28/12/11
The Best 2011 by... Galleria Francesco Pantaleone, Palermo
14/06/11
The color of the season > Stefania Galegati Shines - GAM Palermo
L'utilizzo di tecniche espressive differenti, guardando al mondo nella sua complessità, consente un processo di conoscenza della realtà.
Con queste linee di riferimento, mediante un lavoro denso di riferimenti sensoriali e tematici che sondano l'umanità, Stefania Galegati Shines, espone, fino al 26 Giugno 2011, alla Gam di Palermo con The Color of the Season: pittura, fotografia, video, filmati, rivelano intenti documentaristici ed artistici, con un' attenzione al reale, priva di pregiudizi o schemi precostituiti.
Dalla serie intitolata Bonjour Tristesse deriva l'immagine guizzante tra la schiuma salata del mare di un bambino africano, con un sorriso aperto al mondo, un'icona che unifica quella capacità di vedere, suggerita dall'artista, innervata ad un sentire empatico con il mondo, superando i limiti imposti dalle lotte sociali e dalle logiche del potere.
Il percorso artistico si presenta nella prima sala come un'antica quadreria: si accostano opere differenti per la tematica affrontata e le tecniche utilizzate, variazioni di contenuto ed immaginazione, come le creazioni elaborate con il progetto dei fantasmi, le quattro foto dei nani ritagliati nei mobili, il video dei bulldozer che combattono, la serie dei banditi, la serie dei bunker, rappresentazioni di rifugi di guerra ormai in disuso e il video Humans.
Nella seconda sala con la nuova serie dei Pirates, ispirati a individui della pirateria somala, l'artista opera sottili interventi di dislocazione, fissando, in una dimensione estetica, le contraddizioni che emergono quando si rinnega il bisogno umano di convivenza e relazione.
Dalle estetiche visioni di guerra, rese in maniera edulcorata, come cartoline di un passato che ha perso i tratti di maggiore durezza, si passa ai colori e alla vivacità del vivere quotidiano, alle vicende che accomunano e rendono vicini gli esseri viventi, come in The color of the season, Dolce e Cababba, (2009 2010 slide show e musica ), un collage di frammenti di persone e cose accomunate dal denominatore comune del colore viola, fino a rompere ogni legame con le logiche delle tristi vicende della storia umana, attraverso il filmato Passeggiata in Paradiso: un'esaltazione dell'esperienza amorosa di un uomo e di una donna, ormai anziani, che rivivono il tempo della memoria delle lotte partigiane e rinnovano in un impeto di dolce trasporto la loro passione amorosa.
Nell'ultima sala si eleva il ritratto di Giuseppe Garibaldi posizionato su un'Apecar Piaggio:. L'opera di Pietro Volpes è stata prestata dalla Galleria d'Arte Moderna di Palermo, avvicinando la storia alla quotidianità, con contrasti e possibili riflessioni lasciate al fruitore, senza alcuna forma di coercitivo condizionamento.
Al momento dell'inaugurazione, due macchine, contraffatte con imponenti sistemi stereofonici, erano poste nell'atrio interno del convento di Sant'Anna che ospita la Galleria D'Arte Moderna.
Le macchine con gli sportelli aperti lanciavano musica ad alto volume, senza ricorrere a brani musicali elitari, seguendo le hit del momento, un richiamo alla cultura della strada, al trash ed al pop, alla vita che scorre nelle vie di Palermo, che insieme alle sensazioni create dalle opere esposte, stimolano un certo sguardo verso la bellezza e la verità nelle semplici emozioni.
La mostra riassume il percorso creativo dell'artista che come un moderno demiurgo ricrea un' immagine del mondo, raccontando un' umanità non inquadrabile in segmenti statici di pensiero, ma descrivendo un essere umano che scopre con i sensi la vita, non rimanendo succube dei reticoli della mente.
Giuseppe Giovanni Blando
15/07/10
Others: Biennali di Atene, Istanbul e Marrakech






















Temi serissimi e socialmente impegnati. Grande coinvolgimento di curatori dalle tre Biennali: il team curatoriale XYZ (Xenia Kalpaktsoglou, Poka-Yio e Augustine Zenakos, curatrici che hanno fondato la Biennale di Atene nel 2005); WHW, il collettivo che ha curato la sezione di Istanbul What, How e Whom formato si nel 1999 con sede a Zagabria; per Marrakech, inceve, un solo curatoreAbdel Karroum.
Il progetto è diviso tra le due città di Catania e Palermo. La mia trasferta siciliana, dunque, mi ha dato la possibilità di attraversa l'isola per raggiungere una città dall'altra.
