30/06/10

Biennale di Carrara - PostMonument





















Fabio Cavallucci ha avuto il grande merito di creare, con questa XIV edizione della Biennale di Carrara, ‘PostMonument’, un precedente. Nel senso: quanti sono mai stati a vedere le precedenti edizioni? Da ora la Biennale di Carrara potrà solo migliorare (si spera). Sono stata positivamente colpita dal buon livello delle mostre che, suddivise in tanti spazi, hanno fa sì che ogni luogo vivesse in maniera autonoma e sufficiente. C’è da dire che gli spazi espositivi erano talmente suggestivi e caratterizzati che era difficile sbagliare. Un esempio su tutti l’opera di Antony Gormley nell’Ex laboratorio Corsi-Nicolai. L’opera consisteva di due corpi composti da poliedri di marmo (vedi foto). A me quest’ artista non mi interessa più di tanto, ma va da sé che, allestito in quello spazio incredibile, ha decisamente fatto ‘centro’. Le due sculture erano installate in mezzo a mattoni, damigiane, ombrelli rotti, scatoloni, sporcizia, polvere, legni ammuffiti. Insomma la cornice ha ‘fatto’ l’opera. Potrei dire la stessa cosa dell’opera di Giorgio Andreotta Calò. Ma con una bella differenza. L’artista ha proposto un intervento site-specific all'interno della Chiesa di Santa Maria delle Lacrime. “Il suo monumento ai caduti nelle cave è una non-scultura, frutto dell'esperienza diretta dello stesso artista, che ha estratto un blocco di marmo con l'antico sistema dei cavatori.” A parte la spiegazione ecc. era incredibilmente forte questa non-opera. Il grande masso sollecitava la mia immaginazione: dentro a quella materia vedevo delle Pietà, delle ‘Velate’, imperatori divelti, monumenti fatti e da fare ecc. Il tutto circondato dall’atmosfera silenziosa della chiesa sconsacrata, impolverata, abbandonata (per chi ha intenzione di andare a vederla.. fate attenzione che rischiate di passarci davanti e non accorgervi che quello è un ‘sito’ della Biennale). Questa è stata una delle opere che mi sono piaciute di più, accanto al grande merdone di Paul McCarthy (scusate la prevedibilità), lungo le vie del centro; Nemanja Cvijanovic con il suo carillon che trasmetteva la melodia dell’Internazionale comunista; Artur Zmijewski e il suo “monumento alla normalità”, con un video realizzato a Carrara seguendo come un’ombra due lavoratori del settore del marmo. Terence Koh che vede sé stesso nella spiaggia Molo di Ponente come un bambino rannicchiato e sereno (scultura in marmo bianco, il pezzo non lavorato costa all’incirca 10.000 euro); ha sofferto un po’ la grande scultura in alluminio di Urs Fisher installata in un luogo dal soffitto troppo basso nell’ ex segheria Adolfo Corsi. L’artista voleva simulare le rocce erose dalla pioggia. Deludente il muro della Bonvicini lì accanto. La preferivo nei suoi muri di cemento. Questo, in marmo lucido con vezzosi elementi decorativi, non era molto convincente. E’ stato buffo, il giorno della mia visita (25 giugno, preview per i giornalisti), vedere tutti i nasi all’insù per cercare L’uovo che non c’era di Damiàn Ortega. Sarà fuori? Appeso, nascosto, imbucato ... l’opera non era ancora installata! E’ stata invece una bella sorpresa entrare nell’altro spazio sempre nell’ex segeria Aldo Corsi: storico e contemporaneo fusi insieme in un intelligente allestimento. Leonardo Bistolfi, Libero Andreotti, Adolfo Wildt (con una penetrante scultura del volto di Mussolini), Aldo Buttino, Arturo Dazzi, Lucio Fontana ecc. dialogavano con opere contemporanee. Molte sculture storiche erano collocate dentro delle casse di legno, scelta molto apprezzata nell’economia dell’allestimento. Su tutte le opere ‘vegliava’ un Mao Zedong ad opera di Wu Maoquan e Wu Huibao e un Lenin in ottone, sempre inscatolato e installato steso! Suggestivo il grande incenso rosso di Daniel Knorr che brucerà per tutta la durata della mostra (di questo non ne sono molto sicura. Ci sono stati un sacco di problemi nei giorno prima dell’inaugurazione per le polveri che l’incenso emana, che vanno a posandosi sulle varie sculture installate nello stesso luogo). Altre opere: Rossella Biscotti che ha presentato dei tavoli tipografici su cui sono disposti caratteri mobili per la stampa, incomprensibili a una prima occhiata, che compongono frammenti di testi anarco-socialisti; l’opera omaggio di Cyprien Gaillard alla memoria dell'11 settembre: una teca contenente l'unico pezzo di marmo di Carrara superstite che ricopriva la lobby del World Trade Center.
Debolissima e un po’ noiosa la parte dedicata all’architettura. Deludente (forse perché già visto pubblicato fin troppo) il monumento funebre a Bettino Craxi di Cattelan (strategicamente non accettato nel centro di Carrara e collocato nel cimitero vattelapesca). Insomma ma chi se ne frega, mi verrebbe da dire! Non ho capito il senso della grande croce di legno di undici metri di Valentin Carron: forse una parodia monumentale del simbolo della cristianità?
Alla fine Cavallucci e la sua Biennale PostMonument ci ha convinto.

