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19/07/12

Short Interviews / Rä di Martino e Laura Pugno a proposito del paesaggio




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Art Texts Pics: Mi raccontate brevemente cosa avete esposto in occasione della mostra Greater Torino (ospitata alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, fino al 5 agosto) ?
Rä Di Martino: Per la mostra presento quattro lavori sul mio ultimo progetto,  iniziato nel 2011 sulle rovine dei set cinematografici abbandonati nel Nord Africa, in particolare in Tunisia e Marocco. Molte produzioni, hollywoodiane e non, hanno girato film epici, spesso in costume nei paesaggi incontaminati e desertici di questi due paesi. Per motivi economici hanno poi abbandonato nel paesaggio enormi costruzioni in carton-gesso, creando delle nuove rovine.
Laura Pugno:  In poche parole, sto lavorando per vie diverse nella direzione di una  'destrutturazione' del Paesaggio. Vedo il paesaggio come una costruzione sociale che soddisfa bisogni sociali e psicologici di integrazione tra le parti e di armonia. Cerco di mettere in discussione questa costruzione, sia per quanto riguarda il suo carattere di sistema ben integrato, sia proponendo quello che chiamo un po' speranzosamente  processo di “liberazione delle parti”.
ATP: Il paesaggio è il tema portante delle vostre opere esposte in questa occasione. Come avete pensato di condensarlo nei lavori che avete esposto? 
RDM: Per me è una novità in un certo senso lavorare con il paesaggio. Per questa occasione, dalla scoperta di queste rovine è nata la necessità di narrare il paesaggio che le ospita.
LP: Insieme alle curatrici della mostra abbiamo scelto tre gruppi di lavori. Il primo (il più numeroso) riguarda “Cancellazioni” ossia operazione di abrasione che faccio su stampe fotografiche (le foto sono mie), secondo un criterio di selezione emotivamente guidato.
Il secondo gruppo (massa/tempo) comprende disegni in cui ripasso un mio disegno precedente su di un foglio bianco con interposto un foglio di carta carbone. Ogni tre minuti ruoto il foglio di un quarto di angolo retto. Questo processo individua, in un tutto, parti diverse sulla base della loro massa (chiaramente, maggiore la massa più fitto il tratteggio).
Il terzo gruppo (Paesaggio alle spalle) raccoglie lavori  che ho fatto in montagna: davo le spalle al paesaggio e tenendo una lastra di plexiglas sulle ginocchia incidevo l'immagine che vedevo riflessa.
È il massimo di distanza dal paesaggio cui sono riuscita ad arrivare.
Come avete inteso il concetto di Italo Calvino  'trasformare il paesaggio in ragionamento' ?
RDM: Questa frase che non conoscevo apre tante possibilita' nell'uso del paesaggio.  Con questa serie di progetti sulle rovine dei set di cinema in un certo senso e' la prima volta che mi propongo un viaggio tra paesaggi che voglio poi ri-presentare. Ho giocato e forse rischiato con questi luoghi cosi' esotici da poter sembrare delle cartoline o delle vere foto di rovine antiche con l'attenzione di chi guarda e che deve scoprire il falso nei dettagli delle immagini fotografiche.
LP: Il percorso indicato da Calvino è uno dei possibili (anche se è più consueto trasformare il paesaggio, più che in un ragionamento, in un oggetto di identificazione, o quantomeno in emozioni). Esistono tuttavia dei percorsi alternativi che mi interessano particolarmente: li riassumerei (per essere altrettanto laconica) nell'espressione dal ragionamento al paesaggio.
Come hai vissuto la relazione/contatto espositivo con l'altra artista? Hai fatto delle scoperte?RDM: E' stato bello avere un compagno di viaggio. Questa esperienza della Fondazione Sandretto di fare due personali distinte ma vicine e in dialogo e' un'esperienza nuova perche' da un lato sia io che Laura abbiamo presentato dei lavori in un percorso personale gia' sviluppato e chiuso ma allo stesso entrambe avevamo l'altra che seguiva e partecipavaalle fasi di preparazione, installazione,delle mostre e questo mi ha dato un senso di supporto e confronto sicuro.
LP:  Dal lavoro di Rä che conoscevo mi ero immaginata che le nostre due parti della mostra avrebbero convissuto tranquillamente senza entrate mai troppo in contatto, anche per la diversità del medium ustato. È stata una sorpresa piacevole, e un guadagno, quello di scoprire tutta una serie di assonanze all'interno delle diversità.
Qual'è il tuo paesaggio ideale e perché.
RDM: I miei paesaggi ideali sono in generale paesaggi desertici o vuoti, dove ogni elemento o persona si distinguono perfettamente e si devono confrontare con l'assenza di altre cose o persone. quasi tutti i miei lavori in video sono ambientati su delle colline di prato semplicissime, senza alberi o cespugli, possibilmente alte, con i personaggi in cima ripresi dal basso.. prati ma come se fossero deserti. spesso invece ho cercato dei veri deserti come in questi ultimi lavori sulle rovine dei set cinematografici.
LP: E' una domanda che mi è già stata posta e se adesso mi viene rifatta vuol dire che è una domanda giusta, cui bisogna seguitare a rispondere. Continuo a pensare al retro della città: tutte le città hanno un fronte, e sono tenute ad averlo, -  sicchè (mi sembra) le possibilità di individualità si giocano tutte sul retro.

