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06/07/12

Pics from Fondazione Prada / The Small Utopia. Ars Multiplicata

 Veduta dell'installazione che include opere di Man Ray, Meret Oppenheim, Maurice Henry, Max Ernest
 Vista del'installazione con opere di Marcel Duchamp
Veduta dell'instllazione con opere di Marcel Duchamp
Courtesy Fondazione Prada, foto di Attilio Maranzano
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E' inaugurata ieri la mostra 'The Small Utopia. Ars Multiplicata' alla Fondazione Prada nella sede di Ca’ Corner della Regina a Venezia. Il titolo della mostra  - a cura di Germano Celant - fa riferimento al desiderio, nato all’inizio del Novecento e proseguito fino agli anni Settanta, di ampliare la diffusione dell’arte nella società, attraverso la moltiplicazione dell’oggetto, sperimentandone le inedite fruizioni estetiche e sociali. 

It was inaugurated yesterday the exhibition ‘The Small Utopia. Ars Multiplicata’ at Fondazione Prada at Ca' Corner della Regina in Venice. The title of the exhibition - curated by Germano Celant - refers to the desire, born at the beginning of the twentieth century and continued until the 70’s, to broaden the dissemination of art to the society, through the multiplication of the object, by experiencing the unprecedented aesthetic and social fruition.

07/06/11

Fondazione Super-Prada

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Super spazio, perfetta ristrutturazione, grandi opere, buon ritmo, atmosfera rarefatta... all'insegna dei superlativi l'arrivo della Fondazione Prada in laguna. Dopo anni di mostre ospitate alla Fondazione Cini (isola di San Giorgio), la maison milanese trova finalmente una bellissima dimora per la sua collezione rieditata per l'occasione. Nonstante la tappa fosse da cerchiare nell'agenda durante i giorni della Biennale, in molti hanno snobbato l'appuntamento, optando per mete meno prevedibili e più di 'ricerca'. Peccato, perchè la mostra è bellissima, perfettissima ecc. ecc. ma, in effetti, non riserva molte sorprese. Nulla toglie che una visita direi che è d'obbligo. Da fare magari durante l'estate, quando non c'è nessuno in giro. Le sale Scarpitta/Fontana/Manzoni tolgono il fiato: elegantissime. Cappelletta San Francesco Vezzoli... lascia un pò a desiderare...ma al massimo vi strappa un sorriso vedere il 'fresco di santità' ammiccare un bacino al mezzo busto al suo fianco. Potenti i massi di Anish Kapoor tra il colonnato del piano terra, così come le due installazioni di Damien Hirst 'Waiting for Ispiration, Blue' e 'Waiting for Ispiration, Red' al primo piano.

* Photo: Attilio Maranzano
Courtesy: Fondazione Prada

18/04/11

Lamiere, MDF, panche e pannelli... ♺ ROTOR

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Lamiere di acciaio bugnato, pannelli di polipropilene, passerelle in MDF, piasterelle, telai in alluminio, panche in schiuma polietilenica, costruzioni in cemento armato ecc. La Fondazione Prada è stata trasformata in un deposito 'qualunque'. Il collettivo di Bruxelles, Rotor, ha rovistato nei magazzini dove dal 1993 sono stati depositati i set delle sfilate di moda delle collezioni Prada per dar vita al progetto ex Limbo. Hanno praticamente spostato del materiale, esattamente come lo hanno trovato, stipato e dismesso. Propongono così - con un gesto alla Dunchamp, scrive Germano Celant - un inventario di materiali di scarto.
La Fondazione Prada durante il battage del Salone del Mobile, ha voluto creare uno spazio 'neutro' dove al quasi tutto, si appone il quasi 'niente': 'da prodotto negativo e da dimenticare in qualcosa di sorprendente e non anticipabile allo sguardo di tutti" (G. C.)
Mixando la "rivalutazione del caotico e del distrutto", ragionando sui resti degli elementi architettonici e scenografici dei set delle sfilate, i Rotor hanno cercato di svelare o smascherare la normalità non solo degli eventi/sfilata, ma anche del concetto di 'evento'. Perchè un pannello in MDF o un telaio di allumino, resta (anche se spostato) quello che è...


* Courtesy Rotor e Fondazione Prada, Milano. Photo: Agostino Osio
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Benjamin Lasserre, Melanie Tamm, Lionel Devlieger, Michael Ghyoot,Tristan Boniver, Maarten Gielen

29/10/10

John Baldessari - Fondazione Prada









Germano Celant, John Baldessari
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John Baldessari alla Fondazione Prada con 'The Giacometti Variations"

