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26/01/11

F...URLA!!!!

E nell'attesa che venerdì prossimo sia reso noto il nome del vincitore di questo 8° premio Furla, leggiamoci le motivazioni dei curatori che hanno proposto i 5 artisti: Alis/Filliol, Francesco Arena, Rossella Biscotti, Matteo Rubbi e Marinella Senatore. (Ho copiato e incollato, senza editing, il testo diffuso dall'ufficio stampa).
Che ne pensi? Pronostici?
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Alis Filiol, Destro diritto, destro rovescio, 2010
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Alis/Filliol - Simone Menegoi
Il lavoro di Alis/Filliol ha due punti di riferimento principali. Il primo è la disciplina che entrambi gli artisti hanno studiato, e che hanno scelto in seguito come mezzo di espressione: la scultura. Molte opere di Alis/Filliol nascono dalla rivisitazione di categorie tradizionali della scultura come la creazione “per togliere” e “per aggiungere”, di tecniche come il calco e la fusione a cera persa, di materiali come il marmo e la creta. Una rivisitazione paradossale, che sovverte la lettera della tradizione per restare fedele al suo senso profondo, implicitamente polemica nei confronti del decrepito accademismo che ancora impronta l’insegnamento della disciplina.
L’altro punto di riferimento di Alis/Filliol è la sua stessa identità in quanto coppia di individui, declinata in senso fisico. Gennarino e Respino costruiscono spesso le loro opere attraverso azioni fisiche che solo due corpi, lavorando all’unisono, possono realizzare, e che restano precluse allo sforzo del singolo. Ironico e spigoloso, culturalmente sofisticato ed energico (fino ad esprimersi anche attraverso la performance), il lavoro di Alis/Filliol interroga il corpo e il volume, l’azione e il suo cristallizzarsi nello spazio, le tecniche e il loro portato teorico.

Rossella Biscotti, The Undercover Man, immagine di backstage, 2008
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Rossella Biscotti - Cecilia Canziani
Nel lavoro di Rossella Biscotti la storia viene rimessa in circolo attraverso il racconto di memorie personali e collettive. In Theory of Film, Siegfried Kracauer indicava nel montaggio e quindi nell’alternanza di documento e finzione la possibilità del cinema di testimoniare la storia e di resistere alla perdita della memoria. Il lavoro di Rossella Biscotti ha le sue radici proprio nel cinema, di cui interpreta la sintassi, il portato ideologico, e la sua capacità di rappresentare oggi uno spazio pubblico, su cui si innesta la parte propriamente processuale del suo lavoro, legata alla ricerca e all’uso di materiali di archivio come fonte e in alcuni casi medium.
Sia nei lavori propriamente filmici, o in quelli più specificamente installativi, l’artista costruisce un racconto che ha la capacità di restituire la realtà del documento e di farci interrogare non solo su come guardiamo il passato, ma su come affrontare il presente.
Marinella Senatore, Jammin’ Drama-Project ,2010
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Marinella Senatore - Alfredo Cramerotti
“Sento di essere parte di quei processi partecipativi che vedono l’artista come un regista che ha uno spartito attraverso il quale i partecipanti negoziano, o contestano, la loro partecipazione.”
Credo che in questa citazione da una recente intervista a Marinella Senatore sia contenuta l’essenza del suo lavoro: la possibilita’ per l’audience (sia spettatrice che partecipante) di sviluppare autonomamente quei frammenti narrativi che l’artista propone. Marinella qui lavora come mediatrice di un processo di partecipazione reale, fondato su una proposta chiara e sviluppata attraverso un’attenta e continua comunicazione fra i partecipanti ai diversi progetti e lei stessa.... Il fulcro del suo lavoro e’ sostanzialmente quello di ‘attivare processi’ con le comunitá con le quali interagisce e in generale con lo spettatore in senso ampio, che comprende anche chi con lei lavora, recita, scrive e produce. E credo sia questo particolare approccio che fa della componente socio-politica dei film, fotografie, disegni e installazioni di Marinella un elemento principale del suo lavoro; quasi un atto politico imprescindibile.
Francesco Arena – 92 centimetri su oggetti (la ringhiera di Pinelli), 2009
Foto Massimo Valicchia. Courtesy Galleria Monitor - Roma
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Francesco Arena - Vincenzo De Bellis
Il lavoro di Francesco Arena spesso trae spunto dalla storia e da eventi che hanno segnato la vita collettiva italiana e internazionale. Attraverso l'utilizzo di tecniche artigianali e materiali tradizionali come pietra, legno, marmo, sabbia l'artista realizza opere scultoree e installazioni con le quali interpreta e traduce suggestioni politiche, religiose e sociali. Formalmente i lavori di Arena affondano le loro radici nella storia della scultura del ‘900 mescolando Ie forme tipiche della Minimal Art e materiali dell’Arte Povera.
Come in molta parte della ricerca di Arena, partendo da opere più datate come 3,24 mq (incentrato sulla ricostruzione della cella di Aldo Moro) per arrivare quelle più recenti come 18.900 (in cui viene incisa su lastre di ardesia la lunghezza del percorso dell’anarchico Pinelli effettuato il giorno della sua uccisione), si assiste alla trasformazione di una misura in un oggetto e di un oggetto nel contenitore di un’informazione storica, che è allo stesso tempo il punto di vista dell’artista sulla storia.
Matteo Rubbi, Muro, 24 Ottobre 2007 (Performance)
Courtesy l'artista e Studio Guenzani, Milano
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Matteo Rubbi - Lorenzo Bruni
Matteo Rubbi realizza delle “azioni scultoree” che hanno lo scopo di alzare il livello di attenzione dello spettatore rispetto al suo “quotidiano” e al suo concetto di arte. La frizione tra i concetti astratti con cui l’uomo organizza da sempre il mondo e le esperienze empiriche che gli permettono di scoprirlo è sempre al centro della sua ricerca, con la quale punta a “misurare” e a “re-immaginare” i luoghi in cui interviene. Il lavoro di Rubbi consiste quindi nel celebrare “l’incontro” tra soggetto e contesto provocando un istante epifanico o straniante con cui far rivalutare allo spettatore/attore le modalità e le regole con cui percepisce la realtà. Questo è ciò che è accaduto anche con l’opera dal titolo Appare il futuro terribilmente vicino, prodotta per la mostra 21x21 alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, 2010, che portava i cittadini a riflettere sul loro ruolo rispetto alla società e sui concetti di futuro e identità collettiva. L’innesco di questa “processualità in farsi” era il quotidiano "La Stampa" del 6 Maggio del 1961 ristampato e distribuito nei luoghi di socializzazione come bar e librerie della città di Torino il giorno 6 Maggio del 2010 e che, creando un effetto “dejavu” o da “macchina del tempo”, visualizzava i problemi del concetto di storia e memoria collettiva senza cadere nella retorica da documentario
giornalistico o della moda estetizzante di utilizzare materiali di archivio.

