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07/06/12

Pics #1 from Documenta (13) by Milovan Farronato

Lara Favaretto, Momentary Monument IV (Kassel), 2012
Quello che e' stato sottratto e rimpiazzato qui (questione di pesi e bilanciamenti).. Lo trovi.... Altrove.

 Istruzioni per i visitatori / Instalazione di Lara Favaretto
Lara Favaretto, parti del cumulo esterno, installate su dei piedistalli all'interno
Of what is, that is and of what is not, that is not 1 (dettaglio). Tapestry , 2012
Trionfa il serpente, Kabul, il Palazzo della regina....

 Nicoletta Fiorucci, Andrea Villiani e l'artista Goshka Macuga davanti alla sua grande installazione
Llyn Foulkes, The lost frontier, 1997 -2005
Tra le opere preferite di Trisha Donnelly e anche di Milovan Farronato

 Ana Prvacki
Press preview 
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Grazie a Milovan Farronato! 

05/04/12

1000 battute / Marianna Vecellio / Dormitorio Pubblico / Campoli Presti

Ugo Mulas, Dormitorio Pubblico, 1964
Installation view: Giuseppe Uncini and Luciano Fabro
Installation view: Marisa Merz and Carol Rama
Installation view: Alessandro Piangiamore and Luciano Fabro
Installation view: Carla Accardi and Luciano Fabro 
Courtesy  Campoli Presti, London - Paris
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Dormitorio pubblico / Londra

"La mostra trae titolo e ispirazione dall’immagine Dormitorio pubblico di Ugo Mulas. Appartenente a una serie realizzata nei primi anni Cinquanta e dedicata dal fotografo alla città di Milano.  La fotografia illustra un dormitorio in perfetto ordine dopo che gli occupanti se ne sono andati.
Mulas intendeva produrre un archivio fotografico della sua città, soffermandosi sul rapporto tra la struttura morfologica del tessuto urbano e le cose e le persone che l’abitavano, osservando - dalle parole dell’artista - “quello che non si conosce; cioè gli interni, le case, quello che non si vede o non si vuol vedere, o che non si vuol far vedere (…) fotografare tutto questo senza la gente; perché quello che ci colpisce di più quando entriamo in un luogo, è il fatto che esso sia frequentato, è la gente. (…) Vorrei che di gente non ce ne fosse, che fosse protagonista una certa struttura portante che chiamiamo città, una struttura inarticolata, che porta una folla anonima (…) una sorta di “limbo”.

La mostra segue le tracce alle quali il fotografo rivolge l’attenzione nella sua riflessione. Egli infatti progetta una rimozione della presenza umana che, nonostante ciò, permane in forma di segno residuale e latenza, e che, seppur fragile e quasi impercettibile, è capace di aggiungere senso e restituire una dato significante all’immagine.
Sviluppata nei due spazi espositivi della galleria Campoli Presti di Parigi e Londra, la mostra intende porsi come un progetto unico. La galleria assente è il “limbo” e compare, rispetto alla sede presente, come una traccia poetica."
Marianna Vecellio
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Dormitorio Pubblico / Carla Accardi, Luciano Fabro, Lara Favaretto, Marisa Merz, Ugo Mulas, Alessandro Piangiamore, Carol Rama, Santo Tolone, Giuseppe Uncini and Vedovamazzei
Curated by Marianna Vecellio
Until 5 May 2012
Campoli Presti, London - Paris

07/11/11

'Approssimazioni razionali semplici' ad Artissima

 
Mostra temporanea concepita da Pierre Bal-Blanc che si è realizzata con una serie di performance
 Bookstore - Libreria di associazioni libere di Bureau of Loose Associations, Warsaw
Auditorium con proiezione di film prodotti recentemente dalla Chisenhale Gallery di Londra. Questo spazio ha ospitato conferenze, dibattiti e proiezioni sulla distribuzione della conoscenza e non solo, organizzati da Bétonsalon, Triple Canopy e Salon Populaire.
  Anja Kirschner e David Panos - The Last Days of Jack Sheppard, 2009
Chisenhale Gallery, London e Centre for Contemporary Arts (CCA), Glasgow

 
 Dipartimento delle pubblicazioni che ha presentato in tempo reale dati sulla fiera e sul progetto curatoriale, ideato dallo studio grafico di Artissima 18, Sara de Bondt studio.
France Fiction ha scelto di non produrre contenuti d’informazioni, ma una sostanza – l’inchiostro – che contiene potenzialmente tutte le informazioni e le conoscenze che il linguaggio può articolare. L’inchiostro prodotto è confezionato in cartucce che sono distribuite al pubblico in occasione delle visite guidate alla fabbrica.
 Collazine Permanente - Ispirata alla Eat Art, la collezione è formata da una raccolta completa di 80 opere d’arte riprodotte come torte. Esposte in quattro gruppi di 20 al giorno, le opere sono integre all’inizio della giornata e a disposizione per la consumazione gratuita del pubblico che diventa complice nell’organizzarne la scomparsa. Ogni mattina sono sostituite da altrettante torte rappresentanti nuove opere. In tal modo la permanenza viene dispersa come esperienza gastronomica e culturale nei corpi e nelle memorie dei visitatori che decidono di partecipare al rito.
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Un commento di Andrea Balestrero sull' 'involucro' del progetto curatoriale di Lara Favaretto e Francesco Manacorda 'Approssimazioni razionali semplici'.

