Visualizzazione post con etichetta Simone Menegoi. Mostra tutti i post
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08/03/12

Locale/Globale > ZegnArt

 Bhau Daji Lad Museum, Kamalnayam Bajaj Mumbai Gallery
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Parte dall'India per toccare nel 2013 la Turchia e poi il Brasile nel 2014.
Scende in campo nel sistema dell'arte locale-globale ZegnArt con una serie ampia di iniziative.
PUBLIC "è un progetto di lungo periodo che opera come un format annuale di commissioni e residenze basato sul principio del dialogo e dello scambio reciproco con paesi emergenti e con le loro istituzioni. Attraverso l’ideale combinazione tra la commissione di un’opera pubblica e una borsa di ricerca residenziale, Public si propone di promuovere una nuova modalità di confronto e contaminazione culturale attraverso l’arte contemporanea. "
Due i curatori che cureranno le relazioni con il curatore dell'istituzione culturale locale prescelta:  Cecilia Canziani e Simone Menegoi.
Si parte, scrivevo, da Mumbai, una delle città più densamente popolate dell'India. L'istituzione partner del progetto a è Dr Bhau Daji Lad Museum (www.bdlmuseum.org). Nel corso dei prossimi mesi, insieme a Tasneem Mehta - direttrice del musei indiano - ZegnArt PUBLIC entrerà in contatto con la scena artistica indiana e offrirà la sua prima commissione pubblica.
In Italia il primo exploit  di ZegnArt, sarà a Roma, con  Special Projects. Realizzato in collaborazione il MAXXI, con il supporto del Centre for Sustainable Fashion, London College of Fashion, “Fabulae Romanae” è una speciale commissione del gruppo Ermenegildo Zegna a Lucy e Jorge Orta, a cura di Maria Luisa Frisa. L'installazione entrerà a far parte della collezione del MAXXI (dono di ermenegildo Zegna). Gli artisti presentano un'opera che ha come punto di partenza un tema da loro molto battuto: 'la tenda', la capanna, la dome come forma nomade di riparo, capace di adattarsi a tutti i luoghi,  ma anche come forma simbolica e sacra. 
Lucy e Jorge Orta
Denso densissimo il progetto si sviluppa anche con Art in Global Store: "una speciale linea di intervento che consiste in commissioni di opere d’arte ad hoc, affidate ad artisti dal curriculum internazionale, per la realizzazione di lavori ispirati allo spirito e alla filosofia del gruppo Zegna.  Tutte le opere sono concepite per essere ospitate all’interno dei Global Stores Ermenegildo Zegna.

"L’arte pubblica non è fatta per piacere, ma è certamente fatta per portare alla luce una comunità critica e consapevole. Ci spinge a ripensare la nostra relazione, individuale e collettiva, con lo spazio fisico e sociale; e tanto più riesce a rappresentare le tensioni che attraversano questo spazio, tanto più ci aiuta a capire la realtà nella quale siamo calati. Proprio per questo l’arte pubblica ha un potenziale etico, oltre che estetico." Estratto dal testo sulla presentazione del progetto; Cecilia Canziani e Simone Menegoi


Per tutti i progetti dettaliati, le iniziative, gi appuntamenti, andate sul sito www.zegnart.com
Il sito web e l’immagine coordinata di ZegnArt sono stati sviluppati da Mousse Contemporary Art Agency.

07/02/12

LE SILENCE Une fiction / Nouveau Musée National de Monaco - Villa Paloma

Linda Fregni Nagler, Things that Death Cannot Destroy (part 5, The Silence), 2012
Yves Marchand & Romain Meffre - Ballroom, Lee Plaza Hotel, Detroit, 2006 Collection NMMN, ©The Artist
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Arrivo a Monte Carlo in una notte buia e tempestosa. Ricordo la città con un magnifico sole, invece, quasi spostata in un'altra era meteorologica, mi attende un forte acquazzone. Questo imprevedibile brutto tempo, per molti versi, mi predispone ad una mostra presentata come ‘apocalittica’. Giorni prima ho avuto la possibilità di leggere l’approfondito testo di Simone Menegoi, curatore di LE SILENCE Une fiction, la mostra ospitata al Nouveau Musée National de Monaco - Villa Paloma. Il progetto è stato co-curato da Cristiano Raimondi e il percorso espositivo è accompagnato da un testo di Chris Sharp.

