31/01/12

Massimiliano Gioni sarà il nuovo direttore artistico della Biennale di Venezia!!!

E' confermato! Massimiliano sarà il Direttore 'capo' della prossima Biennale di Venezia! Urrà! 
Questi gli incarichi deliberati dal CDA della Biennale:
Massimiliano Gioni è stato nominato a maggioranza Direttore del Settore Arti Visive con lo specifico incarico di curare la 55. Esposizione Internazionale d’Arte che si terrà nel 2013
Ivan Fedele è stato nominato Direttore del Settore Musica per il quadriennio 2012-2015
Àlex Rigola, già Direttore del Settore Teatro negli anni 2010-2011, è stato confermato per il biennio 2012-2013
Ismael Ivo, già Direttore del Settore Danza dal 2005 al 2011, è stato confermato per l’anno 2012

30/01/12

Find a Problem to Solve / Edward Thomasson

Find a Problem to Solve, video, 8 min 30 sec, 2008
Courtesy Furini Arte Contemporanea, Roma
 Voluntary Working Relationships, 2010/11  
Courtesy Furini Arte Contemporanea, Roma
Voluntary Working Relationships (2010-11), 
Courtesy Furini Arte Contemporanea, Roma
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Scopro galleria e artista interessanti. Roma, Via Giulia, Furini Arte Contemporanea. L'artista è Edward Thomasson (1985, Staffordshire, Inghilterra), e ha esposto un video del 2008 'Find a Problem to Solve' e una serie di piccoli disegni. Questi ultimi, mi raccontano, sono una sorta di storyboard di video immaginari dove però, a un disegno non ne seguono altri.... e spesso non segue neanche la realizzazione di un video vero e proprio. Il giovane artista, scoperto dal gallerista alla Royal Academy (se non ricordo male), mi ha lasciato in mente alcune suggestive immagini del video. Che in realtà non ha niente di spettacolare, eclatante o fortemente incisivo. Ha però una particolarissima atmosfera che, non nascondo, mi piace molto.
Della durata di pochi minuti, il video racconta le eleganti coreografie di alcune ballerine-ginnaste. Ai movimento aggraziati, una dolce e soave canzone cantata dalle stesse. 
"La musica ha un ruolo centrale nella costruzione dei suoi video. Edward Thomasson scrive i testi per le canzoni che, eseguite dagli stessi attori dei video, diventano parte dell’azione. Filmati in stanze indefinibili che rimandano a sale d’aspetto, centri di terapia o aree ricreative, e set costruiti che somigliano a semplificati spazi interni o esterni, i lavori narrativi di Thomasson ripropongono strategie e meccanismi comuni alle azioni televisive, a video informativi e musical."
Consiglio una visita.

Coming soon... D'Apres Giorgio / Roma


29/01/12

Ha-ha / Machinator / Plusdesign / Agudio e Stucchi

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Alessandro Agudio e Davide Stucchi in occasione di Ha-ha nello spazio Plusdesign*  a Lambrate, Milano. 

Davide Stucchi: Nell’androne di casa Berri - Meregalli a Milano: Adolfo Wildt o Giulio Ulisse Arata?
Alessandro Agudio: G. U. Arata, anche il suo complesso termale napoletano di Agnano, progettato come casa Berri - Meregalli negli anni dieci  del novecento. Quest'opera mi affascina come logica di inserimento di un ambiente costruito in uno naturale. Inoltre il portale d'ingresso di queste terme è stato spostato più a valle come altri resti degli edifici che facevano parte della struttura originaria dopo il loro abbattimento negli anni sessanta. Ora mentre sto guardando le immagini di questo luogo penso di trasportarci la Vittoria di Wildt.
D. S. : Ha-ha di William Kent o Swoosh di Nike?
A.A. : Ha-ha di William Kent.
D. S.: Teoria delle ombre o Libro d'ombra di Junichiro Tanizaki? 
A.A.: Libro d'ombra, e Il tokonoma più di tutto, ovvero una nicchia nella stanza principale della casa giapponese dove esporre di volta in volta un quadro o qualche fiore. E a fianco una cameretta a pedana.   
D. S. : Il progetto Machiantor o il Festival Dominator?
A.A. : Entrambi! Machinator l'abbiamo provato, mentre a Dominator dobbiamo andarci.
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* Questo progetto è inscritto in un’idea più ampia che ha avuto origine a partire da una visione di Marco Tagliafierro, un’immagine della mente per la quale alcuni artisti verranno invitati a confrontarsi con le proprietà linguistiche di alcune architetture che ospitano l’arte nella contemporaneità. Si tratta di un format che prevede l’interazione di uno o due artisti con un'architettura, questo per ogni tappa di un programma di appuntamenti che si andrà a definire strada facendo. Si chiamerà machinator, termine latino che accanto ai significati di fabbricatore e meccanico aveva anche quello di architetto ed ingegnere. Se ne può desumere una concezione di architettura che la equipara al concetto di macchina. La scarsa comprensione delle modalità di funzionamento della macchina, per quell’epoca, ha portato il curatore a pensare ad una concezione di architettura percepibile come problema aperto.

