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18/06/12

THE END / Fabio Mauri / Palazzo Reale

Gioiello - Laiback, da Ebrea, 1971
I numeri malefici, 1978
Canna da pesca - verticale, 1990

Ideologia e Natura, 1973, foto di Elisabetta Catalano


Cina Asia Nuova, 1996
The end, 2009
Inverosimile, da Not Afraid of the Dark, 2007 courtesy, Hangar Bicocca, Milano
Opera per Donne di Roma, 2008
Insonnia per due forme contrarie di universo, 1978

Intellettuale, 1975
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"Sofisticata e potente": questi sono i due aggettivi con cui Stefano Boeri descrive la grande mostra dedicata a Fabio Mauri THE END a Palazzo Reale. Ha ragione, la mostra è ben curata, ha un'ottima scelta di opere significative allestite bene. L'unico appunto che farei è quello di essere un pò più 'didattica', nel senso che le opere - non sempre facili - meriterebbero di essere introdotte con più chiarezza.
IN conferenza stampa la curatrice Francesca Alfano Miglietti esordisce dicendo che una delle tante controindicazioni delle presentazioni stampa è essere troppo lunghe e spesso inutili. In pochi minuti ringrazia tante persone tra cui per primo, il fratello di Fabio Mauri, e in seguito assessori e etc. per avergli dato fiducia sulla scelta di un artista non troppo facile. Poco prima Boeri ha sottolineato il fatto che Mauri è presente anche a Documenta.. e questo gli fa molto piacere, come dire.. 'abbiamo azzeccato l'artista giusto!'.

Perchè THE END, come titolo della mostra? FAM risponde: "Perchè è un titolo che inizia dalla fine... come lo usava Mauri. Una scritta che (un tempo) appariva alla fine dei film. Ma in realtà non era una vera fine. Bastava essere solo pazienti e se il film ti era piaciuto lo rivedievi altrimenti, ti alzavi e te ne andavi." Continua FAM, "C'è una frase che mi piace ricordare di Mauri. Diceva: Io che cos'è l'arte non LO SO DIRE. Mi piace questa 'non lo so dire' perchè riporta il problema nell'ordine del linguaggio."

Continua dicendo come Mauri abbia toccato con mano il 'turpe' .. e in effetti, spiega, il turpe connota la mostra. "E' uno dei pochi artisti italiani che ha fatto dell'ideologia una materia dell'arte. L'elemento ideologico all'interno dell'opera, appare come la via di una denuncia sempre più aperta, provocatoria e priva di intenti giustificatori. Mauri è un intellettuale che conosce la realtà, l'avvenuta mutazione antropologica del suo tempo, e che sente quale suo primario compito morale, civile e politico, di dover richiamare l'attenzione , affinchè non si accettino come ineluttabile il divenire dei fatti e della storia."

Tra una stanza e l'altra si prova spesso un disagio reale. Un opera, piccola e toccante: Gioiello - Laiback, da Ebrea, 1971. Oro smalto, platino, denti e legno. Così anche il Muro Occidentale o del Pianto (1976), una parete ricostruita con vecchie valigie di cuoio, alta 4 metri. Macabra la stanza Ebrea (1971). L'urlo-vulcano-esplosione nella stanza dei Numeri Malefici, 1978. Gli Schermi: forma di comunicazione azzerata ma anche, in potenza, contenitori di infinite immagine. Davanti agli Schermi, la pesantissima e altissima Macchina per fissare acquerelli, poco più avanti, la Macchina per fissare acquerelli.
Una grande stanza buia ospita tre lavori: Donne di Roma (2008) -dei parallelepipedi su cui sono proiettati delle scene di città e del film Metropolis di Friz Lang -, Senza Ideologia (1975) - dentro un secchio su del latte è proiettato Alexander Nevskji, Eisenstein - e Inverosimile da 'Not Afraid of the Dark (2007).
Emozionante la stanza con l'opera Intellettuale (1975), con Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini proiettato su degli abiti appoggiati in una sedia. Alle pareti delle fotografie di Pasolini con la la stessa proiezione.  
La mostra è ritmata da tantissime opere su carta e dall'immancabile scritta THE END: scritta su carta, ricamata su tela, dipinta, incisa sul ferro, incollata, stampata, graffiata sul muro... 
"Ci sono molte stanze 'belle - o che hanno definito tali - in questa mostra. Ma non si può parlare di estetica (in questo caso) senza che ci sia etica."
 Chiosa FAM: Mauri, ma il suo lavoro in generale, non ha mai dato risposte. Non ha mai sostenuto cos'è il bello, buono o giusto. Racconta con una certa distanza la storia, si cala in essa. Anche questa mostra non da risposte, speriamo che il visitatore esca da Palazzo Reale con tantissime domande." Plauso del pubblico.

