31/07/10
30/07/10
29/07/10
28/07/10
27/07/10
26/07/10
Summer by... n° 1 - Luca Trevisani
Da oggi art * text * pics va in vacanza. Durante il mese di agosto pubblicherò le immagini che mi hanno inviato una serie di artisti. Inaugura il Summer by... Luca Trevisani.
Buone vacanze a tutti!
Suf!

Manifesto pensato da Cuoghi & Corsello per il XXX anniversario della strage alla stazione di Bologna. Per non dimenticare la fatidica data '2 agosto 1980'.
21/07/10
Summer Show n° 2
Stuart Arends, For Everette, Museo d'Arte di Lugano
Nino Migliori, Il tuffatore, Il furore della immagini alla Fondazione Bevilacqua La Masa
Valie Export, Les Femmes Fatales Kunsthalle Krems
L’Immortale Gino De Dominicis, mostra al Maxxi - Roma
19/07/10
Fare Tendenza?
*ATP* si stupisce di trovarsi segnalato in un rubrica del Corriere della Sera - AT Casa.L'articolo è pubblicato con il titolo Tendenze/Se ne parla - I blog più belli.
Apperò, che ATP faccia o sia di 'tendenza' ha lasciato, io per prima, perplessi. Nato con l'ironia e la leggerezza dovuta - quando si parla di arte contemporanea sui blog - ATP cerca di mantenere i piedi per terra e le mani avanti: non è uno spazio che fa critica d'arte, teoria o recensioni. Il blog è un segno che commenta, una prospettiva che racconta (in parole spesso povere) alcuni fatti che avvengono nel mondo dell'arte (ahimè ristretto a Milano, ma con qualche puntata in giro per l'Italia). Non esaustivo, più spesso approssimativo, ATP si pone come un simpatico ghigno nel bel faccione tondo e rubicondo del sistema arte. La simpatia che lo anima è quella 'che sta accanto', è quell''inclinazione istintiva che attrae una persona verso l'altra... e non si maschera clownescamente dietro a nessun Sir Lucarossi (che in modo fulmineo, uno dei tanti LR, ha commentato il suddetto articolo scrivendo che ATP 'sembra la descrizione addolcita di Whitehouse', e vorrebbe dei giudizi meno trattenuti).
Ribadisco e rimetto le mani avanti che questo blog non è nato per amareggiare le 'cose' d'arte, semmai addolcirle. Per chi conosce il 'who' che sta dietro al blog - io - sa che la ferocia (di giudizio) e l'aggressività (verbale) non mi hanno portato a niente di bene.
Siamo seri.
Non ho voglia di far parte del gran mucchio delle riviste sorridenti (questa non è una rivista) e tanto meno di diventare l'ennesima voce che si professa fuori dal coro, quando in realtà si rimane solo e sempre eco.
ATP è una scommessa che non perde e non vince (non ci sono condizioni a priori), perchè scommette/connette insieme delle cose. Ho sempre invitato a lasciare commenti, sberleffi e giudizi. I tanti anonimi che commentano, sono liberi di graffiare e scazzottare tutto ciò che scrivo. Ho cancellato forse un paio di post e un po' me ne pento.
Dunque, grazie ai tanti che mi sostengono, mi aiutano, mi consigliano, mi difendono, mi pubblicano nella propria pagina FB o in altre parti. Grazie agli artisti che mi mandano del materiale e delle segnalazioni. Grazie ai tanti 'tipi' e 'generi' che si fanno fotografare alle inaugurazioni (a volte mettendosi anche in posa). Grazie alla giornalista 'attenta' che mi ha segnalato tra i blog che fanno tendenza - Dezeen, la Bibbia del design, The Sartorialist, Like Cool, Big Bang ecc. - con questa 'affetuosa' introduzione: "Se sulla stampa specializzata si lamenta un'assenza preoccupante di una qualsiasi critica, costruttiva o meno, al settore dell'arte contemporanea, la via di fuga non può essere che il web. Il blog Art*Text*Pics in pochi mesi si è conquistato un pubblico di fedelissimi proprio per la spudoratezza con cui commenta inaugurazioni e manifestazioni varie. Senza risparmiare niente ad artisti e opere, ma anche a galleristi e collezionisti. Inizialmente concentrato su Milano, ha ormai raggiunto i confini nazionali. E continua a flirtare con le foto rubacchiate e la tendenza gossippara, perché le valutazioni più feroci sono anche quelle più divertenti"
18/07/10
Letture da spiaggia: "Si crede Picasso" - Francesco Bonami
Ecco il libro giusto da leggere sotto l'ombrellone: Si crede Picasso - Come distinguere un vero artista contemporaneo da uno che non lo è.Già dalle prime righe Bonami - con tono alla Totò, scrittura semplice (e semplicistica), giri di parole scivolosi come la crema post-insolazione - mette in chiaro che questo libro riuscirà a darvi buoni esempi per distinguere un artista vero da uno falso, un artista che fa opere con anima da uno che le fa senza anima. Primo esempio (calzante?): Il David di Michelangelo è vivo, una qualsiasi scultura di Folon no.