27/01/12

Some call him pig / Gianni Pettena

 Clay House, 1972,  Installazione ambientale, Salt Lake City, Utah, (USA)
Courtesy: Galleria Enrico Fornello - Federico Luger
 Ice House I, 1971, Minneapolis, Minnesota, USA, 1971, Installazione, Acqua e tubi in gomma. 
Courtesy: Galleria Enrico Fornello - Federico Luger
 Il mestiere dell’architetto, 2002 Courtesy: Galleria Enrico Fornello - Federico Luger

 Hand Made - Vista dell'installazione, Courtesy Galleria Enrico Fornello
Fotografie Floriana Giacinti
 Courtesy Galleria Enrico Fornello - Fotografie Floriana Giacinti
Io sono la spia, 1973,  Courtesy Galleria Enrico Fornello - Fotografie Floriana Giacinti
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Allora è vero che nessuno ti dà la possibilità è che tu ce l'abbia questa possibilità di girare vestirti mangiare e viaggiare e pensare questo no lo puoi fare se lavori se vai avanti non se stai fermo su una mattonella devi guadagnartelo questo devi conquistartelo e devi farlo così cercando il modo  miglioreil più liberante ma le devi fare vedi non puoi sfuggire e io dico che è una bella fregatura è una legge come quella di respirare sembra non ci possa fare nulla e cerchi di dare una forma a ciò che ti passa in mente di dargli un uso e una necessità, per gli altri di prestarci attenzione, non basterebbe parlarne così bisogna anche eccitarsi e dire che sei bravo e serio e hai voglia di farlo e ci credi fino in fondo e ci dedichi la vita. Così anche quando sono partito con giulia e stefania e sono arrivato nella luna da peretola e sono arrivato a chicago e lì nel labirinto dell'aereoporto dove nessuno parlava quello a cui eri abituato ti dirottava a cenni fino al gate del tuo aereo per continuare senza una lira e senza capire perché parlavano troppo in fretta e da midwest e tu potevi che so aver speso un anno in inghilterra e non era servito a nulla niente di niente. Partire da zero là si giocava lo stesso gioco ma con carte diverse bisognava cambiarle in fretta e imparare a decifrarle perché per un anno avevi deciso di stare via di prendere una boccata d'aria (bella fregatura) ti toccava veramente incominciare daccapo e camminare cosa devo essere sembrato non so non me ne importa niente ma si invece apparivo misterioso diverso questo era già importante era una cosa da sfruttare.
Ma il caldo era troppo l'umidità a cento sei per cento sarà possibile e gli inches invece dei centimetri una noia vera e il panino il panino congelato FROZEN SANDWICH un panino tagliato per lungo con due fette di formaggio e due di salame rinchiuso e congelato e la pizza congelata e il some call him pig correvi il pericolo di diventare didattico i laghi erano belli ma io ci caddi dentro con la barca rovesciata e la vela bagnata sul lake harriet alla fine di ottobre a urlare HELP. La polizia sapeva tutto: cosa fare e cosa dovevi fare tipo prendere due aspirine e andare a letto alla fine quando lasciammo l'auto c'era tanta acqua sul pavimento fino al punto in cui ci scaricarono davanti alla porta di casa e quel cartello
Some call him pig

Gianni Pettena
1973, è tratto dal libro "L'Anarchitetto" edito da Guaraldi
Some call him pig, 1971
Gianni Pettena