11/07/10

Gabriel Kuri - Museion - Bolzano


















Ottima mostra di Gabriel Kuri, Soft Information In Your Hard Facts al Museion. L'ho vista al tramonto, dunque metà della mostra era 'disturbata' da un incredibile effetto luminoso (visibile in alcune foto). Dicevo, ottima mostra: equilibrata nell'allestimento (non facile lo spazio espositivo. Ho visto una personale della Bonvicini che non era altrettanto coinvolgente e lo spazio non era intelligentemente utilizzato), chiara nel percorso, suggestiva nell'utilizzare installazioni a parete e sul pavimento. C'è un video su Undo che racconta, con le spiegazioni dello stesso Kuri e di De Bellis (curatore della mostra), la mostra.
Tutto il discorso ruotava sul rapporto dialettico tra forma e contenuto, duro e morbido (da intendere soprattutto nel loro senso metaforico e allusivo).
Arrivando nella grande sala, un grande spazio vuoto è stato lasciato libero, bianco. L'artista ha inteso creare uno spazio o membrana che unisce le due parti della città di Bolzano: la parte nuova e vecchia (parti visibili anche dalle enormi vetrate del museo)
Nelle due pareti che circoscrivono questo primo spazio due buchi.
Negli altri due spazi si sviluppano le varie installazioni, 22 opere che raccontano e ribadiscono la mollezza, l'impossibilità, l'ambiguità delle cose. Penso al lavoro dei sassi che allude all'impossibilità di bloccare le nuvole, ai sacchetti di plastica che volteggiano dentro ai tre frigoriferi, alla colonna di scontrini raccolti dall'artista (sorta di diario consumistico), allestiti come fosse un gioco. Suggestivi i due banner - uno bianco e uno con l'immagine delle 3 cime di Lavaredo, Dolomiti - con ficcata in mezzo una bottiglia che rappresenta le 3 cime appunto.

