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17/02/12

Ginocchia pensanti a Milano ❖



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Prende ispirazione da un'affermazione di Joseph Beuys - "Io penso comunque con il ginocchio" - il progetto nato dal un'idea di Mario Airò, Stefano Dugnani e Diego Perrone, inaugurato ieri nello spazio Frigoriferi Milanesi, penso con le mie ginocchia.  Mesi fa è stato lanciato un bando che invitava giovani artisti a partecipare ad un progetto-laboratorio. Ieri sera sono stati presentati i 10 artisti vincitori: Giallo Concialdi, Yuki Ichihashi, Pierpaolo Luvoni, Emanuele Marcuccio, Jacopo Mazzetti, Eleonora Orsini, Jesse Perret, Emiliano Pistacchi, Alberto Scodro, Marcello Spada
I selezionatori sono stati Mario Airò, Stefano Dugnani, Diego Perrone, Beatrice Oleari , Barbara Oteri e Guido Santandrea. 
Da ora e per i prossimi mesi, uno o due artisti  per volta avranno la possibilità di lavorer in questo grande e atrezzatissimo spazio. Avranno a disposizione non solo macchinari e attrezzi, ma anche di l'aiuto tecnico e l'esperienza di Airò, Perrone e Dugnani. Oltre alla 'pratica', la parte importante del progetto è quella di mettere a fuoco e incentivare un'esperienza critica e dialettica dei artisti in relazione al loro modo di lavorare. 
Ogni artista, ieri, ha presentato un'opera 'significativa' del percorso fatto fin ora. Dico a Diego che tutto ciò mi da la sensazione che abbiamo fatto esattamente quello che avrebbero voluto loro vent'anni fa: trovare uno spazio gestito da persone 'consapevoli', pronte ad aiutare giovani artisti a diventare 'consapevoli'.
 
A colpo d'occhio spiccava un grande dirigibile gonfiabile rosso di Luvoni. Riesco a parlare con alcuni artisti. Jesse mi racconta di aver abbandonato una scultura in un laghetto e, ritornato in loco dopo un pò di tempo, questa si era mossa di un pò di metri. Mentre parla, scorrono le immagini del video che ha girato: della canapa che galleggia che sembra un testa. In un angolo il letto catarifrangete di Jacopo Mazzetti. Nello schermo di un computer, fluttuano sopra una costruzione diroccata i palloncini di Yuki. Grande disegno sospeso di Concialdi. 

In un angolo, Diego mi segnala un piccolo scatolone 'vibrante' di Marcello Spada (artista veramente bizzarro!). Mi parlano di una carota sospesa (che non vedo) di Emiliano Pistacchi. Parlo un pò con Emanuele Marcuccio che mi racconta che ingrandisce dei particolari fotografici. Gli rispondo che mi sembrano dei paesaggi: " Ma dai, sei la seconda che me lo dice!". Eleonora Orsini si lamenta che lei e Yuki sono le uniche donne della ciurma.  Mi appassiona il racconto di Alberto Scodro sui buchi trovati nel muro con cui ha elaborato una struttura di fili sospesi. A terra una vaso da fiori con dell'acqua: ha voluto ricreare l'oceano inclinando il vaso a 23°, come l'asse delle terra.  
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 Mario Airò, Simone Bertuzzi e Emanuele Marcuccio - Marcello Spada e Giallo Concialdi - Jesse Perret
 Yuki Ichihashi - Diego Perrone e Martina Angelotti - Alberto Scodro

10/12/11

LING // Mario Airò

 
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Per la sua personale alla galleria S.a.l.e.s di Roma, LING, Mario Airò ha deciso di esporre una serie di opere che hanno come base la carta e come referente il disegno. Nel lungo testo scritto dallo stesso artistia in mostra, si evincono i temi dentro ai quali Airò ha spaziato: da un ideogramma cinese trovato in un Canto di Ezra Pound al concetto di sensibilità, dall'idea di Cosmo al Buddismo Zen, dal un verso di Friedrich Hölderlin all'ambiguità della traduzione tra lingue diverse, dall' 'essere' al 'vuoto'. Tanti, troppi forse i concetti che caricano una mostra che, di per sè lascia già intuire dei temi profondissimi come, appunto la sensibilità. 
Protagonista la carta, ma non come supporto o veicolo, ma come fine per rivelare la sua natura duttile e flessibile. Airò la fora -  come nel caso del libro di David Foster Wallace (Infinite Jest) dove un grosso e perfetto buco mostra una pillola al centro - o la usa per un frottage/grattage (di ernstiana memoria) appogginado un foglio di carta su una roccia e tracciandone le asperità con della graffite. Due sorta di paraventi aprono e chiudono la mostra. Due grandi parentesi su cui l'artista nasconde un ideogramma (il cui significato, da quanto ho capito, sfiora un concetto come 'sensibilità') e una frase: L'aperto giorno riluce per l'uomo di immagini... Riluce il giorno aperto agli uomini d'immagini... L'aperto giorno agli uomini riluce con immagini. Traduzione (indecidibile e scivolosa) del verso di Hölderlin. 
Altro concetto affrontato, Vuoto Cavo espresso con un grande foglio di carta spessa piegato a metà come fosse un libro di sole due pagine, su cui l'artista ha impresso appunto Vuoto e Cavo. Airò rivela che in questi due concetti, tanti anni prima, aveva trovato una possibile trascrizione dell'idea di Cosmos.... 
Difficile dare una sintesi di questa mostra così carica e, ripeto, densa di concetti e speculazioni così profonde.  La semplicità, bestia nera e mito di ogni artista, in questo caso lascia troppo spazio all'ambizione di voler dire troppe cose tutte assieme. 
Resta l'indubbia la bravura di un artista come Mario Airò che tanto ha insegnato e insegna.