Questo libro è la conferma che Bonami ha un forte senso dell'umorismo che utilizza astutamente per dare spesso giudizi approssimativi e all'acqua di rosa su vari artisti (da Picasso a Vezzoli). Non passano l'esame Pomodoro, Bill Viola, Penone, Vezzoli, Neshat e tanti altri.
Passano orali e scritto quelli che sembrano essere i suoi alunni preferiti (o quelli che idealmente stanno nei primi banchi): Stingel, Bruce Nauman, Hopper, Tino Seghal e pochi altri).
Le citazioni che potrei fare sono innumerevoli, dunque mi limito ad aprire il libro a caso, ogni pagina alla fine dona allegria e pepe, battute esilaranti e gag. Insomma mi verrebbe da dire che a Bonami la Littizzetto, Aldo Giovanni e Giacomo e la Gialappa's Band gli fanno un baffo.
Vi chiederete ma perchè lo hai comprato spendendo ben 17 euro? Perchè sono curiosa e il mio vivo senso di bramosità gossippara a volte mi fa commettere qualche sbaglio!
Dunque ... qualche battuta a caso di sano spirito bonamiano:p. 8 Picasso 100%
"Ecco, un vero artista ha questa urgenza di fare arte per dire a se stesso e al mondo qualcosa. Picasso è l'esempio più eccessivo di questa urgenza. Altri artisti che, pur avendo l'urgenza, non riescono a produrre un granchè: come quando a un maschio scappa la pipì ma, a causa della prostata ingrossata, non esce fuori nulla. La pipì, ovvero l'arte, c'è lo stesso, solo che alcuni riescono a farla di getto, come il fenomeno spagnolo, mentre altri la producono a goccioline."
p. 9 a proposito di Fabrizio Plessi, vero artista al 10%, paragonato a "quei capi di abbigliamento sintetici al 90% che per consolazione riportano sull'etichetta che un misero 10% di cotone esiste da qualche parte, magari solo nelle cuciture"
p. 12 al povero Julian Schnabel: "Un altro trucco per sentirsi un gigante della storia dell'arte, è quello di abbigliarsi come tale. Il pittore americano passa le sue giornate e serate in pigiama (...) L'idea che con due pennellate di dimensioni giganti si possa fare un buon quadro è un equivoco che Schnabel non ha mai risolto."
p. 19 svelato il trucchetto del successo di Jim Dine: "Uno dei segnali che rivelano quando un sedicente artista sta svelando il proprio bluff è che inizia a dipingere cuori, cosa che Dine ha regolarmente fatto. Un altro segnale di crisi è quando un artista prende come soggetto Topolino. E anche questi Dine lo ha fatto." Faccia attenzione allora Roberto Cuoghi...
p. 20 "Vezzoli è vero o falso? Francesco Vezzoli è talmente innamorato dell'idea astratta del vero famoso e bravo artista che per interposta persona riesce quasi a esserlo anche lui. (...) attraverso la celebrità altrui, Vezzoli è diventato a sua volta celebre, tanto che ora è difficile capire se è più famosa Sharon Stone o l'artista bresciano."
Insomma il giudizio implacabile del 'toscanaccio' non ha freni:"Il suo capolavoro è il suo indirizzario, ma anche la sua capacità di usarlo e quella di convincere chiunque a partecipare alle sue iniziative, che hanno il solo difetto di voler essere, anche loro, opere d'arte."