Greater Torino 
A cura di Irene Calderoni e Maria Teresa Roberto 
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino
Fino al 5 Agosto 2012
   
 

21/06/12

Sotto la strada, la pioggia / Pics from Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

 Maria Pecchioli, Versus Player, 2012 - In collaborazione con Alessandro Kraus
Installazione: technics 1200 modificato, amplificatore, casse, tavolo, LP cover
 Beatrice Marchi, N 5, 2012 -  Installazione piante, lampade alogene
 Tomaso De Luca, 100 heads of the hunter, 2010 - Disegni su carta
 Nico Vascellari, Lago Morto, 2009
 Giulio Delvè, And If a double-decker bus crashes into us, 2009 - Scultura, lucchetti e catene
 Tony Fiorentino,  Removed some bricks from the street is a sign of revolution, 2009 - Documentazione di un'azione e 6 polaroid
 Mirko Smerdel,  I vostri grattacieli, 2010 - Serie di 30 immagini digitali con testo, stampati su carta
 Francesco Arena, Struttura articolata, 2012 - Carta stampata, sigari
 Danilo Correale, Untitled (The future in their hands/ the visibil hand), 2011 - Stampa cromogenica su carta, opera in 6 parti
Photo courtesy Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino 
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Sotto la strada, la spiaggia
fino al 5 Agosto 2012


La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e VICTORIA - the Art of being Contemporary di Mosca presentano Sotto la strada, la Spiaggia, la mostra conclusiva della sesta edizione del programma di Residenze per Giovani Curatori, a cura di Benoit Antille (Sierre, Svizzera, 1975), Michele Fiedler (Santurce, Porto Rico 1981), Andrey Parshikov (Mosca, Russia, 1985). La mostra sarà allestita per la prima volta nella sede di Torino della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.

Ispirandosi a uno slogan del Maggio francese del 1968 – “Sous les pavés, la plage” [Sotto la Strada, la Spiaggia] – la mostra sottolinea l’importanza di compiere gesti e occupare posizioni che ridefiniscano le relazioni degli spettatori con la realtà.
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The Foundation Sandretto Re Rebaudengo and VICTORIA - the Art of being Contemporary of Moscow, present Sotto la strada, la Spiaggia [Under the road, the Beach], the final exhibition of the sixth edition of the Residency program for Young Curators, curated by Benoit Antille (Sierre, Switzerland, 1975), Michael Fiedler (Santurce, Puerto Rico 1981) and Andrey Parshikov (Moscow, Russia, 1985). The exhibition will take place, for the first time, in Turin at the spaces of the Foundation Sandretto Re Rebaudengo.

