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09/06/12

The Siberian Girl / Anna Franceschini / Ex Elettrofonica

The Siberian Girl, 16mm film, 1', 2012
You must belive it to see it (Le Tempestaire). 16mm film, 6', 2012
Untitled, 16mm film, loop, 2012
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Mi racconta appassionata delle riprese nel giardino del Museo Ca' da Noal di Treviso, dove sono conservate tante piccola meraviglie tecnologiche del passato. Divertita Anna Franceschini mi spiega cosa  l'ha incuriosita, mi parla di movimento, di piccoli oggetti, di cose che non funzionavano.
'Entrare' nello sua mostra The Siberian Girl allo spazio Ex Elettrofonica a Roma -  curata da Laura Barreca, che ha scritto per l'occasione un testo di cui consiglio la lettura - è stato come avere accesso ad una lanterna magica. Sottolineo nuovamente 'entrare' perchè è questa la prima sensazione che si ha davanti ai brevi film dell'artista: ci si immerge in uno spazio molto piccolo e molto lento dove, nonostante siano tutte riprese del reale, ci si dimentica un pò del contemporaneo, per andare - per poco - altrove.
La mostra di Anna - che si compone di tre film in 16mm -  si sviluppa o meglio si annida nella storia del cinema. Mantiene, nonostante oltre un secolo dalla sua scoperta, lo stupore e la meraviglia di vedere delle immagini in movimento. Ma senza ingenuità o facili clichè. Anna ritorna indietro nel tempo e, con dei suggestivi still-life, racconta  storie minime a cui è inevitabile attribuire un ventaglio di metaforici significati.
Nonostante l'artista mi circondi di citazioni filosofiche e cinematografiche - pertinenti e giustificate  - preferisco concentrami invece, sulla pure suggestione poetica delle sue immagini in movimento.
Il galeone tra finti marosi e spire di vento, ripreso davanti e dietro, immalinconisce e stupisce.  In 'You must belive it to see it (Le Tempestaire)', la storia della pittura di marine, naufraga in questo lento movimento un pò sgraziato, reduce da decenni di sospiri e occhi (non sempre infantili) che si sgranano. L'immagine che rivela la ripresa da dietro (o dentro all'inganno), mostra un interno antiquato dove, mossa dalla corrente, una tenda sembra fare eco alle poche vele ammuffite del piccoleo vascello.
Il breve film che da il titolo alla mostra The Siberia Girl, cita dichiaratamente un racconto del poeta, scrittore, regista e sceneggiatore ungheres,  Béla Balázs: una ragazza che viveva in Siberia vede per la prima volta una proiezione cinematografica e ne resta meravigliata e incuriosita. Che sia un invito o una personificazione, Anna cerca forse di suggerirci non tanto nuove immagini o storie (sarebbe troppo ambizioso), ma bensì un nuovo modo di assaporare il reale. Non tramonta mai, infatti, la poetica del 'fanciullino' (ricordi il Pascoli?) che si annina dentro all'anima e che ci fa scoprire o intuire meraviglie. Decadente, crepuscolare... le opere di Anna stimolano le più letterarie delle  etichette. Nel film si avvicendano brevi brani che immortalano volti che ridono, damine che spiano o si nascondono, arti che si muovono, palpebre che rivelano iridi celestiali, maliziosi se non maligni pupazzi che sghignazzano.
Il terzo film, il più minimale, mostra una figura olimpica che gira su se stessa. L'immagine è leggermente sfuocata. L'artista mi racconta che l'effetto è dovuto alla ripresa delll'omino mentre gira - mosso da un carillon - riflesso in uno specchio.  Ipnotico, sgraziato, malridotto e soprattutto ingannevole: sembra mastodontico invece è alto pochi centimetri. 

