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10/10/10

kaufmann repetto's opening






Francesca Kaufmann e Claudio Guenzani

Chiara Repetto



Taglio del nastro per il nuovo spazio kaufmann repetto. Più grande e illuminato da tre grandi vetrate rispetto a quello in via dell'Orso. Situato vicino a Parco Sempione, all'interno di un edificio dei primi del '900, la ristrutturazione porta la firma dell'architetto Frank Boehm.
Ad accogliere i visitatori 'allargati' delle 16, le due sorelle, per nulla provate dal brunch delle 12, sono sorridenti e 'toste' come sempre . Il grande opening prosegue fino alle 22! Bicchieri di champagne e funghetti emanacalore intrattengono il pubblico nel cortile. Oltre allo spazio espositivo, formato da due grandi stanze simmetriche, un'originale entrata con scala che porta allo showroom interrato e ai depositi.
La mostra di Thea Djordjadze è allestita alla perfezione. Leggerissime sculture dialogano nella prima stanza, composte da legno, gesso, ceramica, tessute e spugne. Sorta di disegni geometrici a 3 dimensioni, queste sculture raccontano di fallimenti, rotture, sconfitte del processo creativo e riattivazione di memorie ... Un lavoro ha per titolo The Crack Up, che rimanda ad una raccolta di racconti di Francis Scott Fitzgerald.
Nella piccola e un pò sacrificata project room, le fotografie di Shannon Ebner. Conoscevo il lavoro dell'artista e, devo dire, che i suoi paesaggi con parole quali Nausea, Landscape, Raw e Incarceration mi erano molto piaciuti. Le opere esposte in queste occasione, mi hanno coinvolto di meno. Sono fotografie di grandi lettere composte da mattoni, che vanno a formare delle frasi. Curiosa la grande scultura nel cortile di un '&' formata sempre da mattoni.
Nel complesso, la mostra è un ottimo 'battesimo' per il nuovo spazio in via di Porta Tenaglia 7. Insomma 10/10/10/10! :)

ps. le due sorelle erano super cool!

23/04/10

Me ne sto in superficie - Massimo Grimaldi


Di Massimo apprezzo l’ostinazione. La maniacalità con cui ribadisce il volerci far riflettere sulla natura di ciò che chiamiamo ‘arte’. Non so se ci riesce spesso. Di lui mi attrae questa assoluta perfezione e piglio scientifico. Mi attrae e allo stesso tempo mi respinge: perché ostinarsi a farci capire cosa è da considerare ‘arte’? Perché sconvolgerci con le immagini a ‘doppio’ taglio dei suoi pics? (discreta newsletter che l’artista manda via email a curatori, amici ecc.) Occhi enormi che ci guardano da una profonda Africa, nera e agghiacciante. Ma anche paesaggi incantevoli, farfalle, cime di alberi assolate mischiate a gambe con protesi, teli di plastica insanguinati, flebo e arti mozzati.
Io penso che me ne starò in ‘superficie’, per cogliere la bellezza che alla fine avvolge e, al tempo stesso, dissimula la sua profondità concettuale. La mostra alla galleria Zero... è una scatola perfetta, e perfettamente attaccabile sul piano etico, che si comprende pienamente in superficie. Ad un certo punto, presa la palla al balzo, mi sono accodata con Edoardo Bonaspetti al giro di spiegazioni (bizzarre ma efficaci) di uno degli assistenti di galleria. Un iniziale coinvolgimento emotivo: come non esserlo vedendo due bambine gioiose mentre, alla faccia del ‘chi siete e cosa volete’, giocavano con un mazzo di carte mangiando dei biscotti. Alle spalle due immagini: Mariem Before The Image ‘Rubine’ e Daba Before The Image ‘Magnesia’. Un iniziale raccapriccio per le immagini in loop nei due schermi mac. Una doppia immagine di un fan del leader dei Tokio Hotel: volto di un ragazzino ibridato con quello di Bill Kaulitz?
Un lavoro più di altri mi ha colpito: Ryszard Kapuściński Lights. Nome impronunciabile di un giornalista polacco che ha militato per tutta la vita facendo reportage da tutti i territori in via di sviluppo ecc ecc. (wikipedia). L’installazione ha dell’enigmatico, almeno per me. Tecnicamente: “consiste nel cieco e perpetuo scorrimento verticale e nella semirotazione di due luci montate su
guide lineari dal movimento a cremagliera”. Come effetto, se vista da un certo punto di vista, si aveva la semplice sensazione di trovarsi davanti ad una parete illuminata da dietro con luce fissa. Girandoci attorno, invece, ci scopriva che le luci erano mobili, ma come effetto diffondevano una luce ferma. Ultimo lavoro: una cassa acustica da cui, ogni 10 minuti, si sentiva un brano da una playlist. La selezione musicale risale ad un periodo molto triste dell’artista nei primi anni ’90. L’ho trovato un lavoro ‘umano troppo umano’ che mi ha rivelato un Massimo decisamente intimista...

Chi c'era?
Mariuccia Casadio e Massimo Grimaldi, Elena Tavecchia e Simone Menegoi, Flavio Del Monte, Andrea Balestrero e Annalisa Rosso
Marco Magni, Paola Manfrin, Stefano Arienti e Luca Cerizza, Adrian Paci
Francesca Kaufmann, Maurizio Cattelan e Caroline Corbetta , Milovan Farronato con Sissi, Luca Vitone
Giulio Frigo, Marcello Maloberti, Filipa Ramos e Angela Vettese, Edoardo Bonaspetti
Corrado Beldì e Marco Tagliafierro, Francesca Pasini, Massimo Grimaldi e Farid Rahimi, Giovanna Silva e Cosimo Pichierri
Luciana Rappo, Francesca Di Nardo, Ettore Favini e Samuele Menin, Antonio Rovaldi

18/02/10

Aïda Ruilova alla Galleria Francesca Kaufmann





Meet the Eye (2009), Aïda Ruilova
Courtesy francesca kaufmann

Inquietante, surreale, ipnotico: il video Meet the Eye di Aïda Ruilova, presentato in occasione della sua personale alla Galleria Francesca Kaufmann, racconta un frammento di dialogo tra Karen Black (grandiosa stella al tramonto del cinema indipendente) e l’artista Raymond Pettibon. Questi due personaggi, figure archetipiche della scena di Los Angeles, sono
ritratti in una stanza d’albergo, intenti in un dialogo che unisce tensione erotica e un irrevocabile senso di declino. Sfilarsi le calze, aggrovigliarsi le dite delle mani, toccarsi i capelli, dettagli di stoffe: sono tutti frammenti che conpongono un 'discorso amoroso' quando non sottilmente erotico. Sussurri e grida, incomprensioni e sospiri ritmano l'intreccio tra questi due possibili amanti. Un buco appare ogni tanto.. una breccia sull'oltre, sull'indecidibilità o invisibilità del reale. Una mostra assolutamente da vedere.
Un link per quanti interessati alla genesi del video, presentato nell'agosto del 2008 all'Hammer Museum