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30/03/12

Short interview / Marcello Maloberti / 'I am the Happiness of the World'

 
Marcello Maloberti, 'I am the Happiness oft he World', Performance, 'Demonstrations. Making normative Orders', Frankfurter Kunstverein, 24.03.2012 -  Photo: Norbert Miguletz, © Frankfurter Kunstverein
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Art Texts Pixs: Hai partecipato alla mostra 'Demonstrationen making normative orders' - organizzata dal Frankufurt Kunstverein - con un progetto dal titolo 'I am the Happiness of the World'. In cosa consiste?
Marcello Maloberti: Il progetto di Francoforte appartiene a quella serie di lavori che sono vicini alla dimensione della manifestazione, in questo caso una parata, una dimostrazione pacifica e danzante che dalla sede del Kunstverein conduce una deriva per la città, per terminare poi davanti al palazzo della borsa. I protagonisti erano un gruppo di ragazzi che portavano con se meloni gialli e sorreggevano una bandiera delle Germania con una lunga coda da leopardo, tipo un lungo drago cinese. Il gruppo aveva in testa un body builder che sosteneva uno stereo portatile che scandiva il ritmo della marcia al suono di disco music rumena.  Diverse volte il gruppo si fermava ad un incrocio o davanti a qualche negozio arabo e iniziava un ballo coordinato. All'ultima fermata davanti alla Borsa ci aspettava un fila di pantere di ceramica. Finita la musica, silenziosamente, alcuni ragazzi hanno sollevato le pantere e, al mio segnale, le hanno lasciate cadere.  
ATP: Disco music rumena?  
MM: Sia la musica sia molti altri elementi dentro il gruppo, hanno un aspetto ambiguo che mi interessa: essere comuni ed esotici allo stesso tempo, come se appartenessero ad una lingua sempre e necessariamente barbara. Oltretutto è una musica perfetta quando non si vuole capire dove finisce la marcia e dove inizia il ballo.
ATP: Perchè il titolo 'I am the Happiness of the World' (Io sono la felicità del mondo'?   E' una citazione?
MM: Il titolo è lo stesso di un opera di Rainer Werner Fassbinder che non è mai stata portata a termine.  E' una frase semplice che porta con se un pensiero enorme, stupendo e triste. Quello dell'individuo perso nel mare del suo prossimo e del suo desiderio di sentirsi amato. 
ATP: Come ha reagito il pubblico tedesco?
Il bello di questi lavori è che per quanto siano diverse le città e le comunità con cui si lavora, sembra che l'entusiasmo non manchi mai, è come se ogni colore, ogni forma, ogni volto, fosse al posto giusto nel momento giusto. Anche per il pubblico tedesco è stato così.

16/03/12

Marcello Maloberti / Bliz / Macro

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Marcello Maloberti, Blitz
Macro /  Sala Enel / 16 marzo - 6 maggio 2012
Maloberti ha ideato per il grande spazio bianco della Sala Enel due azioni in cui si confrontano e intrecciano in modo spettacolare energia fisica e immaginazione, resistenza e velocità, ordine e disordine. Due installazioni, animate dalla presenza di performer, completano il panorama di una mostra che è la più complessa e ambiziosa tra quelle sin qui realizzate dall’artista. Completa il programma dell’esposizione il video che documenta la precedente performance Circus.

