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26/10/10

Predictions

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Il 30 ottobre, sono stata invitata alla chiusura della Biennale di Carrara. Per l'occasione, tre curatori (Martina Angelotti, Antonio Grulli e Emanuele Guidi) hanno organizzato il workshop Predictions. Hanno invitato curatori, artisti, critici (e a quanto pare anche dei bloggers) per raccontare, discutere, ipotizzare delle visioni sul futuro del linguaggio dell'arte e dei suoi molteplici contenuti. L'ispirazione giunge da un provocatorio progetto di Tom Marioni, che nel lontano 1978 ha presentato una serie di 'predizioni' sugli sviluppi futuri del mondo dell'arte. Esempi del tipo: “Everything in art will slow down” oppure “California mysticism will reach New York”; o ancora “Performance and video art are all over”.
Volevo estendere questo invito a quanti si trovano a leggere questo blog! Visto il putiferio di commenti, magari riusciamo a rendere questa cosa costruttiva.
I curatori ci pongono queste domande: "Quali sono le possibilità per guardare attivamente al futuro? Quali sono le mancanze, quali saranno gli sviluppi delle attuali espressioni del mondo dell’arte?"
Hai voglia di lasciare la tua Prediction?
Parteciperò alla discussione pubblica e mi piacerebbe portare, oltre alla mia predizione, anche quelle che raccolgo in questa sede. Sia anonime (visti i molti 'senza volto') sia firmate. Per chi non vuole pubblicarle come commento, invito a scrivermi ad artele100@gmail.com

Ci conto!

30/06/10

Biennale di Carrara - PostMonument





















Fabio Cavallucci ha avuto il grande merito di creare, con questa XIV edizione della Biennale di Carrara, ‘PostMonument’, un precedente. Nel senso: quanti sono mai stati a vedere le precedenti edizioni? Da ora la Biennale di Carrara potrà solo migliorare (si spera). Sono stata positivamente colpita dal buon livello delle mostre che, suddivise in tanti spazi, hanno fa sì che ogni luogo vivesse in maniera autonoma e sufficiente. C’è da dire che gli spazi espositivi erano talmente suggestivi e caratterizzati che era difficile sbagliare. Un esempio su tutti l’opera di Antony Gormley nell’Ex laboratorio Corsi-Nicolai. L’opera consisteva di due corpi composti da poliedri di marmo (vedi foto). A me quest’ artista non mi interessa più di tanto, ma va da sé che, allestito in quello spazio incredibile, ha decisamente fatto ‘centro’. Le due sculture erano installate in mezzo a mattoni, damigiane, ombrelli rotti, scatoloni, sporcizia, polvere, legni ammuffiti. Insomma la cornice ha ‘fatto’ l’opera. Potrei dire la stessa cosa dell’opera di Giorgio Andreotta Calò. Ma con una bella differenza. L’artista ha proposto un intervento site-specific all'interno della Chiesa di Santa Maria delle Lacrime. “Il suo monumento ai caduti nelle cave è una non-scultura, frutto dell'esperienza diretta dello stesso artista, che ha estratto un blocco di marmo con l'antico sistema dei cavatori.” A parte la spiegazione ecc. era incredibilmente forte questa non-opera. Il grande masso sollecitava la mia immaginazione: dentro a quella materia vedevo delle Pietà, delle ‘Velate’, imperatori divelti, monumenti fatti e da fare ecc. Il tutto circondato dall’atmosfera silenziosa della chiesa sconsacrata, impolverata, abbandonata (per chi ha intenzione di andare a vederla.. fate attenzione che rischiate di passarci davanti e non accorgervi che quello è un ‘sito’ della Biennale). Questa è stata una delle opere che mi sono piaciute di più, accanto al grande merdone di Paul McCarthy (scusate la prevedibilità), lungo le vie del centro; Nemanja Cvijanovic con il suo carillon che trasmetteva la melodia dell’Internazionale comunista; Artur Zmijewski e il suo “monumento alla normalità”, con un video realizzato a Carrara seguendo come un’ombra due lavoratori del settore del marmo. Terence Koh che vede sé stesso nella spiaggia Molo di Ponente come un bambino rannicchiato e sereno (scultura in marmo bianco, il pezzo non lavorato costa all’incirca 10.000 euro); ha sofferto un po’ la grande scultura in alluminio di Urs Fisher installata in un luogo dal soffitto troppo basso nell’ ex segheria Adolfo Corsi. L’artista voleva simulare le rocce erose dalla pioggia. Deludente il muro della Bonvicini lì accanto. La preferivo nei suoi muri di cemento. Questo, in marmo lucido con vezzosi elementi decorativi, non era molto convincente. E’ stato buffo, il giorno della mia visita (25 giugno, preview per i giornalisti), vedere tutti i nasi all’insù per cercare L’uovo che non c’era di Damiàn Ortega. Sarà fuori? Appeso, nascosto, imbucato ... l’opera non era ancora installata! E’ stata invece una bella sorpresa entrare nell’altro spazio sempre nell’ex segeria Aldo Corsi: storico e contemporaneo fusi insieme in un intelligente allestimento. Leonardo Bistolfi, Libero Andreotti, Adolfo Wildt (con una penetrante scultura del volto di Mussolini), Aldo Buttino, Arturo Dazzi, Lucio Fontana ecc. dialogavano con opere contemporanee. Molte sculture storiche erano collocate dentro delle casse di legno, scelta molto apprezzata nell’economia dell’allestimento. Su tutte le opere ‘vegliava’ un Mao Zedong ad opera di Wu Maoquan e Wu Huibao e un Lenin in ottone, sempre inscatolato e installato steso! Suggestivo il grande incenso rosso di Daniel Knorr che brucerà per tutta la durata della mostra (di questo non ne sono molto sicura. Ci sono stati un sacco di problemi nei giorno prima dell’inaugurazione per le polveri che l’incenso emana, che vanno a posandosi sulle varie sculture installate nello stesso luogo). Altre opere: Rossella Biscotti che ha presentato dei tavoli tipografici su cui sono disposti caratteri mobili per la stampa, incomprensibili a una prima occhiata, che compongono frammenti di testi anarco-socialisti; l’opera omaggio di Cyprien Gaillard alla memoria dell'11 settembre: una teca contenente l'unico pezzo di marmo di Carrara superstite che ricopriva la lobby del World Trade Center.
Debolissima e un po’ noiosa la parte dedicata all’architettura. Deludente (forse perché già visto pubblicato fin troppo) il monumento funebre a Bettino Craxi di Cattelan (strategicamente non accettato nel centro di Carrara e collocato nel cimitero vattelapesca). Insomma ma chi se ne frega, mi verrebbe da dire! Non ho capito il senso della grande croce di legno di undici metri di Valentin Carron: forse una parodia monumentale del simbolo della cristianità?
Alla fine Cavallucci e la sua Biennale PostMonument ci ha convinto.

