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06/12/11

Appunti di viaggio: la Fondazione Inhotim - Brasile

Giuseppe Penone, Elevazione  
 Mattew Barney, De Lama Lamina
Miguel Rio Branco, una delle installazioni nel suo padiglione
 Chris Burden, Beam drop
Tutte le foto, Courtesy Inhotim
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Sono stato in Brasile due settimane fa e il viaggio è stato meraviglioso. Ero a Rio de Janeiro per l'inaugurazione di una personale di Gabriele Basilico, curata da Nina Dias e Paola Chieregato e organizzata da OI FUTURO: una compagnia telefonica brasiliana che possiede, fra gli altri, uno spazio  a Rio, dedicato a mostre ed eventi culturali. Hanno invitato Basilico lo scorso mese di luglio, per un soggiorno a Rio de Janeiro, al fine di realizzare ed esporre immagini in loco, insieme a una piccola antologica dello stesso autore. Il tutto organizzato molto bene, con un catalogo di 160 pagine estremamente ricco e accurato. Cominciamo bene !

Sono stato poi a Belo Horizonte per visitare la Fondazione INHOTIM, di cui avevo sentito parlare molto bene, ed è stata una visita eccezionale per me!
Fondato nel 2002, in una  vastissima area collinosa, e a circa un'ora e mezza di automobile dal centro di Belo Horizont ed è aperta tutti i giorni. Si può entrare e visitare sia a piedi che con macchinette elettriche, tanto è grande l’area in cui si estende la fondazione.

Superficie immensa, collinosa, solo la visita del parco varrebbe il viaggio: Inhotim è un centro botanico in continua trasformazione. Il giardino botanico - che conserva, alleva e trapianta in continuazione le 500 specie botaniche presenti nell'area - è ricca di acqua e laghetti.

La visita richiede molto tempo, almeno un'intera giornata (meglio due). Bisogna andare lì per vedere l'arte brasiliana degli ultimi 30 anni: le opere più belle e famose di Oiticica sono ospitate in un padiglione: 5 stanze dedicate ciascuna ad un'installazione. La più grande collezione di fotografie, filmati e installazioni di Miguel Rio Branco è all'interno di un grande "palazzo" costruito apposta. E ancora Cildo Meireles, Marepe, Adriana Varejao,  hanno ciascuno un proprio padiglione. Uno nuovo, immenso, della dimensione di un medio museo, è in costruzione per ospitare in permanenza opere di Tunga. Opere di Jarbas Lopes, Ernesto Neto, José Damasceno, Laura Lima, Marila Dardot, sono sempre visibili nel parco.
Ma ci sono un centinaio di altre opere, in prevalenza realizzate per il luogo, da altrettanti artisti di tutto il mondo. Cito solo le ultime acquisizioni: "Elevazione" un bronzo di Giuseppe Penone, straordinario, sul crinale di una collina. Non lontano da lì, due opere del 2008 di Chris Burden, e ancora il famoso "Sonic Pavillion" di Doug Aitken è non lontano, in cima a un'altra collina. Nascosto nella foresta più fitta si arriva al padiglione di vetro di Mattew Barney, "De Lama Lamina" del 2004; il padiglione per l'installazione sonora di Janet Cardiff è particolarmente poetico, e potrei continuare a lungo, l'elenco è enorme...

La visita è lunga, a volte faticosa, le camminate sono lunghe: ma il paesaggio, soprattutto per noi europei , è assolutamente fantastico, e le opere di qualità straordinaria. Credo, che insieme a Marfa, Lithing Field, e pochi nel mondo, Inhotim, sia uno dei templi dell'arte contemporanea, di una dimensione inconcepibile per una mente europea, abituata a "dimensioni" ridotte per forza di cose (mancanza di spazi). Vale sicuramente il lungo viaggio. Per informazioni supplementari, visitate il sito www.inhotim.org.br, molto ricco e ben fatto.

