Visualizzazione post con etichetta Francesca Minini. Mostra tutti i post
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23/01/12

La pittura che sfonda i muri / Giulio Frigo / Galleria Francesca Minini

 
Giulio Frigo, Chora, 2012  - Exhibition view at Francesca Minini, Milan
  Prestigiatore, 2012 - 2 parts - Oil on canvas, gouache on linen
 La presenza dell'assenza del signor F in contemplazione di una personalissima idea di bellezza, 2012 - luce, tetraedro
 Prestigiatore, 2012 - 2 parts - Oil on canvas, gouache on linen
Per tutte le foto, Courtesy Galleria Francesca Minini, Milano 
Campo di girasoli sospeso, 2012
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"È una mostra intesa come  una sorta di spettacolo in cui però l’unico trucco è quello della pittura e l'unico mistero è ciò che si ha davanti agli occhi in ogni singolo secondo che esistiamo." da CS

Per la sua prima personale alla galleria Francesca Minini, Giulio Frigo  (Arzignano, Vicenza, 1984), ha pensato di dipingere lo spazio completamente di nero. Ha fatto spegnere i freddissimi neon e ha posto qualche faretto qua e là per risaltare i tre quadri esposti. C'è anche un occhio di bue che cerchia l'ombra 'impossibile' di un uomo che osserva una piramide appesa.

Ma andiamo per ordine.

Mi sono cercata il significato del titolo della mostra, Chora: dal greco, 'regione', la parte fuori dalle mura della polis; era il luogo dove i contadini coltivavano i campi e si dedicavano all'agricoltura. Ma forse mi sbaglio e prendo una direzione sbagliata rispetto a quella dell'artista...

L'artista, da comunicato stampa, mi invita ad immaginare la mostra come una sorta di spettacolo  di illusionismo, quelli che andavano di moda a fine '800. In realtà, andando così indietro nel tempo, non posso che avere qualche sfuggente immagine cinematografica, magari anche sbagliata.

Oltre a questo, a complicare ancor più le cose -  dopo aver visto la mostra - c'è anche un testo scritto da Giulio, PITTURA. Con molto semplicità, l'artista esordisce ponendosi un quesito: come e perchè l'uomo ha cominciato a dipingere. Stimolata, riapro un vecchio testo universitario  (De Vecchi  - Cerchiari) e cerco la prima immagini da cui si fa partire 'tutto'. Tutto inizia dal Bisonte Ferito - pittura rupestre - 13.000 11.000 a.C. Grotta di Niaux (Ariège): "L'arte del Peleolitico è essenzialmente naturalistica, tende cioè alla riproduzione del reale, proprio perchè attraverso le raffigurazioni si manifesta espicitamente la volontà di dominare la realtà, che deve quindi presentarsi come ben identificabile e riconoscibile".

Non so se ho risposto alla sua domanda. Forse mi sbaglio di nuovo e prendo una direzione sbagliata... Forse la sua è una domanda retorica. L'artista cita Plinio secondo il quale la pittura ha avuto origine nel momento in cui sua figlia ha tracciato il profilo del suo innnamorato prima che partisse.

La cosa che più mi lascia sorpresa è il motivo per cui l'artista innalza la pittura a linguaggio 'divino' ('La Pittura è capace di sfondare i muri facendo posto alla Visione', scrive Giulio), quando poi la rinchiude dentro un teatro del mistero e dell'illusione. Come se la Pittura (P maiuscola) avesse bisogno di stampelle e cornici e occhi di bue...
Mimesi? Verosomiglianza? Inganno? Sembra che leggendo il testo, l'artista parli di una pittura gestuale e istintiva che non di una tecnica che diventa un mezzo di rappresentazione come un altro.

I quadri di Frigo trasfigurano e deformano la realtà: guardandoli bene, mi ricordano De Dominicis, Bacon e, per spostarci più prossimi all'oggi, Roccasalva (un eccellente pittore non-pittore).

Penso che la pittura, più di altri linguaggio, abbia bisogno non tanto di 'nero/mistero' attorno, bensì di tanto silenzio. Non va nè spiegata nè raccontata. E' intenso pensare che non abbia una vera e proprio origine.. una grotta, degli animali, delle ombre, l'amore, la scienza o la committenza.

