Visualizzazione post con etichetta xing. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta xing. Mostra tutti i post

01/05/12

Live Arts Week by Palm Wine

 foto De Smedt
 foto Yves-Noël Genod (F)  - Hotel Palace
 foto Ben Rivers (GB) - Slow Action 
foto Laraaji DSC (USA)
 foto Dennis Tyfus  aka Vom Grill (B) 
Luca Trevisani (I), Flogisto  
Yannick Val Gesto ":-<>" - 4Edvard, digital sculpture, print
 Baehr ABC / Della Porta
 Xavier Le Roy (F/D), Low Pieces - Danza/Performance - fotografo: Vincent Cavaroc
 Dennis Tyfus  aka Vom Grill (B) 
Canedicoda/Mirko Rizzi (I) (concept design) - produzione Xing/Live Arts Week 
***
Gianni Peng non è ancora Re, ma quasi. In questa settimana ha preparato il campo, gli addobbi e le criniere colorate. Ha spianato la strada per costruire la sua dinastia. Gianni Peng I ha sfilato elegantemente nascosto, lo ha fatto secondo diverse velocità, in buona parte lente, mai sincopate e sempre disintossicanti. Peng, ossessionato dal vivere e rivivere gli stesso ambienti giorno dopo giorno, non si assesta mai, scivola, monologa, o, più in generale, sperimenta.
C'è la piazza, il mercato di Canedicoda e Mirko Rizzi. C'è Hartmut Geerken, la vecchia volpe, i suoi gong, le maschere, la sua filmografia sconcertante, lì, che si diverte. Ci sono gli schermi incontinenti di Flogisto (Luca Trevisani), i nervosismi di Marino Formenti che sono indubbiamente l'interstizio — o l'over-stizio — che dovremmo desiderare sempre. La caciara di Yves-Noël Genod, ridondante, forse inutile, ma che sono convinto dovesse esserci: Genod stesso si autodichiara 'artista di corte'.
E poi ci sono tutti gli ospiti temporanei, quelli che Peng ha voluto invitare per accendere il suo Palazzo come facevano i suoi predecessori nei mesi invernali: le pellicole, tante, fisse e in movimento, di Floris Vanhoof, che dialogano con le doppie proiezioni di Ben Rivers, a metà tra documentario etnografico e fantascienza, entrambi con grande maestria e consapevolezza storica. O il fronte belga, composto da Yannick Val Gesto & Roman Hiele, Orphan Fairytale e Dennis Tyfus, ognuno concentrato sul narrare un pezzo ben specifico — seppur personale — della rete, del repertorio cinematografico e dell'esotico.
La settimana delle arti dal vivo è stata un'ottima occasione per ragionare sulla questione della traduzione: di linguaggi, di codici, di arti, ma anche letteralmente verbali. Sta tutto lì, forse, nel patois cagnesco di Antonia Baehr, che rincorre la madre e il suo cane e tenta di metterli in simbiosi (Ouch > Wofh > Grchk > Grazie, ndt), nell'acid di Hieroglyphic Being che inspiegabilmente fa suonare i Talkin Heads come se fossero Ron Hardy, regalando il miglior set in assoluto, quello che ricorderai per sempre, proprio perchè è costantemente contro-tempo e esaspera passaggi di epoche stuzzicando la memoria; e infine nell'intensità di The Claw, nel processo cognitivo sviluppato tra i quattro musicisti nell'arco di due ore, sempre secondo flussi e velocità alternati.