26/01/12

LE OPERE / MOTIVAZIONI / Premio Italia / Maxxi /Roma

ADRIAN PACI
Adrian Paci, The Visitors - Photo: Cecilia Fiorenza
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Adrian Paci
L’esperienza dell’emigrazione, il nomadismo, l’identità, il rapporto tra privato e dimensione collettiva sono le tematiche al centro del lavoro di Adrian Paci artista a albanese, giunto in Italia nel 1992. Le sue opere vanno dalla  scultura alla  fotografia, dal video alle  installazioni, con capacità iconica fuori dal comune. Il suo lavoro è impregnato della  forza poetica del ricordo e della lontananza,  del senso di solitudine e il desiderio che si prova per ciò che si è stati costretti a lasciare. L’artista affronta da una parte un’adesione alla realtà  quasi da reportage, dall’altra una chiara apertura ad una lettura metaforica, che vada oltre il fatto individuale.  Frequente è la riflessione sui temi della casa, del lavoro e  dei vincoli affettivi, intesi sia come valori della vita privata che come argomenti del dibattito sociale. Attraverso le sue opere, Paci costringe a ragionare su cosa voglia dire per ciascuno di noi appartenere a un contesto, su come interagisca la nostra dimensione privata in relazione a tutto quel che ne è esterno, sul rapporto con le radici, non necessariamente sulla condizione di migrante in senso stretto, ma in senso più aperto sul disor
ientamento e sulla fatica ad individuare una propria "casa”.
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LUCA TREVISANI
 
Luca Trevisani, Il dentro del fuori del dentro, Photo: Cecilia Fiorenza
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Luca Trevisani
I suoi lavori comportano lunghe e articolate operazioni di ricerca, Trevisani non teme che siano incapaci di comunicare sensazioni. I suoi lavori hanno spesso riguardato il tema della collettività, indagando gli spazi e le dinamiche della condivisione. Tratta temi che si ispirano a fenomeni naturali, costruendo le sue "sculture" attorno all'idea di flusso, di gorgo: situazioni in cui il confine si perde. Artista mai sazio di nuovi stimoli, attinge liberamente, in modo puntuale e non scontato, alla storia, l'attualità, i testi scientifici, la letteratura. Privo di ossessioni particolari e aperto a incontri imprevedibili, può far entrare ogni cosa nel suo lavoro. Pieno di idee e di sangue freddo, è sicuro di sé. Non dimentica il tema del fallimento: lo esplora nella pratica quotidiana del suo lavoro reinventando i progetti che non lo soddisfano , senza sfuggire alla sensazione di incapacità  che necessariamente ne deriva.
I progetti di Luca Trevisani, mossi da intenzioni poetiche di fondo e sviluppati per sensorialità e sensibilità, mostrano l’attenzione che l’autore capta durante la loro realizzazione. Il residuo, il frammento quale strumento di riattivazione di energie latenti o sopite, liberate attraverso un progetto processuale  induce lo spettatore a sintonizzarsi su di una frequenza evocativa e sospesa.
Tutto è variazione, incessante esplorazione di un ‘grado potenziale della forma’ e in questo senso il fattore strutturale e non lineare risulta strettamente connesso alla costruzione dell’opera, alla sua densità e variabilità.
I suoi interventi sono interstiziali e si connotano per pause, intervalli, possedendo pertanto una loro logicità intuitiva non razionale. Fisicità della materia e allusività sono infatti i due strumenti attraverso cui rendere concreta l’Idea, per dare sostanza a delle visioni che non rappresentano vere utopie ma variabili inespresse, e pertanto semplicemente ancora non verificate, di realtà. Luca Trevisani impiega la destrutturazione del linguaggio con un intento apparentemente perverso: far collassare un mondo ordinato per generare una differente piattaforma di operatività, funzionale ai cambiamenti in atto.
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PATRIZIO DI MASSIMO
 