Strutturata come un racconto di fantascienza, questa mostra trova la sua genesi nella visione del film di Herzog, 'Ignoto spazio profondo': “Appena lasciato il cinema” spiega Menegoi, “dissi all’amica che mi accompagnava che mi sarebbe immensamente piaciuto fare una mostra ‘come’ il film. Una mostra strutturata come un racconto, un racconto di fantascienza a sfondo apocalittico; una mostra in cui una cornice narrativa, creata con pochi elementi, permettesse una lettura imprevista delle opere, fittizia e poetica; una mostra, infine, piena di slittamenti temporali e anacronismi, in cui il presente potesse sprofondare nel passato remoto, o al contrario proiettarsi nel futuro.”
La storia che ci raccontano le opere, suddivise in capitoli, è quella del nostro pianeta in un futuro sconosciuto, quando la terra è diventata inabitabile e dunque deserta e silenziosa.
Tutto parte da un video molto suggestivo commissionato dal museo all’artista francese Adrien Missika, ‘Darvaza’: un film su un cratere nel deserto del Karakum in Turkmenistan.

Maurice Blaussyld, Granit, 1998 e Hiroshi Sugimoto
Eiffel Tower, 1998
Erin Shirreff - Ansel Adams RCA Building, circa 1940, 2008
Courtesy : The Artist and Lisa Cooley, New York ©The Artist


Peter Buggenhout,  The Blind Leading the Blind #36, 2010 - Mixed media (polyuréthane, epoxy, foam, polyester, polystyrene, dust) Courtesy Galerie Laurent Godin, Paris © L'Artiste  

Dai fumi ‘romantici’ di questo video, alle suggestioni della pittura della prima metà dell’800, il passo è breve. Constable, Friedrich, Turner sembrano andare idealmente a braccetto con registi quali l’Herzog di Fata Morgana, il Kubrick di 2001 Odissea nello Spazio e il Tarkovskij di Stalker.
Senza contare balzi nel presente con scintille di film catastrofici, su tutti WALL•E, dove era tristissimo vedere un robottino fin troppo umanizzato giocare con uno scassato cubo magico di Rubik o con altri oggetti a noi contemporanei ma che nelle sue mani sembravano cose desuete.

Simone sembra aver attinto per questa mostra, dunque, in un grande serbatoio visivo dove arte contemporanea, ricordi letterari e cinematografici, immaginazione visionaria, pittura romantica, appunto, lo hanno guidato verso tre tappe espositive coerenti e ben studiate: “La prima parte è dedicata alle vestigia lasciate dietro di sé da un’umanità scomparsa, viste come attraverso la lente di un immaginario archeologo; la seconda si concentra sulla flora e la fauna terrestri, presentate come se fossero esotiche ed estinte; l’ultima racconta il tentativo di colonizzare un altro mondo, il suo fallimento, e infine il ritorno a un pianeta lussureggiante che potrebbe essere la Terra stessa dopo la fine dell’uomo.”
Maurice Blaussyld, Opsis ou voix de femme, 1994 Courtesy : l’Ariste
Pierre Savatier, 237 Ile de France, 1994 
Courtes : FRAC Poitou-Charentes ©The Artist  
I reperti di Vladimir Arkhipov
Michael E. Smith, Larry Bird, 2010 - Courtesy : Michael E. 
Smith and KOW BERLIN © The Artist
Michel Blazy Sculpture, 2001/2012 Courtesy :  art: concept, Paris    

Ogni opera meriterebbe lunghe descrizioni e approfondimenti proprio per la cura quasi maniacale con cui il curatore ha tessuto, studiato, scavato in oltre 4 decenni di arte e fotografia contemporanea. Tanto è stato bravo nell’individuare le opere azzeccate che, se dovessi muovere una critica – come non potrei? – sarebbe dettata proprio per questo palpabile eccesso di perfezione e puntualità contenutistica. Se dovessi... ma non necessariamente devo, perché questa mostra è veramente ben costruita, organizzata e, non ultimo, ha un piacevole ritmo.

Dall’infernale e coinvolgente video di Missika, alla grande scultura-carcassa di Peter Buggenhout, alla metropoli gotica e dark di Sugimoto o alla Detroit in decadenza di Yves Marchand & Romain Meffre ... per giungere alle immagini di Erin Shirreff che, contemporanea impressionista, riprende una foto di Ansel Adams del 1940 e ne fa rivivere digitalmente l’atmosfera, potenziando i chiaroscuri o aumentandone le luci e ombre.
Emozionante la raccolta di Vladimir Arkhipov che, con spirito da antropologo, ha catalogato una lunga serie di oggetti costruiti con materiale di recupero: un badile costruito con una stampella, dei giocattoli costruiti con vecchie scatole, gabbie per uccelli fatte con cassetti ecc.