"Io fluttuo e mi chiamo Gianni, Gianni Peng"

Simone Bertuzzi / Palm Wine
Ben Rivers (GB), Slow Action
***
Live Arts Week è il nuovo progetto di Xing nato dalla fusione tra le esperienze dei due festival realizzati a Bologna dal 2000 al 2011: Netmage - International Live Media Festival e F.I.S.Co. - Festival Internazionale sullo Spettacolo Contemporaneo. 
Live Arts Week promuove l'intreccio tra discipline e forme di espressione, ed offre momenti di coabitazione tra artisti e pubblici di diversa provenienza. Incentrato sulle live arts, intese come insieme eterogeneo di pratiche che ruotano intorno alla presenza, alla dimensione performativa e all’esperienza percettiva di suoni e visioni, propone un programma internazionale che riflette una concezione dell’arte come esperienza, fatta di temporalità, posture e immaginari. La scelta di lanciare il nuovo evento come 'settimana' intende rompere con la concezione di un festival visto come punta consumistica della vita culturale di una città. Si tratta piuttosto di una coabitazione di forme diversificate - per dimensione ed intensità - concentrate in un tempo limitato che presentino l’arte come un fatto complesso ma coeso.
(...)
Gianni Peng, nome che accompagnerà il festival nella sua crescita biologica, sta ad indicare il momento di queste transizioni. E' un fenomeno, non una persona: un nuovo soggetto identitario, improbabile ma reale, da trattare come un concetto astratto.
Bologna 
24 - 29 aprile 2012

27/04/12

Accademie Eventuali / Bologna / Luca Trevisani racconta...

Particolare di una immagine tratta dal volume 'Murphy's String Figures. Teaching Math With String Figures'
foto di Luca Trevisani

 ACCADEMIE EVENTUALI. Immagini dal workshop con Giovanni Anceschi e Luca Trevisani. 
Credits Tiziano Rossano Mainieri
Luca Trevisani, Vodorosli, 2009, video 2k su hard disk, 22’
Courtesy l’artista, Giò Marconi, Milano, Galerie Mehdi Chouakri, Berlin, Pinksummer, Genova
Ritratto di Giovanni Anceschi
***
Breve intervista a Luca Trevisani che, con Giovanni Anceschi, il workshop 'Ambienti plurali, partiture somatiche e frutta di stagione'', prima edizione di ACCADEMIE EVENTUALI - Laboratorio per la giovane creatività.