Tiro una tenda nerissina e i miei occhi si strizzano all'improvviso. Nella sala adiacente a quella principale, una luce bianchissima quasi mi traumatizza. La stanza è vuota. No, non è vuota. Appesi al soffitto con sottilissimi fili trasparenti, dei piccoli semi.
Dimenticavo. C'è anche un timer con un conto alla rovescia. Non ho avuto la prontezza di chiedere a cosa si riferisse.
(La mostra è) "un ultimo artificioso tentativo di salvaguardare la poesia dell'esperienza del mistero." da CS.

Penso che la vita è un mistero irrisolto continuo e costante. Giulio non ti preoccupare troppo, possiamo ancora stare tranquilli o, meglio, inquieti.
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Dimenticavo. A scanso di equivoci: Giulio Frigo resta uno tra gli artisti giovani italiani tra i più promettenti. La mia non è una critica nè personale nè dettata da nessun rancore. La sua mostra mi ha  lasciato un pò perplessa. Ho espresso alcuni dubbi e mi auguro che servano a rendere più interessante e dialettico il suo lavoro.

04/01/12

The Best 2011 by... Galleria Francesca Minini, Milano

Jonathas De Andrade, 'Ressaca Tropical' 2009 - Photo installation with 101 photographs and 140 diary pages. Courtesy Galerie Vermelho, Sao Paulo , Brazil
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Francesca Minini / Galleria Francesca Minini, Milano

Biennale di Istanbul 2011 in particolare il lavoro di Jonathas De Andrade

18/11/11

Becky Beasley 'Volente o Nolente' da Francesca Minini

The Outside, 2011 - Francesca Minini, Milano
 Setting (O.M.), 2011
               Setting (L.I.), 2011                              Nolens Volens (Setting), 2011

 Setting (C.A.), 2011                      Setting (R.L.), 2011
Photo courtesy Galleria Francesca Minini, Milano
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Becky Beasley 
The Outside  
Francesca Minini


Il punto di partenza per The Outside è stato l’interesse di Beasley per Casa Mollino, un appartamento a Torino che Mollino comprò nel 1960 e che decorò per il resto della sua vita. Egli non vi abitò mai; lo considerava piuttosto come un sepolcro per la vita dopo la morte.

L’appartamento ha offerto a Beasley uno spazio tridimensionale attraverso il quale meditare più approfonditamente sul suo interesse verso la fotografia. The Outside è una mostra dove lavori fotografici incorniciati diventano opere scultoree
Le dimensioni delle cornici di cedro sono tutte basate sui progetti di un paio di porte scorrevoli che Mollino disegnò specificatamente per l’appartamento, ma che alla fine non realizzò perchè decise di utilizzare delle porte pieghevoli. Tre sculture verticali, Nolens Volens (u), (r), (i) sono presentate nella sala principale della galleria.  Il titolo di questo lavoro, Nolens Volens, deriva dal latino e significa Nolente Volente, che è diventato il modo di dire: Volente o Nolente. Viene proposto un incontro casuale, nel quale non si prendono in considerazione le conseguenze. 
Per Beasley Nolens Volens è un modo di considerare cosa potrebbe essere una foto senza fronte nè retro, semplicemente come un’esperienza senza queste opposizioni. Giallo è il colore dell’amicizia; arancione-rosa è il colore dell’affetto. Questo è The Outside.
Le sei opere appese al muro, Setting (C.A.) (R.L.) (O.M.) (O.L.) (L.I.) (N.O.), uniscono gli stessi pannelli fotografici di pizzo con frammenti di un oggetto progettato e poi riposto.

 Estratti dal CS

23/09/11

Simon Dybbroe Møller e i tanti mezzi sorrisi > O

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Lo scrive di suo pugno e l'attacco è anche simpatico. "O è l'opening. O è una pancia. O è un volume. O è il titolo della mia seconda mostra da Francesca Minini. E' una mostra che oscilla tra l'eccesso e il quasi nulla; tra consumo senza limite e indifferenza passiva. Le O rotolano attraverso questo testo. Lo spingono avanti." Queste le poche righe che si leggono sul comunicato stampa.

Simon Dybbroe Møller, ha chiesto alla gallerista di andare in un negozio di colori con un pc portatile per comprare dell'intonaco dello stesso blu della desktop windows. 

L'artista cita Giambattista Vico e Pablo Henrik llambias. Di quest'ultimo: "Alcune cose hanno valore a noi come persone, perchè hanno valore a noi come persone".