La mostra è stata ‘costruita’ a paragrafi. Il primo si apre con “Things That Death Cannot Destroy”, titolo della performance di Linda Fregni Nagler e di alcune sue installazioni sparse per tutti il percorso dell’esposizione. Avvicinando gli occhi a dei contenitori piramidali in legno, una  serie di coppia di diapositive: degli uccelli, alcune uova, delle architetture di inizio secolo, delle stelle, dei pianeti...
La performance di Linda Fregni Nagler, ‘Things that Death Cannot Destroy’, consiste in una doppia proiezione di diapositive in vetro utilizzando delle lanterne magiche. Probabile che qualcuno abbia già visto questo tipo di performance in occasione della personale dell’artista alla galleria Monica De Cardenas (maggio 2011). Stesse azioni e mezzi, le lanterne magiche, solo che per la mostra 'Le Silence Un fiction', la selezione delle diapositive è guidata dal tema dell’esposizione. Le fotografie, scattate tra 1870 e 1920, sono state raccolte da Linda nel corso degli anni; mi racconta che ne ha circa un migliaio. La performance, avvenuta durante i giorni dell’inaugurazione, consisteva nel mostrare una doppia proiezione di immagini mentre una voce femminile legge le didascalie originali scritte nelle lastre di vetro. Proveniente da tutto il mondo, le immagini mostrate in coppia sono legate tra loro  da strane associazioni visive, rimandi sia formali che contenutistici. Facce, costumi, natura, meccanismi, arte, oggetti: familiarità, surrealtà, associazioni libere o guidate da rimandi visivi hanno costruito un ipnotico viaggio antropologico. Ricordo paesaggi siderali, ritratti costruiti, opere d’arte fotografate ‘artisticamente’, ma anche un pipistrello, una giraffa impagliata, degli scalatori, una macchina fotografica, dei pianeti, la luna, un occhio...
Linda Fregni Nagler, Things That Death Cannot Destroy

Tra i tanti paragrafi, uno dedicato alla documentazione, uno alla glaciazione, ai reperti, alle testimonianze, alle ricostruzioni ecc. Elegante e curiosa la seconda parte della mostra, quella dedicata al mondo della natura. Qui le opere di Jochen Lempert, Karl Blossfeldt, l’“erbario” di impronte luminose di Lourdes Castro e 'Opsis ou Voix de Femme' di Maurice Blaussyld: una tavola di pioppo esposta in una teca come un pezzo di oreficeria. Accanto i cactus fotografati da Brassaï gli incredibili Paesaggi di Michel Blazy: strane rappresentazioni di piante che sembrano fossili, create dall’azione di piccoli roditori su tavole spalmate di sostanze alimentari come crema di cioccolata, pistacchio e vaniglia. Bello l’angolo che ospita le foto in bianco e nero di Jochen Lempert, ‘Oiseaux‐Vögel’, e il dittico di Bartolomeo Bimbi, Uccelli, ca 1710‐1720.

L’“erbario” di impronte luminose di Lourdes Castro

Michel Blazy, Branche, 2009 - Chocolate and vanilla creamy dessert, eggs, sweet condensed milk on wood nibbled by mice - Courtesy : art: concept, Paris © ADAGP, 2012


 Il dittico di Bartolomeo Bimbi, Uccelli, ca 1710‐1720 e Jochen Lempert, ‘Oiseaux‐Vögel’
     
Rudolf Polanszky Hypertransform Sculpture, 2006
Courtesy : l’Artiste et Ancient & Modern, London
Nell’ultima parte della mostra mi fermo a lungo sulle foreste di Daniel Gustav Cramer – meravigliose -  il triplo sole di Geert Goiris  e le bellissime immagini del video di Carlos Casas.
Mai tenebre, inferi, fenomeni naturali e meraviglie sono state così ben dosate.
Geert Goiris, Three Suns, 2009 Courtesy : art: concept, Paris
Daniel Gustav Cramer

Adrien Missika, Darvaza, 2011 Still from HD color video with sound transferred on Blu-Ray
Collection NMNM, Gift of the Assocation des Amis du NMNM
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Simone Menegoi, Francesco Rovaldi e Linda Fregni Nagler, Simone Menegoi con Lourdes Castro
Cristiano Raimondi, Location della cena post opening