Nei prossimi post: 'niente da vedere tutto da vivere' di Lorenzo Bruni, spazio Gum e Boom Boom, Castello di Malaspina

Ps. Scusate gli errori di battitura e la punteggiature ☺

28/06/10

Sarebbe chiedere troppo... Hangar Bicocca









Grazie ad Andrea Balestrero

cara E.,

ti scrivo dal giardino dell'hangar bicocca, molta gente e non (solo) la solita gente. Grazie all'aggiunta di bookshop e bar riusciamo finalmente ad accalcarci anche qui. In un posto così enorme da dare le vertigini.
Atmosfera un po' più fighetta di un tempo, ma gradevole e non si è più in mezzo ad un deserto metropolitano.
Riuscirà a risultare attrattivo anche oltre alle serate di inaugurazione? Qualche dubbio serpeggia tra i presenti... Data la collocazione urbana dipenderà molto dalla programmazione degli eventi.
Sarebbe chiedere troppo qualcosa come l'accoppiata Y.A.P. + Warm Up del PS1? Il luogo di per sé si presterebbe a cose anche più spettacolari!
Per il momento, accanto alle altissime torri di Kiefer, lunghissimo corridoio ed immensa montagna di stracci di Boltanski, grandi proiezioni di Carlos Casas, un po' defilato il colonnato Melting pot 3.0 di Stefano Boccalini "piattaforma in cui le dinamiche interne al quartiere Bicocca, prodotte da alcune attività culturali di diversa natura, potranno innestarsi attivamente".
Insomma, il fatto di essere all'altezza della situazione qui si misura innanzi tutto in metri!
Sulle mostre, pareri discordanti tra gli amici.
Chapeau per la "Sequenza" di Melotti e per averne finanziato il restauro.
Valeva il viaggio.

Tuo affezionatissimo.

A.

23/06/10

But I like it...






