Visualizzazione post con etichetta Jacopo Miliani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jacopo Miliani. Mostra tutti i post

09/12/11

Caro Kounellis... Jacopo Miliani al MADRE di Napoli

 
Foto:Amedeo Benestante Courtesy Museo Madre Donna Regina
***
Caro Kounellis,
Spero che la sorpresa che accompagnerà questa lettera, come ogni missiva inaspettata, le faccia cosa gradita. La contatto perché vorrei invitarla a Napoli, in un luogo dove in realtà la sua persona è già presente, e fin dall’inizio…
Nel momento in cui mi accingo a scriverle, non riesco a sciogliere i tanti nodi che mi spingono a descriverle i miei futuri intenti. Ancora non mi sono presentato e vorrei farlo attraverso un’immagine che mi ossessiona:‘un pappagallo’. Questa immagine, a cui guardo in maniera platonica, ha finito per avere la meglio su di me e sul mio pensiero. A dire il vero spesso le immagini funzionano in questo modo.
Sicuramente mentre le scrivo questo, le verrà in mente una sua opera: Untitled, del 1967. Ecco, è questa la ragione per cui le scrivo.
Ho deciso in modo impulsivo di partire da questo suo lavoro, uno dei tanti che la lega nello specifico al Museo MADRE, per creare un’opera teatrale. In arte si parla spesso di citazionismo o di omaggio, strategie estetiche che formano l’aura di ogni lavoro. In teatro, piuttosto, è di uso comune prendere il testo di un autore per la messa in scena.
L’immagine diventa quindi testo, o meglio parole. Non le mie parole, dopo questa lettera cercherò di rimanere in silenzio. Mi piacerebbe sentire coloro che osservarono (e non) il pappagallo. I loro suoni diventeranno coro e poi musica. Ci saranno poi i colori e i movimenti e sicuramente l’inaspettato....
Non vorrei trasformare il museo in un palcoscenico, ma ho il desiderio che questo “oggetto”, questo luogo si trasformi in uno strumento, fare in modo che il museo stesso viva attraverso la performance. Un evento “live”, in cui non è tanto l’azione che entra negli spazi adibiti all'arte, quanto il museo stesso che con la sua storia e il suo presente diventa luogo del tempo e dell'esperienza (il museo come performance).
Mi scusi, mi accorgo che forse la mia faccia da bravo studente mi permette di usare  paroloni didattici, ma, come dire, lei queste cose le conosce molto più a fondo di me.
Allora preferisco ritornare all’idea - o meglio all’immagine - del pappagallo: le sue piume, la sua voce gracchiante che ripete parole già dette, i suoi occhi inespressivi, la sua vita apparentemente lunga. Ho scoperto che non bisogna mai dare da mangiare l’avocado ad un pappagallo e così sono venuto a conoscenza che esistono diverse varietà di questo frutto. Anche di pappagalli ne esistono moltissime specie, divise per tribù.
Che colore avrà il pappagallo? Cosa dirà? Chi lo vedrà?
Spero di vederla il giorno della ‘mise en scène’; spero che sia io che lei – forse anche altri - ci divertiremo davanti ad uno o tanti pappagalli.
Infine, in questa lettera intima che ho scelto di fare pubblica, personalmente la ringrazio.

Jacopo Miliani
***
CORPUS. ARTE IN AZIONE 3
a cura di Adriana Rispoli e Eugenio Viola
MADRE, Napoli

Performance di
Jacopo Miliani
Danzatrice: Lucia Rainone
Voci di: Alfonso Artiaco, Maria Gloria Conti Bicocchi, Maria Rosaria Bombace
Achille Bonito Oliva, Laura Cherubini, Mario Codognato, Federico Del Vecchio
Luisa Laureati, Sergio Lombardo, Mario Pieroni, Studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli
Trucco: Pasqualina Caiazzo

Jacopo Miliani e Jannis Kounellis

21/04/11

Short interview n. 3 > Jacopo Miliani - SCENA & DUNGEON - Madrid

SCENA & DUNGEON / Jacopo Miliani, Luc Mattenberger
A cura di Javier Duero - Galeria Raquel Ponce - Madrid, 2 aprile - 21 maggio
***
Dialogo e mostra 'a distanza'

