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23/06/11

Storia d'Italia con le opere d'arte: il libro di Pietromarchi


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Ieri sono stata alla presentazione di Italia in Opera - La nostra identità attraverso le arti visive. Ricca la parterre di artisti invitati a commentare il loro inserimento nel libro, fresco di stampa, di Bartolomeo Pietromarchi. L'autore, presentato da Gabi Scardi, ha esordito chiarendo l'importanza di 'tornare' a parlare delle opere e non tanto degli artisti. In effetti, sfogliando il piccolo saggio (non l'ho ancora letto) è evidente che Pietromarchi ha compiuto un'approfondita ricerca su una selezione di opere ragruppandole in 4 grandi temi: Italiano antitaliano, Figure del Belpaese, In tempo reale e A futura Memoria. L'ambizione è quella di raccontare gli ultimi cinquant'anni di storia italiana attraverso una ricca selezione di opere che vanno dai grandi Pistoletto, De Dominicis, Boetti, Fabro, per passare ai middle Arienti, Vedovamazzei, Cattelan, Pivi, Cingolani... fino alle ultime generazioni. I discorsi hanno avuto inizio con il tema dell'IDENTITA'. Alcuni estratti che ricordo a memoria...
Prende parola la coppia Mocellin/Pellegrini che racconta come nel tempo la loro ricerca artistica abbia approfondito temi come la famiglia, i rapporti affettivi, le idiosincrasie e le derive psicologiche del loro rapporto. "Abbiamo cercato di affrontare temi che per molti versi sono principalmente nostri ma che rispecchiassero anche delle realtà molto più generali. (..) Lavoro e vita molto spesso si sono accavallate, penso all'adozione di nostra figlia vietnamita. Un'esperienza che ci ha fatto riflettere sull'importanza di crescere in un paese straniero; sui temi dell'integrazione e dell'identità". Il microfono passa ad Adrian Paci che racconta la sua venuta in Italia quando era poco più che ventenne. Ricorda il suo sentirsi un pesce fuor d'acqua, non solo per il fatto di essere albanese, ma anche per la sua formazione artistica, molto incentrata su un percorso storico legato alla pittura. Nel suo caso, inevitabile la scelta di temi come l'integrazione e il nomadismo. Emozionante e particolarmente sentito l'intervento di Marcello Maloberti che inizia citando Luciano Fabro, suo insegnante all'Accademia. Ricorda quando Fabro raccontava che gli italiani devono avere qualcosa di strano vista la morfologia del nostro paese ;). Riprendendo quello che diceva Paci, sul fatto di provenire da un zona eccentrica come l'Albania, anche lui, ha vissuto la tensione centro/periferia visto che proviene dal piccolo paese di Codogno. Molte delle sue opere iniziano proprio raccontando dimensioni famigliari, 'di paese'... e cita l'opera della nonna sotto il tavolo o l'impressione che gli fece vedere un barbiere a Milano che tagliava i capelli lungo una strada.
Ora tocca a Diego Perrone che, incalzato dalla Scardi sull'opera 'Totò Nudo', racconta di come sia abbastanza naturale per un artista italiano dare voce a un'identità soprattutto nostrana. "Totò era un principe e al tempo stesso un personaggio molto popolare. Ho deciso di metterlo a nudo in un contesto naturale perchè, per molti versi, era significativo e risultava molto più fragile in contatto diretto con al natura" Ritiene poi che il libro di Pietromarchi è importante per raccontare le tante esperienze artistiche italiane, in quanto parla delle opere e non il percorso - spesso generico - degli artisti. Il suo intervento, brevissimo, si è chiuso raccotando brevemente l'esperienza che ha compiuto l'estate scorsa con Christian Frosi in giro per l'Italia. Hanno scoperto l'energia pulsante delle periferie italiane: "Molti artisti decidono di restare in periferia non 'subendola', ma assorbendone la forza propulsiva. Per molti versi stare lontano dal 'centro' è molto positivo per la produzione delle opere".
Inizia parlando del Giro d'Italia e quanto questo evento sportivo lo abbia colpito nei primi anni '90 Matteo Rubbi. L'artista racconta la gestazione della sua opera l''Italia in cerchio', opera composta da 17 giochi da tavolo, che ne rappresentano le diverse tappe. Rubbi racconta di come quest'opera, tuttora in progress, gli ha dimostrato come l'Italia ha una geografia, una morfologia molto umorale, informe, indefinibile.
Crispino dei Vedovamazzei esordisce dicendo quanto il 'fallimento' nella carriera di un artista sia positvo. "I periodi fallimentari sono sicuramente proficui per un artista; sono come dei periodi di riposo dove può pensare e riflettere in tutta tranquillità!" Prede parola anche Stella che si dice felice che l'autore abbia scelto una delle prime opere prodotte dai Vedovamazzei nel 1992, 'Radiografie'. L'opera, che consiste nel dipinto di una radiografia di Pinocchio, esprime meglio di altre la ricerca che da sempre affronta la coppia di artisti: le icone popolari, i vizi e le virtù degli italiani, il loro essere tragicomici, passionali-paradossali.
L'ultimo intervento è di Stefano Arienti che, invece di parlare del suo lavoro, sottolinea l'importanza di raccontare attraverso i libri le tante esperienze artistiche del panorama italiano, spesso lacunoso e privo di libri che ne documentino la storia recente. Cita due casi di artisti di cui si sa molto, ma si legge molto poco: Gino De Dominicis e Alberto Garutti. Entrambi figure importanti e decisivi per molte generazioni di artisti, ma di cui non ci sono libri o saggi che ne presentino, raccontino e testimoniano la storia professionale.

