Visualizzazione post con etichetta Simone Berti. Mostra tutti i post
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18/05/12

OSPITI in Via degli Angeli... Roma

 Opere a 4 mani / Simone Berti e Alessandro Sarra
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Penso che un dialogo possibile tra due artisti avvenga grazie al loro lavoro.
 
Bandite dunque conferenze, talk e chiacchiere varie. È con questa semplice visione che, da circa due anni, insieme ad Elena Boni - la mia dirimpettaia - abbiamo iniziato ad aprire i nostri studi. Gli appuntamento si svolgono due volte l’anno, in primavera e autunno.

Ospiti è da pensare come una possibilità che ci diamo di accogliere il lavoro di artisti differenti con cui, per diverse vicissitudini, abbiamo una certa affinità. 
Il luogo dove si compie il proprio lavoro si svuota - tanto ne è denso - e per un giorno si dialoga con l'opera di un altro artista.  
Fino ad ora gli ospiti che sono arrivati al “casale” sono: Marta Mancini, Hektor Mamet, Jonathan  Sylvia, Stefania Galegati Shines, Tatjana Kojic,  Grossi Maglioni e Simone Berti.

Alessandro Sarra

Studio Alessandro Sarra
OSPITI
Via Degli Angeli 34, Roma
 
Quelli sul tetto del casale sono Simone Berti e Alessandro Sarra. Foto della performance avvenuta l'8 maggio 2012.
 Frame del video di Grossi Maglioni, duo invitato da Elena Boni
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Grossi Maglioni
This is an happening, Bologna 2012, video, 2012
 
This is an happening, fin dal titolo grammaticalmente scorretto, è una provocazione ironica che allarga lʼindagine sugli stereotipi sociali direttamente al mondo artistico, sperimentando le reazioni prodotte da questo tipo di ricerca all'interno di uno dei contesti più codificati del sistema dell'arte contemporanea, quello delle gallerie. Privilegiando la struttura della “situazione”, la coppia di artiste ha realizzato una serie di brevi incursioni in gallerie di New York, Helsinki, Stoccolma e Bologna. 
Il guestbook di queste gallerie era posto al centro di una coreografia associata agli spettacoli di illusionismo, dando vita a un momento “fuori luogo” dove per magia appariva lʼopera. Mutando la funzione del libro delle firme e invitando il personale a uno scambio simbolico, questa presenza, non prevista nella logica del white cube, ne riproduceva sinteticamente gli stessi meccanismi commerciali in direzione inversa. A quel punto, lʼasetticità del “cubo bianco”, luogo di una teorica libertà espressiva, era incrinata da un momento di imbarazzo, dando vita a una metafora della resistenza di fondo di quel contesto.

13/12/11

La scultura/leva che...vi solleverà il mondo!

 
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Avete tempo fino a metà gennaio circa per portare un oggetto nello spazio O' di via Pastrengo per il progetto ...e vi solleverà il mondo*. Quattro gli artisti 'costruttori': Simone Berti, Sergio Breviario, Samuele Menin e Alessandro Roma. Prendendo a prestito il motto di Archimede -  "Da mihi ubi consistam, terramque movebo" (Datemi un punto di appoggio e solleverò il mondo), -  gli artisti, non senza ironia, invitano ad interpretare l'oggetto 'piedistallo' come scultura da utilizzare. 
Nello spazio oltre una ventina di sculture/leve, tutte dipinte di bianco o composte da materiali bianchi, pronte per ospitare gli oggetti/mondo che il pubblico - sicuramente divertito - porterà in questi giorni nello spazio. 
Sono rimasta nello spazio per circa un'ora, e tra i visitatori è spuntato qualche oggettino: un anello a forma di teschio, una capretta di plastica, un maiale di gomma, una mela, delle farfalle di plastica. 

Fabrizio Affronti, Barbara Meneghel and Edoardo Osculati, Simone Berti, Elisabetta e Francesca Forte
 Sergio Breviario e Marco Belfiore, Martina Angelotti e Anna de Manincor, Alessandro Roma e fratello, Samuele Menin

02/11/11

Report > Casabianca / Simone / Margherita / Eléna / Italo

Simone Berti
 Italo Zuffi
 Margherita Morgantin
 
Eléna Nemkova
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Simone Berti / Margherita Morgantin / Eléna Nemkova / Italo Zuffi
Casabianca

Zola Predosa - fino al 20 novembre
  
"Una frase è stata ideata collettivamente: si tratta di un intervento a parete che formalizza un'indicazione che attraversa in questo momento i quattro artisti, un desiderio di fare; a sua volta questo lavoro è sostenuto materialmente da elementi che possono essere utilizzati nell’azione e nello sforzo. Oltre a questo contributo poi, i quattro artisti sono presenti con un lavoro individuale: come in un’antinomia, le singole opere contraddiranno il contenuto espresso dall'intervento realizzato in comune attraverso concetti che fanno invece riferimento ai territori della reticenza, della forza debole e della chiusura, imprimendo quindi un movimento uguale e contrario sull’osservatore che verrà a trovarsi in una sorta di stallo."