Le mostre delle Biennali di Atene e Istanbul erano allestite a Palazzo Valle - Fondazione Puglisi Cosentino. Ho iniziato con 'Away and Boil Your Head', la sezione dedicata alla Biennale di Atene. L'intento dei curatori non è stato quello di portare una fetta di Biennale in Sicilia, bensì di creare uno spazio di sospensione, un 'essere in mezzo'. Le opere, da comunicato stampa, erano incentrate sul tema del vissuto personale in tempo di fallimento sociale. A parte l'infilata di video di questa prima parte, ho apprezzato il lavoro di Christoph Schlingensief 'Stahlweg I-XII' (una serie di armadietti sgarruppati con un foro da dove si potevano vedere delle immagini video: proteste, serpenti striscianti, manifestazioni di piazza ecc); Mark Manders (una selezione di 80 slides in bianco e nero); Em Kei con la scultura in bronzo 'Monument for the Unknow Hooligan'. Ho rivisto con piacere il video di Domenico Mangano 'La storia di Mimmo', disarmante racconto di disperazione, pazzia e umiltà.
Per la sezione della Biennale di Istanbul 'What Happens to the Hole When the Cheese is Gone?’ (titolo che prende ispirazione dall'Opera da tre soldi di Bertoldt Brecht), il taglio curatoriale verteva su temi quali linguaggi del potere e ipocrisia morale, visibilità e distanza, ideologia della normalità e organizzazione quotidiana ecc. Ho apprezzato la doppia proiezione di di Igor Grubić, ‘East Side Story’, che mostra in parallelo un corteo di ragazzi che sfila per la città tra lacrimogeni e poliziotti e dei performers che, sempre in strada, ne mimano le cadute e le corse e il gruppo; la video animazione di CANAN, 'Exemplary'; la fetta di pane con il buco in centro di Hans-Peter Feldman 'Bred'; la coinvolgete (e molto divertente) stanza degli Etcetera... 'The Errorist Kabaret' e il loro manifesto: Siamo tutti Erroristi, L'Errorismo basa la sua azione nell'Errore, L'Errorismo è una posizione filosofica sbagliata, Lo sbaglio come perfezione, l'errore come presupposto, Dobbiamo restituire al Sistema un pò della sua medicina: Errore e ancora Errore!!!
OK, a prescindere dai singoli lavori, girovagando tra le varie stanze del palazzo storico, mancava decisamente qualcosa. Era evidente l'intento sociale/politico di quasi ogni lavoro, ma mancava un testo che contestualizzava e spiegava le singole opere. La mancanza di una seppur banale breve testo , lasciava le opere un pò sospese, gratuite. Non c'era un catalogo.
Un aneddoto: una delle curatrici (penso del gruppo XYZ), mentre stavamo percorrendo un breve tratto a piedi, sotto il meraviglioso sole siciliano, per raggiungere la Fondazione Brodbeck, si è lamentata per il fatto di camminare in un posto del xxxx con un gran caldo! Le ho risposto divertita... ma come? Ma non siete voi che volete calarvi nelle realtà, vedere come le persone vivono, stabilire relazioni osservando la società ecc? (La Fondazione è situata in un quartiere molto popolare). Mi ha fatto pensare ,questa minima reazione. Come dire: sulla carta siamo tutti molto bravi a raccontare e spiegare e coinvolgere ecc. L'impegno dell'arte per una società migliore! OK, siamo tutti d'accordo, poi nella realtà, è un altro paio di maniche!
A parte questa sciocchezza...
Così anche per la sezione della Biennale di Marrakech, ‘A proposal for articulating works and place’ ospitata a Palazzo Riso a Palermo, tra lavori più o meno interessanti, girovagavo nelle stanze cercando di capire perchè un artista ha dipinto decine di insetti, perchè c'era uno specchio a forma di freccia, delle foto in un parco ecc. Altre opere, invece, come nei video, nel grande planisfero disegnato per terra con la cenere di Batoul S'Himi 'Monde sous pression', o nell'installazione nel cortile di Seamus Farrel, 'Gwang Ju-Marrakech' (una cerchio formato dalle portiere di alcune macchine con delle incisioni sui vetri), era più evidenti i temi quali: il viaggio, la distanza, la precarietà, l'esigenza di connessioni e relazioni con tutti gli Others.
In poche parole: bravo il curatore del progetto Renato Quaglia (friulano che vive a Palermo), che nelle intenzioni, vuole veramente far si che questa iniziativa faccia diventare la Sicilia un punto di riferimento per l'arte contemporanea nel Bacino Mediterraneo. Persona seria, preparata e votata per una causa non facile viste le spesso sgangherate realtà siciliane. Però mi sembra che sia in buona compagnia. Già ho speso poche parole per la Fondazione Brodbeck, altra realtà positiva e potenzialmente molto interessante, o altri spazi già citati.