"Se O è qualcosa, è qualcosa che non significa nulla"
L'artista fa stampare lo stesso soggetto, tante O, in font e colori diversi. Ad un certo punto ne interrompe la stampa andando a formare delle O incompiute che, inevitabile, sembrano tanti sorrisi. Nel centro della stanza una sorta di totem dal titolo 'Things and the thoughts that think them (Man)'. La testa, un casco, le braccia, una tromba, il busto, un ombrello, le gambe, una scala e un ventilatore. Delle cose, dunque.

In questa mostra l'artista riflette sugli oggetti e la loro inutilità. Parla di assuefazione, di immaginario viziato, di manierismo formale. Parla di stereotipi e di finti valori legati alle cose.
Ho l'impressione che stia, ironicamente, commentando la società contemporanea. 
La conferma ce l'ho nel video 'The Drif': un video 'didattico' che ci mostra dei dettagli di una grotta nel Giardino di Boboli a Firenze. Come colonna sonora Alexander’s Ragtime di Irving Berlin e Songe d’Automne di Archibald Joyce, entrambe suonate su bicchieri di cristallo riempiti d'acqua. Una voce narrante, legge gli oggetti venduti nel sito di 'second hand' Craiglist, il giorno in cui l'artista ha finito il video. 

O, o il sorriso enigmatico degli oggetti!

19/04/11

5 gallerie al Fuori Salone

Prometeo Gallery con la mostra di Kevin van Braak 'History is made of different shades of grey'
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IM-MOBILI, Francesca Minini
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A Lunatic on bulbs, kaufmann repetto
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Premetto che ne ho viste solo 5. Cominciamo con due che, presa la palla al balzo, si sono svuotate per fare largo al mastodontico fuori Salone. Si sgombrano Pianissimo e De March, mentre restano in pista repetto kaufmann, Francesca Minini e Prometeo Gallery. Spiacente con tutte le altre che per 'poca curiosità' non ho visitato.
Le Kaufmann repetto presentano con il difficilissimo incipit del comunicato stampa - "l'arte incontra la funzionalità" - A Lunatic on bulbs: termine con cui Emily Dickinson definiva sé stessa per indicare la sua passione per i fiori da giardino.. E di fatto, le panche e panchette di Tom Burr, Liam Gillick, Joel Shapiro, Rirkrit Tiravanija, Aaron Young e Rob Wynne, sono state collocate nel cortine davanti alla galleria. I sei artisti hanno realizzato degli oggetti da giardino: chi facendo un'altalena con copertone e oro (Aaron Young), chi dei simpatici funghetti (Rob Wynne), chi con griglie minimali come Joel Shapiro... Su tutti, il tavolo da ping-pong di Tom Burr ricoperto di gomma liquida.
Francesca Minini, invece, allestisce una collettiva ad hoc con artisti della galleria che più di altri costruiscono, ragionano o toccano il design: Alessandro Ceresoli, Stefano Arienti, Daniel Buren, Riccardo Previdi, Haim Steinbach e Ali Kazma, tra gli altri. IM-MOBILI: "Il titolo è quasi un gioco di parole, che riprende l'idea del mobile inteso come oggetto di design, ma traslato dal suo significato originale per assurgere ad icona, a segno immobile, statuario ed incisivo che ci proietta nel mondo altro dell'interpretazione artistica."
Premio, tra le 5, o meglio tra le 3 concorrenti Prometeo Gallery con la mostra di Kevin van Braak 'History is made of different shades of grey', dove ha ricostruito quattro scrivanie di altrettanti leader storici controversi – Hitler, Stalin, Mao e Nixon – e il mappamondo che Hitler aveva nel suo ufficio presso la Cancelleria del Reich a Berlino. "L’intenzione dell’artista non è di rimuovere la memoria dei fatti da queste scrivanie; al contrario, il loro aspetto simile fa emergere prepotentemente la storia che è stata letteralmente “scritta” su di esse, ma non in senso letterale o in un rapporto diretto con essa. In questa loro nuova veste le scrivanie perdono la connotazione di supporto su cui venivano prese, a firma dei loro proprietari, decisioni riguardanti la vita e la morte di milioni di persone."