ATP: Si è appena inaugurata la mostra conclusiva del progetto: Accademie Eventuali, che ha visto la tua partecipazione assieme a Giovanni Anceschi. Hai 'inaugurato' la prima edizione di questo progetto dedicato  agli studenti dell’ultimo anno (biennio) delle Accademie di Belle Arti italiane. Mi spieghi il curioso sottotitolo? "Ambienti plurali, partiture somatiche e frutta di stagione". 
Luca Trevisani: Si riferisce agli interessi comuni che abbiamo io e Giovanni. Riguarda le cose che ci stanno a cuore e che ci uniscono. Ne abbiamo scoperte tante lavorando assieme. Gli ambienti plurali si riferiscono all'idea di 'ambiente immersivo' del gruppo T e poi di molti altri. Di spiegazioni potrebbero essercene tante... il corpo dello spettatore e non quello dell'autore... il tempo come giudice assoluto... Per la frutta... essendo di stagione, cambia con il passare del tempo, si mangia, va a male...
ATP: Hai trovato formativo, per gli studenti, avere come insegnanti  te e Anceschi, due artisti provenienti  da ambiti disciplinari molto diversi?
LT: Direi sì, molto. Anche se poi, a conti fatti, trovo che le cose che ci uniscono sono molte, più delle differenze. Per dirla con un gioco di parole, ‘ragioniamo’ entrambi con le mani, crediamo nel basic design, siamo dei pragmatici, dei fenomenologici... e ci chiamiamo come 2 evangelisti. 
ATP: Come hai vissuto l'esperienza di un workshop che è durato ben 10 giorni? Hai fatto delle scoperte?
LT: Ho deciso e voluto che fosse totalizzante, dalle 10 del mattino alle 19 tutti i giorni, anche il 25 aprile. 10 giorni immersivi. Il gruppo doveva andare in apnea, lavorare sotto pressione, scoppiare, riparare le falle e trovare un nuovo equilibrio finale. Le scoperte sono tante, diverse, ora non te ne so parlare bene, mi serve del tempo per leggere le cose che ho imparato. 
ATP: Si è inaugurato giovedì scorso la mostra dei dieci studenti che hanno partecipato al workshop. Sei soddisfatto dei risultati che hanno raggiunto?
LT: Sono soddisfatto. E stato un lavoro di gruppo in cui si sono fuse 10 ottime individualità con le loro spinte differenti. Sono felice, sì, ma devo anche dirti che non è rilevante il punto di arrivo. O meglio, il punto di arrivo non è il lavoro finale, ma quelo che rimarrà dopo. La semina è appena finita, il raccolto non sarò io a giudicarlo. 
ATP:  Molti artisti non credono alla possibilità di lavorare in gruppo, tu cosa pensi?
LT: Non ci credo nemmeno io. Se accade, quando accade, e accade, è una preziosa eccezione da festeggiare. Voler far lavorare 10 persone assieme è stato un piacevole miraggio, un'imposizione, una provocazione, un'utopia da testare. Sono stati 10 giorni di sforzo collettivo... poi si torna al proprio sentiero, alle proprie maschere... ma le si vede, forse, con occhi diversi. 
ATP: E' possibile insegnare una disciplina complessa e ambigua come il 'fare arte'? 
LT: Non si insegna a fare arte. Si tenta di dare strumenti per costruire una propria consapevolezza. O un cosa simile, che non so spiegare in altro modo. 
ATP: Quale pensi che sia il messaggio più importante che gli studenti hanno compreso dal tuo insegnamento?
LT: Fare. Fare e ascoltare. Fare per diventare ciò che si è. 
ATP: Hai scelto tu l'immagine guida del workshop?  Sintetizza lo spirito dell'intero progetto?(Immagine tratta da 'Murphy's String Figures. Teaching Math With String Figures' di James R. Murphy') 
LT: E’ un immagine che ho scelto perchè raffigura un gioco manuale, che non si può far da soli. Servono mani altrui per costruire paesaggi complessi.

ACCADEMIE EVENTUALI  è un progetto nato dalla collaborazione di Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e Fondazione Furla con MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e Xing.

13/11/11

Short Interview n° 11 > Invernomuto - Art Fall '11 Ferrara Contemporanea

Veduta dell'installazione Negus e del video Boomeria  
 Wax, Relx
Foto: © Laura Fantacuzzi
***
Art * Texts * Pics: Mi raccontate la mostra in poche righe? 
Invernomuto: "Simone" presenta tre opere: 'Wax, Relax', 'Negus' e 'Boomeria'.
Negus è inedita, addirittura può essere considerata uno studio per un lavoro su cui metteremo le mani nel 2012 in forma di documentario; nasce da un evento storico che risale al ventennio fascista: dopo la conquista dell'Abissinia in alcune piazze italiane veniva eretto un fantoccio del Negus (Hailé Selassié I, Imperatore d'Etiopia) e bruciato. Il piacentino e, in particolare, Vernasca, fu teatro di questa dimostrazione di piazza, che peraltro ha dato vita ad una tradizione verbale e popolare tutt'ora in uso.
Boomeria fa parte di un ciclo iniziato ormai due anni fa, presentato nella sua prima versione alla collettiva Nothing But a Show (a cura di Alessio Ascari) e in versione espansa nelle tre tappe di Beyond the Dust (a cura di Francesca di Nardo). Boomeria è un castello sulle montagne di Santa Cruz, CA, costruito nell'arco di un trentennio da un insegnante di fisica, Preston Boomer. La versione di "Simone" è un film girato in 16mm nel marzo scorso, documenta la location, Boomer e strani incontri avvenuti durante la nostra visita al castello; per noi è un documento, anche se forse la sua funzione principale non è quella di raccontare.
Infine Wax, Relax, che accoglie il pubblico per prima occupando l'intero piano terra, è un'opera presentata a Terre Vulnerabili (Hangar Bicocca, Milano 2010/2011) e qui allestita in forma spettacolare con un programma di luci e suono grazie alla collaborazione con il produttore house di Chicago Hyerogliphic Being che ha curato la soundtrack.