Performance Simone Berti

22/04/11

Stomaco o mente? Scultura Lingua - Marsèlleria, Milano

Simone Berti
Samuele Menin
Alessandro Roma
Sergio Breviario
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Entrando, mi hanno invitato a sputare e io, ovviamente, l'ho fatto. Sono davanti all' opera 'sputacchiera' di Sergio Breviario.
Scultura Lingua si presenta come un sfida, le cui premesse partono da quello che nel tempo è diventato uno slogan: che l'artista ritorni a 'sporcarsi le mani'. E non solo, ma anche che quello che fa, 'ci arrivi allo stomaco'.
Curioso che il progetto muova da due clichè dell'arte: sporcarsi le mani e arrivare allo stomaco. Entrambi percepiti come 'plus' nel fare arte. Non condivido tanto, nè l'una nè l'altra cosa, ma nulla toglie che in mostra c'erano dei lavori che mi sono piaciuti. Simpatico anche il titolo Scultura Lingua e l'associazione (alquanto misteriosa, visto che non c'è una vera e propria spiegazione) tra arte e culinaria.
"La mano rispetto alla mente, la tattilità rispetto alla vista, la materia rispetto alla teoria". Le opere dunque, dovrebbero avere una consistenza palpabile, visibile, tangibile.
4 gli artisti alla Marsèlleria: Simone Berti, Sergio Breviario, Samuele Menin e Alessandro Roma, orchestrati dalla curatrice Barbara Meneghel. Partiamo dal piccolo catalogo, che oltre al testo della Meneghel presenta le ricette per fare una bistecca tartara, un timballo, un arrosto di maiale a corona, una faraona alla creta, un buon bollito misto, un budino, un fritto ecc.
Si citano nel testo Arturo Martini, Henri Focillon, Rodin, Michelangelo e Bernini, e soprattutto Brancusi che, invitato a fare da assistente a Rodin ha detto: "Niente cresce bene all'ombra di un grande albero"... per ribadire che seguire gli andazzi non paga. Pagava invece, l'amicizia che lega gli artisti tra loro, il confronto e i ragione. Forse.
Mi sono piaciute molto quelle di Simone Berti: dei grandi bassorilievi che l'artista installa sul soffitto, sostenuti da alte impalcature. Il tutto ricoperto da velluto, polvere di marmo o alluminio. Magmatiche e misteriose le sculture vaso/fontana di Alessandro Roma. Funziona di più quella in cui cresce l'erbetta, ma non mi dispiace anche quella più grande dove, se guardata con attenzione, ricorda i muschi e le rocce che si trovano lunghi i fiumi. Queste sculture sembrano crescere spontaneamente. L'effetto è molto accattivanete.
Forme organiche e strane geometrie nel caso delle sculture di Samuele Menin: tra tutte, quello che a mio avviso funziona di più è quella formata da un'intricata struttura di ferro nero con sopra dei peduncoli aerei. Vige, se non sbaglio, il fatto male, ma con sentimento in quasi tutte le opere in mostra. Come dire: non solo mi sporco le mani, ma faccio anche sì che questa cosa si veda. Non rifinire, lasciare l'errore, lo sbaglio, la sbrodolatura, la macchia, la muffa, la piega...
Non è un caso che le chiaccherata degli artisti siano avvenute, dunque, proprio davanti al grande maestro del non-finito, il caro Michelangelo.
La mostra mi è piaciuta e sono contenta che uno spazio 'altro' sia diventato contenitore per questo stretto dialogo (e bevute, scrivono) tra gli artisti.