"Disdicevole sulle pareti di casa, vezzoli è eccezinale sul divano di qualsiasi salotto."
p. 23 Bonami mette a fuoco le due anime di Joseph Beuys, quella furba e quella vera: " Furbo come una lepre morta che teneva sulle ginocchia in una delle sue famose azioni pubbliche del 1965, Come spiegare i dipinti a una lepre morta, Beuys aveva capito che con l'arrivo delle rivoluzioni culturali e studentesche gli artisti tradizionali avrebbero avuto vita dura. Così ha deciso di inventarsi l'artista politico, radicale, pannelliano."
p.25 non si risparmi per Arnaldo Pomodoro le cui sculture pubbliche nelle rotonde e davanti ai tanti palazzi "Sono gli oramai inguardabili monumenti di un artista che per un attimo è stato colpito tanti anni fa da un'idea come da un meteorite e non si è più ripreso."
"Essendo artista vero e anziano Pomodoro, come Giulio Andreotti, ha il diritto di non ricordare il numero di sculture uguali e diversamente intrusive che ha creato, ma ce lo ricordiamo noi per lui: Troppe."
p. 27 "Bill Viola è un mago, più che degli effetti, dei difetti speciali"
p. 30 "...installazioni, performance, happening, mercato umano, con donne nude, seminude, semivestite, semisedute, semisdraiate, semistatue, semimodelle e via di seguito. Quante volte ancora perchè davvero (Vanessa Beecroft) ne ha fatte tante, troppe, al punto che non ha più nessun tipo umano a disposizione. Le nere dipinte di bianco, le bianche dipinte di nero, le gialle dipinte di rosso, le rosse dipinte di giallo."
p. 37 "Se fosse ancora vivo sono sicuro che prima o poi (Mario Merz) avrebbe creato anche l'orologio a igloo."
p. 39 Banksy "Vuole essere contro il sistema, ma la sua arte piace particolarmente a gente sistemata bene tipo Kate Moss. Non solo: i suoi lavori vengono vengono venduti all'asta a prezzi superiori al quoziente di intelligenza umana di chi li acquista. Come se le Brigate Rosse avessero messo all'asta la Polaroid originale di Aldo Moro con 'la Repubblica' in mano per finanziare l'acquisto di qualche kalashnikov."
p. 40 "Cristo trasformava l'acqua in vino, Hirst trasforma la cacca in oro."
p. 42 La fortuna di Cattelan? Copiare senza farsi beccare dal professore.
p. 49 Una battuta veramente fenomenale "Diciamolo! Burri ci piace un sacco!"
p. 53 "Non ci capisco proprio un tubo al neon, si potrebbe dire, entrando a vedere una mostra di Dan Flavin". "E' stato sicuramente un artista 'illuminato' che, anziché dipingere la luce, come facevano gli impressionisti o l'inglese William Turner, l'ha semplicemente accesa"
p. 57 "Immaginate un John Wayne dell'arte contemporanea, uomo vero, puro e solitario. Ecco, questo è Bruce Nauman, tanto artista quanto john Wayne è un cowboy."
"Ogni opera è sempre una morte e una rinascita. In un'unica parola: 'Fenaumenale!' "
p. 61 Gilbert & George? "... assomigliano tanto, se ve li ricordate, a Cochi e Renato"
p. 71 Fischli & Weiss? "Sono gli impressionisti del tinello, i cubisti del divani, gli espressionisti da pizzeria. Se fossero vissuti nel rinascimento, anziché il ritratto della Gioconda avrebbero dipinto una polpetta, e oggi l'ammireremmo come la Monna Lisa solo che si chiamerebbe l'Hamburgher Cheesa."
p. 72 "Lo potremmo chiamare il Geppetto dell'Arte Povera o il San Giuseppe dell'arte italiana, visto che per anni la passione di Giuseppe Penone sono stati gli alberi e il legno.
Esilarante il titolo del paragrafo L'albero a cui tendevi la callosetta mano!
p. 81 "Donna baffuta sempre piaciuta": Frida Kahlo!
p. 93 Nel capito Fatto con i piedi a proposito di Rudolf Stingel: "Se i quadri astratti sono come degli strudel, quelli figurativi sono come un brasato. (...) I quadri figurativi sembrano fatti da tante piccole impronte di gallina che camminando sulla tela ha creato il ritratto o il paesaggio. (...) Stingel è un vero artista perchè è come un cuoco che ha inventato lo strudel e quello che ha inventato il brasato, due piatti che si tramandano da generazioni in generazione affidandosi un pò alla memoria di chi li fa e li insegna agli altri."