Buona lettura!

Bartolomeo Pietromarchi
ITALIA IN OPERA - La nostra identità attraverso le arti visive
Bollati Boringhieri - 16 euro

ps. avrei scelto un'altra copertina, ma de gustibus...

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01/06/11

Alighiero e Boetti Day - Part Two 'Se le cose non sono segrete, s'annacquano'

Photos Enrico Cattaneo
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Siamo a metà pomeriggio circa. Sul palco la 'mano destra' di AeB: Salman Alì, Mariangela De Gaetano, Andrea Marescalchi, Rinaldo Rossi, Guida Fuga e la fotografa Randi Malkin Steinberger. E' stato uno degli appuntamento più emozionanti dell'intera giornata. A turno hanno ricordato l'artista, hanno raccontato aneddoti e qualche follia di AeB. Sinceramente ho capito poco di ciò che raccontava il fido Alì, che ha ripetuto almeno 20 volte 'famiglia'. L'amico grafico genovese, Rinaldo Rossi: "Non ervamo degli esecutori, eravamo la sua mano destra. Alighiero ci lasciava molta libertà anche se le regole che poneva erano indiscutibili. Per lui, ogni opera era importante perchè voleva dire coinvolgere molte persone. La complessità di ogni lavoro era altissima, e c'erano sempre grandi problemi da risolvere perchè Alighiero era molto esigente, ma si fidava." Mariangela De Gaetano, ha collaborato con AeB per la realizzazione delle opere a penna Biro. Oltre ad aver realizzato molti lavori, lei reclutava le persone per eseguire le opere. AeB non voleva conoscere le persone, spettava a lei sceglierle. Il disegnatore Guida Fuga: "Alighiero metteva in moto dei desideri, partiva sempre alla grande con molto entusiasmo ed era coinvolgente. Ascoltava tutti e non aveva la verità in tasca".
Luca Cerizza in conversazione con Salman Alì, Mariangela De Gaetano, Andrea Marescalchi, Rinaldo Rossi, Guida Fuga e Randi Malkin Steinberger

