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31/05/12

Katrin Plavcak / No Man's Land






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Katrin Plavcak
No Man's Land

a cura di Antonio Grulli
venerdì 1 giugno ore 19 music performance
Fino al 29 giugno
Ciao Elena, eccoti le foto della mostra. 
Tutto ha avuto inizio un anno fa quando ho conosciuto Katrin presso lo spazio Dispari e Dispari di Reggio Emilia, in cui Katrin aveva un’opera in mostra. Il giorno dopo l’opening si è fermata qualche ora a Bologna prima di prendere l’aereo che l’avrebbe riportata in Germania. Abbiamo fatto un giro in centro e tra le altre cose abbiamo visitato l’Ex-Brun e ci siamo intrufolati nel cortile di un palazzo di Piazza Santo Stefano, al cui interno è presente una notevole scala da alcuni attribuita al Vignola. Nei mesi successivi siamo rimasti in contatto ed è emersa la possibilità di realizzare una mostra insieme proprio all’Ex-Brun. L’artista ha deciso di affrontare questo volume frantumandolo attraverso la realizzazione di una serie di bandiere da appendere al soffitto in maniera disordinata. Bandiere che non rappresentano nessuna nazione e nessuna organizzazione politica o associazione esistente. Sono rappresentative solo dei confusi e sfumati territori che compongono il vasto e insondabile continente del nostro spirito e della nostra psiche. Un territorio interno in cui abbiamo iniziato ad addentrarci con consapevolezza (o forse solo con una nuova consapevolezza) proprio durante la stagione del barocco, come opposizione alla razionalità rinascimentale, in cui le certezze venivano meno, e il lati oscuri e movimentati della nostra psiche e della modernità prendevano il sopravvento. Ecco allora il teatro barocco, la Controriforma, e appunto lo stile architettonico a cui appartiene lo scalone di Piazza Santo Stefano: una folle spirale disordinata, fatta di pura vertigine (che viene riprodotta nel dipinto in mostra). Sempre all’interno del piccolo cabinet dell’Ex-Brun, dedicato soprattutto alla presentazione di disegni e lavori su carta, una serie di collage che indagano ulteriormente la dimensione psicanalitica e frammentata dell’essere umano. Domani, venerdì 1 giugno, invece ci sarà un concerto dell’artista con Rudi Fischerlehner. Ti (vi) aspettooooo  

Antonio Grulli

 
Katrin Plavcak

31/03/12

1000 battute / Michele Bazzana / Indoor / Monotono / Vicenza

 
Michele Bazzana, INDOOR, 2012. Courtesy l’artista e Monotono Contemporary Art. Foto Adamaria Giammarino

 
Michele Bazzana, INDOOR, 2012. Courtesy l’artista e Monotono Contemporary Art. Foto Stefano Zangrando
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"Smontare, ricomporre, rubare centimetri per costruire un paesaggio su misura fatto di cose d'altri.
Il circuito ricalca strade percorse senza dargli peso, le segue dove si stringono, dove finiscono. Porta la sua attenzione a ciò che le contiene, a quello che sta attorno, che ne determina l’andatura, le curve, la percorrenza.

Il materiale che lo compone dà il ritmo e lo trasforma in un panorama fisico e palpabile fatto non di linee d’orizzonte, ma di ante che sbattono, di un cavo elettrico che s’impiglia, del truciolare che si sfonda. Il mezzo diventa un pretesto per sviluppare una condizione di domesticità esasperata, e, nonostante il limite che viene a crearsi, accetta di arrancare e sbattere inevitabilmente contro il mobilio."
Michele Bazzana
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Michele Bazzana, INDOOR, 2012
a cura di Daniela Zangrando

18/03/12

1000 battute / ENTOURAGE / Lucie Fontaine

Alice Mandelli, Autoritratto, 2012

 Alice Tomaselli, Pregnant Woman, 2006
Daniella Isamit Morales, Sacrifice Identity, 2011 - ongoing
 Daniella Isamit Morales, Sacrifice Identity, 2011 - ongoing
 Alessandro Roma, Senza titolo, 2011
 
Guglielo Achille Cavellini, Francobollo per il centenario Analogia. GAC e Leonardo, 1985
Valerio Rocco Orlando, Endless, Mousse Publishing, Milano
Marcello Martin, Anita e Marcello 30/10/2011, 2011
Mauro Vignando, Autoritratto, 2012
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Entourage è il primo landmark che segna il percorso di Lucie Fontaine. Un’occasione che nasce come momento di riflessione su quella che è stata la storia del progetto fino ad adesso, e, contemporaneamente, un modo per ripartire, per presentare tutto ciò che c’è di nuovo (lo spazio di Via dell’Aprica, le persone coinvolte, il website rinnovato) senza interromperne il flusso. A prenderne parte, gli artisti che in questi anni sono stati la colonna portante dell’avventura, chiamati a mostrarsi attraverso un autoritratto che diventi una sorta di carta d’identità della propria ricerca ad oggi.
Summa poetica o cambio di rotta, i lavori si trovano a dialogare con uno spazio domestico abitato - con cui giocare mimetizzandosi, o in cui assumere un ruolo di ospite momentaneo. Le opere diventano così effigi di una co-esistenza, e si riappropriano della dimensione umana della rappresentazione di sé, superando l’apparente limite del motivo di genere.