Patrizio Di Massimo, Una Turandiade Buzziana (in forma di note), 2011 
Still da video-animazione in alta definizione 44 minuti, Courtesy l'artista
Patrizio Di Massimo, Una Turandiade Buzziana (in forma di note), 2011 - Photo: Cecilia Fiorenza
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Patrizio di Massimo
Il lavoro di Patrizio di Massimo rappresenta un unicum in Italia per la sua capacità di fondere un’efficace critica alla storiografia del nostro paese con una sperimentazione linguistica innovativa. Il suo sguardo decostruisce la forma mentis italiana che la narrazione storica ufficiale ha prodotto, mettendo in luce le sue debolezze. A Di Massimo interessa la revisione storica dei fatti nella  relazione tra il linguaggio e la situazione. Attraverso la rivisitazione di alcuni luoghi emblematici della storia dell’arte nel dopoguerra ma soprattutto delle tracce lasciate dal fascismo nella cultura italiana di oggi, Di Massimo si confronta con le modalità subdole con cui si è articolato un certo immaginario collettivo italiano. Analizzando i fatti storici del colonialismo italiano l’artista parla in realtà non solo del passato ma del nostro presente storico e dell’identità nazionale percepita in gran parte come naturale e universale. Nei suoi lavori di Massimo avanza una tesi che non è solo estetica ma una ricerca socio-politica sul ruolo propagandistico del ‘ritorno all’ordine’ delle avanguardie artistiche durante periodi di conservatorismo. Il ricorso al passato come espediente viene svelato da Di Massimo come la strumentalizzazione del fatto storico trasfigurato in un’elaborazione mitologica, falsata per motivi ideologici. 
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GIORGIO ANDREOTTA CALO'
Giorgio Andreotta Calò, senza titolo 2011 - veduta del quartiere Flaminio dalla vetrata del
MAXXI, Roma Foto Simone Settimo
Giorgio Andreotta Calò, attraverso le sue sculture e installazioni e video ha creato opere che si collocano tra la poesia e la politica con un  legame molto stretto  alla questione del paesaggio, alla realtà clandestina dell’uomo. L’artista esplora quasi  ossessivamente i limiti e i confini dello spazio e del corpo nel loro sviluppo nello spazio temporale. I suoi lavori testimoniano il suo modo di affrontare la realtà delle periferie cittadine e la desolazione di alcuni ambienti naturali mettendo in risalto l’insopportabile solitudine dell’animo umano nel contesto sociale e psicologico del nostro tempo.
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La giuria del Premio Italia arte contemporanea 2012 è composta da:
Udo Kittelmann, Direttore Staatliche Museen, Berlin - Luigi Ontani artista - Jessica Morgan curatore Tate Modern, Londra - Elena Filipovic curator at WIELS Contemporary Art Center in Brussels - Anna Mattirolo, Direttore MAXXI Arte

ha selezionato i 4 finalisti del Premio Italia: Giorgio Andreotta Calò (proposto da Chiara Parisi, Direttore Centre international d’art et du paysage, Ile de Vassivière), Patrizio Di Massimo (proposto da Francesco Manacorda, Direttore Artistico della Tate Liverpool), Adrian Paci (proposto da Cristiana Perrella, curatore indipendente) e Luca Trevisani (proposto da Andrea Bruciati, Direttore artistico della Galleria comunale d’arte di Monfalcone)

Gli artisti sono stati scelti tra le 15 candidature proposte da otto direttori e curatori delle maggiori istituzioni di arte contemporanea italiani ed europei:

Lorenzo Benedetti, Direttore del Art Centre di Vleeshal, Middelburg (NL) - Chiara Parisi, Direttore Centre international d’art et du paysage, Ile de Vassivière (FR) - Alessandro Rabottini, Curatore GAMEC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo - Andrea Bruciati, Direttore artistico della Galleria comunale d’arte di Monfalcone - Irene Calderoni, Dipartimento curatoriale  della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino - Francesco Manacorda, Direttore Artistico Tate Liverpool - Cristiana Perrella, curatore indipendente - Mario Codognato curatore Museo MADRE, Napoli

La giuria decreterà poi il vincitore, valutato anche sulla base dell’opera realizzata per il museo. All’artista vincitore verrà dedicato un catalogo monografico su tutto il suo percorso artistico, in edizione bilingue, e la sua opera verrà acquisita nella collezione del MAXXI.