Frammento del video nello studio di Alighiero Boetti di Randi Malkin Steinberger

Non poteva mancare l'omaggio di Luigi Ontani, 'L'Ombrofago'


Frammento video di Luigi Ontani 'L'Ombrofago' - Omaggio ad Alighiero Boetti
Toccante il testo scritto da Francesco Clemente 'Albicocche e Melograni': "Le idee ci dividono, le immagini e le forme ci fanno incontrare... AeB collezionista di immagini, le ingoia con frenesia... la sua etica è puritana...l'immagine è un lusso...la sua intelligenza è razionalista (disprezzo francese per tutto fuorchè il pensiero discorsivo)...la sua sensibilità è islamica (un mondo austero senza icone). Eppure lui non è nè francese, nè protestante, nè musulmano, ma italiano. il suo scetticismo è fisiologico. E' scettico verso le immagini, ma pensa con la loro fisicità... ama insegnare ma i suoi pensieri sono troppi arcani per essere isegnati...anarchico...va nei posti più lontani nel mondo ma manda sempre la stessa cartolina... musicalità delle sue forme d'espressione..."
Laura Cherubini e Luca Cerizza
Emozionata Laura Cherubini, ricorda AeB alla Biennale di Venezia del 1990. Ricorda 3 elementi chiavi del suo lavoro: la casetta (?), la scala e l'anello rosso. La sua vera casa era il One Hotel.
Pier Luigi Sacco: "AeB delocalizza il lavoro non per ottimizzare le spese, ma per produrre signifcato. Mette in moto un meccanismo di senso 'sottile' attraverso la condivisione (senza retorica). Lui, come Beuys, Warhol è un artista 'virale' ".
Luca Cerizza e Corrado Levi
Cerizza chiede a Corrado Levi perchè AeB è importanti per i giovani artisti. "perchè era anti-accademico. Ho amato Boetti, lo sentivo come una cosa nuova. Lui era partito dal proprio corpo... ha condotto il 'sè' nell' 'altro'. Lo vedo, per molti versi, in parallelo ai movimenti politici di allora: il femminismo, l'omosessualità, le rivolte giovanili.
Il suo era un gioco 'senza vittoria'...nella sua opera c'è contemporaneamente 'organizzazione' e 'bellezza'... estasi intellettuale... estasi del bello e della forma.
Frame dalla video intervista di Michele Robecchi ad Hans Ulrich Obrist
Hans Ulrich Obrist è presentato come uno dei più illustri 'traghettatori' della 'mission Boetti'. Ad intervistarlo Michele Robecchi. Il curatore racconta che ha incontrato AeB a Roma nel 1986, vicino al Pantheon; era poco più che diciottenne. Obrist, forse più di ogni altro curatore, incarna lo spirito nomade boettiano. Su suggerimento di Fischli e Weiss, incontra Boetti, dopo essere stato 'rimbalzato' da Pistoletto perchè non parlava bene l'italiano. Racconta che ha imparato da AeB sopratutto 3 cose: primo, che gli artisti sono le persone più importanti del mondo. secondo: non basta amare l’arte, bisogna produrre realtà. Terzo: non si può solo organizzare mostre. "A Boetti interessava cercare progetti che non rientravano nelle solite caselle dell'arte. Mi disse che come curatore avrei dovuto cercare di realizzare con gli artisti i progetti non realizzati, chiedere a loro non le solite opere ma le loro utopie. Solo cosi avrei potuto essere utile all’arte." Racconta che il primo progetto che ha realizzato con lui è stata una mostra su una linea aerea. "L'Alitalia gli aveva proposto un progetto di calendario ma lui non era convinto. Attraverso degli amici riuscii ad aver un contatto con Austrian Airline e riuscimmo a