18/07/11

Summer by... n° 4 Simone Menegoi // Carlo Scarpa

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"...la tomba Brion di Carlo Scarpa, a San Vito di Altivole, vicino ad Asolo. Non un quadro o una scultura, ma un'architettura che è più bella di tanti quadri e sculture, fatta da un uomo che amava gli uni e le altre, e li capiva come pochi. E lo so che ci sono cose più importanti, in fatto di architettura contemporanea, eccome. Ma lì c'è un complesso di cose, come direbbe Paolo Conte... il luogo geografico (che è la mia terra, e anche la tua, Elena), il contesto - senza per questo presumere che sia straordinariamente bello, anzi; ma di quel contesto sono impastato -, la sensibilità specialissima dell'uomo e dell'artista, la modestia e la sottigliezza... e poi le parole con cui Scarpa parlava di quel luogo, e quelle alate che Corrado Levi ha scritto su di lui... Insomma, ripeto, ci sono cose più grandi, e forse lo stesso Scarpa ha raggiunto vette più elevate (concettualmente, Castelvecchio a Verona è forse il suo capolavoro assoluto). Ma io scelgo quell'architettura." Simone Menegoi

Tomba Brion di Carlo Scarpa
San Vito di Altivole, Asolo (Treviso)

26/01/11

F...URLA!!!!

E nell'attesa che venerdì prossimo sia reso noto il nome del vincitore di questo 8° premio Furla, leggiamoci le motivazioni dei curatori che hanno proposto i 5 artisti: Alis/Filliol, Francesco Arena, Rossella Biscotti, Matteo Rubbi e Marinella Senatore. (Ho copiato e incollato, senza editing, il testo diffuso dall'ufficio stampa).
Che ne pensi? Pronostici?
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Alis Filiol, Destro diritto, destro rovescio, 2010
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Alis/Filliol - Simone Menegoi
Il lavoro di Alis/Filliol ha due punti di riferimento principali. Il primo è la disciplina che entrambi gli artisti hanno studiato, e che hanno scelto in seguito come mezzo di espressione: la scultura. Molte opere di Alis/Filliol nascono dalla rivisitazione di categorie tradizionali della scultura come la creazione “per togliere” e “per aggiungere”, di tecniche come il calco e la fusione a cera persa, di materiali come il marmo e la creta. Una rivisitazione paradossale, che sovverte la lettera della tradizione per restare fedele al suo senso profondo, implicitamente polemica nei confronti del decrepito accademismo che ancora impronta l’insegnamento della disciplina.
L’altro punto di riferimento di Alis/Filliol è la sua stessa identità in quanto coppia di individui, declinata in senso fisico. Gennarino e Respino costruiscono spesso le loro opere attraverso azioni fisiche che solo due corpi, lavorando all’unisono, possono realizzare, e che restano precluse allo sforzo del singolo. Ironico e spigoloso, culturalmente sofisticato ed energico (fino ad esprimersi anche attraverso la performance), il lavoro di Alis/Filliol interroga il corpo e il volume, l’azione e il suo cristallizzarsi nello spazio, le tecniche e il loro portato teorico.

