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10/05/12

L'incidenza del Sole sulla terra... Ettore Favini / Marsèlleria ☼

 Io che prendo il sole a Torino il 19 gennaio 1969, 2012
 Senza titolo, 2012
 Analemma, 2012, stampa digitale su telo nautico
 Senza titolo, 2011-2012
Senza titolo, 2012

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Appena arrivata allo spazio Marsèlleria, nel cortile vicino all'ingresso, un gruppetto di persone si era messo in fila davanti ad un tavolo con un'arancia in mano. Non ho capito subito che, per avere un drink, si doveva entrare nella prima sala, prendere un'arancia da terra e portarla al barman. Entro a prendere lo strano 'free-drink' e mi accorgo che chili di arance disegnavano sul pavimento una forma  ben conosciuta che, drink dopo drink, si stava piano piano disfacendo. Quella a terra è la prima opera della mostra Sun Ra* di Ettore Favini,"Io che prendo il sole a Torino il 19 gennaio 1969", evidente omaggio all'opera di Alighiero Boetti. 
La mostra ruota quasi letteralmente 'attorno' al sole. Vedo la mostra mentre Ettore mi spiega alcuni passaggi che, lì per lì, non capisco. Ottusa sbotto: "Ettore, ma perchè 'inaridire' attraverso una ripetizione così categorica un 'gesto' o moto naturale così poetico, grandioso, inspiegabile (intellettualmente) come il movimento del sole?". Non mi aspettavo una convincente risposta subito. L'artista mi risponde il giorno dopo così...
 
Ciao Elena,

con questa non vorrei assolutamente convincerti, ma spiegarti come ho concepito e realizzato il tutto.
Il lavoro scaturisce da Walden Method, con il fluire delle stagioni, ho lavorato sull'incidenza del sole sulla terra, in quel caso con un architetto e un light designer, avevo ricreato la luce solare in modo artificiale nelle varie sale del museo. Durante le osservazioni e gli studi con l'ingegnere, ho cominciato a studiare la curva sinusoide che la terra compie attorno al sole, accorgendomi che la figura prodotta è molto simile alla lemniscata dell'infinito, con una piccola variante nell'apice.
Da qui ciò che non ti è chiaro, ma il processo è semplice: macchina fotografica (medio formato, analogica dotandola di un filtro solare Astrosolar) montata su una base fissa con un'inclinazione fissa ho scattato una foto ogni mese, sempre alla stessa ora sullo stesso fotogramma e sempre nella stessa direzione per un anno, al termine i dischetti del sole avranno tracciato sulla pellicola una forma a "8" chiamata analemma, testimone degli anticipi e ritardi, e delle diverse altezze assunte dal sole nel corso delle stagioni. La causa degli anticipi e ritardi, e le diverse altezze, è la distanza della terra dal sole continuamente variabile e l'inclinazione di 23,5° dell'asse di rotazione terrestre sul piano dell'eclittica.

Ok il preocesso è questo, il che vuol dire che per un totale di 12 giorni di lavoro, avevo un'attesa di 365, una vera e propria epifania. Una frustrazione di un'immagine che mi sarebbe stata negata fino alla fine del processo, ma in più un'attesa con la tensione del fallimento, non sapevo infatti se tecnicamente sarei riuscito a realizzare la fotografia. Ho iniziato a costruirmi un mio calendario, delle piccole tavolette in legno che foravo per scandire il tempo. Ogni mese prima dello scatto fotografico foravo tre tavolette in corrispondenza del mese. Formavo lentamente quella che per me sarebbe stata L'immagine (con la L maiuscola). Era come in "ipotesi di finito" (hai presente i lavori della prima personale, i fogli forati e forati e forati...) un modo per scaricare la tensione e cominciare a costruire qualcosa nell'attesa.
Per cui tu mi dici che con quest'immagine ripetuta ossessivamente si rischia di inaridire il processo, ma è l'ossessione che mi ha portato a farle che mi interessa mostrare. Forse un fatto puramente privato, ma  necessario, come il dubbio.