Io non c'ero... / Francesco Vezzoli / 24 Hours Museum, Paris

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24 - 25 gennaio, 2012
24 h Museum concepito da Francesco Vezzoli in collaborazione con lo studio AMO di Rem Koolhaas e grazie a Prada. A Parigi, presso lo storico Palais d’Iéna disegnato da Auguste Perret tra il 1936 e 1946 e sede del CESE, il Conseil Economique, Social et Environnemental francese. 

25/01/12

Tutto a 9.99 euro! Personal Effectsonsale a Bologna

Photo © Sara Montali
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Quello che vedi qui sopra è solo una piccola selezione delle altre decine e decine di oggetti in vendita. Per chi è a Bologna da domani a domenica, non può perdersi questo bizzarro progetto 'personal effectsonsale' nello storico Padiglione dell'Esprit Nouveau realizzato nel ‘77 su progetto di Le Corbusier di fronte all’ingresso principale della Fiera. 
In cosa consiste 'personal effectsonsale'? Un centinaio, più o meno, di artisti nostrani e alcuni internazionali, sono stati invitati a mettere i propri oggetti personali in vendita. Il prezzo? 9.99 euro. Direi proprio a buon mercato.

Gli ideatori del progetto sono: Francesco Calzolari, David Casini, Viola Emaldi, Irene Guzman, Valentina Rossi, Marco Scotti e Sissi. "Il  format si allontana dalle dinamiche del mercato e dai canoni espositivi classici, attraverso la messa in scena non di opere d’arte ma di effetti personali di artisti, reperti biografici ed espressioni tangibili di individualità. Una scelta che attiva una interpretazione di tipo narrativo che permette al pubblico di entrare in diretto contatto e di indagare l’immaginario personale degli artisti."


Le regole del 'gioco' sono molto semplici: potrai ammirare gli oggetti e acquistare quello che più ti ha incuriosito o affascinato con pochi euro. Nessuno, però, prima dell'acquisto, può sapere a quale artista è appartenuto l'oggetto in questione. Duque sarà un terno al lotto. Dovremo essere guidati unicamente dall'istinto e dal nostro gusto. 
Photo © Andrea Scardova (IBC)

24/01/12

Short Interview / Gino De Dominicis / ...

L’artista e il suo doppio, anni ottanta tecnica mista su foto, 23,5 x 36 cm Collezione privata, Tezze di Arzignano

Calamita cosmica, 1988-1989 - gesso, polistirolo, resina sintetica, anima di ferro, collante vinilico, 8,7 x 24 x 6,3 cm

Collezione Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno
 Senza titolo (I gemelli), 1973 Persone viventi fotografia, 14 x 14 cm Collezione Silvio Sansone, Salerno Curtesy Lia Rumma
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Al bookstore della Triennale, mercoledì 25 gennaio è presentato il primo Catalogo Ragionato dedicato all'opera di Gino De Dominicis. Ci troviamo là alle 18.30.


Franco Fanelli: Signor De Dominicis, lei ha recentemente sottolineato l’estraneità di certi linguaggi all’arte visiva. A quali canoni, secondo lei, deve corrispondere l’identikit dell’artista contemporaneo?
Gino de Dominicis: Nonostante la rarità di importanti opere d’arte oggi nel mondo, solo chi riuscirà a stabilire un rapporto non superficiale e più rispettoso per le arti maggiori, pittura, scultura (opere tridimensionali) e architettura potrà capire e decidere il proprio futuro, il proprio presente e il proprio passato.Per quanto riguarda l’identità dell’artista e delle mostre d’arte, va detto che ogni espressione artistica nasce da una peculiare mentalità e da un desiderio che la differenziano ulteriormente da tutte le altre. In particolare la pittura, la scultura e l’architettura che sono immobili, materiali e mute, hanno origine dalla non accettazione della corruttibilità e della morte. Creano forme che non assecondano il tempo e fondano e perpetuano il desiderio di immortalità. Le altre espressioni invece si svolgono nel tempo, lo accompagnano e non confrontandosi con la materia non creano la forma.
FF: Chi considera oggi “artisti”?
GdD: Oggi si crede che chiunque, approfittando delle facilitazioni date dall’ambiente dell’arte, possa entrare a far parte del mondo dei grandi artisti e che con questi verrà confrontato anche se si esprime esclusivamente con performance, video, installazioni multimediali, fotografie, moda ecc. Si scambia la creazione con la creatività. Nelle ultime edizioni della Biennale di Venezia sono stati invitati a esprimersi: registi, fotografi, ballerini, ecologisti, giornalisti, scenografi, poeti, attori, critici, galleristi, stilisti, sociologi, musicisti, commediografi, performer, filosofi, video artisti ecc., e spesso è stato loro addirittura concesso uno spazio maggiore di quello riservato agli artisti visivi. Si crede anche che gli spazi deputati all’arte visiva abbiano il potere di compiere il miracolo di tramutare in opera d’arte qualunque cosa vi venga esposta. E per finire in bellezza, sono stati assegnati il premio per la migliore pittura a un video, il premio per la scultura a delle fotografie e ancora il premio per la pittura a una scultura. Tutte queste balordaggini evidenziano l’incomprensione e la mancanza di interesse per le opere d’arte visiva da parte di chi se ne vuole occupare. Negli spazi che dovrebbero essere destinati all’arte il pubblico, come in un incubo, ritrova invece proprio quei linguaggi che dominano e assorbono ormai quotidianamente l’immaginario collettivo occidentale. Linguaggi più congeniali e forse anche praticabili dagli organizzatori di mostre così da potersi sentire finalmente anche loro un po’ artisti.
 Tentativo di Volo, 1970

