Visualizzazione post con etichetta Davide Ferri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Davide Ferri. Mostra tutti i post

19/08/11

Summer by... n° 30 Davide Ferri // Piero della Francesca

La Madonna del Parto, Piero della Francesca, Monterchi (Arezzo)
***
"...la Madonna del Parto di Piero della Francesca, a Monterchi.
Lo so, è incredibilmente famosa, ma penso sia quella l’opera che tutti dovrebbero vedere almeno una volta nella vita. La prima volta a Monterchi ci sono andato dopo aver visto Nostalghia di Tarkovskij (ma non era più nello stesso posto dove appare nel film, sarà stato il 1993 e l’avevano già collocata nel piccolo edificio dell’ex scuola media dove si trova anche adesso), poi altre volte ancora. Un giorno il custode dell’edificio (che era piuttosto anziano) mi ha raccontato di come quel dipinto fosse stato una specie di ossessione per molti. Mi parlava di intellettuali e storici dell’arte che non conoscevo ma ricordava anche delle frequenti visite di Fellini e di Pasolini, che per il film il 'Vangelo secondo Matteo' voleva a tutti i costi un volto uguale a quello della Madonna del Parto. Però non volevo parlarti di quest'opera, sarebbe troppo difficile - invito a leggere una pagina che il Longhi gli dedica nel saggio su Piero della Francesca - solo del fatto che la storia di quel dipinto si intreccia in qualche modo con quella del Novecento italiano e a me piace anche per questo. Poi per andare a Monterchi si può fare l’e45, che per me è la strada più bella d’italia." Davide Ferri


12/05/11

Le Pennellate, i colori...



Natalie Rognsøy
Sara Enrico
Riccardo Baruzzi
Alice Guareschi

Beni Bischof
Richard Aldrich
Alice Guareschi
***
Reduce da incontri non senza accese discussioni sulla pittura, Davide Ferri ha pensato bene di rendere le tante parole, dei fatti. Mesi fa, con Antonio Grulli, Ferri ha curato una serie di conferenze sulla pittura – ‘La pittura è oro’ – al DOCVA. Tanti i punti di vista, convergenti o discordanti, tante le osservazioni, i compromessi, le delusioni raccontate anche da molti pittori. Da questa esperienza probabilmente, nasce l’idea di curare la mostra alla galleria di Alessandro De March ‘Ancora un altro esempio della porosità di certi confini’. In mostra opere sia di pittori, che di non pittori. Penso ad Alice Guareschi, presente con la stampa di un disegno (molto pittorico, per la verità) fatto quando era bambina. L’impressione che ho avuto, fin da subito, è quella di una mostra che utilizza la pittura non tanto per ragionare su se stessa, ma bensì per espandersi altrove, per collocarsi in una terra di nessuno dove - accantonata la ricerca tradizionale del mezzo espressivo- si libera verso un territorio poetico imprevedibile dove tutto è permesso. Lo stesso curatore esplicita: “Esiste in pittura una specie di retorica dell’irrisolto, del provvisorio. Io ci ricado talvolta, forse perché per me i dipinti più belli sono spesso quelli che nascono a margine di qualcos’altro. All’insegna della velocità, o della distrazione. I tentativi, gli scarabocchi, le tavolozze. Quelli che fai mentre stai pensando ad altro.”
Suggerisce Ferri, che di questa mostra non si può dire molto di più che: le pennellate, i colori.
Mi piace questa aria dimessa o spassionata, sia della mostra che del comunicato stampa. E’ come se avessi la sensazione che, messe le mani avanti, mostra e curatore mi chiedessero di pensare a ciò che voglio, senza indicarmi o suggerirmi alcunché.
In mostra c’è un curioso lavoro di Andrea Büttner che, scomodando l’arte medioevale (per colori e grafismi) dipinge una grande parete marrone fino a dove riesce ad arrivare il suo braccio. Quest’opera le sintetizza, a mio parere, un po’ tutte. Gli altri artisti in mostra - Richard Aldrich, Riccardo Baruzzi, Beni Bischof, Sara Enrico, Alice Guareschi, Maria Morganti e Natalie Rognsoy – utilizzano la pittura ‘fino a dove arriva il loro braccio’; senza preoccuparsi di cose deve o non deve dimostrare il mezzo. Se ne fregano, sembra, di utilizzare pennelli, dita, tela, plastica, spray, legno, muro, sedie... giocano con la pittura, con le macchie, con i supporti... E’ come se avessero scritto tante poesie, dove ogni parola (colore) ha un densissimo significato, per lo meno per chi la scrive (dipinge).