Jacopo Miliani risponde

Art*Texts*Pics: Mi racconti la mostra in poche righe?
Jacopo Miliani: Il tema principale della mostra è la presenza/assenza dell'attore e il suo rapporto con lo spettatore. Il progetto espositivo si struttura attraverso la costruzione della 'mise en scène', installazioni a carattere effimero dove il corpo scenico è presente per evocazione. Importante è poi la relazione tra lo spettatore e le immagini presentate, che sono aperte a un processo di interpretazione e soggettivazione dello sguardo.
ATP: Cosa pensi potrebbe provare un visitatore vedendo un punto nero su una tenda arancio?
JM: Bhe vedi, per me il punto è una palla e la tenda è gialla. Ma non è importante! Le immagini sono sempre in continuo cambiamento. Guarda ...guarda!
ATP: Nel comunicato stampa c'è questa frase che mi rende un pò perplessa: "Through the representation of the human body or his absence, the work shows the eroticism implied in the narcissistic recreation of it. The body, as object and subject of representation, maintains a sexual tension on the viewer." Cosa c'entra la relazione sessuale?
JM: L'immagine di un corpo e il suo spettatore per me condividono tra loro una tensione erotica attraverso lo sdoppiamento, che è anche conoscenza del sè. Il passaggio di un corpo sulla scena enfatizza questo aspetto, rendendolo fugace.
ATP: Pensi (veramente) che un visitatore abbia delle responsabilità mentre guarda o giudica un'opera?
JM: Lo spettatore ha una grandissima responsabilità e un potere rivoluzionario fortissimo. Sopratutto se pensi ai blog, a google, a internet in generale, dove le immagini e l'informazione sono molto irresponsabili. Se ci riappropriamo delle immagini tutto diventa molto pericoloso.
ATP: Una metafora per la tua mostra.
JM: In una stanza buia buia un bambino sui pattini a rotelle con in mano una candela, o forse no...un fumogeno. C'è della musica.

19/10/10

London calling... n. 3


Ai Wei Wei
Michael Fullerton
Chto Delat
Mike Kelley
AVAF

***
Gli ultimi giorno a Londra con il nostro reporter Jacopo Miliani.

Giorno 4 Tanti piccoli semi


Iniziamo con una colazione amichevole alla Chinsenhale Gallery. Seducente e interessante il lavoro di Michael Fullerton.

Andiamo alla Tate Modern dove i miliardi di semi di Ai Wei Wei alla Turbine Hall bruciano la vista da quanto sono potenti. Fatto strano non ci si può avvicinare anche se foto sul web mostrano il contrario.

Rosa Barba annoia un po’ a Level 2.

Delundente la mostra sulla danza alla Hayward Gallery, sembra un parco giochi per teen che hanno fatto forca a scuola. Interessante però il lavoro di Joao Penalva.

Shopping: cambio di scarpe per la Pagliuca che dallo stivale passa a delle scarpe più morbide. Doveroso passaggio a Dover Street Market con vetrina di Ai Wei Wei.

Serpetine Gallery con Klara Liden: artista un po’ acerba per tale location, poetico il video Moonwalker. Il red Pavillon di Jean Nouvelle attende la solita Maratona di Obrist: penso che le maratone non devono essere proposte al pubblico come fenomeno di cultura di massa, ognuno come vedete fa quel che può!

Il vento dell’est del colletivo Chto Delat segna anche la reception dell’ICA priva di ogni glamour degli anni passati, mostra però interessante.

Cabinet opening di Simon Thompson: deludente

Molto divertente l’evento al Bistroteque per il libro di AVAF della Rizzoli e di Alexandra Mir. Sempre un ospite gentile il nostro caro Pablo Leon de la Barra.

Poi un paio di parties…

***


Dirk Stewen

Ludovica Giosca

Gerd Arntz

Pablo Bronstein


Giorno 5 Il ritorno

Per la mattina giri veloci per gallerie:

Interessante e intelligente il lavoro di Ludovica Giosca da The Agency. Un approfondimento sui paninari che mi ha portato tanti e tanti ricordi.

Between bridges riscopre un classico sconosciuto Gerd Arntz (1900 - 1988)

Seducente la mostra di Dirk Stewen da Maureen Paley

Deludente la mostra di Pablo Bronstein da Herald St., il tema della ‘sprezzatura’ sembra interessante, ma come se l’artista dovesse ancora svilupparlo a pieno.

La macchina era scarica quindi le foto sono dal web!

Hamburger, valigie e via verso l’aeroporto!

Ecco Elena questo è tutto…alla fine è come se c’eri anche tu visto che ad ogni scatto ti nominavo e ti pensavo.

Baci, Jacopo

17/10/10

London calling... n.1

Yayoi Kusama
Rirkrit Tiravanija

Adel Abdessemed
Mat Collishaw
Bojan Šarčević
Angus Fairhurst
Marina Abramovic

Jacopo Miliani e Francesca Pagliuca


Report da Londra: Jacopo Miliani


***

Giorno uno LADY FIRST

Io e la mia fidatissima Francesca Pagliuca ritorniamo a Frieze dopo un anno di assenza. Impugno la digitale pensando a Elena e dico…bhe divertiamoci un po’!

Vestiti rigorosamente di nero ci avviamo per un tour di openings.

Come dire ‘lady first’ e tutto ha inizio da Victoria Mirò, merenda con champagne!

Victoria Mirò: la lady dai bianchi capelli punta sul sicuro con Hernan Bas, Yayoi Kusama e Isaac Julien. Vince Yayoi con le sue colorate sculture nel giardino.