Nei prossimi post: 'niente da vedere tutto da vivere' di Lorenzo Bruni, spazio Gum e Boom Boom, Castello di Malaspina

Ps. Scusate gli errori di battitura e la punteggiature ☺

20/06/10

Il fuckoff di Cattelan


Avrei un bel da fare se decidessi di copiare-incollare tutte le esilaranti frasi che trovo in rete sulla vicenda DITO Sì DITO NO!
Ebbene, ha vinto il sì! Da settembre (ma solo per 7 giorni, massimo 10) avremo il dito di Cattelan in Piazza Affari, in versione monumentale in marmo di Carrara (ovviamente in marmo di Carrara! Maurizio è reduce dalla Biennale curata da Cavallucci dove ha pensato di far costruire un grande monumento a Craxi. Cattelan volevo farlo installare nel centro cittadino... ma si è dovuto adattare in cimitero!).

"Una scultura di Maurizio Cattelan a forma di dito medio che quotidianamente indicherà a impiegati e dirigenti delle tre società (Telecom Italia, Consob e la Borsa di Milano) la direzione da prendere."

Qualche citazione:
Cattelan, di fronte al rischio di non vedersi esposta questa sua opera così dibattuta ha dichiarato: “Alla statua della mano in piazza Affari non potrei rinunciare. Senza quell’opera non può esserci nemmeno la mostra. È un progetto pensato apposta per Milano”. A risolvere la faccenda ci ha pensato il sindaco Moratti, che tagliando la testa al toro ha così motivato la scelta di far esporre l’opera di Cattelan: “La settimana della moda ha bisogno di eventi per attirare l’attenzione” e ha aggiunto: “L’arte e le opere di Cattelan fanno parte di tutto ciò”.
Massimiliano Finazzer Flory: "A me non interessa Maurizio Cattelan, ma l’arte contemporanea e la sua capacità di volgere in dubbi le nostre convinzioni e di stare dalla parte delle inquietudini e delle contraddizioni del nostro tempo".

Leggendo e leggendo, ho come la sensazione che due sono le cose:
Ci si gioca la carta della spettacolarizzazione. Chiamiamo Cattelan a Milano e facciamo del sensazionalismo.. altrimenti chi ci fila?
Scegliamo un'opera forte, in modo tale da sensibilizzare e 'volgere in dubbi' le nostre convinzioni.
Io mi domando: ma ridotti come siamo ridotti, avevamo proprio bisogno di far 'conoscere' l'arte contemporanea in questo modo? Avevamo bisogno di Cattelan per 'stare dalla parte delle inquietudini? Ma di quali inquietudini si sta parlando??
Tutta la querelle ha dell'inquietante (e i toni da farsa), questa è la questione!

La fine delle ideologie: questo è il titolo post-moderno del nostro caro Maurizio. Perchè risuona il debolissimo pensiero di una Milano da bere, è inevitabile. Eccessivo, esagerato, popolare ma semi-colto, ultra-ironico... avanguardistico (?), rassegnato...

Insomma, come sempre anche "Oggi il cretino è pieno di idee".