far mettere dentro la loro rivista una doppia pagina con questo puzzle di aereo di Boetti. Diventò una mostra planetaria.". Unprogetto non realizzato da AeB: "«L’agenzia fax. A quei tempi il fax era la rivoluzione, come Internet adesso. Voleva fare una sorta di mostra via fax, con le persone che si scambiavano e vedevano le opere via fax. L'arte sarebbe stata inviata così in tutto il mondo con il formato A4, raggiungendo migliaia di persone a casa loro senza che dovessero muoversi per vedere la mostra". Obrist si dilunga sull'influenza che ha avuto su di lui AeB: "Mi ha dato coraggio, emanava una grande energia... posso dire che è stato come una scintilla per la mia carriera... ricordo che mi diceva della necessità di trovare nuovi formati per l'arte. da qui ho capito che ogni mostra sarebbe stata il tentativo di trovare nuovi formati.. dovevo inventarli.. Boetti aveva una cuorisità infinita per tutto... era un catalizzatore per nuovi formati... Con l'arte, ho capito, che bisogna produrre soprattutto realtà, lui mi ha reso cosciente... ricordo che mi disse di non diventare un curatore noioso.... "La velocità costa zero"... qualsiasi cosa si fa, ci vuole coraggio... dai sui suggerimenti sono nati moltissimi progetti che ho fatto... libro di ricette per l'arte... 'Do it'...l'arte che potesse viaggiare senza 'oggetto'... incontrare Alighiero Boetti mi ha cambiato la vita e sono quello che sono anche grazie a lui..."
Stefano Arienti, Mario della Vedova, Cerizza e Francesca Pasini
L'ultimo incontro a cui assisto, sono qausi le 20, è quello tra Stefano Arienti, Francesca Pasini e Mario della Vedova. Arienti: "la prima volta che ho visto le opere di Boetti è stato in biblioteca mentre sfogliavo un brutto catalogo in bianco e nero. Non mi erano piaciuti per niente! In seguito, leggendo vari testi ne ho compreso l'importanza. Mi ha incuriosito, ero alle prime armi e non avevo neanche una formazione artistica... provenivo dagli studi di agraria e a quel tempo mi interessavo soprattutto di musica pop... La curiosità verso Boetti mi è nata anche durante le lezioni di Corrado Levi... ricordo che per me fu un vero e proprio shock quando è venuto Buren a fare una lezione... decine e decine di opere a righe... una gran noia... Boetti per me era l'anti-stile... ha rinunciato alla sua mano negli anni '80, periodo in cui imperversava la pittura in Italia.... idea di libertà..." Ad un certo punto Arenti cita Martegani, a proposito della 'mobilità' di Boetti. Nel mio quaderno ho scritto, stanchissima .. "piacevolezza, vivacità.. essenzialità nell'essere decorativo"... sono stremata... tocca a Francesca Pasini, che racconta che una delle opere che più l'ha colpita di Boetti è 'Io che prendo il sole a Torino il 19 Gennaio 1969'.. lo ricorda, al suo primo incontro nel '85, vestito completamente di bianco... fragilità e precisione.. grande forza...pezzi sul quotidiano il Manifesto.... mettere all'infinito i verbi... l'emancipazione di un attività emarginata come quella di fare i ricami... gesto anche politico.. porta fuori dal chiuso delle case i ricami.. pratica femminile, debole, decorativa...
Durante la maratona, girava questo libro 'galeotto' 'Alighiero Boetti - Materiali inediti raccolti', 2011. Lettere, disegni, fotografie, opere inedite, appunti, foglietti... contattare a+m bookstore


