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02/02/11

I, in my intricate image

Paolo Gonzato
Eva Marisaldi
***
I, in my intricate image è una mostra curata da Marinella Paderni a Ex-Brun Farnespazio a Bologna. E’ per pura fortuna che sono riuscita a vedere solo una parte della mostra. Durante ArteFiera gli spazi erano aperti/chiusi/semiaperti ecc. Non ho visto l’installazione di Eva Marisaldi (solo foto), ma ho potuto vedere invece la grande installazione di Paolo Gonzato e sentire l’intervento, molto poetico e visionario, di Donatella Spaziani che ha registrato una voce che legge una poesia di Valentino Zeichen. Ricordo ‘un fondale sporcato dalle nuvole...’. Lo spazio non è dei più facili, visto che è un lungo corridoio caratterizzato da una parete finestrata. Ed è in questa parte dello spazio che Gonzato ha compiuto una vera e propria trasformazione cromatica. Ha applicato dei grandi fogli adesivi neri lungo tutta la vetrata, creando una sorta di elemento decorativo e/o disturbante. Il lavoro funziona e crea una sorta di annullamento della parete (per altro gli infissi sono pesantissimi e nerissimi): non si riesce a vedere bene il cortile sottostante, la visione è disturbata o modificata. Rombi, quadrati, strani poligono formano uno disegno che, applicato allo sfondo oltre i vetri, crea uno strano collage fatto di geometrie e immagini parziali dell’edificio di fronte.

La curatrice, si è ispirata per questo progetto, da una poesia di Dylan Thomas:
I, in my intricate image, stride on two levels,
Forged in man’s minerals, the brassy orator,
Laying my ghost in metal...
Create this twin miracle.

27/10/10

Il buio nella mente



Katja Noppes
Lorenza Boisi
Elena Von Hessen
Enza Galantini
Paolo Gonzato
Luca Monterastelli
Dacia Manto
Angelo Mosca
Giovanni De Francesco

Se il comunicato stampa non c'è, mi lamento, se il comunicato stampa c'è, mi lamento lo stesso. Lungo e dettagliato il CS della mostra alla galleria Uno + Uno, Una luce rischiara l'oscuro scrutare. La morte non sa leggere.
Frammenti di un mio discorso confuso. Ragiono sui testi del CS.
Il Buio nella mente (titolo del bellissimo film di Chabrol - ne consiglio la visione). Il soggetto /artista è 'estraneo a se stesso', non si appartiene più ed è estraniato da sé. L'artista tenta di catturare l'isolamento di una condizione mai apparentemente sua. Andiamo avanti: l'artista, perso, affranto, desolato e desolante, metabolizza l'imponderabile, sublimando il suo stato (di non 'essere', forse), attraverso il fare artistico. Che, si badi, è avvolto nella totale oscurità psicoanalitica tanto da diventare un fare gestuale, istintivo, spesso dilettantesco, spesso casuale, spesso incontrollato, spesso folle. "Gli artisti in mostra" spiega il curatore Marco Tagliafierro, "esprimono la loro alterità intraprendendo vari filoni di ricerca e assecondando varie istante espressive, per esempio investigando le possibilità espressive della materia o intraprendendo percorsi speculativi molto spesso esclusi dal dibattito contemporaneo".
Se il comunicato stampa non c'è, mi lamento, se il comunicato stampa, c'è, mi lamento lo stesso.
A prescindere dall'oscurità delle spiegazioni dei singoli lavori, nel complesso la mostra, direi elegante e ben installata, presenta dei lavori ben relazionati gli uni con gli altri. L'aspetto più interessante è un ritorno alla manualità e all'utilizzo dei materiali. Detto più semplicemente, un ritorno al così detto 'sporcarsi le mani'. Ho apprezzato i piccoli quadri di Angelo Mosca, Un'insana combinazione di istinto e ragione, e di Lorenza Boisi, Love&Hate are drowning. Quest'ultima, di cui apprezzo la pittura molto gestuale, liquida, istintiva, rappresenta due mani, due lati, due modi di essere, due modi dell'essere...Inaspettata l'opera di Paolo Gonzato che, per la prima volta (che io sappia) si cimenta con la terracotta. Peccato per il titolo: Karaoke paradise (?). Curiosa la scultura di Enza Galantini che modella un busto informe con del sapone di Marsiglia. Abbastanza oscura (ma forse è intenzionale) l'opera di Giovanni De Francesco. Scaffale di meraviglie e curiosità l'opera di Katja Noppes che raccoglie, a suo modo, "un archivio di tracce biologiche, degli atlanti dell'epidermide." Un pò dispersiva l'opera di Dacia Manto la cui opera Morpho deidamia - sorta di 'paesaggio matematico' - raggruppa cera, paraffina, spoglie di cicala, fibre sintetiche, materiali organizi, carta, disegni ecc. Troppo modaiola l'opera di Luca Monterastelli: di quest'artista dovrei conoscere meglio il lavoro. Mi fermo ad un banale pregiudizio.