Inspired from a slogan during the riots of the French May, 1968 - "Sous les Pavés, la plage" [On the Road, the Beach] - the exhibition emphasizes on the importance of making gestures and occupying positions that redefine the relationships between the spectators and the reality.

11/02/12

Press Play / Fondazione Sandretto Re Rebaudengo / Torino

  Hans-Peter Feldmann, 9/11 Front-Page, 2001
Alessandro Quaranta, The handy holes watchers parade, 2011
 The Third Memory (2000) di Pierre Huyghe
 Artur Zmjiewski, Democracies, 2009
Fiona Tan, News from the Near Future, 2003
 Steve McQueen, Gravesend' 2007
 
Thomas Hirschhorn, 'Ingrowth' del 2009 
 
Jon Kessler, Kessler's Circus, 2009
 
Alessandro Gagliardo, Palinsesto, note complesse, 2012
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Quell'immagine ci ha segnati un pò tutti. Stavo preparando la tesi di laurea quando, 10 anni fa, un amico mi ha detto di accendere subito la televisione. La seconda torre non era ancora caduta, la prima era già in fiamme. Con questa immagine si apre idealmente il nostro XXI secolo. Con il caleidoscopio di immagini dell' '11 settembre' si apre anche la mostra curata da Irene Calderoni, Press Play,  alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.
L' opera 9/11 Front-Page di Hans-Peter Feldmann, ci mostra centinaia di prime pagine dell'evento più visto, chiaccherato, fotografato, ripreso degli ultimi tempi. Spettacolarizzazione della sofferenza, della vulnerabilità di una super potenza come gli USA, quest'opera appunta come quest'attacco terroristico abbia creato prima di tutto un'icona indimenticabile. Un'immagine tanto reale da diventare artificiosamente irreale. Questa suggestiva opera apre il percorso espositivo che si prefigge, come dice il sottotitolo di tracciare relazioni, nessi o semplicemente, suggestioni tra l'arte e i mezzi d' informazione.
Per il contenuto della mostra, era inevitabile che il mezzo video fosse quello più utilizzato. Questo ha fatto si che la visione della mostra richiede tempo e concentrazione. Ho avuto la fortuna di entrare quando le sale erano vuote e ho potuto soffermarmi in alcuni lavori in particolare. Alcuni lo conoscevo già, essendo opere già esposte in importanti occasioni, come The Third Memory (2000) di Pierre Huyghe, o il bellissimo breve film di Steve McQueen, Gravesend (2007) sullo sfruttamento dei lavoratori del Congo esposto alla Biennale di Venezia nel 2007.
Mi ha coinvolto molto il complesso progetto di Alessandro Gagliardo, la cui ricerca è incentrata sulla televisione come campo d'indagine per lo sviluppo di uno studio antropologico dell'Italia. L'opera, 'Palinsesto, Nota complessa', 2012, consiste in una serie di riprese video, spezzoni di trasmissioni, fotografie e proiezioni che mostra dal parto in diretta, al cerimonia straziante in tutti i sensi del funerale di Raimondo Vianello, dagli ex-politicanti che si grattano in Parlamento alle manifestazioni di piazza. L'artista accompagna l'installazione con un testo che inizia da un ricordo della madre: "...bastava piazzarmi con il seggiolone davanti al televisore per rendermi quieto e immobile per qualche ora. Era l'84 e condividevo l'avvio della mia esistenza con l'avvento delle a televisione commerciale..." Nella stessa grande sala, speculare all'installazione di Gagliardo,  le decine di video di Artur Zmjiewski - curatore della prossima Biennale di Berlino - che mette in onda 20 eventi diversi, da manifestazioni di protesta a  folle deliranti per una partita di calcio, a soldati in marcia ecc.  
Nel video del torinese Alessandro Quaranta, invece, è un non-evento il contenuto del suo video girato al Cairo nel 2010: una folla di egizioani che con i loro cellulari filmano una  scena che non vediamo. La mostra continua con video molto poetico di Fiona Tan del 2003, News from the Near Futuro: un montaggio di di cinegiornali d'epoca incentrati sui legati tra l'acqua e la vita umana.
Coinvolgente, crudele e paradossalmente divertente la grandissima installazione di Jon Kessler: vero e proprio circo - come fa riferimento il titolo - in cui l'artista inscena uno spettacolo mediatico in cui soldatini mutilati-sanguinanti vengono fatti a pezzi da rudimentali marchingegni a loro volta ripresi da piccole telecamere. Gira un pò la testa in questo girare di gambe e braccia mutilate. Corpi mutilati anche nel'altrettanto grande installazione di Thomas Hirschhorn, 'Ingrowth' del 2009. Una lunga fila di manichini con lo stomaco perforato, una coroncina con parole quali grazia, giustizia, speranza, fede, e  dalle lunghe trecce simil avatar. La sua nota stilistica trash, qui esaspera le orripilanti immagini che alcuni manichini hanno hai loro piedi: persone sventrate e massacrate. Foto inguardabili e mai pubblicate.
Nel complesso la mostra è ben studiata e le opere sono interessanti. Simpatico il catalogo 'confezionato' come fosse un quotidiano. 
In occasione dell'opening, è stato anche reso noto il vincitore della prima edizione del concorso indetto dalla Fondazione SoundtrArt: la sound designer Chiara Luzzana. A lei l'arduo compito di ideare la colonna sonora della mostra PressPlay. L'unico dubbio che mi è rimasto è: come ascoltare la colonna sonora mentre ho le cuffie dei video in mostra? Se ritorno in mostra, vi racconto che soluzione ho trovato! :)

 Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Richard Armstrong Direttore Guggenheim New York, Irene Calderoni,  Chiara Luzzana
Alessandro Quaranta, i curatori selezionati per la Residenza 2012 FSRR, Michele Fiedler, Andrey Parshikov, Benoit Antille

23/05/11

Tour nella Little Italy alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

VENETO * Nathaniel Mellors 'Ourhouse - The Nest
PIEMONTE * Victor Man 'Place, Lodgings, Company = (il cavallo torinese)
SARDEGNA * Ulla von Brandenburg 'Mamuthones/Issohadores
TRENTINO ALTO ADIGE * Tobias Putrih 'Einzelhof'
BASILICATA * Taiyo Onorato & Nico Krebs ' Constuctions I-X
VALLE D'AOSTA Sunah Choi 'Untitled'
CALABRIA * Roman Ondàk 'Balancing at the Toe of the Boot'
MARCHE * Markus Schinwald 'Untitled (mimik) #1 - Santa Casa di Loreto (Ancona)
SICILIA * Kateřina Šedá 'Now Way'
LAZIO * Johanna Billing 'Italy' - frames dal video 'I'm gonna live anyway until I die'
PUGLIA * Isabelle Cornaro 'Of Cinematic'
LOMBARDIA * Ibon Araberri 'Extinction made a place vital'
FRIULI VENEZIA GIULIA Hugo Markl 'EKWTNIB
CAMPANIA * Gabriel Kuri 'Pizzo'
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Anche la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo festeggia i 150 dell'Unità, e lo fa con i punti di vista di 20 artisti internazionali, per lo più giovani e conosciuti. Francesco Bonami, nella mostra Espressione geografica, ha invitato gli artisti a girovagare per le 20 regioni italiane, sorteggiandoli a caso come una vera e propria lotteria. Ibon Araberri, in Lombardia, si concentra sulla Valcamonica estrapolando le incisioni ruperstri e analizzandone il significato e l'importanza; Sunah Choi, in Val d'Aosta, osserva le facciate delle case della regione per rifarle in acciaio e con le corde per arrampicarsi; Isabelle Cornaro, in Puglia, replica due parti della Basilica di Santa Croce a Lecce... Per raccontarvi tutti le opere, non basterebbe un post, e vi perderei alla decima riga.
Ho avuto l'opportunità di leggere alcuni tragitti compiuti dagli artisti. Ad esempio, Gabriel Kuri, in Campania, ha passeggiato nei quartieri spagnoli, ha cenato a Port'Alba, ha visitato l'orto botanico, è stato a Posillipo... un salto alla Galleria Lia Rumma, al Vulcano Solfatara, ha cenato con Padraig Timoney... ma anche con Cezary Bodzianowski e Gintaras Didžiapetris alla Fondazione Morra Greco. Che lo ha colpito di questa regione? Le felci all'Orto Botanico e la 'smorfia': la tradizionale pratica di legare ogni singolo evento della vita a un numero da poter poi giocare.