31/05/12

Pics from... Palazzo Reale / Addio Anni 70 / Arte a Milano 1969 - 1980

Alighiero Boetti Gli anni settanta 1973 penna biro blu su carta, 70 x 100 cm Collezione Consolandi, Milano
Franco Vaccari Viaggio per un trattamento completo all’albergo diurno Cobianchi 1971 
riporto fotografico su tela, 11 pezzi, dimensioni varie courtesy Fondazione Marconi, Milano
 
 


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Mimmo Rotella, Attacco, 1979 - Collezione Fondazione Mimmo Rotella, Milano

 Vincenzo Agnetti Progetto per un Amleto politico 1973 
Materiali vari Collezione Franco Ignazio Castelli - Foto Delfino Sisto Legnani
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Addio anni 70
a cura di Francesco Bonami e Paola Nicolin
Palazzo Reale, Milano
fino al 2 settembre
Catalogo Mousse Publishing
Paola Nicolin, Domenico Piraina, Stefano Boeri e Francesco Bonami durante la conferenza stampa a Palazzo Reale

17/10/10

Il Vangelo secondo Cattelan


Sarà il nuovo monumento per uno scatto 'souvenir da Milano'?















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Piazza Affari, ore 11, 16 ottobre.
Non siamo in 4 gatti, siamo un centinaio di persone che aspettano Bonami Francesco. Arriva alle 11,10, sorridente e rilassato. Microfono in mano: "Non sono qui per fare pubblicità a Maurizio, non ne ha bisogno. Semmai utilizzo io l'occasione per parlare del mio libro!". Questo l'esordio di Bonami che ci racconta quello che a grandi linee sapevamo già: che l'opera di Cattelan è ambigua, sottilmente crudele (dita mozzate, donne crocifisse, bambini impiccati ecc). Nulla di nuovo, se non il fatto che, anche Bonami, difende questo grande monumento 'già storico'. Ha dimensioni, materiali e concetto, ben solidi per far sì che questo monumento rispecchi quello che siamo: brava gente, furbetti e cinici.
Bonami, più che di dito medio alzato (anglosassone), parla di mano (saluto nazista) che ha subito una brutale violenza, interpretabile a seconda di dove la guardi... ecc ecc.
Insomma nulla di nuovo dal curatore della mostra, che si dilunga un pò - quel che basta - sulla mostra a Palazzo Reale. Alla fine, qualche domanda libera che, più che su Cattelan, verte sull'ultimo libro di Bonami 'Dal Partenone al panettone'. L'ufficio stampa Mondadori, ha pensato di prendere la palla al balzo e allestire un angolino con tanto di libri impilati e prezzi ben in vista.
"A quale opera storica assocerebbe il ditone?" Bonami: "Ci devo pensare, ora non mi viene in mente nulla!".
Mi avvio verso la mostra a Palazzo Reale. Una lunghissima 'Fila Dalì'. Una freccetta solitaria indica la 'Fila Cattelan': vuota.
In entrata cerco un opuscolo, non c’è nulla, nessuna fotocopia, neppure una pubblicazione a pagamento: si da per scontato che il pubblico 'generico', pagante 5 euro, sia abbastanza informato o acculturato per vedere una mostra d'arte contemporanea. Due grandi tabelloni portano la firma Finazzer Flory - che fa un panegirico sull'arte che mette in discussione il proprio tempo e si chiede se sono finite le ideologie nell'epoca della globalizzazione ecc. - e Francesco Bonami che inizia con un improbabile 'Vangelo secondo Maurizio', spiega come i tre lavori siano da considerare come una sorta rappresentazione sacra della Famiglia: Padre schiacciato dalle responsabilità – Nona Ora; Madre che si sacrifica per/al posto del figlio – Donna Crocifissa; Figlio incosciente dei dolori del mondo, sopra un cornicione suona la riscossa dell'umanità – Drummer Boy.
Con un toni tra il mistico e l'ironico, termina con: L.O.V.E, un'idea di amore pubblico e monumentale. Un eterno presente dona a noi Signore.
Insomma, Cattean è riuscito a trasformare tutto in una grande, grandissima farsa.
Entro in mostra. A parte le tre grandi installazioni, incorniciate dalle suggestive e magnificenti sale di Palazzo Reale, il lavoro che ho apprezzato di più - forse perchè mai visto prima - sono la
serie di 'opere su carta' I tre Quattelan (ed. Three Star Books) acquerellate del cinese Fu Site, che offrono un percorso visivo della produzione di Cattelan.