FF: Pur essendo per scelta uno degli artisti più appartati tra quelli oggi attivi, sia pure da grande solitario per antonomasia avrà galleristi, critici, collezionisti, colleghi che sente (o sono fattivamente) vicini al suo lavoro. O no?
GdD: Io non lavoro, non ho abbastanza tempo libero per farlo. Creo delle opere e questo posso farlo da solo.
FF: Come vive in un ambiente che reclama dai suoi protagonisti presenzialismo a oltranza?
GdD: Bene. Ho notato invece che nelle occasioni e nei luoghi più interessanti non erano mai presenti persone del cosiddetto mondo dell’arte.
FF: In sostanza, perché ha scelto di “chiamarsi fuori” da anni dal cosiddetto circuito?

GdD: Il “circuito” tra l’altro sforna periodicamente dei piccoli personaggi (che avrebbero molto interessato Sigmund Freud) che vogliono provare il brivido di scocciare gli artisti. Adesso è il turno di Bonito Oliva che non fa altro che parlare di me. Se continua così dovrò disdire l’abbonamento all’“Eco della Stampa” altrimenti il mio studio sarà invaso da ritagli di giornale pieni delle sue banalità.
Ritratto di A. Canaletti
FF: Che rapporti ha con critica, musei, mercato, quotazioni, vendite e tutto ciò che fa dell’arte un lavoro?
GdD: Non mi piace né esporre né vendere le mie opere. Ogni tanto però lo faccio. Ho sempre cercato di non diventare famoso per poter poi un giorno ricomprare le mie opere a poco prezzo. Comunque le opere d’arte per esistere e per avere un buon rapporto con il mondo non avrebbero neanche bisogno di esser viste, e non essendo partecipi della dimensione temporale sono tutte contemporanee.
FF: Da un artista che appare rarissimamente in pubblico e che non concede interviste, il lettore si aspetta qualche ragguaglio… biografico. Qual è stata la sua formazione di artista?
GdD: Si sbaglia, sin da piccolo appaio tutti i giorni in pubblico e, come vede, rilascio interviste. Ho sempre dipinto e disegnato e anche realizzato opere tridimensionali. A 17 anni, in una mostra personale, ho esposto un centinaio di opere che in quell’occasione furono tutte vendute.
FF: Quali sono i suoi progetti futuri? A cosa sta lavorando attualmente? 
GdD: Un extraterrestre disse ad un Sumero: “Non è mai esistita e mai potrà esistere un’astronave senza un quadro”. Farò alcuni viaggi con Clementina.