* Sun Ra, nato come Herman Poole Blount, dal 1952 Le Sony'r Ra (Birmingham, 22 maggio 1914 – Birmingham, 30 maggio 1993), è stato un pianista, compositore, poeta e filosofo statunitense, fra le figure più controverse del jazz moderno, conosciuto per la sua "filosofia cosmica" e per le sue teorie sull'universo e sulla sua stessa vita.
 Ettore Favini
 Daniele Perra, Ivan Maria Vele, Barman
Andrea Nacciarriti, Stefano Pirovano e Carlo Prada, Federica Cimatti

26/03/12

Paesaggi con figura alla Marsèlleria

 
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 Affronta il tema classico ( ma anche affascinante, irrisolto ed enigmatico) della relazione tra uomo e natura Federica Perazzoli nella sua personale J41/F57 nello spazio Marsèlleria. L'artista - 50% della coppia Kings - sceglie il mezzo pittorico per inscenare rarefatte atmosfere tra il bucolico e il desolante. La sua natura e le sue donne, si fondono/confondono per non rivelare nulla. Forse si parla di attesa, di inconscio ingarbugliato, di incertezza e fragilità interiore. Tra un paesaggio con figura (sempre unica e sempre donna) e l'altro, dei piccoli volti accennati ad acquerello.

Guardare una tela da molto vicino è una delle cose che più mi attraggono nelle mostre di pittura. Quando me lo consentono,  rischio di toccare i pigmenti con la punta del naso. Spariscono i soggetti e guardo la pasta cromatica che si mischia e fa spessore.
Nei quadri di Federica, questo viaggio ravvicinato mi ha fatto scoprire come l'artista abbia sperimentano molte tecniche, abbia praticato gesti e forzature pittoriche... mi accorgo che ha capovolto le tele per far si che i gocciolamenti non cadono solo dall'alto al basso ma anche viceversa.. ci sono colori spruzzati, tirati e sovrapposti.
Erano anni che l'artista mi parlava che doveva fare questa mostra. Finalmente questo era il momento giusto.

30/11/11

Luigi Presicce e il disturbo della consapevolezza







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Alcune riflessioni sulla mostra appena conclusa di Luigi Presicce 'In forma di autoscopia' nello spazio Marèlleria (Milano).

Come giustamente scriveva Giacinto Di Pietrantonio in un lungo articolo pubblicato su Flash Art, la vita di Luigi Presicce è intensa, così come "è intensa l'arte della sua vita". Allarghiamoci anche un pò: quale vita, nella sua complessità o semplicità non è intensa? 
Restiamo alla vita circoscritta di Presicce. Nato a Porto Cesareo (LE), passato attraverso la pittura, la performance, il disegno, moltissime amicizie, uno spazio no-profit; vivere a Milano, fondare la rivista brownmagazine, frequentare galleristi, artisti giovani e meno giovani - penso tra i tanti a Emilio Fantin, Giancarlo Norese e Cesare Pietroiusti con i quali oltre ad aver già lavorato al progetto 'Festa dei vivi' (Novembre 2010)  parteciperanno a dOCUMENTA13 (Kassel) con il progetto Lu Cafausu - nessuno metterebbe in dubbio che la sua vita non solo è intensa, ma anche interessante. 
Detto questo, mi chiedo: perchè scomodare i 'santi'? 
Probabilmente Luigi 'scomoda i santi' perchè affetto dal disturbo della consapevolezza della propria unità o autoscopia (questa è la 'conclusione' a cui giungo dopo aver visto la mostra e aver letto il CS). Perso il senso di famigliarità con se stesso, l'artista cerca nella 'complessità' e 'densità' del sapere uno specchio con cui tracciare la propria forma.
O più semplicemente, attratto dalle 'belle immagini' e dal fascino attraente di temi come l'esoterismo, l'agiografia, le pratiche massoniche, la stregoneria, i riti magici o religiosi, la politica (in un'opera in mostra cita il Duce d'Italia e George Ivanovich Gurdjieff*) ecc. Presicce mischia in un affascinante e paradossale calderone tanti segni/disegni/simboli/personaggi/miti/riti. Le performance per due sole persone, come Il Grande Architetto, è un esempio di come l'artista porti alle estreme conseguenze corpo, mente, spettatori, pavoni, abiti, trucco e parucco. Sempre serissimo, quasi sempre silenzioso, Luigi amalgama pubblico e privato, amicizia, ignoranza, letture, generosità, folklore, storia dell'arte per raccontarci quanto lui/noi siamo persi in un mare magnum di segni dove - nè capo nè coda - ci rendono grazia o giustizia.
Quasi apocalittico, quasi blasfemo e per nulla interessato a rivelarci se, in fondo in fondo, c'è un pò di 'luce', di Luigi mi piace pensare che possegga, magari nei suoi più reconditi ragionamenti, un minimo di chiaroveggenza.. chissà...  

