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'From here to ear' (version 15) di Céleste Boursier-Mougenota cura di Andrea Lissoni
Fino al 4 dicembre 2011
Hangar Bicocca, Milano
GQ: “Il silenzio dell'Hangar Bicocca è piacevolmente rotto da una cinquantina di uccellini”.
Ho camminato senza rotta, per venti minuti, tra una dozzina circa di chitarre Gibson Les Paul, sollevate da terra e disposte all'interno di una specie di giardino zen. Lo spazio è scalfito dal verso minuscolo - un suono quasi digitale - dei fringuelli, che volano da un punto all'altro della sala; è mosso dagli accordi prodotti dal contatto incerto delle zampe, del becco arancione, sulle corde delle Gibson.
A volte sono
morbidi riff, altre volte graffi, strimpelli. Ho sempre immaginato che
Johnny Marr degli Smiths, nel giro di chitarra che apre 'This charming
man', avesse quella certa grazia, allegria, da uccellino; che sulla
punta delle dita di Nick Drake, nel fingerpicking di 'Cello song', si
formassero all'improvviso, dalle ossa del metacarpo, delle piume e dei
piccoli becchi d'uccello. L'uccellino, nel folklore, è apparentato o al
buonumore o alla delicatezza. Quello che oggi sto ascoltando, invece, è
un universo sonoro radicale e separato dall'universo sonoro\musicale
famigliare.
Da principio, 'From here to ear' è fonte di divertimento
- gli uccellini, guarda! - di piacere fisico, intellettuale,
d’intrattenimento genere muzak, e di piccole gnosi, data un'esperienza
del suono cosi pura e trasparente. Poi, uscito dalla sala e dall'Hangar,
sulla coda di tale complessiva sensazione di piacevolezza, come scrive
GQ, si forma un'ombra, un dubbio, una specie di grande strizza
ancestrale: come dev’essere stato, per gli uomini primitivi, vivere in
un mondo così caotico, casuale, animale, senza autore, non governato?
Ivan Carozzi