Guia Cortassa - Barbara Meneghel

Artisti: Adriano Altamira, Mauro Bonacina, Guglielmo Achille Cavellini, Vittoria Chierici, Cleo Fariselli, Alice Mandelli, Daniella Isamit Morales, Marcello Martin, Alessandro Roma, Valerio Rocco Orlando, Alice Tomaselli, Marcella Vanzo and Mauro Vignando.

Lucie Fontaine
Via dell'Aprica 26 ~ Buzz 6012 ~ Scala 6 

Dal 18 marzo al 15 aprile

06/02/12

1000 battute...New York: Directions, Points of Interest / Elena Tavecchia

Justin Matherly, To know death one must fuck life in the gall bladder, called salute the future, 2011, 
Courtesy: Bureau, New York
 Jason Loebs - TBT, 2012 Courtesy: Essex Street
 Justin Matherly, But only to see his merits acknowledged, and existence assured to him (purple squares), 2011, 
Courtesy: Bureau, New York
 Sean Paul, Arrangement 10, Front/Top/Bottom/Right, 2011 - Courtesy: Front Desk Apparatus
 Mika Tajima, Furniture Art (Los Angeles, 2), 2011 
Photo by: Jason Mandella - Courtesy: Mika Tajima
 
Sean Paul, Every Hair of the Bear (Plum), 2011
Courtesy: Front Desk Apparatus
 Josh Tonsfeldt, Spring Itinerary 2009, Fall Itinerary 1926, 2010-2011- Video digitale
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Trovare una definizione univoca di una metropoli in movimento e cambiamento costante come New York è praticamente impossibile: qui tutto scorre secondo un flusso ininterrotto di accadimenti e significati sovrapposti. 
Si può pensare agli elementi che la rendono unica e allo stesso tempo molteplice, rappresentativa di una varietà, un incrocio di culture, linguaggi, appartenenze e contrasti che l'hanno resa, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, attraverso il processo di globalizzazione e grazie alle diverse ondate di immigrazione, una vera World City: centro propulsore e punto di riferimento globale, ma anche Contentious City, un luogo dove i conflitti e le posizioni rispetto all'identità personale e collettiva vengono costantemente dibattuti e rimessi in discussione.
 Il punto di partenza di questa mostra è stato immaginare un percorso attraverso l'attuale scenario artistico new yorkese emergente. Come un lungo itinerario che si snoda tra i quartieri e le circoscrizioni, suggerendo nuove vie e angoli nascosti, percorrendo alcune strade maestre e altre non battute e prendendo qualche scorciatoia o via di fuga dagli ingorghi del traffico urbano.
Le opere degli artisti in mostra portano con sé un'eco della città in cui vivono e un accenno a quanto questo reticolo di cemento e l'incontro di persone e culture differenti possa aver influenzato la loro percezione. Allo stesso tempo, esse sono portavoce di una varietà di linguaggi, mezzi espressivi, significati e sensibilità artistiche tra le quali è difficile trovare aspetti comuni, ma che insieme alimentano un dialogo e una molteplicità che fanno di questa città e della relativa scena artistica, un orizzonte di riferimento ancora attuale e denso di significato per la scena artistica globale. *

Elena Tavecchia

New York: Directions, Points of Interest
Jason Loebs, Justin Matherly, Sean Paul, Valerie Snobeck, Mika Tajima, Josh Tonsfeldt, Daniel Turner, Sara VanDerBeek

Galleria Massimo De Carlo, Milano

*estratto dal catalogo edito da Mousse Publishing

21/01/12

1000 battute / Stefano Chiodi / Monica Haller / Nomas Foundation

 Courtesy: the artist and Nomas Foundation, Roma Ph: Christina Clusian
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The Veterans Book Project è una collana di libri che Monica Haller sta costruendo insieme ai reduci delle guerre americane degli ultimi vent’anni, ai quali chiede di ritrovare la memoria perduta o traumaticamente cancellata. Tutto può essere usato: una foto scattata con il cellulare, un’email, l’annotazione di un diario.

Haller non è dunque l’autrice dei libri, ma compone la griglia che gli autori possono riempire, cura lo spazio per i loro esperimenti. L’artista si fa ascoltatrice, redattrice, grafica, testimone. Usa il formato del libro per la sua materialità, per la sua qualità di veicolo di storia e di memoria, per la sua stabilità e mobilità: otto workshop in un anno hanno prodotto trenta libri e migliaia di copie in circolazione.

La reading room installata alla Nomas Foundation invita a immergersi in un universo di memorie intrattabili e di immagini sopravvissute. I libri diventano dispositivi per scoprire i limiti di ciò che può essere veramente immaginato, e dunque visto e sperimentato in termini culturali, del Reale traumatico e non narrabile della guerra.