22/04/11

Stomaco o mente? Scultura Lingua - Marsèlleria, Milano

Simone Berti
Samuele Menin
Alessandro Roma
Sergio Breviario
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Entrando, mi hanno invitato a sputare e io, ovviamente, l'ho fatto. Sono davanti all' opera 'sputacchiera' di Sergio Breviario.
Scultura Lingua si presenta come un sfida, le cui premesse partono da quello che nel tempo è diventato uno slogan: che l'artista ritorni a 'sporcarsi le mani'. E non solo, ma anche che quello che fa, 'ci arrivi allo stomaco'.
Curioso che il progetto muova da due clichè dell'arte: sporcarsi le mani e arrivare allo stomaco. Entrambi percepiti come 'plus' nel fare arte. Non condivido tanto, nè l'una nè l'altra cosa, ma nulla toglie che in mostra c'erano dei lavori che mi sono piaciuti. Simpatico anche il titolo Scultura Lingua e l'associazione (alquanto misteriosa, visto che non c'è una vera e propria spiegazione) tra arte e culinaria.
"La mano rispetto alla mente, la tattilità rispetto alla vista, la materia rispetto alla teoria". Le opere dunque, dovrebbero avere una consistenza palpabile, visibile, tangibile.
4 gli artisti alla Marsèlleria: Simone Berti, Sergio Breviario, Samuele Menin e Alessandro Roma, orchestrati dalla curatrice Barbara Meneghel. Partiamo dal piccolo catalogo, che oltre al testo della Meneghel presenta le ricette per fare una bistecca tartara, un timballo, un arrosto di maiale a corona, una faraona alla creta, un buon bollito misto, un budino, un fritto ecc.
Si citano nel testo Arturo Martini, Henri Focillon, Rodin, Michelangelo e Bernini, e soprattutto Brancusi che, invitato a fare da assistente a Rodin ha detto: "Niente cresce bene all'ombra di un grande albero"... per ribadire che seguire gli andazzi non paga. Pagava invece, l'amicizia che lega gli artisti tra loro, il confronto e i ragione. Forse.
Mi sono piaciute molto quelle di Simone Berti: dei grandi bassorilievi che l'artista installa sul soffitto, sostenuti da alte impalcature. Il tutto ricoperto da velluto, polvere di marmo o alluminio. Magmatiche e misteriose le sculture vaso/fontana di Alessandro Roma. Funziona di più quella in cui cresce l'erbetta, ma non mi dispiace anche quella più grande dove, se guardata con attenzione, ricorda i muschi e le rocce che si trovano lunghi i fiumi. Queste sculture sembrano crescere spontaneamente. L'effetto è molto accattivanete.
Forme organiche e strane geometrie nel caso delle sculture di Samuele Menin: tra tutte, quello che a mio avviso funziona di più è quella formata da un'intricata struttura di ferro nero con sopra dei peduncoli aerei. Vige, se non sbaglio, il fatto male, ma con sentimento in quasi tutte le opere in mostra. Come dire: non solo mi sporco le mani, ma faccio anche sì che questa cosa si veda. Non rifinire, lasciare l'errore, lo sbaglio, la sbrodolatura, la macchia, la muffa, la piega...
Non è un caso che le chiaccherata degli artisti siano avvenute, dunque, proprio davanti al grande maestro del non-finito, il caro Michelangelo.
La mostra mi è piaciuta e sono contenta che uno spazio 'altro' sia diventato contenitore per questo stretto dialogo (e bevute, scrivono) tra gli artisti.