...lascio la via della beatificazione di AeB, 'mollo la spugna', e prendo il treno per Milano allo 21:50.
Bravi i conduttori della maratona Luca Cerizza, Francesco Manacorda e Massimiliano Gioni. Impeccabili anche nella mise, pantaloni neri e camicia bianca.
Luca Cerizza, Francesco Manacorda e Massimiliano Gioni

p.s mi sono limitata a trascrivere i miei appunti... ;) perdonatemi errori e imprecisioni!

08/11/10

Cartissima...






Tantissima la carta 'consumata' per il catalogo 'fai da te' di Artissima. Quello che doveva essere un intelligente progetto per risparmiare carta, tempo e buon senso, in realtà si è rivelato una macchinosa 'fabbrica' di fotocopie sgranate. Pochissimi i visitatori muniti di raccoglitore ad anelli. 'Sulla carta', il catalogo personalizzato - acquistabile al Bookstore o al Print-shop della fiera - poteva essere riempito con le schede e con il materiale informativo delle gallerie e delle diverse sezioni. Più azzeccato il magazine della fiera con un ricco apparato fotografico e con saggi e testi che raccontavano i progetti e le sezioni della fiera.
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Presenti in fiera tutte (o quasi) le testate di settore sull'arte. L'umore che serpeggiava negli stand non era dei più felici. Sono stati 'relegati' in una zona della fiera di poco passaggio e lontana dagli ingressi.

Michele D'Aurizio e assistente - Kaleidoscope
Chiara Leoni - Mousse
Amedeo Martegani - A+M Bookstore
Alessio Ascari - Kaleidoscope
Massimiliano Tonelli - Exibart

18/07/10

Letture da spiaggia: "Si crede Picasso" - Francesco Bonami

Ecco il libro giusto da leggere sotto l'ombrellone: Si crede Picasso - Come distinguere un vero artista contemporaneo da uno che non lo è.
Già dalle prime righe Bonami - con tono alla Totò, scrittura semplice (e semplicistica), giri di parole scivolosi come la crema post-insolazione - mette in chiaro che questo libro riuscirà a darvi buoni esempi per distinguere un artista vero da uno falso, un artista che fa opere con anima da uno che le fa senza anima. Primo esempio (calzante?): Il David di Michelangelo è vivo, una qualsiasi scultura di Folon no.
Questo libro è la conferma che Bonami ha un forte senso dell'umorismo che utilizza astutamente per dare spesso giudizi approssimativi e all'acqua di rosa su vari artisti (da Picasso a Vezzoli). Non passano l'esame Pomodoro, Bill Viola, Penone, Vezzoli, Neshat e tanti altri.
Passano orali e scritto quelli che sembrano essere i suoi alunni preferiti (o quelli che idealmente stanno nei primi banchi): Stingel, Bruce Nauman, Hopper, Tino Seghal e pochi altri).
Le citazioni che potrei fare sono innumerevoli, dunque mi limito ad aprire il libro a caso, ogni pagina alla fine dona allegria e pepe, battute esilaranti e gag. Insomma mi verrebbe da dire che a Bonami la Littizzetto, Aldo Giovanni e Giacomo e la Gialappa's Band gli fanno un baffo.
Vi chiederete ma perchè lo hai comprato spendendo ben 17 euro? Perchè sono curiosa e il mio vivo senso di bramosità gossippara a volte mi fa commettere qualche sbaglio!

Dunque ... qualche battuta a caso di sano spirito bonamiano:
p. 8 Picasso 100%
"Ecco, un vero artista ha questa urgenza di fare arte per dire a se stesso e al mondo qualcosa. Picasso è l'esempio più eccessivo di questa urgenza. Altri artisti che, pur avendo l'urgenza, non riescono a produrre un granchè: come quando a un maschio scappa la pipì ma, a causa della prostata ingrossata, non esce fuori nulla. La pipì, ovvero l'arte, c'è lo stesso, solo che alcuni riescono a farla di getto, come il fenomeno spagnolo, mentre altri la producono a goccioline."

p. 9 a proposito di Fabrizio Plessi, vero artista al 10%, paragonato a "quei capi di abbigliamento sintetici al 90% che per consolazione riportano sull'etichetta che un misero 10% di cotone esiste da qualche parte, magari solo nelle cuciture"

p. 12 al povero Julian Schnabel: "Un altro trucco per sentirsi un gigante della storia dell'arte, è quello di abbigliarsi come tale. Il pittore americano passa le sue giornate e serate in pigiama (...) L'idea che con due pennellate di dimensioni giganti si possa fare un buon quadro è un equivoco che Schnabel non ha mai risolto."