ATP: L'opera 'Wax, Relax' consiste in una grotta di cera, copia di una molto simile esistente nel vostro paese d'origine. Che significato avete dato a questa elaborazione e trasformazione?
I: 'Wax, Relax' è la copia di una grotta presente nella chiesa di Vernasca dagli anni '40.  'Wax, Relax' è in realtà la copia di una copia di una copia della grotta di Lourdes, clonata e riprodotta in molte forme e dimensioni in tutte le aree cristiano-cattoliche del mondo. Un monumento devozionale ovviamente, allo stesso tempo uno degli 'sfondi' più inflazionati della cultura folk. Il nostro desiderio era quello di estirpare la grotta di Vernasca e trasportarla via aerea all'Hangar Bicocca sciogliendola gradualmente durante la durata della mostra. Abbiamo scelto di costruirla in cera, di scioglierla progressivamente e tenerla nella sua ultima forma, la cui altezza è quasi dimezzata rispetto alla tappa iniziale di Terre Vulnerabili. In "Simone" presentiamo questo stadio ma la collochiamo in tutt'altro contesto: torna a vivere con fog machine, luci spot colorate e il suono di Hyerogliphic Being; la grotta questa volta si presenta come un blob lisergico e confuso.

ATP: Mi introduci l'opera inedita Negus? Cosa intendente per 'dissolvimento dei confini tra scultura, installazione e dispositivo schermico cinematografico'? 

I: Il dispositivo di Negus è composto da una doppia proiezione su uno schermo di legno curvilineo e una lamiera aerografata da un lato e specchiante dall'altro che ruota su se stessa. E' una macchina in sospensione di gif animate, icone vibranti e riflessi; una specie di pre-cinema. La scultura è nelle superfici, e le stesse diventano piani schermici, forse troppo stretti per le immagini. In questo senso è un'opera in fieri, uno studio. Il soggetto di Negus è semplicemente una storia che ci toccava sotto troppi aspetti per poterla ignorare.
Se ci pensi è un clash (spazio-)culturale pazzesco che l'icona della cultura/religione Rastafari sia stata bruciata nella piazza dove uno di noi ha fumato la prima sigaretta.

ATP: La musica sembra essere una parte molto importante del vostro percorso artistico, perchè?
I: Un vecchio gruppo di La Spezia cantava "Quale musica senza vita?". Chissà cosa voleva dire.
Gli immaginari musicali sono una lente attraverso la quale guardiamo le cose. Il suono, come evento sonico, ci interessa in quanto oggetto e ingrediente. Il portato culturale, narrativo e immaginifico, che un suono può evocare è un terreno ancora ampissimo da esplorare. Il fatto stesso che abbia il potere di riportare in vita i morti, non ci pare sottovalutabile.
In "Simone" tutte queste implicazioni sono evidenti: la narrazione (asincrona), l'evocazione, la potenza allucinatoria e gli spiriti fluttuanti che non vanno lasciati soli.


ART FALL '11 Ferrara Contemporanea
Invernomuto 

SIMONE. Wax, Relax - Boomeria - Negus
 

Ferrara, Padiglione d’Arte Contemporanea 
Fino al 11 dicembre 2011
 ***
Art Fall ’11 è a cura di Xing ed è organizzato dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Ferrara in collaborazione con Xing

Xing è un network nazionale basato a Bologna che progetta, organizza e sostiene eventi, produzioni e pubblicazioni contraddistinti da uno sguardo interdisciplinare intorno ai temi della cultura contemporanea, con una particolare attenzione alle tendenze generazionali legate ai nuovi linguaggi. www.xing.it  