"Ho sempre voluto fare quadri e scultura alti. Sospetto perchè io sono piuttosto alto. Ho avuto poche opportunità poichè la maggior parte delle gallerie hanno i muri la cui altezza rispecchia quella dei muri nelle case dei collezionisti.
Il mio progetto per la Fondazione, è di allungare le sculture in piedi di Giacometti e vestirle di abiti. Portare alla sua logica conclusione un'idea estrema già esistente è stato per me un metodo di lavoro. Le sculture di Giacometti sono le sculture più scarnificate ed emaciate che esistano. Perchè non spingersi ancora più in là? Oggi poi i confini tra arte e moda sono indefinibili. Inoltre è prassi, quasi di rigore, che le modelle sono altissime e magre. E' parodia? Non ne sono certo. Detesto categorie e definizioni... Non è questo ciò che fanno gli artisti? L'arte non nasce dall'arte? Quello che sto facendo è approfondire un'idea - che è il requisito di ogni buona arte."
John Baldessari, Dicembre 2009

Sono passati quasi 40 anni, ed il mio amico John è venuto meno alla sua promessa: "I Will Not Make Any More Boring Art" (1971).

Le 9 figure e i 18 look ruoteranno in data: 16 novembre e 7 dicembre.

John Baldessari, I Will Not Make Any More Boring Art, 1971 (Installation view, Nova Scotia College of Art and Design, 1971). Photo courtesy by the artist

25/10/10

What's up?

Carlos Casas
Una luce rischiara l’oscuro scrutare. La morte non sa leggere.

John Baldessari con la mostra The Giacometti Variations

Simone Bertuzzi / Palm Wine
La rivista Spiccioli



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Per chi si lamenta che Milano non offre alcunché, si sbaglia. L'unico problema, o per lo meno il mio, è avere la voglia di andare a openings, presentazioni, incontri vari.
Io partirei, tempo permettendo, oggi lunedì 25 ottobre con Kaleidoscope che ospita il primo episodio del workshop annuale condotto da Simone Bertuzzi / Palm Wine (digger?). Carne sul fuoco: "The Scramble for Vinyl ossia "la corsa al vinile". Così un blogger afroamericano ha recentemente descritto questa pratica, parafrasando un aspetto essenziale della storia coloniale europea."
Domani, 26 ottobre, farò un salto alla nuova galleria Uno + Uno (Via Ausonio 18), dove Marco Tagliafierro cura la mostra: Una luce rischiara l’oscuro scrutare. La morte non sa leggere. La collettiva riunisce, accanto agli artisti della sua ormai consolidata 'scuderia', anche qualche novità: Lorenza Boisi, Giovanni De Francesco, Enza Galantini, Paolo Gonzato, Dacia Manto, Luca Monterastelli, Angelo Mosca, Katja Noppes, Elena Von Hessen. Il titolo cita Philip Dick e Ruth Rendell, e come sottofondo, il comunicato stampa cita “A Scanner Darkly” il film di Richard Linklater. Tanti gli stimoli: disegni infantili, opere di dilettanti, espressioni grafiche di alienati mentali, segni anonimi tratti da vecchi muri, reperti e oggetti trovati, manifestazioni artistiche primitive e spontanee... vedremo.
Giovedì 28, la Fondazione Prada, dopo un lungo periodo di silenzio, presenta il grande John Baldessari con la mostra The Giacometti Variations. La mostra prevede una serie di enormi figure, alte 4,5 metri, ispirate all'immaginario dello sculture svizzero, che saranno abbigliate con oggetti e con vestiti, disegnati da Baldessari stesso. Richiami alla moda: osmosi tra mannequin ed entità scultoree.
Girato l'angolo, sempre giovedì, l'opening di Carlos Casas nello spazio Marsèlleria in Via Paullo 12 A: oscurità anche qui.. cimiteri di elefanti e territori dimenticati da dio. Mondi perduti e onirici, atmosfere tenebrose e al limite del macabro: queste le suggestioni che mi ispirano i video di Carlos Casas. Videomaker tra i più raffinati, lo spagnolo mostra la seconda tappa di Cemetery, un video che racconta di un inconcepibile cimitero di elefanti. Oscurità, barbarie e mistero, avvolgono questo oscuro luogo, più immaginario che reale, fra Nepal e India. Palpabili le citazioni esotiche-esoteriche dei classici film d’avventura dell’’età d’oro’ dei decenni dai ’30 ai ‘60. Darkeggiante senza essere lugubre.
Sempre il giovedì 28 c'è la presentazione di una nuova rivista, 'Spiccioli', allo spazio Erastudio Apartment- Gallery (Via Palermo 5). Stranamente... non è stampata nè su carta nè pubblicata sul web. Si presenta coaì: "Spiccioli è realizzata da un collettivo di giovani che preferisce restare nell’anonimato; ribalta tutte le regole dell’editoria classica. Non ci sono argomenti prestabiliti, né punti fermi. Spiccioli sono frasi stampigliate sulla terra con caratteri tipografici; le sue sono pagine da leggere e palpare, ma anche da mangiare e odorare: i testi sono scritti solo sul bordo, invertendo il legame tra orizzontale e verticale. Il messaggio di Spiccioli è: io non ho idea, tu non hai idea, egli non ha idea, noi non abbiamo idea, voi non avete idea, essi non hanno idea. Spiccioli è un progetto acronimo.org".