Foto di Patty Smith

Un amico mi chiama e mi chiede: "Sei in Bovisa? Sono da Kaleidoscope, vale la pena di spingersi fino a laggiù?" Non ho risposto direttamente, ho tergiversato. Ne è valsa la pena di spingersi fino alla Triennale Bovisa per la mostra 'It's not only Rock'n'Roll, baby!'? Direi di sì. Buon allestimento, ottime luci, dj che suonava nel grande piazzale. Non c'era ressa, per lo meno fino alle 21. Molti giovani, qualche comparsa, pochi eccentrici. La mostra si lascia guardare. Ha poco di 'artistico' (nel senso più estremo immaginabile), ha molto di 'istintiva ingenuità e spontaneità'. Insomma, dopo aver visto una mostra del genere, uno esce con una frase che gli frulla nel cervello: 'Tutti posso dipingere, disegnare, fotografare.. ma pochi riescono a diventare delle rock stars'. E ci credo! Molto romantica la stanza tutta nera di Patti Smith con un'infilata di decine di foto in bianco e nero, sfuocate, consapevolmente low profile. Paesaggi brulli, rive di un fiume deserto, interni dimessi. Una chitarra, dei vasi. La Pietà Rondanini. La tomba di Brancusi. Molto patetica la stanza a colori fluo di Andy (Bluvertigo). Mente e braccia rubate alla decorazione di discoteche di provincia.
Altre chicche: le foto e le prove grafiche di Antony (Antony and the Johnsons), alcuni acquerelli di Bianca Casady (Coco delle Cocorose). Il resto mi verrebbe da commentarlo con una citazione molto pop: 'I know it's only Rock'n'Roll, but I like! Ma forse allora ero troppo piccola per capire...

20/06/10

Il fuckoff di Cattelan


Avrei un bel da fare se decidessi di copiare-incollare tutte le esilaranti frasi che trovo in rete sulla vicenda DITO Sì DITO NO!
Ebbene, ha vinto il sì! Da settembre (ma solo per 7 giorni, massimo 10) avremo il dito di Cattelan in Piazza Affari, in versione monumentale in marmo di Carrara (ovviamente in marmo di Carrara! Maurizio è reduce dalla Biennale curata da Cavallucci dove ha pensato di far costruire un grande monumento a Craxi. Cattelan volevo farlo installare nel centro cittadino... ma si è dovuto adattare in cimitero!).

"Una scultura di Maurizio Cattelan a forma di dito medio che quotidianamente indicherà a impiegati e dirigenti delle tre società (Telecom Italia, Consob e la Borsa di Milano) la direzione da prendere."

Qualche citazione:
Cattelan, di fronte al rischio di non vedersi esposta questa sua opera così dibattuta ha dichiarato: “Alla statua della mano in piazza Affari non potrei rinunciare. Senza quell’opera non può esserci nemmeno la mostra. È un progetto pensato apposta per Milano”. A risolvere la faccenda ci ha pensato il sindaco Moratti, che tagliando la testa al toro ha così motivato la scelta di far esporre l’opera di Cattelan: “La settimana della moda ha bisogno di eventi per attirare l’attenzione” e ha aggiunto: “L’arte e le opere di Cattelan fanno parte di tutto ciò”.
Massimiliano Finazzer Flory: "A me non interessa Maurizio Cattelan, ma l’arte contemporanea e la sua capacità di volgere in dubbi le nostre convinzioni e di stare dalla parte delle inquietudini e delle contraddizioni del nostro tempo".

Leggendo e leggendo, ho come la sensazione che due sono le cose:
Ci si gioca la carta della spettacolarizzazione. Chiamiamo Cattelan a Milano e facciamo del sensazionalismo.. altrimenti chi ci fila?
Scegliamo un'opera forte, in modo tale da sensibilizzare e 'volgere in dubbi' le nostre convinzioni.
Io mi domando: ma ridotti come siamo ridotti, avevamo proprio bisogno di far 'conoscere' l'arte contemporanea in questo modo? Avevamo bisogno di Cattelan per 'stare dalla parte delle inquietudini? Ma di quali inquietudini si sta parlando??
Tutta la querelle ha dell'inquietante (e i toni da farsa), questa è la questione!

