Empire 97 134, 2011
Strutture 1, 2011
Empire 140 225, 2011
Empire 130 245, 2011
Per tutte le foto, courtesy of Federica Schiavo Gallery, Roma
***
ATP: Mi spieghi la mostra in
poche righe?
Andrea Sala: In ‘L’ultima sigaretta’ ho voluto
continuare la mia ricerca su quelle forme misteriose e quotidiane che
costituiscono la nostra memoria visiva, sulle qualità quasi alchemiche dei
materiali e sulla loro resistenza e reazione alle diverse tecniche di
lavorazione. Attraverso un processo di riduzione di questi elementi
all’essenziale ho cercato di creare delle scene che indicano simultaneamente
più spazi e più tempi e capaci di trasformare lo spazio della galleria in una sorta
di paesaggio interno.
ATP: Le opere in mostra partono
da una tua riflessione sulle tavole dei 'camini' dell'architetto Giovanni
Battista Piranesi. Cosa ti ha affascinato di questo argomento?
AS: Mi interessa la capacità di stratificazione formale e linguistica di
Piranesi. Nelle sue tavole il camino diventa pretesto e display del complesso sistema
culturale di riferimento legato a elementi stilistici desunti dal passato,
ma che l’incisore al contempo organizza in scene capaci di coinvolgere lo
spettatore entrando in risonanza con lo spazio (specialmente con l’espediente
dei fumi). Allo stesso modo in mostra
presento una serie di gruppi
scultorei che, nel loro insieme, mettono in scena la stessa idea di display
quale sistema di presentazione del mondo coordinato e ambiguo di forme e segni
che costituiscono la base di un linguaggio visivo comune stratificato e
soprattutto il loro rapporto con lo spazio.
ATP: Perché hai deciso di
suggerire un'esperienza guidata dell'intera mostra attraverso dei precisi punti
di osservazione?
AS: Mi
interessava poter imporre un punto di vista allo spettatore così come
naturalmente succede nel caso dell'uso di media bidimensionali come disegno,
fotografia, pittura. Ma, attraverso veri e propri piedistalli/sedute, nelle mie
sculture lo spettatore è anche proiettato e integrato nell’opera.
ATP: Quali tipo di display hai
pensato per questa mostra?
AS: Ho
pensato a una struttura capace di mettere in relazione le forme primarie su cui
ho lavorato in una sorta di griglia linguistica universale capace di includere
lo spettatore. Per questo l’elemento base del display è una grande griglia che
io chiamo ‘supergriglia’ in omaggio alla supersuperficie teorizzata all’inizio degli anni ’70 dal Superstudio. Realizzata in ferro
o in acciaio la griglia definisce il ‘campo’ rispetto al quale le figure
prendono posizione costruendo una sorta di scena silenziosa.
ATP: Perché questo
titolo 'L'ultima sigaretta'?
AS: ‘L’ultima sigaretta’ si
riferisce a una pausa, a un momento di riflessione con il quale lo spettatore,
nel ruolo di un moderno pensatore seduto su una sorta di piedistallo
brancusiano, entra in dialogo con le altre forme che compongono la scultura e
allo stesso tempo ne completa l’architettura.
Andrea Sala
L'ultima sigaretta