Rossella Biscotti, The Undercover Man, immagine di backstage, 2008
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Rossella Biscotti - Cecilia Canziani
Nel lavoro di Rossella Biscotti la storia viene rimessa in circolo attraverso il racconto di memorie personali e collettive. In Theory of Film, Siegfried Kracauer indicava nel montaggio e quindi nell’alternanza di documento e finzione la possibilità del cinema di testimoniare la storia e di resistere alla perdita della memoria. Il lavoro di Rossella Biscotti ha le sue radici proprio nel cinema, di cui interpreta la sintassi, il portato ideologico, e la sua capacità di rappresentare oggi uno spazio pubblico, su cui si innesta la parte propriamente processuale del suo lavoro, legata alla ricerca e all’uso di materiali di archivio come fonte e in alcuni casi medium.
Sia nei lavori propriamente filmici, o in quelli più specificamente installativi, l’artista costruisce un racconto che ha la capacità di restituire la realtà del documento e di farci interrogare non solo su come guardiamo il passato, ma su come affrontare il presente.
Marinella Senatore, Jammin’ Drama-Project ,2010
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Marinella Senatore - Alfredo Cramerotti
“Sento di essere parte di quei processi partecipativi che vedono l’artista come un regista che ha uno spartito attraverso il quale i partecipanti negoziano, o contestano, la loro partecipazione.”
Credo che in questa citazione da una recente intervista a Marinella Senatore sia contenuta l’essenza del suo lavoro: la possibilita’ per l’audience (sia spettatrice che partecipante) di sviluppare autonomamente quei frammenti narrativi che l’artista propone. Marinella qui lavora come mediatrice di un processo di partecipazione reale, fondato su una proposta chiara e sviluppata attraverso un’attenta e continua comunicazione fra i partecipanti ai diversi progetti e lei stessa.... Il fulcro del suo lavoro e’ sostanzialmente quello di ‘attivare processi’ con le comunitá con le quali interagisce e in generale con lo spettatore in senso ampio, che comprende anche chi con lei lavora, recita, scrive e produce. E credo sia questo particolare approccio che fa della componente socio-politica dei film, fotografie, disegni e installazioni di Marinella un elemento principale del suo lavoro; quasi un atto politico imprescindibile.
Francesco Arena – 92 centimetri su oggetti (la ringhiera di Pinelli), 2009
Foto Massimo Valicchia. Courtesy Galleria Monitor - Roma
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Francesco Arena - Vincenzo De Bellis
Il lavoro di Francesco Arena spesso trae spunto dalla storia e da eventi che hanno segnato la vita collettiva italiana e internazionale. Attraverso l'utilizzo di tecniche artigianali e materiali tradizionali come pietra, legno, marmo, sabbia l'artista realizza opere scultoree e installazioni con le quali interpreta e traduce suggestioni politiche, religiose e sociali. Formalmente i lavori di Arena affondano le loro radici nella storia della scultura del ‘900 mescolando Ie forme tipiche della Minimal Art e materiali dell’Arte Povera.
Come in molta parte della ricerca di Arena, partendo da opere più datate come 3,24 mq (incentrato sulla ricostruzione della cella di Aldo Moro) per arrivare quelle più recenti come 18.900 (in cui viene incisa su lastre di ardesia la lunghezza del percorso dell’anarchico Pinelli effettuato il giorno della sua uccisione), si assiste alla trasformazione di una misura in un oggetto e di un oggetto nel contenitore di un’informazione storica, che è allo stesso tempo il punto di vista dell’artista sulla storia.
Matteo Rubbi, Muro, 24 Ottobre 2007 (Performance)
Courtesy l'artista e Studio Guenzani, Milano
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Matteo Rubbi - Lorenzo Bruni
Matteo Rubbi realizza delle “azioni scultoree” che hanno lo scopo di alzare il livello di attenzione dello spettatore rispetto al suo “quotidiano” e al suo concetto di arte. La frizione tra i concetti astratti con cui l’uomo organizza da sempre il mondo e le esperienze empiriche che gli permettono di scoprirlo è sempre al centro della sua ricerca, con la quale punta a “misurare” e a “re-immaginare” i luoghi in cui interviene. Il lavoro di Rubbi consiste quindi nel celebrare “l’incontro” tra soggetto e contesto provocando un istante epifanico o straniante con cui far rivalutare allo spettatore/attore le modalità e le regole con cui percepisce la realtà. Questo è ciò che è accaduto anche con l’opera dal titolo Appare il futuro terribilmente vicino, prodotta per la mostra 21x21 alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, 2010, che portava i cittadini a riflettere sul loro ruolo rispetto alla società e sui concetti di futuro e identità collettiva. L’innesco di questa “processualità in farsi” era il quotidiano "La Stampa" del 6 Maggio del 1961 ristampato e distribuito nei luoghi di socializzazione come bar e librerie della città di Torino il giorno 6 Maggio del 2010 e che, creando un effetto “dejavu” o da “macchina del tempo”, visualizzava i problemi del concetto di storia e memoria collettiva senza cadere nella retorica da documentario
giornalistico o della moda estetizzante di utilizzare materiali di archivio.

18/09/10

Start...me Up! # 1


Peter Friedl
Project Space di Kaleidoscope 2010 - 2011 a cura di Michele D'Aurizio ed Eva Fabbris


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Scavi a cura di Simone Menegoi

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Riccardo Baruzzi
Roberto Del Po
Matteo Rosa
Francesco Arena
Mirko Smerdel