22/01/11

Alessandro Ceresoli - Ritorno al Futuro






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Dopo quasi due anni di vicissitudini e incognite varie, sono finalmente arrivate a Milano le sculture di vetro di Alessandro Ceresoli, esposte nella mostra personale 'Ritorno al Futuro' da Francesca Minini. Giungono da Asmara, dove l'artista ha scovato una vetreria e degli artigiani locali con cui ha collaborato per la realizzazione delle opere. Leggendo il testo nella ben curata pubblicazione presentata durante l'openign (edita da Mousse Publishing), si intuisce che l'artista in Eritrea ha compiuto un viaggio alla ricerca di rivelazioni. La 'freccia illuminante' gli è scoccata di fronte alla stazione di servizio Fiat Tagliero: un suggestivo edificio in stile futurista costruito nel 1938. Dalle immagini in catalogo scopriamo che di stimoli formali Ceresoli ne ha trovato tanti: palazzi, interni, vicoli, cancelli, lapidi, ragazzini, artigiani... Dalle immagini emerge un'Asmara ambigua, fatta di rimasugli decadenti di italiana memoria, di miseria ma anche di allegria, di decoro e voglia di mantenere alto un prestigio ormai sfumato.
Condensare tutto ciò in una mostra a migliaia di chilometri di distanza, dentro ad una galleria, non è un'impresa facile. Il pericolo da sempre in agguato è che il linguaggio e l'espressività diventi qualcosa di pressoché digerito, con forme per lo più standard, e con riverberi formali didascalici. Questo però, è l'eterno dilemma delle mostre che si sviluppano, o si sostengono, a partire da un viaggio dell'artista. Con l'idea romantica che un viaggio dia sostanza e senso ad una mostra, si rischia di dare l'impressione che la realtà quotidiana, o la propria stessa esistenza, non sia così interessante o problematica.
Alessandro Ceresoli con la mostra Ritorno a Futuro, cerca di schivare questo pericolo, e forse ci convince. Emerge come la sua sensibilità è riuscita a farsi permeabile. In sei mesi ha vissuto ad Asmare annusandone l'aria, captandone gli umori e le controversie sociali e politiche.
Le sculture di vetro hanno assorbito le forme moderniste che gli arroganti italiani hanno disseminato in giro, ostentando potere e gloria. I disegni, già visti in una sua precedente mostra dalla Minini, hanno mutato visione. Ora gli immaginari esseri, mezzi mostri e mezzi animali, si sono trasformati con altre storie africane, altri stilemi. Appoggiata al muro anche una lastra di vetro con la storia di Asmara in lingua tigrina con nel retro lo stesso testo in italiano.


Clicca l'immagine per leggere il testo


Catalogo edito da Mousse Publishing

07/11/10

La decima ora - Pre Artissima

Massimo Minini - La decima ora del gallerista

Mercoledì 3 novembre. Mi aggiro tra gli stand nella fase di ultimi ritocchi. Dalle kaufmann repetto si stanno rompendo i bicchieri colorati di foggia marocchina dell'installazione a terra Erratum di Latifa Echakhch. Nello stand di Minini, trovo le due sorelle tra pluriboll ed etichette da sistemare.
Anche da Pantaleone siamo alle rifiniture. Saluto Francesco e mi accorgo che, mi sento veramente bassissima. Non tanto per l'imponenza del gallerista ma perchè tutto lo stand è allestito con quadri, foto e collage ad un altezza decisamente non alla mia portata. Glielo faccio notare e mi risponde che ha dato il 'là' allo stand l'installazione di Christian Frosi che in effetti si impone per ingombro e ampiezza.
Prove generali per le 'ginnaste con nastro' di Eva Marisaldi nello stand s.a.l.e.s. Norbeto Ruggeri mi accoglie sorridente e soddisfatto dello stand. In effetti è molto elegante. Poche opere e ben orchestrate. Arienti, Favelli, Marisaldi, Carocci. Manca all'appello solo Grazia Toderi: manca da appendere un suo stadio illuminato.
Passo oltre e mi fermo nello stand di Massimo Minini, dove domina invece il rosso del tappeto (pianta delllo studio) di Alberto Garruti e la scultura circolare a parete di Anish Kapoor. Minini, scalzo, mi chiede di aspettare un attimo che mi deve mostrare una cosa. Entra nello sgabuzzini e, pochi secondo dopo esce con bolla e cassetta degli attrezzi in mano. Perplessa mi chiedo cosa mi deve mostrare. Penso che l'immagine qui sopra parli da sè. Veloce mi presto a immortalare quella che lo stesso Minini ha definito 'La decima ora del gallersita'! Che sia un presagio di come andrà questa 17° edizione di Artissima?

Francesca e Alessandra Minini

Latifa Echakhch nello stand kaufmann repetto
Eva Marisaldi nello stand s.a.l.e.s
Norberto Ruggeri
Foto di Stefania Galegati nello stand di Pantaleone
Francesco Pantaleone