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08/05/12

Luca Bertolo / A Painting Cycle / Nomas Foundation / Roma

Luca Bertolo |A painting cycle, Installation view - Nomas Foundation 2012.
Photo credit: Giuliano Pastori
 
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ATP: Il tuo è stato l’ultimo appuntamento di ‘A painting cycle’  - a cura di Cecilia Canziani e Ilaria Gianni - ospitato alla Nomas Fondation (Roma). Mi rendo conto che è  una domanda difficile da rispondere in poche righe, ma come spiegheresti il tuo approccio ‘concettuale’ alla pittura?
 Luca Bertolo: Sono abbastanza d'accordo col presupposto implicito della tua domanda: definire come (anche) concettuale il mio approccio alla pittura. Come spiegarlo? Forse come necessità. Uno vorrebbe anche che il divorzio tra natura e cultura non si fosse verificato (e che già Shiller e Goethe non sentissero il bisogno di parlarne nelle loro lettere), ma, a quanto pare, c'è stato. E cosa contrapponiamo alla nostalgia per quell'Unione, per quello stato edenico? La riflessione. Curiosamente, l'equilibrio - sempre instabile - che si viene a formare tra questi due termini è inconsistente a priori, perchè il primo (nostalgia) agisce su un piano emotivo/estetico/psicologico mentre il secondo (riflessione) si sviluppa su un piano razionale/epistemologico/politico. Ma forse è questa incoerenza di fondo a rendere il processo creativo così affascinante, misterioso e potente.
ATP: Oltre alla pubblica discussione con Pierluigi Tazzi, hai avuto la possibilità di esporre alla Nomas delle opere. Le hai selezionato per esemplificare la tua ricerca pittorica?
LB: Le opere in mostra sono state selezionate insieme da Ilaria, Cecilia e me: certamente con l'intento di antologizzare un poco il mio percorso legato alla pittura, tenendo però molto in considerazione lo spazio della fondazione e le caratteristiche del Cycle stesso.
ATP: Che opere hai scelto?
LB: Abbiamo scelto un grande trittico a macchie (proof, 2007), una serie di piattini-tavolozza-paesaggi (et in arcadia ego, 2007-2009), un ovale quasi monocromo (st./natura morta, 2011 - a proposito dello stato edenico visto dal qui e ora), due piccolissimi autoritratti (st, 2003), due collage (con beneficio della memoria, 2011) e una grande "cartolina" (Il buon futuro di una volta #4, 2011). Devo dire che l'allestimento, grazie soprattutto alle curatrici, ha superato ogni mia aspettativa, perché crea le condizioni affinché una specie di brezza circoli costantemente tra le varie opere, che così si impollinano di significato le une con le altre.
ATP: In questo blog, in passato, ho più volte detto che è molto difficile parlare-scrivere di pittura. Si racconta il soggetto, si indica il colore, si approfondiscono le tecniche, ma come si può spiegare la pennellata, lo spessore materico, l’umore della mano/mente  mentre traccia con i pigmenti i soggetti o i non-soggetti. Stesso ho pensato che avvicinarsi alla pittura è come leggere delle poesie.  Si giunge sempre all’abisso dell’indicibilità. Condividi il mio pensiero?
LB: Lo condivido. Tra l'altro, forse, a questo "abisso di indicibilità" si giunge con la (buona) poesia o con la (buona) pittura più velocemente che non con altri mezzi, la cui differente complessità (che spesso si rivela piuttosto una "semplice" complicazione) funziona, nel bene e nel male, come diversivo. Penso ai grandi film: impiegano cento volte più tempo di Leopardi a portarmi su quell'abisso. Eppure spesso magnificamente, quindi viva il grande cinema!

A Painting Cycle
Narrating, Abstracting, Representing, Composing, Placing,
Structuring, Pausing, Hanging.