Anna Franceschini
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She talks to me passionately about shooting in the garden of the Museum Ca 'da Noal of Treviso, which houses many small technological wonders of the past. I enjoyed Anna Franceschini’s explanations on what has intrigued her; the small objects, things that did not work. 'Entering' in her exhibition ‘The Siberian Girl’ at the Ex Elettrofonica in Rome - curated by Laura Barreca, who has written for the occasion a text, which I suggest that you should read - it was like turning on a magic lantern. I stress once again 'enter' because this is the first feeling that you get when confronting the artist's short films: one is shown in a very small and slow space, where despite of the real frames, somehow you lose touch with the reality, for a while and you find yourself ‘elsewhere’. Anna’ s exhibition consists of three films in 16mm , developed or better lurked within the history of cinema. Maintains, more than a century after its discovery, the fascination and attraction of moving images. But with originality and not easy clichés. Anna turns back in time and with striking still-life images narrates stories in which it is inevitable to attribute a wide range of metaphorical meanings. Although the artist is bombarding me with philosophical quotations and films - relevant and justified – I prefer to concentrate on the pure poetic fascination of her motion pictures. 
The vessel, breaking fake waves and spirals of wind, shoot from the front and the back, surprises and depresses. In 'You must see it to believe it (Le Tempestaire)', the history of painting seascapes, shipwrecks in this slow and awkward movement, decades of sighs and eyes (not always a child’s) who howl. The image revealed while shooting from behind shows an old-fashioned interior, moved by the waves, a tent seems to echo the moldy sails of the small vessel. The short film that gives its name to the exhibition, “The Siberian Girl”, allegedly cites the story of the Hungarian poet, writer, director and screenwriter, Béla Balázs: a girl who lived in Siberia, watches for the first time a film screening and remains amazed and intrigued. An invitation or a personification, Anna tries to propose, perhaps not so new images or stories (it would be too ambitious), but a new way to experience the real. Never abandons, in fact, the poetics of the 'young child' (remember Pascoli?) that animates the soul and makes us discover or perceive wonders. Decadent, at the twilight ... the works of Anna stimulate the most literal of the labels. In the film, alternate short pieces that immortalize laughing faces, little ladies that stalk or lurk, moving limbs, eyelids revealing celestial irises, if not malicious evil puppets who mock. The third film, the more minimal one, depicts an Olympian figure that revolves around itself. The image is slightly blurred. The artist tells me that the effect was intended- driven by a music box – and was due to a mirror reflection. Hypnotic, charmless and, most of all, misleading.

31/01/11

Tè, torte e uva candita con Sissi

Book Launch di Sissi 'Abitanti' Edito da Mousse Magazine
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Sabato 29 gennaio - Ore 10.00, Bar Miki e Max (Festa Mobile 2011)
Arrivo un po' in ritardo per la presentazione del catalogo Abitanti di Sissi. Il baretto tra via Orfeo e via de' Coltelli è già pieno di gente. Sissi sta raccontando, con Laura Barreca, le trame e gli orditi che punteggiano la sua oramai decennale carriera. Eh sì, perché sono passati 10 anni da quando 'Daniela ha perso il treno' (performance alla Stazione di Bologna). Sissi, amabile e brillante, si dilunga, divaga, beve tè, mangia pasticcini... è una piacere starla ad ascoltare mentre parla della Biennale di Venezia ('Tutti mi avevano detto di non farla'), delle sue performances, dei suoi abiti, dei suoi conflitti (pochi in realtà), del suo libro di anatomia... Ricordo parole : carne, viscere, ossa, umori, sapori, involucri, pelle...
Conosco Sissi da una vita e devo dire che è riuscita a mantenere vivo quello spirito e 'umore' poetico che le riconosco da sempre. Tra una fetta di torta e l'uva candita, l'artista parla dei suoi diari, dei suoi progetti post-morten, delle sue delusioni e speranze, delle sue esperienze con le gallerie, di alcuni aneddoti sulla sua infanzia. Sorride e diverte o si fa seria e risponde alle domande, spesso abili, di Laura Barrecca. E' stato veramente interessante conoscere molte cose del suo lavoro che non conoscevo. Come non restare affascinati da una così coinvolgente energia... sì, perchè Sissi ha questo raro talento di 'stregare' le persone. Senza contare che era bellissima con la sua pelliccetta, la sciarpa argentata/dorata, le unghie azzurre, i capelli intrecciati, gli occhi azzurri...