Siamo agli sgoccioli.. il sole sta per tramontare (d'altronde questo libro si legge in una giornata in spiaggia), mandano pochi capitoli.
p. 111 Non capisco una Sehgal
Ho iniziato con la crema solare, ma ci pensa Bonami a finire il suo libro con "Questo libro è come una crema contro l'acne, che uno usa per evitare i foruncoli, anche se è nato con il naso brutto o le orecchie grandi. L'importante, per un artista, non è essere bello, ma essere vero e interessante. Il resto viene da sè. Insomma, spero che una volta letto il libro che tenete in mano possiate evitare l'arte-foruncolo, o quantomeno capire che da essa si puo' guarire: in fin dei conti il foruncolo non è una condanna a morte."
ps. Io, sfortunatamente, il libro non l'ho letto sotto l'ombrellone. Ma leggendolo mi sembrava di sentire la risacca delle onde, le grida dei bambini, le canzonette da spiaggia e l'urlo Coccoo, cocco bello!! Ai tanti (o pochi) che non leggeranno il libro, consiglio la settimana enigmistica.


15/07/10
Others: Biennali di Atene, Istanbul e Marrakech






















Alcune immagini dal progetto Others: sguardi mediterranei sull'arte contemporanea.
Temi serissimi e socialmente impegnati. Grande coinvolgimento di curatori dalle tre Biennali: il team curatoriale XYZ (Xenia Kalpaktsoglou, Poka-Yio e Augustine Zenakos, curatrici che hanno fondato la Biennale di Atene nel 2005); WHW, il collettivo che ha curato la sezione di Istanbul What, How e Whom formato si nel 1999 con sede a Zagabria; per Marrakech, inceve, un solo curatoreAbdel Karroum.
Il progetto è diviso tra le due città di Catania e Palermo. La mia trasferta siciliana, dunque, mi ha dato la possibilità di attraversa l'isola per raggiungere una città dall'altra.
Le mostre delle Biennali di Atene e Istanbul erano allestite a Palazzo Valle - Fondazione Puglisi Cosentino. Ho iniziato con 'Away and Boil Your Head', la sezione dedicata alla Biennale di Atene. L'intento dei curatori non è stato quello di portare una fetta di Biennale in Sicilia, bensì di creare uno spazio di sospensione, un 'essere in mezzo'. Le opere, da comunicato stampa, erano incentrate sul tema del vissuto personale in tempo di fallimento sociale. A parte l'infilata di video di questa prima parte, ho apprezzato il lavoro di Christoph Schlingensief 'Stahlweg I-XII' (una serie di armadietti sgarruppati con un foro da dove si potevano vedere delle immagini video: proteste, serpenti striscianti, manifestazioni di piazza ecc); Mark Manders (una selezione di 80 slides in bianco e nero); Em Kei con la scultura in bronzo 'Monument for the Unknow Hooligan'. Ho rivisto con piacere il video di Domenico Mangano 'La storia di Mimmo', disarmante racconto di disperazione, pazzia e umiltà.
Per la sezione della Biennale di Istanbul 'What Happens to the Hole When the Cheese is Gone?’ (titolo che prende ispirazione dall'Opera da tre soldi di Bertoldt Brecht), il taglio curatoriale verteva su temi quali linguaggi del potere e ipocrisia morale, visibilità e distanza, ideologia della normalità e organizzazione quotidiana ecc. Ho apprezzato la doppia proiezione di di Igor Grubić, ‘East Side Story’, che mostra in parallelo un corteo di ragazzi che sfila per la città tra lacrimogeni e poliziotti e dei performers che, sempre in strada, ne mimano le cadute e le corse e il gruppo; la video animazione di CANAN, 'Exemplary'; la fetta di pane con il buco in centro di Hans-Peter Feldman 'Bred'; la coinvolgete (e molto divertente) stanza degli Etcetera... 'The Errorist Kabaret' e il loro manifesto: Siamo tutti Erroristi, L'Errorismo basa la sua azione nell'Errore, L'Errorismo è una posizione filosofica sbagliata, Lo sbaglio come perfezione, l'errore come presupposto, Dobbiamo restituire al Sistema un pò della sua medicina: Errore e ancora Errore!!!