Claudio Guenzani

30/10/10

Giuseppe Penone - Artforum


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Sulla copertina di Artforum di Ottobre 2010...

Quando su mia segnalazione Elena mi ha risposto che potevo scrivere io il post, non ho capito bene se si trattava di uno scherzo. Fatto sta che due righe le ho scritte veramente.

Non sto per parlare di una mostra, di una biennale o di una fiera, ma della copertina di una rivista. La copertina è quella del mese di ottobre, la rivista è Artforum e la cover work in questione è una delle più significative di Giuseppe Penone.

Il fatto che si tratti di Artforum, che la copertina mostri un progetto iniziato nel 1968 e che il protagonista sia un artista italiano ancora vivente, è sufficiente per dire che la notizia merita di essere segnalata? In effetti non siamo di fronte a nulla di straordinario. Ma da questa piccola cosa, ci si può ritagliare lo spazio per una riflessione.

Come tutti già sanno, Artforum è una rivista americana che dal 1962 si occupa d’arte contemporanea e tra le riviste del settore è una delle più importanti e autorevoli a livello internazionale.

Anche Giuseppe Penone non ha bisogno di presentazione. E’ un artista piemontese, classe 1947, esponente storico dell’arte povera. Negli anni 1972, 1982 e 1987 ha partecipato a Documenta, nel 2007 era presente alla Biennale di Venezia e le sue opere hanno fatto il giro del mondo. Nel 1989, pur non essendo inglese, è stato addirittura tra i finalisti del Turner Prize (!).

Penone è conosciuto per i suoi interventi a contatto con gli elementi naturali, dove alberi e pietre hanno un ruolo centrale. In Alpi Marittime - Continuerà a crescere tranne che in quel punto (1968), opera utilizzata per la sopraccitata copertina, il calco in bronzo della mano dell’artista è stato collocato sul fusto di un albero, interrompendone così la normale crescita. Da allora, gli effetti dell’impronta sulla pianta sono stati documentati fotograficamente anno dopo anno.
Alpi Marittime

Nell’articolo di Artforum la giornalista Elizabeth Mangini cita anche altre opere dell’artista: Essere fiume, due pietre identiche poste una di fianco all’altra, la prima recuperata dal greto di un fiume, scolpita dal passaggio dell’acqua sulla sua superficie, la seconda, una copia creata dall’artista. In Ripetere il bosco, 1969–97, l’artista recupera gli “alberi” nascosti all’interno del legno, portando alla luce gli anelli di crescita della pianta fino a ritrovarne il cuore. In Rovesciare i propri occhi, Penone indossa lenti a contatto a specchio, una sorta di schermo protettivo ma riflettente che interrompe il canale visivo delle informazioni tra individuo e ambiente circostante.

Essere fiume
Albero-Porta

L’articolo poi prosegue con l’interessante intervista rilasciata a Kassel durante la presentazione dell’opera che Penone esporrà a Documenta 13.

Queste righe per chiedersi se in un’Italia dell’arte Cattelan-centrica, frastornata a causa dello smarrimento di valori, contenuti e linguaggi, ci sia ancora spazio per riflessioni più meditate e a lungo termine. L’istinto e l’esperienza mi dicono che starsene un po’ fuori dalla mischia e dal polverone delle polemiche di turno, può anche essere salutare. Ecco, forse a volte non fa male guardare le cose da una certa distanza (citando un recente film di Mazzacurati), con distacco e con la tranquillità che permette di riflettere sulle cose che restano nel tempo. Pensando all’attuale significato di quella mano di bronzo che da quarant’anni circonda l’albero, finisco citando alcune parole dello stesso Penone: ”In un certo senso l’artista è colui che anima, che rende vivi i materiali che usa. Ciò che uno costruisce col passare del tempo, è un work in progress dell’esistente; un’opera che emerge, proiettata nel futuro”.

Buon Futuro a tutti.

Enrico Bressan

Rovesciare i propri occhi