che bastava "gonfiare" il video dello spazio, usarlo come un seme, come un punto di partenza, da sviluppare, da far crescere letteralmente. Andava sviluppato rispettando la logica presentata dal video, le stesse leggi di natura. Se si trattava di pseudo-banane di bronzo, ecco che dovevo usare banane vere ...
ATP:Un sinonimo per 'Interval Training'
LT: La mostra è come un allenamento, fatto di esercizi alternati, di tentativi che avvicinati tra loro disegnano un paesaggio. Se li segui, se ti fai guidare, per un poco, posso essere il tuo personal trainer ...suggerire la strada.
LT: La mostra è come un allenamento, fatto di esercizi alternati, di tentativi che avvicinati tra loro disegnano un paesaggio. Se li segui, se ti fai guidare, per un poco, posso essere il tuo personal trainer ...suggerire la strada.
27/01/11
Da Berlino > Patrick Tuttofuoco / John Kleckner

David Copperfield, 2011, Patrick Tuttofuoco, Courtesy Peres Projects, Berlino
Untitled, 2010, John Kleckner, Courtesy Peres Projects, Berlino
…and me, 2011, Patrick Tuttofuoco, Courtesy Peres Projects, BerlinoSecondo report by Luciana Rappo da Berlino per la mostra di Patrick Tuttofuoco e John Kleckner da Peres Projects.
***
Patrick Tuttofuoco ha inaugurato da Peres Projects insieme all'artista americano John Kleckner il 14 gennaio scorso. All'opening tanti artisti, tanti italiani, tutti con la bottiglia di birra in mano. Insomma, atmosfera 'alternativa' come piace tanto a Berlino e, d'altra parte, si era proprio nella zona calda delle gallerie: quell'incrocio di strade tra Oranienburger e Friedrichstrasse dove si svolgono anche tanti degli eventi della Biennale.
Patrick ha portato quattro sculture di media grandezza, direi grandezza d'uomo. Tre delle quali davano l'idea di strani totem, presenze ieratiche, leggeri fantasmi di maschere, azzurra, verdina, a pallini, con un unico occhio-bocca-canale di comunicazione e pronte per recitare nel prossimo
film della pixar (questo per parte mia è un complimento, adoro Pixar). I fantasmini sembrano lievitare su piedistalli - in parte di plexiglas colorato e in parte in mdf - che giocano con forme piene e vuote, rotondità e spigoli, curve e linee rette. Le due parti dialogano bene tra loro, un incontro pieno di promesse.
Patrick carica meno le sue sculture di oggetti, di rimandi, di materiali eclettici, si concentra più sull'essenziale diradando l'immagine della maschera, facendola invece fluttuare, pronta a prendere il volo verso chissà dove, eppure tenuta legata alla struttura da una forza invisibile e misteriosa. Ma c'è anche gioco, leggerezza, sguardo autoironico verso ciò che è stato prima e che comunque progredisce trasformandosi in modo intelligente.
L'artista mi ha raccontato che queste opere sono la ricerca di una sintesi tra un certo rigore formale delle opere di qualche anno fa e quelle delle ultime mostre. Ne è testimonianza anche la quarta scultura, quella senza fantasmino: un gioco di forme semiregolari con una parte superiore di perspex trasparente semicurvo. E' una specie di periscopio pronto a captare onde medie, lunghe e cortissime, venti, impulsi, segnali da altri mondi e chissà che altro...
Patrick ha portato quattro sculture di media grandezza, direi grandezza d'uomo. Tre delle quali davano l'idea di strani totem, presenze ieratiche, leggeri fantasmi di maschere, azzurra, verdina, a pallini, con un unico occhio-bocca-canale di comunicazione e pronte per recitare nel prossimo
film della pixar (questo per parte mia è un complimento, adoro Pixar). I fantasmini sembrano lievitare su piedistalli - in parte di plexiglas colorato e in parte in mdf - che giocano con forme piene e vuote, rotondità e spigoli, curve e linee rette. Le due parti dialogano bene tra loro, un incontro pieno di promesse.
Patrick carica meno le sue sculture di oggetti, di rimandi, di materiali eclettici, si concentra più sull'essenziale diradando l'immagine della maschera, facendola invece fluttuare, pronta a prendere il volo verso chissà dove, eppure tenuta legata alla struttura da una forza invisibile e misteriosa. Ma c'è anche gioco, leggerezza, sguardo autoironico verso ciò che è stato prima e che comunque progredisce trasformandosi in modo intelligente.
L'artista mi ha raccontato che queste opere sono la ricerca di una sintesi tra un certo rigore formale delle opere di qualche anno fa e quelle delle ultime mostre. Ne è testimonianza anche la quarta scultura, quella senza fantasmino: un gioco di forme semiregolari con una parte superiore di perspex trasparente semicurvo. E' una specie di periscopio pronto a captare onde medie, lunghe e cortissime, venti, impulsi, segnali da altri mondi e chissà che altro...
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