23/06/11

Storia d'Italia con le opere d'arte: il libro di Pietromarchi


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Ieri sono stata alla presentazione di Italia in Opera - La nostra identità attraverso le arti visive. Ricca la parterre di artisti invitati a commentare il loro inserimento nel libro, fresco di stampa, di Bartolomeo Pietromarchi. L'autore, presentato da Gabi Scardi, ha esordito chiarendo l'importanza di 'tornare' a parlare delle opere e non tanto degli artisti. In effetti, sfogliando il piccolo saggio (non l'ho ancora letto) è evidente che Pietromarchi ha compiuto un'approfondita ricerca su una selezione di opere ragruppandole in 4 grandi temi: Italiano antitaliano, Figure del Belpaese, In tempo reale e A futura Memoria. L'ambizione è quella di raccontare gli ultimi cinquant'anni di storia italiana attraverso una ricca selezione di opere che vanno dai grandi Pistoletto, De Dominicis, Boetti, Fabro, per passare ai middle Arienti, Vedovamazzei, Cattelan, Pivi, Cingolani... fino alle ultime generazioni. I discorsi hanno avuto inizio con il tema dell'IDENTITA'. Alcuni estratti che ricordo a memoria...
Prende parola la coppia Mocellin/Pellegrini che racconta come nel tempo la loro ricerca artistica abbia approfondito temi come la famiglia, i rapporti affettivi, le idiosincrasie e le derive psicologiche del loro rapporto. "Abbiamo cercato di affrontare temi che per molti versi sono principalmente nostri ma che rispecchiassero anche delle realtà molto più generali. (..) Lavoro e vita molto spesso si sono accavallate, penso all'adozione di nostra figlia vietnamita. Un'esperienza che ci ha fatto riflettere sull'importanza di crescere in un paese straniero; sui temi dell'integrazione e dell'identità". Il microfono passa ad Adrian Paci che racconta la sua venuta in Italia quando era poco più che ventenne. Ricorda il suo sentirsi un pesce fuor d'acqua, non solo per il fatto di essere albanese, ma anche per la sua formazione artistica, molto incentrata su un percorso storico legato alla pittura. Nel suo caso, inevitabile la scelta di temi come l'integrazione e il nomadismo. Emozionante e particolarmente sentito l'intervento di Marcello Maloberti che inizia citando Luciano Fabro, suo insegnante all'Accademia. Ricorda quando Fabro raccontava che gli italiani devono avere qualcosa di strano vista la morfologia del nostro paese ;). Riprendendo quello che diceva Paci, sul fatto di provenire da un zona eccentrica come l'Albania, anche lui, ha vissuto la tensione centro/periferia visto che proviene dal piccolo paese di Codogno. Molte delle sue opere iniziano proprio raccontando dimensioni famigliari, 'di paese'... e cita l'opera della nonna sotto il tavolo o l'impressione che gli fece vedere un barbiere a Milano che tagliava i capelli lungo una strada.
Ora tocca a Diego Perrone che, incalzato dalla Scardi sull'opera 'Totò Nudo', racconta di come sia abbastanza naturale per un artista italiano dare voce a un'identità soprattutto nostrana. "Totò era un principe e al tempo stesso un personaggio molto popolare. Ho deciso di metterlo a nudo in un contesto naturale perchè, per molti versi, era significativo e risultava molto più fragile in contatto diretto con al natura" Ritiene poi che il libro di Pietromarchi è importante per raccontare le tante esperienze artistiche italiane, in quanto parla delle opere e non il percorso - spesso generico - degli artisti. Il suo intervento, brevissimo, si è chiuso raccotando brevemente l'esperienza che ha compiuto l'estate scorsa con Christian Frosi in giro per l'Italia. Hanno scoperto l'energia pulsante delle periferie italiane: "Molti artisti decidono di restare in periferia non 'subendola', ma assorbendone la forza propulsiva. Per molti versi stare lontano dal 'centro' è molto positivo per la produzione delle opere".
Inizia parlando del Giro d'Italia e quanto questo evento sportivo lo abbia colpito nei primi anni '90 Matteo Rubbi. L'artista racconta la gestazione della sua opera l''Italia in cerchio', opera composta da 17 giochi da tavolo, che ne rappresentano le diverse tappe. Rubbi racconta di come quest'opera, tuttora in progress, gli ha dimostrato come l'Italia ha una geografia, una morfologia molto umorale, informe, indefinibile.
Crispino dei Vedovamazzei esordisce dicendo quanto il 'fallimento' nella carriera di un artista sia positvo. "I periodi fallimentari sono sicuramente proficui per un artista; sono come dei periodi di riposo dove può pensare e riflettere in tutta tranquillità!" Prede parola anche Stella che si dice felice che l'autore abbia scelto una delle prime opere prodotte dai Vedovamazzei nel 1992, 'Radiografie'. L'opera, che consiste nel dipinto di una radiografia di Pinocchio, esprime meglio di altre la ricerca che da sempre affronta la coppia di artisti: le icone popolari, i vizi e le virtù degli italiani, il loro essere tragicomici, passionali-paradossali.
L'ultimo intervento è di Stefano Arienti che, invece di parlare del suo lavoro, sottolinea l'importanza di raccontare attraverso i libri le tante esperienze artistiche del panorama italiano, spesso lacunoso e privo di libri che ne documentino la storia recente. Cita due casi di artisti di cui si sa molto, ma si legge molto poco: Gino De Dominicis e Alberto Garutti. Entrambi figure importanti e decisivi per molte generazioni di artisti, ma di cui non ci sono libri o saggi che ne presentino, raccontino e testimoniano la storia professionale.

Buona lettura!

Bartolomeo Pietromarchi
ITALIA IN OPERA - La nostra identità attraverso le arti visive
Bollati Boringhieri - 16 euro

ps. avrei scelto un'altra copertina, ma de gustibus...

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