Curato da Cecilia Canziani and Ilaria Gianni
3 Maggio | Luca Bertolo

08/03/12

Locale/Globale > ZegnArt

 Bhau Daji Lad Museum, Kamalnayam Bajaj Mumbai Gallery
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Parte dall'India per toccare nel 2013 la Turchia e poi il Brasile nel 2014.
Scende in campo nel sistema dell'arte locale-globale ZegnArt con una serie ampia di iniziative.
PUBLIC "è un progetto di lungo periodo che opera come un format annuale di commissioni e residenze basato sul principio del dialogo e dello scambio reciproco con paesi emergenti e con le loro istituzioni. Attraverso l’ideale combinazione tra la commissione di un’opera pubblica e una borsa di ricerca residenziale, Public si propone di promuovere una nuova modalità di confronto e contaminazione culturale attraverso l’arte contemporanea. "
Due i curatori che cureranno le relazioni con il curatore dell'istituzione culturale locale prescelta:  Cecilia Canziani e Simone Menegoi.
Si parte, scrivevo, da Mumbai, una delle città più densamente popolate dell'India. L'istituzione partner del progetto a è Dr Bhau Daji Lad Museum (www.bdlmuseum.org). Nel corso dei prossimi mesi, insieme a Tasneem Mehta - direttrice del musei indiano - ZegnArt PUBLIC entrerà in contatto con la scena artistica indiana e offrirà la sua prima commissione pubblica.
In Italia il primo exploit  di ZegnArt, sarà a Roma, con  Special Projects. Realizzato in collaborazione il MAXXI, con il supporto del Centre for Sustainable Fashion, London College of Fashion, “Fabulae Romanae” è una speciale commissione del gruppo Ermenegildo Zegna a Lucy e Jorge Orta, a cura di Maria Luisa Frisa. L'installazione entrerà a far parte della collezione del MAXXI (dono di ermenegildo Zegna). Gli artisti presentano un'opera che ha come punto di partenza un tema da loro molto battuto: 'la tenda', la capanna, la dome come forma nomade di riparo, capace di adattarsi a tutti i luoghi,  ma anche come forma simbolica e sacra. 
Lucy e Jorge Orta
Denso densissimo il progetto si sviluppa anche con Art in Global Store: "una speciale linea di intervento che consiste in commissioni di opere d’arte ad hoc, affidate ad artisti dal curriculum internazionale, per la realizzazione di lavori ispirati allo spirito e alla filosofia del gruppo Zegna.  Tutte le opere sono concepite per essere ospitate all’interno dei Global Stores Ermenegildo Zegna.

"L’arte pubblica non è fatta per piacere, ma è certamente fatta per portare alla luce una comunità critica e consapevole. Ci spinge a ripensare la nostra relazione, individuale e collettiva, con lo spazio fisico e sociale; e tanto più riesce a rappresentare le tensioni che attraversano questo spazio, tanto più ci aiuta a capire la realtà nella quale siamo calati. Proprio per questo l’arte pubblica ha un potenziale etico, oltre che estetico." Estratto dal testo sulla presentazione del progetto; Cecilia Canziani e Simone Menegoi


Per tutti i progetti dettaliati, le iniziative, gi appuntamenti, andate sul sito www.zegnart.com
Il sito web e l’immagine coordinata di ZegnArt sono stati sviluppati da Mousse Contemporary Art Agency.

Cosa significa lavorare con la pittura oggi? Alla Nomas delle ipotesi...

 
Jessica Warboy, Sea Painting, Stromboli, 2011
  Jessica Warboys, Motion Motif 2012
 
 Julia Schmidt,  Landscape (barter), 2011
Luca Bertolo,  S.T. (autoritratto_#2), 2004
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L'ambizione è quella di capire a fondo come la pittura racconta, astrae, rappresenta, compone, colloca, struttura... Sviscerata come un vero e proprio codice linguistico, la pittura è il tema del terzo ciclo di appuntamenti della Nomas Fondation (Roma). I primi due sono stati dedicati alla performance e al linguaggio video.
 
Le due curatrici - Cecilia Canziani e Ilaria Gianni - si sono poste domande fondamentali che, durante i vari appuntamenti, workshop, incontri, conversazioni, alcuni artisti cercheranno di rispondere con le loro opere e il loro metodo di lavoro. 

- Cosa significa lavorare con la pittura oggi?
- Come si è modificata - se lo ha fatto - in dialogo con i differenti media che nel secolo scorso gli artisti hanno adottato? 
- E’ possibile parlare di stile, tecnica o utilizzare il termine rappresentazione?
- Quale è la consapevolezza con la quale si affronta il linguaggio pittorico oggi?

Ogni due settimane a partire da oggi, Nomas Foundation si trasforma di capitolo in capitolo in una quadreria sempre diversa che accoglie conversazioni, incontri, workshop e una biblioteca tematica aperta al pubblico.
Gli artisti invitati sono: Jessica Warboys, Julia Schmidt, Christopher Orr, Agnieszka Brzezanska, Luca Bertolo.

Accompagna il progetto un laboratorio sulla pittura dal titolo ‘Progettare un cielo’, condotto dall’artista Alessandro Sarra.