25/10/10

What's up?

Carlos Casas
Una luce rischiara l’oscuro scrutare. La morte non sa leggere.

John Baldessari con la mostra The Giacometti Variations

Simone Bertuzzi / Palm Wine
La rivista Spiccioli



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Per chi si lamenta che Milano non offre alcunché, si sbaglia. L'unico problema, o per lo meno il mio, è avere la voglia di andare a openings, presentazioni, incontri vari.
Io partirei, tempo permettendo, oggi lunedì 25 ottobre con Kaleidoscope che ospita il primo episodio del workshop annuale condotto da Simone Bertuzzi / Palm Wine (digger?). Carne sul fuoco: "The Scramble for Vinyl ossia "la corsa al vinile". Così un blogger afroamericano ha recentemente descritto questa pratica, parafrasando un aspetto essenziale della storia coloniale europea."
Domani, 26 ottobre, farò un salto alla nuova galleria Uno + Uno (Via Ausonio 18), dove Marco Tagliafierro cura la mostra: Una luce rischiara l’oscuro scrutare. La morte non sa leggere. La collettiva riunisce, accanto agli artisti della sua ormai consolidata 'scuderia', anche qualche novità: Lorenza Boisi, Giovanni De Francesco, Enza Galantini, Paolo Gonzato, Dacia Manto, Luca Monterastelli, Angelo Mosca, Katja Noppes, Elena Von Hessen. Il titolo cita Philip Dick e Ruth Rendell, e come sottofondo, il comunicato stampa cita “A Scanner Darkly” il film di Richard Linklater. Tanti gli stimoli: disegni infantili, opere di dilettanti, espressioni grafiche di alienati mentali, segni anonimi tratti da vecchi muri, reperti e oggetti trovati, manifestazioni artistiche primitive e spontanee... vedremo.
Giovedì 28, la Fondazione Prada, dopo un lungo periodo di silenzio, presenta il grande John Baldessari con la mostra The Giacometti Variations. La mostra prevede una serie di enormi figure, alte 4,5 metri, ispirate all'immaginario dello sculture svizzero, che saranno abbigliate con oggetti e con vestiti, disegnati da Baldessari stesso. Richiami alla moda: osmosi tra mannequin ed entità scultoree.
Girato l'angolo, sempre giovedì, l'opening di Carlos Casas nello spazio Marsèlleria in Via Paullo 12 A: oscurità anche qui.. cimiteri di elefanti e territori dimenticati da dio. Mondi perduti e onirici, atmosfere tenebrose e al limite del macabro: queste le suggestioni che mi ispirano i video di Carlos Casas. Videomaker tra i più raffinati, lo spagnolo mostra la seconda tappa di Cemetery, un video che racconta di un inconcepibile cimitero di elefanti. Oscurità, barbarie e mistero, avvolgono questo oscuro luogo, più immaginario che reale, fra Nepal e India. Palpabili le citazioni esotiche-esoteriche dei classici film d’avventura dell’’età d’oro’ dei decenni dai ’30 ai ‘60. Darkeggiante senza essere lugubre.
Sempre il giovedì 28 c'è la presentazione di una nuova rivista, 'Spiccioli', allo spazio Erastudio Apartment- Gallery (Via Palermo 5). Stranamente... non è stampata nè su carta nè pubblicata sul web. Si presenta coaì: "Spiccioli è realizzata da un collettivo di giovani che preferisce restare nell’anonimato; ribalta tutte le regole dell’editoria classica. Non ci sono argomenti prestabiliti, né punti fermi. Spiccioli sono frasi stampigliate sulla terra con caratteri tipografici; le sue sono pagine da leggere e palpare, ma anche da mangiare e odorare: i testi sono scritti solo sul bordo, invertendo il legame tra orizzontale e verticale. Il messaggio di Spiccioli è: io non ho idea, tu non hai idea, egli non ha idea, noi non abbiamo idea, voi non avete idea, essi non hanno idea. Spiccioli è un progetto acronimo.org".