Estratti dell'intervista tra
Franco Fanelli e Gino de Dominicis. Si prega di non disturbare gli artisti, in “Il Giornale dell’arte”, n. 136, settembre 1995, p. 7 dal Catalogo Ragionato Gino De Dominicis, 2012, Skira

Martin Soto Climent / La Alcoba Doble / T293 Napoli / Roma

 Martin Soto Climent Frame, 2012 - Courtesy T293 Napoli, Roma - Photo Maurizio Esposito


 
 Ligera Vigilia, 2012, Courtesy T293 Napoli, Roma - Photo Maurizio Esposito
Martin Soto Climent Frame 2012 - Courtesy T293 Napoli, Roma - Photo Maurizio Esposito
ROMA
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    Martin Soto Climent, La Alcoba Doble,  2012 - Installation at T293, Naples, 19/01 - 25/03, 2012 
Photo by:Maurizio Esposito - Courtesy T293, Napoli/Roma
 La Alcoba, 2012 - Photo by: Maurizio Esposito - Courtesy T293, Napoli/Roma
 
The entrance, 2012 - Courtesy T293, Napoli/Roma
NAPOLI
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Volevo fare un 'Short Interview' a Martin Soto Climent (1977, Mexico City, Mexico) in occasione della sua doppia personale negli spazi a Napoli e Roma della galleria T293. Mi ha risposto in modo appassionato e sincero.
Volevo capire il significato del titolo, il motivo di questa doppiezza... 
Alcune sue considerazioni sulla mostra 'La Alcoba Doble'
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La Alcoba its a dormitory, we can say its a room to sleep but also it has a romantic connotation, a room to love. La Alcoba Doble, in a basic way means that its a room for two persons,  a couple. So the name its related to the people which will occupy the space. But because this show its a double exhibition, I like the idea of interpret the gallery as one space with double intentions. 


All the show is conceived under this idea of duality. Keeping in mind that each one of us its a Double Alcoba… we are complex double beens. With an organic instinctive side in relation of a rational and structured part.
But this two parts are not always in balance.
Wester culture has put too much attention in the develop of the rational side… All our fantastic technological toys came from it. But must of the individuals are constantly fighting with themselves. There is a big quantity of people that doesn't fell well.
It means something doesn't mach in the ways this double structure is done.
 
I use the space in Naples to represent the way our Irrational been works… its organic fluid with no limits… I use images related to the origin of Venus and I interpret the gallery as one big shell that contains it self many times…  Many works all together and they also mix into themselves.
Nothing its determinate, just presented for a moment, install with a fragile red tape that has no intents of permanence, and goes into the space like the veins of one soft and live organism.
There are images of the gallery into the gallery and a continuos relation of the works.
... 
Rome its one single and lonely thing. Its clear its compose by many elements but they are all together as part of a strong rational structure.
The frame its an element that extracts from the rest. And creates limits.  
There is a more clear image of a society that its on tension keeping the structure that holds it. 
There is emptiness. And the only element that its not part of the piece. Its a clear body that has adapt the form of the frame. Like a character that has an idea of itself, a Rational notion of its existence out side the rest…and delimitate its own.
…is it possible to be outside the rest? Just in our minds. (But we believe we are.)
If we don't change this perception we will always "Use" things, people, plants, the planet…love…etc… as externals. And they will be over soon. 
 
If I use female objects its not to describe specific topics. I use them as a female energy, soft and flexible in contras of a male energy. For me the duality its not male-female as persons… its more like two sides of the same thing that complement each other… I guess its more close to the old Mexican idea of life… Like in Asia: Yin-Yan.
I believe we have to turn into a more female philosophy… less penetrant and damage. And I try to show it in each one of my works.
... 
If I chose this images for the 50's its because their are still quite innocent in many aspects. They are images that suppose to detonate desire. And desire its what makes life moves.
But they are not aggressive and still not so fake or obvious in sexual therms like they are now.
there is still some intimacy preserve in them which I think its fundamental.
They work for me as Images of  "Honest Beauty" and desire and I use them in order to recreate the origin of Venus…   
The show in Rome is pure tension but goes no where… In Napoli its about the origin… as a starting point but also as a destiny…   Constant Renovation. Thats why I use the Shell. I believe nothing can express better this concept.
... 
Napoli its related to the Sea… as the origin of fluid life.  
And Rome is the origin of a mental structure that hold us tight.
This double aspect of humans its a beautiful phenomena in Life, but Western society lives it as hard contradiction.  All my work is critic in this aspect.
I guess something its not working very well… so its good to look at the origins.

We are the Alcoba Doble, and the Lovers inside!
Thanks so much for read my words…

My best,

Martin Soto Climent