Mostra
Evading Customs a cura di Barbara Meneghel e Guia Cortassa

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Scavi - Buona scelta di Menegoi per questa collettiva. Due le opere che meritano, secondo me, più di altre. Il video di Ariane Michel e le piccole sculture alle pareti di Hubert Duprat.
Mars - Da vedere per chi non ha visto la mostra Cars a Omegna. Stessa mostra ma ridotta e adattata allo spazio.
Evading Customs - Interessante il progetto, un po' meno la mostra (qualcuno direbbe poco 'fotogenica'). Meritevoli le due curatrici che, con buona volontà ed entusiasmo, sono riuscite a dar vita ad un progetto promettente. Per gli interessati, hanno prodotto un catalogo digitale con tutti i progetti selezionati.
Kaleidoscope - La poesia del video Bilbao Song di Peter Friedl. Tableaux vivant ripreso nel Teatro Serantes di Santurtzi che cita Ingres e vari dipinti della pittura basca. Pagliacci, imperatori, Velasquez, madonne con bambino, falce e martello ecc. Il tutto accompagnato da una musica suggestiva e coinvolgente: 'Bilbao-Song'. Da vedere.

15/09/10

START Preview


Peter Friedl, The Children, 2009; video still; courtesy l'artista e Guido Costa Projects, Torino

Karina Bisch, Fluxia

Corrado Levi, Photo Nanda Lanfranco, Peep - Hole

Evading Customs, Milano, a cura di Guia Cortassa e Barbara Meneghel

Nicola Martini, Brown
Hubert Duprat, Senza titolo, serie Les Bêtes, 1992-1999, Selce, Courtsey galleria Zero...

Untitled (Tamed triangles), 2009, Courtesy Victor Man e ZERO..., Milano

Roland Flexner, Untitled, 2003, Courtesy Galleria Massimo De Carlo

Matthew Monahan, Phantom Limb, 2008, Courtesy dell'artista e Massimo de Carlo

Valerio Carrubba, Natan, 2010, Courtesy Pianissimo, Milano

Franz Schmidt, Death Valley mit Kaktus, Galleria Nicoletta Rusconi

Maurizio Anzeri, Faces: Una, 2010, Courtesy Monica De Cardenas
John Stezaker, He (Film Portrait Collage) XIII, 2010, Galleria De Cardenas
William E. Jones, National Photo #1 (Saint Petersburg), Courtesy the artist, David Kordansky Gallery, Los Angels; Galleria Raffaella Cortese, Milan


Ecco un po' di immagini sulle mostre che entro un paio di giorni apriranno i battenti a Milano per START. Sono molto curiosa di vedere la mostra di Victor Man da Zero..., Faces dalla De Cardenas, la collettiva Scavi a cura di Simone Menegoi al Centre culturel francais, Los vigilantes de la playa a cura di Milovan Farronato da Nicoletta Rusconi. Dalla Raffaella Cortese la personale di William E. Jones. Ci sono poi gli spazi 'altri' come Kaleidoscope con la mostra di Peter Friedl; Corrado Levi - da Peep-Hole - con la mostra che ruota attorno ai concetto di erotismo e forma dal misterioso titolo lo spazio ‘Quasi, autoamori di Johnny e Una poesia’. Altro 'altro' Brown con la collettiva work in progress di sei artisti (Vittorio Cavallini, Attila Faravelli, Andrea Kvas, Nicola Martini, Jacopo Menzani e Luigi Presicce). Il Presicce, ovviamente, oltre a presentarsi con il direttore unico dello spazio (ma non era già così?) è anche in mostra! Mha...
Continuiamo il nostro giro di 'attese': Mars, camaleontico progetto che oltre ad andare al lago, gira in negozi in centro e ora, atterra nello showroom Marsèlleria. Nello spazio canonico invece, presenta un progetto di Federico Madalozzo. Nessun comunicato stampa 'girante'. Staremo a vedere.
Barbara Meneghel e Guia Cortassa sono le curatrici di Evading Customs (ospitato nello sapazio Le Dictateur). Il curioso progetto parte da una domanda: Come potrebbero rispondere 50 artisti italiani, che lavorano al di fuori dell'area milanese, alla sfida di progettare un'opera con un budget di soli 25€? Alle curatrice l'onere di 'costruire' i progetti che gli artisti mandano...
Poi c'è lo spazio Lucie Fontaine con una personale di Mauro Bonacina; poi c'è Fluxia con la performance di Karina Bisch. Prezzemolino Nico Vascellari cura il catalogo della mostra Hendrix Now da Photology.
Poi c'è Lambrate. Tra le tante, la doppia personale di Roland Flexner e Mattew Monahan nella galleria Massimo De Carlo; Gerold Miller presentato da Alessandro De March e Luca Pozzi alla galleria Federico Luger. Dalla Francesca Minini Matthias Bitzer mentre Pianissimo presenta Tobias Collier.
Aiuto!!!