Una cosa che mi ha lasciato un po' perplesso di Artissima è "approssimazioni razionali semplici".

Sarà che la mia visita è stata breve, solo la sera dell'inaugurazione, quindi mi sono perso il succo del programma che sembrava sulla carta abbastanza denso, però il "contenitore" e le poche tracce di "contenuto" che ho potuto vedere, non mi hanno convinto.

Dalle tracce delle "azioni" che abitavano una struttura desolatamente deserta ho ricevuto l'impressione che il "re-immaginare metodi operativi e programmatici" dell'istituzione museo si traducesse nell'esasperare la museificazione dei contenuti, anche delle stesse azioni che coinvolgono il pubblico. Paradossalmente all'opera d'arte che si trasforma in torta corrisponde la torta trasformata in opera d'arte. Poi uno se la può anche mangiare, ma tant'è...

Anche l'architettura non aiutava, il gruppo di "padiglioni" che ospitavano il museo immaginario, realizzati in materiali diversi, tutti ugualmente poveri e usati in maniera palesemente decorativa, non riusciva a dare il senso di "densità" e "complessità" che si intravedeva nelle intenzioni. Un'installazione che scimmiotta l'architettura dei musei contemporanei (o meglio anni '90/'00) senza riuscire ad ottenerne l'unico risultato degno di nota, ovvero l'attrattività. Per portare la metafora museo alle estreme conseguenze bisognava scritturare Koolhaas o Gehry (o per essere un po' più alla moda, Rehberger...). Un'alternativa poteva essere l'ironia, che qui mancava del tutto...

Forse tutto dipende dal limite di un programma che si esaurisce in pochi giorni e non riesce a proporsi come alternativa credibile, ma al massimo come provocazione.
Aggiungiamo che il tutto era posto al centro del brulichio di una fiera che quest'anno mi è sembrata densa di proposte e interessante (densità inversamente proporzionale al business, pare...), e il senso di vuoto aumenta.

Trattandosi di una fiera, mi domando se un'alternativa sensata (e a costo zero) non poteva essere di condensare qui, nel cuore della fiera, un po' delle energie fresche che quest'anno sono sparse nel centro di Torino... e vedere come reagiscono rispetto al mercato.
Diego Perrone e Lara Favaretto

04/11/11

Tomorrow ♦ Il museo immaginario

 Francesco Manacorda, Progetto Eat Art nella 'collezione permanente' nel museo immagianrio. Capolavori di arte moderna realizzati sotto forma di torte.
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Progetto Approssimazioni Razionali Semplici curato da Lara Favaretto e Francesco Manacorda.
A proposito dell'involucro in mezzo a Oval....

11/10/10

Il morbo italiano a Grenoble... Part One









Il curatore Yves Aupetitallot

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Titolo bizzarro per una mostra, Sindrome Italiana. Siamo a Grenoble, al Centro Nazionale d'Arte Contemporanea, Magasin. E siamo in tanti, forse in troppi in questa mostra che presenta un insieme di progetti dedicati alla giovane scena artistica, curatoriale e editoriale Italiana, successiva alla generazione di Maurizio Cattelan (e ti pareva, che Mr. Joker, non fosse citato anche qui!). Si diceva della 'sindrome'... E' un complesso di sintomi che denunciano una situazione morbosa senza costituire di per sé una malattia autonoma. In questo contesto si usa questa pre-patologia per individuare un fenomeno (non tipicamente italiano, per altro) che riguarda l'emigrazione degli artisti a Londra, Parigi, New York ecc. Premesso che la maggior parte degli artisti vive e lavora, più o meno felicemente, in Italia, il taglio della mostra mi sembra abbastanza, ripeto, bizzarro e pretestuoso. Senza un reale taglio curatoriale, a mio avviso, si sono raggruppati 40 artisti rovistando qua a là nel panorama italiano. Alcune presenze mi hanno lasciato perplessa: chi per l'esiguità delle esperienze professionali, chi per l'opposto (qui citerei Paola Pivi e Francesco Vezzoli).
Entriamo nel grande e suggestivo spazio espositivo. Da subito spicca il chiaro sbilanciamento dato ad alcuni artisti a scapito di altri. La sala principale (praticamente il 50% dell'intero spazio) è dedicato a soli 5 artisti, mentre il resto dei 35, sono 'sacrificati' nel rimanente. Lara Favaretto è premiata dal curatore che la pone in modo sbalorditivo non solo all'ingresso, ma lungo tutta la sala principale. Vedo Lara preoccupattissima e anche un pò incazzata che non si da pace per il ruolo di reginetta che le hanno imposto. Indipendentemente dal suo volere, si è trovata ad ingegnarsi un allestimento ad hoc per 'riempire' La Rue con l'installazione Plotone e (non contenti) anche con i tre cubi di coriandoli. A farle compagnia le bandiere nere di Danilo Correale, la Fontana Angelica di Santo Tolone (lavoro nato a Villa Necchi che qui zoppicava un po'), la scultura dei Pennacchio Argentato e la grande vela del Bounty di Matteo Rubbi.