11/07/10

Palermo è bellissima ma non mi capacito...









Non mi capacito che a Palermo, salita nella macchina di un'amica e trovato un parcheggio non so dove esattamente, abbiamo dovuto pagare 1 euro. Chiedo all'amica: Ma perchè abbiamo pagato? Quel tizio non mi sembra uno del comune. Mi risponde: se vogliamo ritornare alla macchina senza trovarla con le ruote sgonfie o bucate, dobbiamo dare 1 euro.
Non mi capacito che, per raggiungere la galleria di Pantaleone, ho camminato in mezzo alla sporcizia. Io, una ragione non me la faccio. Con me c'era anche un ragazzo napoletano che mi dice: Ma di che ti stupici, dovresti venire a Napoli! E' una questione di cultura..
Ecco, ho pensato... ora mi faccio la figura di quella che arriva dal Veneto ex-contadino e leghista dove girano tanti skej... Ho pensato un attimo e, continuando a non capacitarmi, ho risposto:
Ma che cultura e cultura??? Questa dalle mie parti si chiama solo inciviltà!
Perchè devo pagare un tizio così.. e perchè devo camminare in mezzo a odori nauseanti e sporcizia?
Palermo è un città bellissima. Ripeto, Palermo è una città bellissima che non si merita dei cittadini così incivili e disonesti. E non mi si venga a dire che è tutta colpa dei politici. Sicuramente è colpa loro la cattiva gestione dei rifiuti, ma dal basso, penso forse un pò ingenuamente, si potrà ben fare qualcosa.. no?
Mi stupisce dunque che, dopo aver camminato in maniera rocambolesca tra sacchetti di plastica e cacche di cane, arrivo nella romantica e decadente scalinata che mi porta alla
galleria di Francesco Pantaleone in Piazza Garraffello. C'era l'inaugurazione della mostra 'La fantasia morde nella piega in bilico' di Sissi. L'artista mi racconta di quanto bellissima è Palermo; di come lei si è lasciata permeare dalla città che le è entrata dentro... La mostra consisteva in "un arazzo di paglia e borchie, intrecciato a trama fitta. E' la corazza che nasce sospesa tra un muro e il pavimento. Questa è La fantasia morde la piega in bilico. I materiali sono gli stessi che riempiono i morti mummificati appesi nelle catacombe dei Cappuccini, seicentesco riparo per i reietti della città, anime senza legami e senza sepoltura." Nell'altra stanza una serie di foto dove l'artista si è immortalata con degli orecchini formati da conchiglie, ali di uccelli secchi, foglie ecc. Oggetti, scarti, paccottiglia che Sissi ha 'selezionato con l'interesse di uno scienziato in un continente sconosciuto'. Così racconta l'accattivante testo della curatrice Laura Barreca. Continua: " Sono resti consunti dal tempo, reliquie del presente trovate dovunque, dai lidi vulcanici di Stromboli, ai marciapiedi della Vuccirìa, dalle bancarelle di chincaglierie, ai piedi di un qualche albero. Poi l’oggetto, come un frammento sacro, viene inserito in minuscole gabbie, avvolto in docili strutture che ne assecondano la forma, seguono l’intreccio della materia, classificando le forme secondo le regole del colore, della porosità, rispondendo solo a criteri puramente formali ed enciclopedici."

Non so... l'effetto mi è sembrato alquanto strano. Forse perchè il giorno che ho trascorso per le strade di Palermo non mi ha dato la possibilità di sublimare abbastanza lo 'sporco' e vedere solo il 'bellissimo'. Non so, sono un po' confusa.