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25/03/11

Occhi, stomaco, nervi e mano - Cabinet


Angelo Mosca, Grey Butterfly, 2010, olio su tela*
Angelo Mosca, E' facile dipingere bene un muro, difficile dipingero male, 2010, olio su tela*
Gianni Caravaggio, Via dalla luce mia (la verità), 2007
Gianni Caravaggio, Cosa, 2006
Gianni Caravaggio, Agire come la falce di cronos, 2008

Michele Tocca, Fire works (before it rains), 2011*
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Parte dalle speculazioni sulla materia, la piccola e intensa mostra, 'True Matter' - a cura di Marco Tagliafierro e Maria Chiara Valacchi, Cabinet, Milano - con il lavoro degli artisti Gianni Caravaggio e Angelo Mosca. Del primo ho scritto poco tempo fa, in merito alla sua personale alla galleria kaufmann repetto. Penso che Caravaggio abbia una particolare sensibilità nel trattare visceralmente la materia, sia essa marmo, alluminio, bronzo, talco o cioccolato. L'artista, a mio parere, è abile nel creare forme poetiche e dal forte carattere scultoreo. In questa occasione, tra le tre opere in mostra, una in particolare - Via dalla luce mia (la verità) - sintetizza la sua rara capacità di trattare un materiale durissimo come il marmo, facendolo vibrare e alleggerendo il volume con lievi e delicate ombreggiature. Il masso, composto da due tipi di marmi diversi, è colpito dall'ombra del muro giusto nella linea dove i due marmi si incontrano. L'effetto è molto affascinante e di rado vedo opere così intense.
Considerevole anche la serie di piccoli quadri di Angelo Mosca, artista che considero tra i pittori più interessanti nel panorama italiano. Coerente da sempre con la sua ricerca rivolta alla capacità della pittura di esprimere non solo forme e immagini, ma un vero e proprio linguaggio segnico, Mosca non rappresenta, ma filtra il reale in visioni opache e allusive. La densità materica dei pigmenti, fatta di sovrapposizioni tonali e leggere intensità di colore sfumato, le pennellate contorte, spezzate, esitanti suggeriscono delle rappresentazioni della realtà come pretesto, non come fine. Mosca parte dalle immagini per scomporle in una trama pittorica tutta autoreferenziale. Qui la pittura non è decisamente considerabile come un mezzo, ma bensì un 'fine' con un codice molto personale e originale. "Si ha bisogno, qualora ci si riesca, di una visione completa tra mente, occhi, stomaco, nervi e mano, insomma tra il corpo e tutto il resto. Giungo a dire un rapporto quasi 'biologico' in cui il telaio è lo scheletro, la struttura. La tela è la pelle e il colore il sangue". Angelo Mosca
Accanto a questa doppia personale, il giovane pittore Michele Tocca con una serie di quadri decisamente promettenti, o, per essere franca, mossi da un'intenzione pittorica molto consapevole e che deve ancora dimostrare la sua forza. Ma penso che Tocca sia sulla buona strada.

* Photo Courtesy Spazio Cabinet

27/10/10

Il buio nella mente



Katja Noppes
Lorenza Boisi
Elena Von Hessen
Enza Galantini
Paolo Gonzato
Luca Monterastelli
Dacia Manto
Angelo Mosca
Giovanni De Francesco

Se il comunicato stampa non c'è, mi lamento, se il comunicato stampa c'è, mi lamento lo stesso. Lungo e dettagliato il CS della mostra alla galleria Uno + Uno, Una luce rischiara l'oscuro scrutare. La morte non sa leggere.
Frammenti di un mio discorso confuso. Ragiono sui testi del CS.
Il Buio nella mente (titolo del bellissimo film di Chabrol - ne consiglio la visione). Il soggetto /artista è 'estraneo a se stesso', non si appartiene più ed è estraniato da sé. L'artista tenta di catturare l'isolamento di una condizione mai apparentemente sua. Andiamo avanti: l'artista, perso, affranto, desolato e desolante, metabolizza l'imponderabile, sublimando il suo stato (di non 'essere', forse), attraverso il fare artistico. Che, si badi, è avvolto nella totale oscurità psicoanalitica tanto da diventare un fare gestuale, istintivo, spesso dilettantesco, spesso casuale, spesso incontrollato, spesso folle. "Gli artisti in mostra" spiega il curatore Marco Tagliafierro, "esprimono la loro alterità intraprendendo vari filoni di ricerca e assecondando varie istante espressive, per esempio investigando le possibilità espressive della materia o intraprendendo percorsi speculativi molto spesso esclusi dal dibattito contemporaneo".
Se il comunicato stampa non c'è, mi lamento, se il comunicato stampa, c'è, mi lamento lo stesso.
A prescindere dall'oscurità delle spiegazioni dei singoli lavori, nel complesso la mostra, direi elegante e ben installata, presenta dei lavori ben relazionati gli uni con gli altri. L'aspetto più interessante è un ritorno alla manualità e all'utilizzo dei materiali. Detto più semplicemente, un ritorno al così detto 'sporcarsi le mani'. Ho apprezzato i piccoli quadri di Angelo Mosca, Un'insana combinazione di istinto e ragione, e di Lorenza Boisi, Love&Hate are drowning. Quest'ultima, di cui apprezzo la pittura molto gestuale, liquida, istintiva, rappresenta due mani, due lati, due modi di essere, due modi dell'essere...Inaspettata l'opera di Paolo Gonzato che, per la prima volta (che io sappia) si cimenta con la terracotta. Peccato per il titolo: Karaoke paradise (?). Curiosa la scultura di Enza Galantini che modella un busto informe con del sapone di Marsiglia. Abbastanza oscura (ma forse è intenzionale) l'opera di Giovanni De Francesco. Scaffale di meraviglie e curiosità l'opera di Katja Noppes che raccoglie, a suo modo, "un archivio di tracce biologiche, degli atlanti dell'epidermide." Un pò dispersiva l'opera di Dacia Manto la cui opera Morpho deidamia - sorta di 'paesaggio matematico' - raggruppa cera, paraffina, spoglie di cicala, fibre sintetiche, materiali organizi, carta, disegni ecc. Troppo modaiola l'opera di Luca Monterastelli: di quest'artista dovrei conoscere meglio il lavoro. Mi fermo ad un banale pregiudizio.

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Valentina Ciuffi, il gallerista di 1+1, Paolo Gonzato
Dacia Manto, Marco Tagliafierro, Carlo Prada e Giovanni De Francesco, Lorenza Boisi