OK, a prescindere dai singoli lavori, girovagando tra le varie stanze del palazzo storico, mancava decisamente qualcosa. Era evidente l'intento sociale/politico di quasi ogni lavoro, ma mancava un testo che contestualizzava e spiegava le singole opere. La mancanza di una seppur banale breve testo , lasciava le opere un pò sospese, gratuite. Non c'era un catalogo.
Un aneddoto: una delle curatrici (penso del gruppo XYZ), mentre stavamo percorrendo un breve tratto a piedi, sotto il meraviglioso sole siciliano, per raggiungere la Fondazione Brodbeck, si è lamentata per il fatto di camminare in un posto del xxxx con un gran caldo! Le ho risposto divertita... ma come? Ma non siete voi che volete calarvi nelle realtà, vedere come le persone vivono, stabilire relazioni osservando la società ecc? (La Fondazione è situata in un quartiere molto popolare). Mi ha fatto pensare ,questa minima reazione. Come dire: sulla carta siamo tutti molto bravi a raccontare e spiegare e coinvolgere ecc. L'impegno dell'arte per una società migliore! OK, siamo tutti d'accordo, poi nella realtà, è un altro paio di maniche!
A parte questa sciocchezza...
Così anche per la sezione della Biennale di Marrakech, ‘A proposal for articulating works and place’ ospitata a Palazzo Riso a Palermo, tra lavori più o meno interessanti, girovagavo nelle stanze cercando di capire perchè un artista ha dipinto decine di insetti, perchè c'era uno specchio a forma di freccia, delle foto in un parco ecc. Altre opere, invece, come nei video, nel grande planisfero disegnato per terra con la cenere di Batoul S'Himi 'Monde sous pression', o nell'installazione nel cortile di Seamus Farrel, 'Gwang Ju-Marrakech' (una cerchio formato dalle portiere di alcune macchine con delle incisioni sui vetri), era più evidenti i temi quali: il viaggio, la distanza, la precarietà, l'esigenza di connessioni e relazioni con tutti gli Others.
In poche parole: bravo il curatore del progetto Renato Quaglia (friulano che vive a Palermo), che nelle intenzioni, vuole veramente far si che questa iniziativa faccia diventare la Sicilia un punto di riferimento per l'arte contemporanea nel Bacino Mediterraneo. Persona seria, preparata e votata per una causa non facile viste le spesso sgangherate realtà siciliane. Però mi sembra che sia in buona compagnia. Già ho speso poche parole per la Fondazione Brodbeck, altra realtà positiva e potenzialmente molto interessante, o altri spazi già citati.
Temi serissimi e socialmente impegnati. Grande coinvolgimento di curatori dalle tre Biennali: il team curatoriale XYZ (Xenia Kalpaktsoglou, Poka-Yio e Augustine Zenakos, curatrici che hanno fondato la Biennale di Atene nel 2005); WHW, il collettivo che ha curato la sezione di Istanbul What, How e Whom formato si nel 1999 con sede a Zagabria; per Marrakech, inceve, un solo curatoreAbdel Karroum.
Il progetto è diviso tra le due città di Catania e Palermo. La mia trasferta siciliana, dunque, mi ha dato la possibilità di attraversa l'isola per raggiungere una città dall'altra.
Le mostre delle Biennali di Atene e Istanbul erano allestite a Palazzo Valle - Fondazione Puglisi Cosentino. Ho iniziato con 'Away and Boil Your Head', la sezione dedicata alla Biennale di Atene. L'intento dei curatori non è stato quello di portare una fetta di Biennale in Sicilia, bensì di creare uno spazio di sospensione, un 'essere in mezzo'. Le opere, da comunicato stampa, erano incentrate sul tema del vissuto personale in tempo di fallimento sociale. A parte l'infilata di video di questa prima parte, ho apprezzato il lavoro di Christoph Schlingensief 'Stahlweg I-XII' (una serie di armadietti sgarruppati con un foro da dove si potevano vedere delle immagini video: proteste, serpenti striscianti, manifestazioni di piazza ecc); Mark Manders (una selezione di 80 slides in bianco e nero); Em Kei con la scultura in bronzo 'Monument for the Unknow Hooligan'. Ho rivisto con piacere il video di Domenico Mangano 'La storia di Mimmo', disarmante racconto di disperazione, pazzia e umiltà.