01/04/10

Un piatto di Amedeo Martegani: Capisco


Arrivo verso le 19.30 nello spazio no-profit MARS. Poca gente. Vedo Amedeo Martegani che parla, dinoccolato come al solito. Lo saluto. Saluto un pò di persone, conoscenti (Eva Fabbris, Giovanna Silva, Andrea Balestrero, Antonella Bruzzese. In seguito saluto Vincenzo De Bellis, Bruna Roccasalva, Dragana Sapanjos, Mattia Matteucci, Diego Perrone, Francesca Pagliuca ecc. Gli altri non me li ricordo). Sono molto curiosa e piena di aspettative. Già dall'invito via posta elettronica, non si capisce molto bene cosa abbia in mente di proporci l'artista. Un portone chiuso con il suo nome e delle biciclette (foto in bianco).


Mi avvio verso lo spazio espositivo. Un piatto con del pepe è collocato al centro della stanza. Scopro che è pepe dopo la conversazione che ho avuto con Martegani, che più o meno è andata così:
E: Ciao Amedeo, mi racconti un po' il lavoro?
AM: Non c'è molto da raccontare...
E: Capisco, ma un po' me lo devi, no?
AM: Ho preso un piatto e del pepe speciale, trovato in uno dei miei viaggi. Veramente speciale.
E: Certo, capisco, è speciale qui... Non avevo capito che fosse del pepe.
AM: Si capisce che è pepe, se ne sento il profumo.
E: Sai com'è, io fumo. L'olfatto se ne è andato a quel paese.
AM: Ho preso questo pepe speciale e l'ho messo sopra un piatto. Ne è uscita una sorta di costellazione. O per lo meno, lo è per me.
E: Certo, capisco, e...
AM: Il piatto non è semplicemente messo a terra. E' appoggiato sopra un tappo di bottiglia rosso. Dunque è alzato dal pavimento di pochi millimetri.
E: Certo, capisco...
AM: Poi c'è un piccolo catalogo, lo hai visto? Te lo vado a prendere.
E: Grazie Amedeo. Molto bello. Capisco.


Ho il catalogo tra le mani. In effetto è un delicato libricino. Ben stampato e amorevolmente rilegato da Giulia Di Lenarda, che è poi anche l'autrice degli scatti. Il catalogo è stato stampato in 15 copie.

Chi c'era?

14/03/10

Via Tadino 11/03: I liked Shimabuku

11 marzo openings:
Neanderthalian Nights (The world is not at home)
, Zero...
Tobias Rehberger, Giò Marconi
Uno dei lavori più interessanti che ho visto nella serata inaugurale in Via Tadino (Zero..., Giò Marconi) è ‘Asking the Repentistas - Peneira & Sonhador -To Remix My Octopus Works’ (2006) dell’artista giapponese Shimabuku. Interessante mix di arte contemporanea e folklore sperimentale. La video installazione consiste in due proiezioni: una mostra due sudamericani di strada, i Repentistas (rapper?) che cantano la storia della pesca dei polpi. Tra battiti di mani, di piedi e tamburelli, i due cantastorie, esortavano un buffo ritornello “Shimabuku is a great man.” Nell’altra proiezione, invece, l’artista documenta il salvataggio di un polpo dalla sicura morte (o dal finire in un piatto!) ad Albissola. Giocoso e gioioso (così viene definito nel comunicato stampa), Shimabuko ha descritto con sottile ironia una realtà tutt’altro che gaia, direi. Accompagnano il video due foto scattate dall’artista a Berlino in una mattina d’inverno: una mela e un mandarino in mezzo alla neve. Eccellente installazione della foto ‘Tangerine’ che, immersa nel buio, viene scoperta dal visitatore in una piccola nicchia che gli da una alone di sacralità.
Le opere di Shimabuku sono state presentate in una collettiva, Neanderthalian Nights (The world is not at home) con altri 3 artisti: Giorgio Andreatta Calò, Juliette Blightman, Anthony Burdin. Il tema della mostra era un po’ vacuo: “il tema del viaggio, intesa come esperienza e confronto con la realtà che ci circonda, lontana dalla dimensione contemplativa romantica ecc ecc.’


Chi c'era?
1 Angela Vettese, 2 Massimo Grimaldi, 3 Sara Ciracì, Chiara Bertola e Patrizia Sandretto, 
4 Paolo Gonzato e Paola Gallio, 5 Marcello Bellan, 6 Samuele Menin

1 Barbara Casavecchia e Andrea Balestrero, 2 Sara Ciracì, 3 Giovanni De Francesco, 
4 Carlo Antonelli, 5 Vincenzo De Bellis e Bruna Roccasalva (Peep-Hole), 6 Patrizia Sandretto e Mariuccia Casadio