p. 19 svelato il trucchetto del successo di Jim Dine: "Uno dei segnali che rivelano quando un sedicente artista sta svelando il proprio bluff è che inizia a dipingere cuori, cosa che Dine ha regolarmente fatto. Un altro segnale di crisi è quando un artista prende come soggetto Topolino. E anche questi Dine lo ha fatto." Faccia attenzione allora Roberto Cuoghi...

p. 20 "Vezzoli è vero o falso? Francesco Vezzoli è talmente innamorato dell'idea astratta del vero famoso e bravo artista che per interposta persona riesce quasi a esserlo anche lui. (...) attraverso la celebrità altrui, Vezzoli è diventato a sua volta celebre, tanto che ora è difficile capire se è più famosa Sharon Stone o l'artista bresciano."
Insomma il giudizio implacabile del 'toscanaccio' non ha freni:"Il suo capolavoro è il suo indirizzario, ma anche la sua capacità di usarlo e quella di convincere chiunque a partecipare alle sue iniziative, che hanno il solo difetto di voler essere, anche loro, opere d'arte."
"Disdicevole sulle pareti di casa, vezzoli è eccezinale sul divano di qualsiasi salotto."

p. 23 Bonami mette a fuoco le due anime di Joseph Beuys, quella furba e quella vera: " Furbo come una lepre morta che teneva sulle ginocchia in una delle sue famose azioni pubbliche del 1965, Come spiegare i dipinti a una lepre morta, Beuys aveva capito che con l'arrivo delle rivoluzioni culturali e studentesche gli artisti tradizionali avrebbero avuto vita dura. Così ha deciso di inventarsi l'artista politico, radicale, pannelliano."

p.25 non si risparmi per Arnaldo Pomodoro le cui sculture pubbliche nelle rotonde e davanti ai tanti palazzi "Sono gli oramai inguardabili monumenti di un artista che per un attimo è stato colpito tanti anni fa da un'idea come da un meteorite e non si è più ripreso."
"Essendo artista vero e anziano Pomodoro, come Giulio Andreotti, ha il diritto di non ricordare il numero di sculture uguali e diversamente intrusive che ha creato, ma ce lo ricordiamo noi per lui: Troppe."

p. 27 "Bill Viola è un mago, più che degli effetti, dei difetti speciali"

p. 30 "...installazioni, performance, happening, mercato umano, con donne nude, seminude, semivestite, semisedute, semisdraiate, semistatue, semimodelle e via di seguito. Quante volte ancora perchè davvero (Vanessa Beecroft) ne ha fatte tante, troppe, al punto che non ha più nessun tipo umano a disposizione. Le nere dipinte di bianco, le bianche dipinte di nero, le gialle dipinte di rosso, le rosse dipinte di giallo."

p. 37 "Se fosse ancora vivo sono sicuro che prima o poi (Mario Merz) avrebbe creato anche l'orologio a igloo."

p. 39 Banksy "Vuole essere contro il sistema, ma la sua arte piace particolarmente a gente sistemata bene tipo Kate Moss. Non solo: i suoi lavori vengono vengono venduti all'asta a prezzi superiori al quoziente di intelligenza umana di chi li acquista. Come se le Brigate Rosse avessero messo all'asta la Polaroid originale di Aldo Moro con 'la Repubblica' in mano per finanziare l'acquisto di qualche kalashnikov."

p. 40 "Cristo trasformava l'acqua in vino, Hirst trasforma la cacca in oro."

p. 42 La fortuna di Cattelan? Copiare senza farsi beccare dal professore.

p. 49 Una battuta veramente fenomenale "Diciamolo! Burri ci piace un sacco!"