 

13/04/10

Mentre sono al salone... F.I.S.C.O (color cane che scappa))))

Krõõt Juurak / Mårten Spångberg (Est/A/S) - Ride The Wave Dude

Krõõt Juurak (Est/A) - Once Upon - prima italiana: mer 21 aprile 2010
Antonija Livingstone / Jennifer Lacey (Can/F/USA), disegno di: Daniel Davidson

"Il cane non ha una visione d'insieme; e neanche il senso del vero o il senso del falso e neanche la memoria storica. .. Il cane è un essere che tende all'incolore, dal punto di vista della sua essenza fisica ma soprattutto dal punto di vista intellettuale, specie quando corre, tanto è vero che per dire che uno ha indosso un vestito scolorito in dialetto si dice che ha su un vestito color cane che scappa." (da L'accalappiacani #1 - semestrale di letteratura comparata al nulla)

Mentre io mi sto 'rompendo' al Salone del Mobile (o immobile, nel senso che tutto gli anni mi sembra sia sempre quasi uguali), a Bologna c'è F.I.S.C.O, il Festival Internazionale sullo Spettacolo Contemporaneo (dal 16 al 24 aprile) organizzato da xing (Direzione artistica: Silvia Fanti). Programma ricchissimo.. ma una cosa mi sembra veramente da non perdere (e io la perderò!) Open, Waudeville - intuizioni sul mondo in attesa che diventino una costruzione compiuta. Ecco la lista dei 'numeri', e poi ditemi voi se non vi sembra una cosa 'bizzarra': Open/Wrestling: Un coro, Una donna-serpente, Un gruppo di manifestanti, Due sagomiste di zebre, Un gruppo di zebre, Una radio, Due conduttori radiofonici, Un prestidigitatore, Un gruppo di aeroplanisti, Una bimba pattinatrice, Un’ istruttrice di pattinaggio, Uno che si spoglia, Uno che si veste (lo stesso), Un padre, Un piccolo gruppo di mamme con bambini, Una seduttrice, Tre coreografi-danzatori, Due artisti visivi, Un’ esperta di pornografia, Un lento distruttore di bicchieri, Un gruppo di giocatori di rugby, Un attendente alla veduta, Una compositrice di volantini, Una distributrice di volantini, Un gruppo di baristi mobili.

il link:
http://www.vimeo.com/fisco

Altri info: Quarto anno di W. Con WANTED spunta un’insegna che indica il luogo della 'costruzione apocalittica della meraviglia'. Nel 2007 si parte con un cartello della metropolitana capovolto e collocato all’ingresso della Galleria Accursio in piazza Maggiore, un atto subliminale concreto così plausibile da risultare ormai familiare e mimeticamente inglobato. Nel 2008 siamo alla sua prima riproduzione all'incrocio Via Ugo Bassi/Via Marconi, un passo per l’invasione programmata, un franchising di spazi mentali delle possibilità a perdere: WASTED. Nel 2009 siamo alla proliferazione. Ecco una terza insegna in un'aiuola spartitraffico sullo stesso asse: WRESTLING. Nel 2010 la declinazione è: WAUDEVILLE. Prosegue così la costruzione di un'immaginaria linea metropolitana dell'inversione. Notizie, riflessioni, immagini, su un nuovo blog dedicato: http://wetropolitan.blogspot.com/

Altro link
BRAINSTORMING_CAMERA DI DECOMPRESSIONE PER SPETTATORI all'interno di F.I.S.C.O.

Registrazioni dei commenti audio dal pubblico per poi farne narrazioni sonore da ascoltare su www.brainstormingartproject.blogspot.com


Antonija Livingstone / Jennifer Lacey (Can/F/USA), Culture & Administration,
credits fotografici: Alexandre Pilon-Guay


Bojana Mladenović (Srb/NL), One Piece, credits fotografici: Caroline Otteni