Inaugurazioni 8 e 22 marzo h 18,30 | 5 e 19 aprile h 18,30 | 3 maggio h 18,30
Nomas Foundation, Viale Somalia, 33 - Roma
Per i dettaglio, link

21/08/11

Summer by... n° 32 Cecilia Canziani // Monet

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"...la settimana scorsa a Parigi per la prima volta in tanti anni sono finalmente entrata all'Orangerie del giardino delle Tulieries.
Le due stanze che ospitano le grandi tele di Monet sono non tanto l'opera, ma l'esperienza che vorrei suggerire. Non si sta davanti a queste otto tele, si cammina accanto, si percorrono non solo con lo sguardo, ma con tutto il corpo, e la luce che l'artista ha fermato con il nostro passaggio cambia. Poi c'è Pollock, c'è Smithson, c'è tutto il Novecento in questi dipinti. C'è anche - a me sembra - una felicità che mi ha fatto pensare che fare il pittore è il mestiere più bello del mondo." Cecilia Canziani

Orangerie, Parigi

26/01/11

F...URLA!!!!

E nell'attesa che venerdì prossimo sia reso noto il nome del vincitore di questo 8° premio Furla, leggiamoci le motivazioni dei curatori che hanno proposto i 5 artisti: Alis/Filliol, Francesco Arena, Rossella Biscotti, Matteo Rubbi e Marinella Senatore. (Ho copiato e incollato, senza editing, il testo diffuso dall'ufficio stampa).
Che ne pensi? Pronostici?
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Alis Filiol, Destro diritto, destro rovescio, 2010
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Alis/Filliol - Simone Menegoi
Il lavoro di Alis/Filliol ha due punti di riferimento principali. Il primo è la disciplina che entrambi gli artisti hanno studiato, e che hanno scelto in seguito come mezzo di espressione: la scultura. Molte opere di Alis/Filliol nascono dalla rivisitazione di categorie tradizionali della scultura come la creazione “per togliere” e “per aggiungere”, di tecniche come il calco e la fusione a cera persa, di materiali come il marmo e la creta. Una rivisitazione paradossale, che sovverte la lettera della tradizione per restare fedele al suo senso profondo, implicitamente polemica nei confronti del decrepito accademismo che ancora impronta l’insegnamento della disciplina.
L’altro punto di riferimento di Alis/Filliol è la sua stessa identità in quanto coppia di individui, declinata in senso fisico. Gennarino e Respino costruiscono spesso le loro opere attraverso azioni fisiche che solo due corpi, lavorando all’unisono, possono realizzare, e che restano precluse allo sforzo del singolo. Ironico e spigoloso, culturalmente sofisticato ed energico (fino ad esprimersi anche attraverso la performance), il lavoro di Alis/Filliol interroga il corpo e il volume, l’azione e il suo cristallizzarsi nello spazio, le tecniche e il loro portato teorico.

