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17/11/10

Underlines - Eva Marisaldi










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I lavori di Eva Marisaldi mi commuovono sempre. Non so perchè mi coinvolgono sempre tantissimo. Sarà per l'inaspettato, il misterioso, l'inspiegabile... Ad accoglierci un grande formicaio portato alla luce. Ma è il video (che l'artista ha realizzato con Enrico Serotti) il pezzo forte dell'intera mostra ospitata alla galleria Nicoletta Rusconi, Underlines (a cura di Marinella Paderni). Per 5 minuti viaggiamo in un tunnel senza dimensioni, senza punti fermi, ruotiamo tra scritte ('Il tempo preso', 'La conversazione è stata spostata nel cestino', 'Testa di cortesia'), fotocopie, elastici, piccoli oggetti, stelle filanti. Ruotiamo tra immagini informi, a tratti al buio o con fioca luce colorata pulsante. E' un viaggi nel sottosuolo, tra memorie visive sgranate. E' triste, è leggero, è semplicemente coinvolgente. Viaggiatori annoiati in un trenino che gira in tondo, guardiamo passare con leggerezza l'ambiguità di un mondo onirico che l'artista, sempre con toni pacati e un pò dimessi, rappresenta nel modo più perfetto. A me il lavoro di Eva marisaldi piace da sempre. Non so quali corde mi tocca. Veramente. Mi piace il suo essere perfettamente imperfetta, sempre un pò sghemba, abbozzata. Leggero e profondo si uniscono per dar vita a giochetti/scherzetti a volti crudeli a volte arrabbiati, a volte emotivamente abissali. I pop-corn, i bassorilievi Senza Fine, gli apparecchi per i denti come piccole sculture, i teatrini un pò rotti, i personaggi-palline del video Tristan, i disegni su stoffa morbidi e affaticati... Ho come la sensazione che nel suo lavoro ci voglia un pò bene a tutti. Oddio, mi sono commossa... ♥♥♥

Pierpaolo Campanini e Eva Marisaldi, Marinella Paderni e Alessandra Pioselli, Raffaella Malavasi

18/09/10

Start...me Up! # 2




Matteo Rubbi, Studio Guenzani

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Los Vigilantes de la Playa, a cura di Milovan Farronato alla galleria Nicoletta Rusconi
David Renggli, Franz Schmidt, Kelly Tippsman


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William E. Jones, Raffaella Cortese

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Matteo Rubbi - Mostra che, a quanto pare è piaciuta a molti. Chi perchè ha sentito Matteo che raccontava, spiegava, motivava e divertiva; chi perchè ha trovato interessante questa ricerca bizzarra dei 90 elementi. Ad altri è piaciuto il 'gioco' del sistema solare diffuso nelle strade intorno alla galleria (per chi ci va, noti il pallone da basket in entrata). Per me, che Matteo non l'ho ascoltato e, devo dire la verità, non ho letto neanche il comunicato stampa, devo dire che tutto sommato la mostra non mi ha coinvolto più di tanto. Spiegata per sommi capi, può risultare didascalica e un po' troppo poetica per i miei gusti: trovare i 90 elementi chimici e mostrarli in una stanza... rappresentare, dunque, l'universo. Un commento (ironico) che ho sentito a freddo: "In una bottiglia di vino ci sono quasi 70 elementi chimici!" Il problema di questa mostra è che se non viene spiegata e raccontata, l'effetto è quello di un accozzaglia di oggetti messi alla rinfusa. Ma si sa che l'opera, spesso, è solo un accessorio. Rubbi mi è piaciutiodi più in altre situazioni.
Los Vigilantes de la Playa - Mostra molto teatrale e fin troppo pulita: si è perso quel senso di ambiguità, paradosso e ambivalenza tanto sottolineato dal curatore. Qualcuno mi spieghi il senso del 'visual essay' by Milovan Farronato (per chi lo ha sfogliato).
William E. Jones - Della serie di video in mostra, uno mi ha particolarmente colpito. 'Tearoom' (1962-2007). Inevitabile visto il tema che trattava: è un video realizzato dalla polizia locale durante unʼindagine compiuta a Mansfield nel 1962 per controllare gli omosessuali, che si incontravano nei bagni pubblici, accusati di sodomia. Gli altri video esposti, mancavano un po' di forza. L'artista è intervenuto nelle pellicola creando degli effetti pittorici un po' gratuiti (dal mio punto di vista). Stesso discorso per le foto in mostra.