La fine delle ideologie: questo è il titolo post-moderno del nostro caro Maurizio. Perchè risuona il debolissimo pensiero di una Milano da bere, è inevitabile. Eccessivo, esagerato, popolare ma semi-colto, ultra-ironico... avanguardistico (?), rassegnato...

Insomma, come sempre anche "Oggi il cretino è pieno di idee".

18/06/10

Art Parcours - Basel

Angela Bulloch | "Night Sky: Mercury & Venus," 2010



Nathalie Djurberg and Hans Berg | "Of Course I'm Working with Magic," 2010


John Bock | "Der Seewolf," 2010

Cerith Wyn Evans | "Paysage fautif

Daniel Buren | '"Colors on the Rhine" work in situ 2010

Damián Ortega | "New Balance," 2010

15/06/10

"Cacatori di merda" a chi???? Franca commenta...

"Perché il mondo si muove e ha il coraggio di costruire opere contemporanee in città famose, facendole così diventare mete importanti per il turismo e noi siamo ancora qui a scandalizzarci e sostenere che le opere architettoniche contemporanee sono obbrobri, se non addirittura "cessi", come Vittorio Sgarbi ha definito il Maxxi di Roma."
"Come si fa a definire dei "cacatori di merda" Andy Warhol o Gilbert & George? Ma in che paese viviamo?"

Così ha esordito oggi Franca Sozzani nel suo blog!
Mi sembra una chiara presa di posizione verso il rifiuto di una cultura conservatrice e direi anche reazionaria. Condivido nel dire, basta polemiche e tiriamoci su le maniche.
Ma qui.. altro che darsi da fare e non fare polemiche.
Sgarbi è stato nominato Soprintendente al polo museale di Venezia nonché curatore del Padiglione Italia della prossima Biennale 2011: quali commenti si possono fare?
Se penso che Vittorio Sgarbi definisce 'superbi' artisti come Antonio Lopez Garcìa, Werner Tubke, Lino Frongia, Luigi Serafini, Giuseppe Ducrot, Luca Crocicci ecc. Quali commenti si possono fare? OK, non facciamo polemiche!!!
Ma questo Sig.re non potrebbe continuare a fare il prof. nelle trasmissioni come la Pupa e il Secchione? Non potrebbe illuminarci da quei palcoscenici invece che in altri ben più importanti?
Che sperare in un Sign.re che urla, sbraita e insulta?

Mha, per lo meno qualche personalità importante si sdegna.
Insomma, il buon esempio e la cultura si può fare dovunque, carta patinata inclusa!


Around Basel

Angela Bullock - Cattedrale di Basilea



Felix Gonzalez-Torres - Fondation Beyeler

Matthew Barney - Schaulager

Tutti pronti per partire? Io no, ma ce la posso fare. Anche quest'anno 'ci tocca' Art Basel e annesse Liste e Volta ecc. A Basilea, comunque non tutto si consuma in fiera, anzi. Con il progetto Art Parcours si potrenno vedere installazioni, proiezioni e performance in giro per la città. Non vorrei perdermi i fuochi d'artificio di Cerith Wyn Evans nella piattaforma galleggiante sul Reno accanto a Mittlere Rheinbrücke o la performance di John Bock sul battello. Altri 8 progetti in giro.. munirsi di mappa!
Alla Fondation Beyeler, a parte la mostra di Basquiat, c'è la grande mostra di Felix Gonzalez-Torres 'Specific Objects without Specific Form'. Un altro progetto sempre dell'artista, organizzato dalla fondazione: la realizzazione di grandi cartelloni in giro per Basilea, Berna, Lucerna, St. Gallen e Zurigo, e una grande installazione nel Rheinbrücke Mittlere di 240 metri di lampadine. Allo Schaulager la mostra di Matthew Barney. Dalle foto visibili nel sito del museo.. non so cosa aspettarmi: Barney che disegna con un pesce che ha un carboncino in bocca.. o mentre è legato con una corda elastica su una barca.. ecc ecc. Vedere per credere