Nel visitare questa sorta di Mini Italia, tante le sorprese: come l'opera di Markus Schinwald 'Untitled (mimik) #1: il calco di un gradino della Santa Casa di Loreto (Ancona). In effetti, per quanti abbiano avuto l'occasione di vedere questa grande lastra di marmo nella chiesa, modellata per secoli dai pellegrini, non c'e da stupirsi che l'abbia presa come simbolo del legame storico esistente tra religione cattolica e il paesaggio italiano. Opera toccante.
Mi è piaciuto molto il breve video di Gintaras Didžiapetris (Toscana) 'A Byzantine Place': un viaggio per frammenti tra Firenze e Livorno. Scene quotidiane, quasi insignificanti - una fontana con degli angeli dalla cui bocca spilla dell'acqua, una restauratrice che lavora di notte, un uomo che scarica un camion, delle macchine che corrono in centro - per raccontare in modo 'crepuscolare' brevi storie quotidiani ammantate da una sorta di realismo magico. Così come ho apprezzato il video di
Nathaniel Mellors 'Ourhouse - The Nest, girato nel parco del Museo Nazionale di Villa Pisani a Strà (Venezia). Toni onirici e surreali per raccontare le vicende di un divertente giardiniere, Bobby Jobby, alle prese con la sensuale e accattivante Baby doll.
Non tutte le opere, a mio avviso, sintetizzavano o, sublimavano, il territorio. Un opera su tutte, quella di Andro Wekua che, mandato in Emilia Romagna, ha prodotto un'opera che avrebbe potuto, formalmente, associare a ben altre esperienze.
Nel complesso la mostra mi è piaciuta: ricca, interessante e a volte anche profonda nel testimoniare che l'Italia - del valzer, del caffè. L'Italia derubata e colpita al cuore, l'Italia che non muore. L' l'Italia presa a tradimento, l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento. L'Italia che lavora, che si innamora e che resiste ecc. (Francesco De Gregori, W l'Italia) - è un territorio fantastico, paradossale, meraviglioso e rovinoso, carnevalesco e santo, operoso e grossolano. Penso all'esilarante e veritriero video di Ruti Sela & Maayan Amir 'Commune Sense', che documenta il viaggio in Umbria delle due artiste, alla ricerca dei sindaci di varie cittadine.

E' stato buffo all'opening sentire Patrizia Sandretto che, vista la quantità di artisti presenti, li individuava con il nome delle regioni. "Ti presento il Lazio e la Liguria...". Io ero seduta tra la Lombardia e la Sicilia. Davanti avevo la Valle d'Aosta.
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Susanh Choi, Alberto Visconti, Gregor Podnar, Tobias Putrih e Francesca Pennone, Kateřina Šedá e Franco Soffiantino
Edoardo Bonaspetti, Andrea Viliani e Paola Clerico, Alessandro Castiglioni, Hilda Ricardone e Carlotta Pezzolo, Paolo Palmieri