Rossella Biscotti, The Undercover Man, immagine di backstage, 2008
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Rossella Biscotti - Cecilia Canziani
Nel lavoro di Rossella Biscotti la storia viene rimessa in circolo attraverso il racconto di memorie personali e collettive. In Theory of Film, Siegfried Kracauer indicava nel montaggio e quindi nell’alternanza di documento e finzione la possibilità del cinema di testimoniare la storia e di resistere alla perdita della memoria. Il lavoro di Rossella Biscotti ha le sue radici proprio nel cinema, di cui interpreta la sintassi, il portato ideologico, e la sua capacità di rappresentare oggi uno spazio pubblico, su cui si innesta la parte propriamente processuale del suo lavoro, legata alla ricerca e all’uso di materiali di archivio come fonte e in alcuni casi medium.
Sia nei lavori propriamente filmici, o in quelli più specificamente installativi, l’artista costruisce un racconto che ha la capacità di restituire la realtà del documento e di farci interrogare non solo su come guardiamo il passato, ma su come affrontare il presente.
Marinella Senatore, Jammin’ Drama-Project ,2010
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Marinella Senatore - Alfredo Cramerotti
“Sento di essere parte di quei processi partecipativi che vedono l’artista come un regista che ha uno spartito attraverso il quale i partecipanti negoziano, o contestano, la loro partecipazione.”
Credo che in questa citazione da una recente intervista a Marinella Senatore sia contenuta l’essenza del suo lavoro: la possibilita’ per l’audience (sia spettatrice che partecipante) di sviluppare autonomamente quei frammenti narrativi che l’artista propone. Marinella qui lavora come mediatrice di un processo di partecipazione reale, fondato su una proposta chiara e sviluppata attraverso un’attenta e continua comunicazione fra i partecipanti ai diversi progetti e lei stessa.... Il fulcro del suo lavoro e’ sostanzialmente quello di ‘attivare processi’ con le comunitá con le quali interagisce e in generale con lo spettatore in senso ampio, che comprende anche chi con lei lavora, recita, scrive e produce. E credo sia questo particolare approccio che fa della componente socio-politica dei film, fotografie, disegni e installazioni di Marinella un elemento principale del suo lavoro; quasi un atto politico imprescindibile.
Francesco Arena – 92 centimetri su oggetti (la ringhiera di Pinelli), 2009
Foto Massimo Valicchia. Courtesy Galleria Monitor - Roma
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Francesco Arena - Vincenzo De Bellis
Il lavoro di Francesco Arena spesso trae spunto dalla storia e da eventi che hanno segnato la vita collettiva italiana e internazionale. Attraverso l'utilizzo di tecniche artigianali e materiali tradizionali come pietra, legno, marmo, sabbia l'artista realizza opere scultoree e installazioni con le quali interpreta e traduce suggestioni politiche, religiose e sociali. Formalmente i lavori di Arena affondano le loro radici nella storia della scultura del ‘900 mescolando Ie forme tipiche della Minimal Art e materiali dell’Arte Povera.
Come in molta parte della ricerca di Arena, partendo da opere più datate come 3,24 mq (incentrato sulla ricostruzione della cella di Aldo Moro) per arrivare quelle più recenti come 18.900 (in cui viene incisa su lastre di ardesia la lunghezza del percorso dell’anarchico Pinelli effettuato il giorno della sua uccisione), si assiste alla trasformazione di una misura in un oggetto e di un oggetto nel contenitore di un’informazione storica, che è allo stesso tempo il punto di vista dell’artista sulla storia.
Matteo Rubbi, Muro, 24 Ottobre 2007 (Performance)
Courtesy l'artista e Studio Guenzani, Milano
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Matteo Rubbi - Lorenzo Bruni
Matteo Rubbi realizza delle “azioni scultoree” che hanno lo scopo di alzare il livello di attenzione dello spettatore rispetto al suo “quotidiano” e al suo concetto di arte. La frizione tra i concetti astratti con cui l’uomo organizza da sempre il mondo e le esperienze empiriche che gli permettono di scoprirlo è sempre al centro della sua ricerca, con la quale punta a “misurare” e a “re-immaginare” i luoghi in cui interviene. Il lavoro di Rubbi consiste quindi nel celebrare “l’incontro” tra soggetto e contesto provocando un istante epifanico o straniante con cui far rivalutare allo spettatore/attore le modalità e le regole con cui percepisce la realtà. Questo è ciò che è accaduto anche con l’opera dal titolo Appare il futuro terribilmente vicino, prodotta per la mostra 21x21 alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, 2010, che portava i cittadini a riflettere sul loro ruolo rispetto alla società e sui concetti di futuro e identità collettiva. L’innesco di questa “processualità in farsi” era il quotidiano "La Stampa" del 6 Maggio del 1961 ristampato e distribuito nei luoghi di socializzazione come bar e librerie della città di Torino il giorno 6 Maggio del 2010 e che, creando un effetto “dejavu” o da “macchina del tempo”, visualizzava i problemi del concetto di storia e memoria collettiva senza cadere nella retorica da documentario
giornalistico o della moda estetizzante di utilizzare materiali di archivio.