02/03/11

Kontrollierte Kraft ♦ Simone Berti


Il Carrellino
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Il Mobile
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Simone Berti
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4 men in black e Simone Berti i protagonisti delle performance Kontrollierte Kraft ospitate nello spazio O' di via Patrengo 12. La prima volta che ho visto Simone mettersi alla prova con il linguaggio della performance risale a 10 anni: al Link di Bologna e nel progetto curato da Luca Cerizza a Scandicci (Firenze). Ricordo che anche allora questa azione, carica di tensione e imprevedibilità, mi era piaciuta. Anche in via Pastrengo, Simone non delude le miei aspettative. Vediamo quattro uomini serissimi, vestiti in giacca e cravatta, impegnati nella distruzione di altrettanti oggetti: un tavolo, un carrellino, un mobile e un mobiletto. Ogni azione era seguita da una ragazza che leggeva la descrizione dei vari atti. La 'forza controllata' a cui fa riferimento il titolo, induce a pensare che ogni atto fosse controllato, studiato alla perfezione. Invece, cadute, scivolamenti, tensioni, rotture, alzavano il tasso di incontrollabilità di ogni azione.
Com'è nata questa perfomance?
Nasce moltissimo tempo fa. Avevo scritto una breve sceneggiatura per un corto (che per varie questioni non è mai stato realizzato), in cui 4 persone, appartenenti ad una piccola setta, discutevano di distruggere dei mobili. Le loro conversazione pseudo scientifiche e filosofiche vertevano sulla necessità di distruggere. Lettore dilettante, mi infarcivo di compendi di filosofia... cercavo. Non so esattamente cosa cercavo, ma mi interessava mettere in scena questi atti di annichilimento.
Filosofia?
Hume... bignami, riassunti, compendi. Letture spassionate...
E dunque?
Alla fine tutto si è tradotto in questa performance: metto in atto delle azione in cui una 'setta' compie atti distruttivi.
Perchè distruggere dei mobili? Un gioco o un puro atto autolesionista?
Penso che ogni bambino abbia distrutto uno dei suoi giocattoli preferiti. A volte godiamo nel distruggere qualcosa a cui teniamo. A volte siamo tutti un po' masochisti: godiamo nel distruggere per il puro piacere di farlo. C'è un base psicologica in questi atti che ho messo in scena. Anche nei rapporti umani è altissima la probabilità di cercare persone che ci fanno soffrire.
Ricordo che mi raccontavi di una poltrona in cui, per anni, non ti sei seduto.
In una mostra collettiva del '94 in viafarini, We are moving, ho portato una poltrona (forse Luigi XV). Sopra a questa poltrona avevo messo una fotocopia, a grandezza naturale, di un crocifisso di Giunta Pisano. Dopo la mostra, mi sono portato a casa la poltrona e, non essendomici mai seduto, ho continuato a non sedermi. Era come una specie di ... una piccola violenza che mi infliggevo. Per 5 anni non mi sono seduto...
Sei strano...
Considero questa scelta come quella che muove un bambino a distruggere il proprio giocatto preferito. Il meccanismo psicologico è lo stesso. E' come ricevere un regalo e non aprirlo. C'entra il mistero, penso. Apri un pacco, sveli cosa c'è dentro... e il piacere finisce, non c'è magia.
Stiamo divagando. Torniamo ai tuoi esperimenti 'di forza'.
Ricordo che 10 anni fa, la mia intenzione era di sintetizzare il progetto per il corto con una performance che avesse un tono da 'documentario'. Una persona leggeva la descrizione dei vari atti e poi questi venivano tradotti in azioni. Come risultato abbiamo 4 esperimenti, spesso fallimentari, in cui si tenta di distruggere gli oggetti. Ho scelto di vestire i performers in giacca e cravatta, perchè volevo dare l'impressione che fossero in 'divisa'.
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02/03/10

'I veri artisti non hanno denti e perciò, non possono mordere'

Mad Marginal:
antips
ychiatry tradition and marginality as artistic position


Un seminario di Dora Garcia con Stefano Graziani, Cesare Pietroiusti, Nicola Valentino.

PEEP-HOLE
Lunedì 1 marzo 2010
dalle ore 18.00 alle 21.00



Seminario seguitissimo e molto interessante. Mi sono persa la prima parte (haimè forse la più sostanziosa). La sala era gremita di gente (così come il cortile esterno).
Ho seguito dalle 19.
Tra le 4 voci che dialogavano davanti al pubblico, interessante il punto di vista di Nicola Valentino (co-fondatore della cooperativa editoriale Sensibili alle foglie, invitato a parlare dell'Archivio di scritture, scrizioni e arte ir-ritata) che sostanzialmente ha ribadito più volte il valore antropologico di un fare artistico 'altro', ossia quello di persone afflitte da problemi psichiatrici. E come se le persone 'disturbate', così come gli uomini primitivi, cercassero dei simboli per uscire da un vicolo cieco, da un 'l'luogo' (anche fisico) di costrizione.
Creatività, dunque, come essenziale risorsa umana e strumento di liberazione per immaginare un altrove dove collocarsi.
Atto creativo > non legato tanto al creare ma al ri-creare.
Atto creativo > libero dal zavorre concettuali e profondamente legato al FARE.

Molti gli artisti presenti che, si spera, abbiano imparato la lezione.

Chiosa finale: 'I veri artisti non hanno denti e perciò, non possono mordere' Jack Smith'
(che è anche una delle ultime citazioni che chiudono il testo di Dora Garcìa pubblicato in Peep-Hole Sheet #3)

Cesare Pietrogiusti, Nicola Valentino, Dora Garcia

Diego Perrone, Carlo Antonelli

Milovan Farronato

Mattia Matteucci

Giovanni Kronenberg, Alessandro Ceresoli

Marco Marino, Simone Berti

Alessandra Mancini, Marco Tagliafierro

Sabine Delafon