13/07/10
Catania: Fondazione Brodbeck e Bocs
Vicino alla Fondazione ho scoperto Bocs (Box of Contemporary Space), spazio no profit gestito con tutte le sue forze da Giuseppe Lana, che ospita la mostra La Bandiera Nazionale - Fotografia di Zoltan Fazekas a cura di canacapovolto.
Tra gli ospiti c'era anche Francesco Lucifora che gestisce il C.o.c.a. (Archivio Arti Contemporanee) a Modica, il direttore della Biennale di Istanbul Bige Örer e Giovanni Iovane, l'attuale curatore di S.A.C.S., Sportello per l'Arte Contemporanea in Sicilia è pensato come una struttura agile ma articolata per la promozione dell'arte (ospitato a Palazzo Riso - Museo d'arte Contemporanea della Sicilia, Palermo).
11/07/10
Palermo è bellissima ma non mi capacito...
Non mi capacito che a Palermo, salita nella macchina di un'amica e trovato un parcheggio non so dove esattamente, abbiamo dovuto pagare 1 euro. Chiedo all'amica: Ma perchè abbiamo pagato? Quel tizio non mi sembra uno del comune. Mi risponde: se vogliamo ritornare alla macchina senza trovarla con le ruote sgonfie o bucate, dobbiamo dare 1 euro.
Non mi capacito che, per raggiungere la galleria di Pantaleone, ho camminato in mezzo alla sporcizia. Io, una ragione non me la faccio. Con me c'era anche un ragazzo napoletano che mi dice: Ma di che ti stupici, dovresti venire a Napoli! E' una questione di cultura..
Ecco, ho pensato... ora mi faccio la figura di quella che arriva dal Veneto ex-contadino e leghista dove girano tanti skej... Ho pensato un attimo e, continuando a non capacitarmi, ho risposto:
Ma che cultura e cultura??? Questa dalle mie parti si chiama solo inciviltà!
Perchè devo pagare un tizio così.. e perchè devo camminare in mezzo a odori nauseanti e sporcizia?
Palermo è un città bellissima. Ripeto, Palermo è una città bellissima che non si merita dei cittadini così incivili e disonesti. E non mi si venga a dire che è tutta colpa dei politici. Sicuramente è colpa loro la cattiva gestione dei rifiuti, ma dal basso, penso forse un pò ingenuamente, si potrà ben fare qualcosa.. no?
Mi stupisce dunque che, dopo aver camminato in maniera rocambolesca tra sacchetti di plastica e cacche di cane, arrivo nella romantica e decadente scalinata che mi porta alla galleria di Francesco Pantaleone in Piazza Garraffello. C'era l'inaugurazione della mostra 'La fantasia morde nella piega in bilico' di Sissi. L'artista mi racconta di quanto bellissima è Palermo; di come lei si è lasciata permeare dalla città che le è entrata dentro... La mostra consisteva in "un arazzo di paglia e borchie, intrecciato a trama fitta. E' la corazza che nasce sospesa tra un muro e il pavimento. Questa è La fantasia morde la piega in bilico. I materiali sono gli stessi che riempiono i morti mummificati appesi nelle catacombe dei Cappuccini, seicentesco riparo per i reietti della città, anime senza legami e senza sepoltura." Nell'altra stanza una serie di foto dove l'artista si è immortalata con degli orecchini formati da conchiglie, ali di uccelli secchi, foglie ecc. Oggetti, scarti, paccottiglia che Sissi ha 'selezionato con l'interesse di uno scienziato in un continente sconosciuto'. Così racconta l'accattivante testo della curatrice Laura Barreca. Continua: " Sono resti consunti dal tempo, reliquie del presente trovate dovunque, dai lidi vulcanici di Stromboli, ai marciapiedi della Vuccirìa, dalle bancarelle di chincaglierie, ai piedi di un qualche albero. Poi l’oggetto, come un frammento sacro, viene inserito in minuscole gabbie, avvolto in docili strutture che ne assecondano la forma, seguono l’intreccio della materia, classificando le forme secondo le regole del colore, della porosità, rispondendo solo a criteri puramente formali ed enciclopedici."
Non so... l'effetto mi è sembrato alquanto strano. Forse perchè il giorno che ho trascorso per le strade di Palermo non mi ha dato la possibilità di sublimare abbastanza lo 'sporco' e vedere solo il 'bellissimo'. Non so, sono un po' confusa.