31/10/10

Hard edges for hard times*

Antonio Grulli - Marina Angelotti - Emanuele Guidi

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Si brancola nell'ignoto spazio profondo parlando del futuro. Poi se ci si mette a parlare del futuro, più o meno prossimo, dell'arte, si rischia di cadere nei tranelli insiti nelle grande questioni 'di sistema': responsabilità, libertà, istituzioni, autonomia, mutamenti, indipendenza e compromessi. Queste e molte altri nodi concettuali sono emersi nella densa e ambiziosa 'round table' Predictions organizzata da Martina Angelotti, Antonio Grulli e Emanuele Guidi a Carrara in occasione del finissage della Biennale Post-Monument.
Erano presenti curatori, critici, artisti e addetti ai lavori, ma soprattutto c'erano le innumerevoli 'predictions' che i tre curatori hanno chiesto a molte persone del mondo dell'arte italiano. Il pomeriggio ci ha visti, appunto, attorno ad un tavolo a discutere sulle nostre visioni dell'arte, sulle nostre speranze o desideri, sulle nostre previsioni anche pessimiste. Sintetizzare 4 ore (suonano lunghissime ma vi assicuro che non ne bastavano altrettante per sviscerare le numerose questione sollevate), è al di sopra delle miei possibilità. Ma vi assicuro che dialogare con persone motivate e partecipi non capita spesso, dunque ho la sensazione che il progetto (questo sì) avrà un solido futuro nel coinvolgere sempre più persone possibili per enucleare quante più predizioni sull'arte.
I mediatori, preparati e solerti nel aizzare anche i presenti più sonnacchiosi, hanno orchestrato al meglio le nostre discussioni: il ruolo dell'artista e le sue funzioni ed obbiettivi nel futuro; l'artista in relazione alla società; il ruolo delle istituzioni.
Ci trascrivo alcune predizioni (alcune allarmanti, altre divertenti, altre molto fiduciose):

- La dimensione dei nostri appartamenti andrà progressivamente diminuendo, mentre quella degli spazi espositivi aumenterà per circondare col vuoto gli oggetti. (Riccardo Benassi)
- Gli artisti svilupperanno cl tempo la capacità di diventare invisibili e telepatici. La XXVIII Biennale di Carrara si terrà sott'acqua. (Davide Bertocchi)
- La critica troverà nuove forze e forme per esprimersi e non sarà più silenziosa o pettegola. (Giulia Brivio)
- Ciò che c'è di buono si trasformerà in un mostro. ( Federica Bueti)
- Le immagini del mondo saranno più reali del mondo. Saremo incapaci di stabilire ciò che è vero. (Chiara Camoni)
- In Italia non ci saranno più istituzioni pubbliche (Cecilia Canziani)
- L'arte dovrà riscoprire il concetto stesso di novità in una società poco utopistica. (Chiara Costa)
- Sono. e saranno sempre di più gli artisti a fare le mostre e non le mostre a fare gli artisti. (Cleo Fariselli)
- Decadrà il ruolo centrale ed autoreferenziale dell'artista nella produzione dell'opera e rinascerà la figura dell'artista artigiano. (Federica Forti)
- Il termine 'artista' come descrizione di una categoria professionale specifica diventerà obsoleto (Aldo Giannotti)
- La manualità sarà bandita. L'opera d'arte in assenza di gravità. Residenza d'artista su Venere. La prima scultura in pietra lunare. (Gum)
- Ci immaginiamo una modalità inedita di interazione tra le immagini e i luoghi di fruizione, siano essi spazi dedicati o porzioni di spazo urbano o rurale. (Invernomuto)
- Gli artisti sfideranno la propria libertà. (Denis Isaia)
- Tutti agricoltori! (Cristina Natalicchio)
- Nel futuro prossimo, un vecchio disegnerà un mostro sul suo quaderno (Diego Perrone)
- Il futuro è emergente e multidisciplinare (Luca Pozzi)
- Ci saranno meno mostre. (Laura Pugno)
- Verrà fondata una Società di Mutuo Soccorso per l'arte (Alessandra Saviotti)
- Le fiere d'arte non avranno più senso nè ragione di essere. (Caterina Riva)
- Credo che le geografie del potere cambieranno in maniera radicale, i luoghi in grado di esercitare processi informali prenderanno sempre più importanza a livello internazionale. Città come Napoli, Istanbul, Caracas e il Cairo. Eugenio Tibaldi)
- La strada verso la libertà non avrà nulla a che fare con essa. (Alice Tomaselli)
- La debolezza dell'arte sarà sempre di più la sua forza, ma proprio per questo l'arte buona farà sempre più fatica a essere vista. Duchamp scambierà il suo posto con Brancusi. (Luca Trevisani)
- Collezionare diventa una missione politico-culturale con finalità educative. (Carlo Zanni)
- 'Sinfonia Eroica dedicata al sovvenir di un grande uomo' - Ludwig van Beethoven (Daniela Zangrando)
- La massima aspirazione per un artista sarà la carriera politica. (Zimmerfrei)

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Gum, Guidi, Grulli e Angelotti
Cecilia Canziani, Cristiana Natalicchio, Davide Ferri e Gum
Denis Isaia, Fabio Cavallucci e Alessandro Nassiri
Eugenio Tibaldi e Cleo Fariselli
Luca Bertolo e Davide Ferri
* Tom Marioni, 2010