Per la sezione della Biennale di Istanbul 'What Happens to the Hole When the Cheese is Gone?’ (titolo che prende ispirazione dall'Opera da tre soldi di Bertoldt Brecht), il taglio curatoriale verteva su temi quali linguaggi del potere e ipocrisia morale, visibilità e distanza, ideologia della normalità e organizzazione quotidiana ecc. Ho apprezzato la doppia proiezione di di Igor Grubić, ‘East Side Story’, che mostra in parallelo un corteo di ragazzi che sfila per la città tra lacrimogeni e poliziotti e dei performers che, sempre in strada, ne mimano le cadute e le corse e il gruppo; la video animazione di CANAN, 'Exemplary'; la fetta di pane con il buco in centro di Hans-Peter Feldman 'Bred'; la coinvolgete (e molto divertente) stanza degli Etcetera... 'The Errorist Kabaret' e il loro manifesto: Siamo tutti Erroristi, L'Errorismo basa la sua azione nell'Errore, L'Errorismo è una posizione filosofica sbagliata, Lo sbaglio come perfezione, l'errore come presupposto, Dobbiamo restituire al Sistema un pò della sua medicina: Errore e ancora Errore!!!
OK, a prescindere dai singoli lavori, girovagando tra le varie stanze del palazzo storico, mancava decisamente qualcosa. Era evidente l'intento sociale/politico di quasi ogni lavoro, ma mancava un testo che contestualizzava e spiegava le singole opere. La mancanza di una seppur banale breve testo , lasciava le opere un pò sospese, gratuite. Non c'era un catalogo.
Un aneddoto: una delle curatrici (penso del gruppo XYZ), mentre stavamo percorrendo un breve tratto a piedi, sotto il meraviglioso sole siciliano, per raggiungere la Fondazione Brodbeck, si è lamentata per il fatto di camminare in un posto del xxxx con un gran caldo! Le ho risposto divertita... ma come? Ma non siete voi che volete calarvi nelle realtà, vedere come le persone vivono, stabilire relazioni osservando la società ecc? (La Fondazione è situata in un quartiere molto popolare). Mi ha fatto pensare ,questa minima reazione. Come dire: sulla carta siamo tutti molto bravi a raccontare e spiegare e coinvolgere ecc. L'impegno dell'arte per una società migliore! OK, siamo tutti d'accordo, poi nella realtà, è un altro paio di maniche!
A parte questa sciocchezza...
Così anche per la sezione della Biennale di Marrakech, ‘A proposal for articulating works and place’ ospitata a Palazzo Riso a Palermo, tra lavori più o meno interessanti, girovagavo nelle stanze cercando di capire perchè un artista ha dipinto decine di insetti, perchè c'era uno specchio a forma di freccia, delle foto in un parco ecc. Altre opere, invece, come nei video, nel grande planisfero disegnato per terra con la cenere di Batoul S'Himi 'Monde sous pression', o nell'installazione nel cortile di Seamus Farrel, 'Gwang Ju-Marrakech' (una cerchio formato dalle portiere di alcune macchine con delle incisioni sui vetri), era più evidenti i temi quali: il viaggio, la distanza, la precarietà, l'esigenza di connessioni e relazioni con tutti gli Others.
In poche parole: bravo il curatore del progetto Renato Quaglia (friulano che vive a Palermo), che nelle intenzioni, vuole veramente far si che questa iniziativa faccia diventare la Sicilia un punto di riferimento per l'arte contemporanea nel Bacino Mediterraneo. Persona seria, preparata e votata per una causa non facile viste le spesso sgangherate realtà siciliane. Però mi sembra che sia in buona compagnia. Già ho speso poche parole per la Fondazione Brodbeck, altra realtà positiva e potenzialmente molto interessante, o altri spazi già citati.
13/07/10
Catania: Fondazione Brodbeck e Bocs
Vicino alla Fondazione ho scoperto Bocs (Box of Contemporary Space), spazio no profit gestito con tutte le sue forze da Giuseppe Lana, che ospita la mostra La Bandiera Nazionale - Fotografia di Zoltan Fazekas a cura di canacapovolto.
Tra gli ospiti c'era anche Francesco Lucifora che gestisce il C.o.c.a. (Archivio Arti Contemporanee) a Modica, il direttore della Biennale di Istanbul Bige Örer e Giovanni Iovane, l'attuale curatore di S.A.C.S., Sportello per l'Arte Contemporanea in Sicilia è pensato come una struttura agile ma articolata per la promozione dell'arte (ospitato a Palazzo Riso - Museo d'arte Contemporanea della Sicilia, Palermo).
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