Sfidando la nostra capacità di richiamare il passato, costringendoci a scrutare l’abisso traumatico che minaccia costantemente il nostro linguaggio, Monica Haller si punta a riattivare il potenziale critico dell’arte come gesto di resistenza, come processo nel quale ogni individuo, esperto o meno, artista o meno, connette se stesso a una comunità e ritrova la capacità di narrare storie e creare immagini.

Stefano Chiodi

Monica Haller | The Veterans Book Project 
a cura di Stefano Chiodi
Fino al 23 febbraio
Monica Haller Photo by Gene Pittman

15/12/11

1000 battute di... Kunstverein Milano > The nervous System

 
Foto di Andrea Rossetti
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“…Una stanza serve come sala di proiezione per i sogni. Le pareti e i mobili sono coperti di piccoli chiodi e viti, stretti in modo che non possono essere tolti facilmente. La loro collocazione corrisponde a punti nodali di immagini e proiezioni di sogni. I nodi sono uniti da un filo creando costellazioni in modo tale che l'immagine può essere facilmente evocata per renderla più leggibile nello spazio…” Zbynek Baladran, The Nervous System, 2011
“The Nervous System” è un progetto sperimentale che Kunstverein Milano ha curato insieme a Juan Pablo Macias. Protagonisti due artistici cechi, Zbyněk Baladrán e Jiří Kovanda, a cui gli viene chiesto per la prima volta di lavorare insieme. “The Nervous System” nasce in seguito ad una serie di conversazioni tra artisti e curatori riguardo la storia intesa come dialogo fra diverse generazioni, ma anche come potenziale per produrre diversi modelli di pensiero. Dopo una serie di incontri, Zbyněk Baladrán e Jiří Kovanda hanno deciso di concentrarsi sull’idea del sistema nervoso inteso come intreccio di azioni e di esperienze in luoghi dove trascorriamo la maggior parte del tempo e della quotidianità. La casa è dove il nostro corpo si definisce rispetto al suo intorno, è lì che il sistema nervoso entra in crisi. La mostra, che si svolge in un appartamento sfitto di Frigoriferi Milanesi, innesca un sottile gioco di equilibri e di dipendenze, in cui lo spettatore si trova coinvolto
Kunstverein Milano* 

THE NERVOUS SYSTEM di Zbyněk Baladrán e Jiří Kovanda
Progetto di Kunstverein (Milano)
curato con Juan Pablo Macías
Con la collaborazione di Fare


*Kunstverein (Milano) è una piattaforma sperimentale che nasce come progetto di ricerca e produzione d’arte contemporanea. Kunstverein (Milano) fa parte di una rete internazionale di “Kunstvereins in franchise” con sede ad Amsterdam e New York, ed è diretto da Katia Anguelova, Alessandra Poggianti e Andrea Wiarda.

16/11/11

Nedko Solakov ♢ All in (My) Order, with Exceptions

Photo ©Hugo Muñoz
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E’ andata così – ho preparato per l’incontro con i curatori nel mio studio di Sofia a inizio gennaio 2011 informazioni visive il più precise e concise possibile per tutte le opere rilevanti che ho realizzato dalla mia laurea all’Accademia d’Arte di Sofia nel 1981.
30 anni di produzione, 5.683 file, 14,2 gigabyte inseriti interamente su chiavette USB per ognuno. In due giorni abbiamo passato in rassegna tutto (guardando anche, in originale, tutti i lavori precedenti al 1989). Alla fine del secondo giorno, tutti i curatori sono giunti a un accordo e hanno selezionato le migliori opere per ciascun anno (io non ho interferito quasi per nulla). Si possono vedere le opere selezionate, presentate come miniature su tutte le trenta estensioni relative ai trent’anni di “produzione artistica”.
Successivamente ognuno di loro ha selezionato una sola opera per anno; alcune opere coincidevano, altre no. Le opere che saranno presentate nelle sedi sono disposte con cura su molte pagine, con un bollino giallo per IKON, uno blu per S.M.A.K., e uno rosso per Serralves. Al di là dall’ampia selezione, ho realizzato i cosiddetti FOLDERS (cartelle) per ciascun anno, che i visitatori possono esaminare e leggere, mentre siedono sopra alle casse dei Folders. Alcune di queste opere si trovano anche nel catalogo. Come si può vedere dal titolo, tutta l’operazione si chiama All in Order, with Exceptions.
Ma c’è un’Inserto’ speciale all’interno di questa mostra itinerante – alla Fondazione Galleria Civica Trento, farò All in (My) Order, with Exceptions. Ho selezionato le opere a partire da quelle inizialmente respinte dai curatori, il meglio del peggio. Sono segnati con un bollino grigio.

Divertitevi se potete; io sono stanco.
Nedko Solakov
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Nedko Solakov . All in (My) Order, with Exceptions 
Mostra a cura di Andrea Viliani con Giulia Corradi
Fino al 5 febbraio 2012
Fondazione Galleria Civica
Centro di Ricerca sulla Contemporaneità di Trento