***
Valentina Ciuffi, il gallerista di 1+1, Paolo Gonzato
Dacia Manto, Marco Tagliafierro, Carlo Prada e Giovanni De Francesco, Lorenza Boisi

08/06/10

Sculture Cangianti - CARS Omegna

Foto d'insieme della mostra (parziali)

T-Yong Chung - Mandracchia

Gonzato - Boisi e Breviario

Breviario - Tuttofuoco

In primo piano Trevisano - Gonzato

In alto Trevisani e Boisi - Uccelletto - Boisi

Forme argentate T-Yong - Trevisani

Mandracchia - Elastici di Di Luzio - Libro fotografico di Blossfeldt

Ecco i luoghi protagonisti della mostra ad Omegna. Il disarmante auditorium di Omegna dove si è tenuta la presentazione della mostra. Sotto, la strada che porta agli spazi di CARS dove era allestita la mostra. A fianco, il catalogo 'intelligente' ed economico del progetto. In piccolo, Mr Potato!

Si è inagurata domenica scorsa 'Mr Potato's Head. La scultura è cangiante per natura', mostra nata dall'energia e dalla buona volontà del artist run space Mars capitanato da Lorenza Boisi. Da Mars, dunque, nasce CARS il progetto di residenza per artisti negli spazi dell'ex fonderia Faro nel comune di Omegna sul lago di Orta.
La mostra... devo dire che Luca Trevisani nel panni di 'curatore' mi ha stupito positivamente. Lo spazio, due grandi e luminose sale, erano allestite alla perfezione. Le opere dei vari artisti (Lorenza Boisi, lo stesso Luca Trevisani, Paolo Gonzato, Stefano Mandracchia, Patrik Tuttofuoco, Sergio Breviario, T-Yong Chung, e lavori di Enzo Mari, Lorenzo Scotto di Luzio, Charles and Ray Eames, Erwan & Ronan Bouroullec. Si sono scordati il nome di alcuni artisti, ricordo solo Manuele Cerutti, pittore che mi piace moltissimo...), dicevo, le opere erano istallate in modo tale da dialogare l'una con l'altra, intenzione rivelata dallo stesso Trevisani nel comunicato. L'artista/curatore cita gli orti botanici, l'ikebana, la 'scultura' di Diller Scofidio (che è in realtà un'architettura leggerissima), le nuvole, i giocattoli.. in effetti, dominava in quasi tutte le opere un taglio leggero e giocoso. Il pericolo, come sempre, è quello di diventare troppo giocosi o troppo leggeri. Ma questo è un altro discorso. Ho notato (con piacere quasi) che lo stesso Trevisani ha in qualche modo 'influenzato' con la sua 'levità' alcuni artisti in mostra. Ma la mia resta una sensazione che devo approfondire con Boisi, Mandracchia e Breviario. Nel complesso, la mostra è 'una buona mostra', nel complesso. Chiosa speculare.

La scultura più bella del XXI secolo secondo Luca Trevisani, Blur di Diller Scofidio

Chi c'era?




20/02/10

...three sparks in the eyes...

