Lara Favaretto, Momentary Monument IV (Kassel), 2012
Quello che e' stato sottratto e rimpiazzato qui (questione di pesi e bilanciamenti).. Lo trovi.... Altrove.
Istruzioni per i visitatori / Instalazione di Lara Favaretto
Lara Favaretto, parti del cumulo esterno, installate su dei piedistalli all'interno
Of what is, that is and of what is not, that is not 1 (dettaglio).
Tapestry , 2012
Trionfa il serpente, Kabul, il Palazzo della
regina.... Nicoletta Fiorucci, Andrea Villiani e l'artista Goshka Macuga davanti alla sua grande installazione
Alcune riflessioni sulla mostra appena conclusa di Luigi Presicce'In forma di autoscopia' nello spazio Marèlleria (Milano). Come giustamente scriveva Giacinto Di Pietrantonio in un lungo articolo pubblicato su Flash Art, la vita di Luigi Presicce è intensa, così come "è intensa l'arte della sua vita". Allarghiamoci anche un pò: quale vita, nella sua complessità o semplicità non è intensa?
Restiamo alla vita circoscritta di Presicce. Nato a Porto Cesareo (LE), passato attraverso la pittura, la performance, il disegno, moltissime amicizie, uno spazio no-profit; vivere a Milano, fondare la rivista brownmagazine, frequentare galleristi, artisti giovani e meno giovani - penso tra i tanti a Emilio Fantin, Giancarlo Norese e Cesare Pietroiusti con i quali oltre ad aver già lavorato al progetto 'Festa dei vivi' (Novembre 2010) parteciperanno a dOCUMENTA13 (Kassel) con il progetto Lu Cafausu - nessuno metterebbe in dubbio che la sua vita non solo è intensa, ma anche interessante.
Detto questo, mi chiedo: perchè scomodare i 'santi'?
Probabilmente Luigi 'scomoda i santi' perchè affetto dal disturbo della consapevolezza della propria unità o autoscopia (questa è la 'conclusione' a cui giungo dopo aver visto la mostra e aver letto il CS). Perso il senso di famigliarità con se stesso, l'artista cerca nella 'complessità' e 'densità' del sapere uno specchio con cui tracciare la propria forma. O più semplicemente, attratto dalle 'belle immagini' e dal fascino attraente di temi come l'esoterismo, l'agiografia, le pratiche massoniche, la stregoneria, i riti magici o religiosi, la politica (in un'opera in mostra cita il Duce d'Italia e George Ivanovich Gurdjieff*) ecc. Presicce mischia in un affascinante e paradossale calderone tanti segni/disegni/simboli/personaggi/miti/riti. Le performance per due sole persone, come Il Grande Architetto, è un esempio di come l'artista porti alle estreme conseguenze corpo, mente, spettatori, pavoni, abiti, trucco e parucco. Sempre serissimo, quasi sempre silenzioso, Luigi amalgama pubblico e privato, amicizia, ignoranza, letture, generosità, folklore, storia dell'arte per raccontarci quanto lui/noi siamo persi in un mare magnum di segni dove - nè capo nè coda - ci rendono grazia o giustizia. Quasi apocalittico, quasi blasfemo e per nulla interessato a rivelarci se, in fondo in fondo, c'è un pò di 'luce', di Luigi mi piace pensare che possegga, magari nei suoi più reconditi ragionamenti, un minimo di chiaroveggenza.. chissà...
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo. I tuoi occhi saranno una vana parola, un grido taciuto, un silenzio. Cosí li vedi ogni mattina quando su te sola ti pieghi nello specchio. O cara speranza, quel giorno sapremo anche noi che sei la vita e sei il nulla. Per tutti la morte ha uno sguardo. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Sarà come smettere un vizio, come vedere nello specchio riemergere un viso morto, come ascoltare un labbro chiuso. Scenderemo nel gorgo muti. (Cesare Pavese) ***
Questa poesia di Pavese e molti altri testi (Simone Weil, Ludwig Feuerbach, Jean Baudrillard, Plato...) sono stati letti in occasione della Festa dei Vivi (che riflettono sulla morte) avvenuta il 2 novembre. Meditabondi e forse anche un pò affaticati - visto che spostavano un grande barcone di legno lungo le vie di Lu Cafausu, a San Cesario di Lecce - i partecipanti: Emilio Fantin, Luigi Negro, Giancarlo Norese, Cesare Pietroiusti e Luigi Presicce.
L'evento fa parte di AND AND AND, un progetto curato da artisti che accompagna l'avvicinarsi della terza edizione di dOCUMENTA (13) nel 2012.
«È il tempio della nullità, il monumento più eloquente al mondo dell'idea stessa di essere "lost in translation". È l'opposto della torre di Babele, sulla soglia tutti parlano lingue diverse, ma non appena si entra gli idiomi si uniscono poiché all'interno di quella piccola casa non c'è più nulla da dire». (Steve Piccolo, facebook, 23 aprile 2010, ore 10.22 pm)