31/10/10

Hard edges for hard times*

Antonio Grulli - Marina Angelotti - Emanuele Guidi

***
Si brancola nell'ignoto spazio profondo parlando del futuro. Poi se ci si mette a parlare del futuro, più o meno prossimo, dell'arte, si rischia di cadere nei tranelli insiti nelle grande questioni 'di sistema': responsabilità, libertà, istituzioni, autonomia, mutamenti, indipendenza e compromessi. Queste e molte altri nodi concettuali sono emersi nella densa e ambiziosa 'round table' Predictions organizzata da Martina Angelotti, Antonio Grulli e Emanuele Guidi a Carrara in occasione del finissage della Biennale Post-Monument.
Erano presenti curatori, critici, artisti e addetti ai lavori, ma soprattutto c'erano le innumerevoli 'predictions' che i tre curatori hanno chiesto a molte persone del mondo dell'arte italiano. Il pomeriggio ci ha visti, appunto, attorno ad un tavolo a discutere sulle nostre visioni dell'arte, sulle nostre speranze o desideri, sulle nostre previsioni anche pessimiste. Sintetizzare 4 ore (suonano lunghissime ma vi assicuro che non ne bastavano altrettante per sviscerare le numerose questione sollevate), è al di sopra delle miei possibilità. Ma vi assicuro che dialogare con persone motivate e partecipi non capita spesso, dunque ho la sensazione che il progetto (questo sì) avrà un solido futuro nel coinvolgere sempre più persone possibili per enucleare quante più predizioni sull'arte.
I mediatori, preparati e solerti nel aizzare anche i presenti più sonnacchiosi, hanno orchestrato al meglio le nostre discussioni: il ruolo dell'artista e le sue funzioni ed obbiettivi nel futuro; l'artista in relazione alla società; il ruolo delle istituzioni.
Ci trascrivo alcune predizioni (alcune allarmanti, altre divertenti, altre molto fiduciose):

- La dimensione dei nostri appartamenti andrà progressivamente diminuendo, mentre quella degli spazi espositivi aumenterà per circondare col vuoto gli oggetti. (Riccardo Benassi)
- Gli artisti svilupperanno cl tempo la capacità di diventare invisibili e telepatici. La XXVIII Biennale di Carrara si terrà sott'acqua. (Davide Bertocchi)
- La critica troverà nuove forze e forme per esprimersi e non sarà più silenziosa o pettegola. (Giulia Brivio)
- Ciò che c'è di buono si trasformerà in un mostro. ( Federica Bueti)
- Le immagini del mondo saranno più reali del mondo. Saremo incapaci di stabilire ciò che è vero. (Chiara Camoni)
- In Italia non ci saranno più istituzioni pubbliche (Cecilia Canziani)
- L'arte dovrà riscoprire il concetto stesso di novità in una società poco utopistica. (Chiara Costa)
- Sono. e saranno sempre di più gli artisti a fare le mostre e non le mostre a fare gli artisti. (Cleo Fariselli)
- Decadrà il ruolo centrale ed autoreferenziale dell'artista nella produzione dell'opera e rinascerà la figura dell'artista artigiano. (Federica Forti)
- Il termine 'artista' come descrizione di una categoria professionale specifica diventerà obsoleto (Aldo Giannotti)
- La manualità sarà bandita. L'opera d'arte in assenza di gravità. Residenza d'artista su Venere. La prima scultura in pietra lunare. (Gum)
- Ci immaginiamo una modalità inedita di interazione tra le immagini e i luoghi di fruizione, siano essi spazi dedicati o porzioni di spazo urbano o rurale. (Invernomuto)
- Gli artisti sfideranno la propria libertà. (Denis Isaia)
- Tutti agricoltori! (Cristina Natalicchio)
- Nel futuro prossimo, un vecchio disegnerà un mostro sul suo quaderno (Diego Perrone)
- Il futuro è emergente e multidisciplinare (Luca Pozzi)
- Ci saranno meno mostre. (Laura Pugno)
- Verrà fondata una Società di Mutuo Soccorso per l'arte (Alessandra Saviotti)
- Le fiere d'arte non avranno più senso nè ragione di essere. (Caterina Riva)
- Credo che le geografie del potere cambieranno in maniera radicale, i luoghi in grado di esercitare processi informali prenderanno sempre più importanza a livello internazionale. Città come Napoli, Istanbul, Caracas e il Cairo. Eugenio Tibaldi)
- La strada verso la libertà non avrà nulla a che fare con essa. (Alice Tomaselli)
- La debolezza dell'arte sarà sempre di più la sua forza, ma proprio per questo l'arte buona farà sempre più fatica a essere vista. Duchamp scambierà il suo posto con Brancusi. (Luca Trevisani)
- Collezionare diventa una missione politico-culturale con finalità educative. (Carlo Zanni)
- 'Sinfonia Eroica dedicata al sovvenir di un grande uomo' - Ludwig van Beethoven (Daniela Zangrando)
- La massima aspirazione per un artista sarà la carriera politica. (Zimmerfrei)

***
Gum, Guidi, Grulli e Angelotti
Cecilia Canziani, Cristiana Natalicchio, Davide Ferri e Gum
Denis Isaia, Fabio Cavallucci e Alessandro Nassiri
Eugenio Tibaldi e Cleo Fariselli
Luca Bertolo e Davide Ferri
* Tom Marioni, 2010