Parasol Unit: Bellissima la mostra di Adel Abdessemed. Inizia sempre nel giardino che i due spazi (Parasol-Mirò) hanno in comune, con due pellicce cadute per terra, il mio pezzo preferito. No photo allowed quindi c’è la classica foto dello scheletrone.

Sadie Coles: Non riusciamo a stare dietro a tutti gli spazi della più londoners delle british ladies e optiamo per Angus Fairhurst a cura di Urs Fischer e Rebecca Warren.

L’idea di due mega-star che curano la mostra di un artista scomparso di recente è accattivante. Mostra bella nel complesso, tante opere e anche un chioschetto di hot-dog. Da segnalare anche la mostra Urs Fischer - Dauglas Sirk che dal sito sembra stupenda.

Blain Southrn: (si vocifera ex-Haunch of Venison) solita roba di Mat Collishaw

Anthony Reynolds: è defitivamente la vittoria delle ‘Madame’! La mostra a mio avviso più bella: Sturtervant, un'unica opera Elastic Tango.

Pilar Corrias: la tempistica di questo tour de force ha sicuramente sacrificato la complessa mostra di Rirkrit Tiravanija, da cui siamo passati velocemente.

Stuart Shave: Bojan Šarčević e Nasreen Mohamedi, preferisco i photocollage del primo, come degli story-board per le sculture a pavimento.

Il gran finale ci aspetta alla Lisson Gallery, regina Marina Abramovic nei due spazi e poi una mega festa in un grosso edificio ancora in costruzione, ma non per questo non manca il lusso. Neon, open bar, slide della recente performance al MoMA, pochi gli italiani presenti, risotto ai funghi e un po’ di danze.

06/07/10

Niente da vedere tutto da vivere... Carrara

Francesca Banchelli, Himalaya



Michelangelo Consani

Helena Hladilová

Michelangelo Consani

Jacopo Miliani

Francesca Banchelli

Maurizio Nannucci

Mirko Smerdel

Daniele Bacci

Irina Kholodnaya

Yuki Ichihashi

Giovanni Ozzola

Massimo Nannucci

Eugenia Vanni


Francesco Carone

Moira Ricci




Robert Pettena

Anche la mostra a cura di Lorenzo Bruni, 'Niente da vedere tutto da vivere', ha beneficiato come la Biennale di Carrara della suggestiva cornice che la conteneva: Istituto del Marmo Pietro Tacca di Carrara. Molti, anzi moltissimi gli artisti invitati... d'altronde la mostra 'riflette sulle qualità delle ricerche artistiche presenti in Toscana' (suona un po' presuntuoso).
Avendo visitato la mostra ancora in allestimento non ho potuto apprezzare appieno molto lavori. Certi video non c'erano, alcune cose non erano montate e non era ancora pronta la mappa della dislocazione dei lavori. Detto questo, ho notato come alcuni lavori, rispetto ad altri, hanno interagito con lo spazio (impresa non facile). Non ho capito molto bene la relazioni tra le varie suddivisioni della mostra: Tornare per partire/ Presenze/Luoghi. Non era evidente a colpo d'occhio. Il lavoro che mi ha dato il benvenuto nella mostra è stato quello di Giuseppe Chiari, “Il Gioco dei Dieci Nomi”. Sotto alla carta incorniciata dove l'artista ha scritto i suoi 10 nomi importanti per la vita, c'era un quaderno che invitava a scrivere i propri 10. Non ho avuto il coraggio di...

Ho apprezzato gli interventi di:
Francesco Carone che in 'Prologo' ha installato una collezione di edizioni italiane di Moby Dick in ordine di grandezza su una scala.
Michelangelo Consani con il video 'Beat on the Brat', storia di due bambini che si contendono un elemento di ferro tipico dei moli. Peccato per la spiegazione che giustifica il sonoro: 'Questa dimensione di attesa rivoluzionaria/democratica è sottolineata dalla musica dei Ramones che stride con la scena e il paesaggio bucolico.'
Jacopo Miliani e il suo intervento sono “ Cage Tautology”. Ha inciso molto il luogo dove l'audio veniva trasmesso: pareti dipinte di rosso con al centro della stanza decine di busti in gesso.
I due artisti cechi Hladilová/Siedlecki.
In particolare la stampa fotografica di Helena Hladilová, “Ex Piazza d’armi Carrara”. Nell'immagine di un rilievo/monumento pieno di scritte, l'artista ha ricostruito i volti dei vari soggetti modificandone le sembianze con Topolino, Paperino ecc.
Il video di Eugenia Vanni "Repetition is Competition”: ha creato l'effetto di una discoteca con luci pulsanti in un'aula della scuola. Il sonoro era il rumore degli scalpelli che battono sul marmo.
Mi è dispiaciuto perdere la performance di Robert Pettena 'Solid Reggae Foundation'. Mi hanno raccontato che è stata una cosa molto 'forte'. Prossima volta!

Nel complesso la mostra era interessante e meritevole il fatto che Lorenzo Bruni aveva un budget di zero euro (così mi hanno detto!)

Grazie per alcune foto a Robert Pettena