Le Dictateur* presenta questa curiosa prospettiva a tre 'occhi': ...three sparks in the eyes...
Per chi non la conoscesse, Le Dictateur è una delle riviste più sperimentali che si siano viste a Milano. Ha un target assolutamente fuori dalla portata di tutti, visto il costo.
Per i curiosi, questo è il sito: www.ledictateur.it
Domani vi racconterò chi c'era e ..che ci volevano dire con questo progetto.
Commenti a caldo dal curatore Marco Tagliafierro e da Patrick Tuttofuoco, uno dei tre partecipanti con Corrado Levi e Yari Miele, al progetto.
Di Tuttofuoco.. chi non può dire di saperla lunga. Ha avuto una carriera fulminea, bruciando tappe importanti come la Biennale di Venezia e la personale alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino). Ora.. con l'ultima mostra a Milano (Studio Guenzani) e a Londra (Gallery Pilar Corrias) sta cercando di cambiare rotta.. e vediamo dove questa 'direzione' lo porterà! Lui è una persona di carattere, piace o non piace. Gran parlatore ma attento ascoltatore. Intuizioni fulminee, vista lunga, di una socievolezza a dir poca televisiva. Mi rendo conto che non basta per essere un buon artista.. ma lui ce la mette proprio tutta. Vedremo che altro ci dirà e con che profondità.
Altro personaggio Carrado Levi. Su di lui bisognerebbe aprire un blog ad personam: nasce come architetto, ma definirlo tale sarebbe una sineddoche: artista, curatore di mostre, scrittore, architetto, designer, polemista (dicono anche pugile, ma non conoscendolo personalmente, non ne sarei sicura). Corrado Levi è un uomo d’arte a 360°, considerando questo circolarità in senso antiorario. In tutti i campi che ha attraversato, le discipline che ha toccato, si è distinto per la verve polemica, anti-accademica ma soprattutto carismatica (chiedetelo ai suoi studenti, ha inciso più di un cervello): ne sono una dimostrazione le lezioni di architettura (cattedra all’Università di Milano), costruite sui paradossi di Escher e Lewis Carroll, ossia sul ribaltamento (a volte ribaltone, in senso buono) di punti di vista consolidati, di ogni ragionevolezza costruttiva, nella fede che l’utopia può (senza essere contraddittoria) intravista, toccata, discussa. Tante sarebbero le parole da spendere... mi viene in mente scardinare, decostruire, rovesciare... logiche, pensieri, preconcetti, falsi ‘miti’...
Di Yari Miele so molto poco, dunque mi limiterò al copia e incola da un altro blog: Yari Miele é pittore e scultore che attraverso l'utilizzo di fenomeni luminosi quali la fosforescenza, la fluorescenza e la catarifrangenza, disegna spazi fatti di luce, di radiazioni e tecnologia avanzata che diventano oggetto di analisi del concetto di percezione: l'occhio percepisce gli oggetti che reagiscono alla luce, la mediazione dei sensi e intelletto interpretano le relazioni spaziali fra il nostro corpo e l'ambiente circostante. Domani scoprirò se c'è qualcosa da scoprire!
* Le Dictateur è un progetto editoriale a cadenza annuale curato da Federico Pepe, le Dictateur, e Pier Paolo Ferrari, le Vicedictateur. Nasce nel 2006. A prendervi parte sono invitati, secondo una logica assolutamente arbitraria e contingente, artisti internazionali di diversa estrazione: fotografi, performer, scultori, pittori, critici. Una volta invitati essi diventano dittatori dello spazio loro assegnato.Ognuno di questi artisti partecipa con un lavoro inedito o concepito ad hoc per Le Dictateur. E' importante sottolineare come il valore della rivista non è solo nei contenuti proposti dagli artisti ma anche nella sperimentazione e nella cura formale delle tecniche di stampa. Le Dictateur viene stampato presso Nava, uno dei più accreditati stampatori al mondo. Alcuni artisti declinano il proprio lavoro adattando la sperimentazione artistica alle tecniche di stampa e cartotecnica mantenendo la riconoscibilità del proprio stile, come ad esempio il lavoro di Micol Assael, quello di Patrick Tuttofuoco e di Roberto Cuoghi: vere e proprie opere che sfiorano l'ambito scultoreo e installativo sfidando il limite del concetto di "stampa".
Le Dictateur viene stampato in 1500 copie numerate ed è distruibuito in Italia da Books International e, a livello europeo, da Les Presses du Reel di Digione. E' quindi veicolato come un libro d'arte.

E' prevista anche una pubblicazione con una serie di intervista: Tuttofuoco che intervistaTagliafierro, Levi che intervista Tuttofuoco, Yari che intervista Tagliafierri.. insomma un corto circuito..
Commento a caldo del curatore Marco Tagliafierro:
"La mostra è da considerarsi come la diretta conseguenza del confronto che ho innescato tra Levi, Miele e Tuttofuoco, in occasione dell'intervista che ho fatto loro. L'intervista che hai letto, trova il suo centro, o forse, meglio, il presupposto che l'ha motivata, nella riflessione riguardante un aspetto dell'attività didattica e artistica portata avanti da Corrado Levi: il rapporto con i suoi allievi. Corrado Levi ha passato un metodo ai suoi studenti e agli artisti che ha riunito nel suo Studio di Via San Gottardo, uno spazio progetto ante litteram)! Corrado Levi è stato pioniere anche di una tipolagia di mostra ben precisa, che si caratterizza anche e soprattutto per il rapporto con il luogo ospitante, ovvero uno spazio industriale dismesso. E' rimasta nella storia, in tal senso, la mostra che lui organizzò negli spazi della ex Brown Boveri. Il metodo in questione si fonda proprio sui concetti che tu hai già ben chiarito nel tuo intervento. E interessante constatare come lui, per primo, abbia poi messo in discussione questo metodo, proprio perchè e qui ti cito: " è costruito sul ribaltamento dei punti di vista consolidati". E lo ha fatto anche omaggiando i suoi amici artisti.
Per cui Corrado Levi ha costruito una sorta di albero genealogico che viene spesso sovvertito anche perchè il maestro cita il suo allievo per rimettere in discussione ciò che potrebbe diventare maniera."

Chi c'era all'inaugurazione?
Patrick Tuttofuoco
Sissi
Alessio Delli Castelli
Dragana Sapanjos
Elena Bari, Diego Perrone
Christian Frosi
Paolo Gonzato
Andrea Balestrero
Giovanna Silva, Annalisa Angelini
Sergio Breviario, Luigi Presicce
Paola Manfrin, Fabio Novembre
Luca Martinazzoli, Silvia Barna