p. 53 "Non ci capisco proprio un tubo al neon, si potrebbe dire, entrando a vedere una mostra di Dan Flavin". "E' stato sicuramente un artista 'illuminato' che, anziché dipingere la luce, come facevano gli impressionisti o l'inglese William Turner, l'ha semplicemente accesa"

p. 57 "Immaginate un John Wayne dell'arte contemporanea, uomo vero, puro e solitario. Ecco, questo è Bruce Nauman, tanto artista quanto john Wayne è un cowboy."
"Ogni opera è sempre una morte e una rinascita. In un'unica parola: 'Fenaumenale!' "

p. 61 Gilbert & George? "... assomigliano tanto, se ve li ricordate, a Cochi e Renato"

p. 71 Fischli & Weiss? "Sono gli impressionisti del tinello, i cubisti del divani, gli espressionisti da pizzeria. Se fossero vissuti nel rinascimento, anziché il ritratto della Gioconda avrebbero dipinto una polpetta, e oggi l'ammireremmo come la Monna Lisa solo che si chiamerebbe l'Hamburgher Cheesa."

p. 72 "Lo potremmo chiamare il Geppetto dell'Arte Povera o il San Giuseppe dell'arte italiana, visto che per anni la passione di Giuseppe Penone sono stati gli alberi e il legno.
Esilarante il titolo del paragrafo L'albero a cui tendevi la callosetta mano!

p. 81 "Donna baffuta sempre piaciuta": Frida Kahlo!

p. 93 Nel capito Fatto con i piedi a proposito di Rudolf Stingel: "Se i quadri astratti sono come degli strudel, quelli figurativi sono come un brasato. (...) I quadri figurativi sembrano fatti da tante piccole impronte di gallina che camminando sulla tela ha creato il ritratto o il paesaggio. (...) Stingel è un vero artista perchè è come un cuoco che ha inventato lo strudel e quello che ha inventato il brasato, due piatti che si tramandano da generazioni in generazione affidandosi un pò alla memoria di chi li fa e li insegna agli altri."

Siamo agli sgoccioli.. il sole sta per tramontare (d'altronde questo libro si legge in una giornata in spiaggia), mandano pochi capitoli.

p. 111 Non capisco una Sehgal

Ho iniziato con la crema solare, ma ci pensa Bonami a finire il suo libro con "Questo libro è come una crema contro l'acne, che uno usa per evitare i foruncoli, anche se è nato con il naso brutto o le orecchie grandi. L'importante, per un artista, non è essere bello, ma essere vero e interessante. Il resto viene da sè. Insomma, spero che una volta letto il libro che tenete in mano possiate evitare l'arte-foruncolo, o quantomeno capire che da essa si puo' guarire: in fin dei conti il foruncolo non è una condanna a morte."

ps. Io, sfortunatamente, il libro non l'ho letto sotto l'ombrellone. Ma leggendolo mi sembrava di sentire la risacca delle onde, le grida dei bambini, le canzonette da spiaggia e l'urlo Coccoo, cocco bello!! Ai tanti (o pochi) che non leggeranno il libro, consiglio la settimana enigmistica.



09/06/10

Souvenir d'Italie


Stasera, 9 giugno dalle 18, c'è la festa/presentazione di:
Souvenir d'Italie - A nonprofit art story
, racconta la storia e i protagonisti del mondo dell’arte contemporanea in Italia dal 1991 ad oggi tramite l’esperienza seminale di Viafarini.

Penso che viafarini DOCVA dovrebbe dare una copia omaggio a tutte le persone che hanno lavorato e collaborato con loro.
Invito quanti lo abbiano fatto di pretendere una copia omaggio!!!!

Dopo le 19.30:
"lotteria" 500 biglietti al costo di € 25,00. In premio, edition, disegni, souvenir... + serata cool 'N ARIA, a cura del gallerista Pasquale Leccese, dall'artista Stella Scala (Vedovamazzei) e dal critico Milovan Farronato