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03/05/12

Photo Report / LOVETT\CODAGNONE / Museo Marino Marini, Firenze

 Wait for the Blackout, 2009 Photo: Herman Feldhaus - Courtesy the artists
 To breathe in always even though it kills, 2006  Joined megaphones, leather straps, black car paint finish
    Photo: Roberto Marossi
 
Insidiuos [sic], 2011, Cashmere wool, laser cut, mirror.Photo: David Oliveira - Courtesy the artists
 La verita è figlia del tempo non dell'autorità 2012, veduta dell'installazione, courtesy Museo Marino Marini, photo credit Valentina Grandini
 
CANDIDATE: Lovett/Codagnone and Michele Pauli - Photo: David Graham
 
Give Me the Night, 2011, Steel barricades, disco ball, leather, black paint Photo: Eric Gleason - Courtesy the artists
Hanged, 2009 -  Digital print for Billboard
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LOVETT \ CODAGNONE
La verità è figlia del tempo non dell'autorità / truth is born of the times, not of authority
Museo Marino Marino, 4 maggio / 23 giugno 2012

L'installazione La verità è figlia del tempo non dell'autorità / truth is born of the times, not of authority, a cura di Alberto Salvadori e prodotta per la cripta del museo, nasce dalla lettura e dall'interpretazione di un testo fondamentale del teatro moderno, la 'Vita di Galileo', di Bertolt Brecht.  
Lovett\Codagnone non danno mai delle risposte come elemento preordinato, esprimono piuttosto la volontà di coinvolgere lo spettatore in modo critico, offrendogli varie possibilità interpretative, secondo il pensiero di Brecht. Testimonianza di ciò le parole di Feuchtwanger, amico del grande drammaturgo tedesco, in un'edizione speciale della rivista Sinn und Form, a lui interamente dedicata: "Era convinto che qualsiasi opera d’arte cresca e continui a lavorare per forza propria, che cambi con ogni ascoltatore e lettore che raggiunge. Le sue opere sono costruite su questa premessa cosicché solo il futuro renderà visibile tutta la grandezza e la profondità dell'opera stessa."
 L’interesse per i grandi processi della storia si lega nella Vita di Galileo al tema dominante del primo Galileo, quello della propagazione della verità in condizioni di censura e violenza. La selezione dei brani, che gli artisti hanno fatto del testo brechtiano, focalizza l’attenzione sulla relazione tra verità e potere e il lacerante e lacerato rapporto che scaturisce tra la ricerca come espressione di libertà e la cultura del potere come elemento reazionario e inviso al cambiamento. (Da CS)

15/11/11

L'origine delle piccole cose... João Maria Gusmão e Pedro Paiva

Cowfish, 2011 - 16mm film, colour, no sound, 2'25''
Colaboration with Lamu Palm Oil Factory, production Museo Marino Marini
Eye Model, 2006, Courtesy Flavio Albanese
Getting into bed, 2011, Frac Ile-de-France / Le plateau, Paris
Hand, smaller than hand, 2009
35mm film transferred to 16mm, colour, no sound, 1'48''
Production Inhotim Cultural Center, Minas Gerais, Brazil
Motion of Astronomical Bodies, 2010
Wave, 2011, Coproduzione Bienale de Sao Tomé è Prìncepe e Frac Ile-de-France / Le plateau, Paris

Spaghetti Tornado, 2010, Produzione Fondazione Brodbeck
 
Dream of a rayfish, 2011
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Voler tentare di raccontare o descrivere l'indicibile, l'indefinito, l'inimmaginabile, è un impresa non da poco. Leggendo il breve testo che accompagna la mostra di João Maria Gusmão e Pedro Paiva al Museo Marino Marino - a cura di Nuno Faria e Alberto Salvadori - si incappa in molte di queste parole. Artisti che lavorano o si confrontano su temi quali  l'esulare dall'ordine delle cose, che investigano l'irragionevole o l'improbabile, mi hanno sempre affascinato. Ingorda di 'inimmaginabile' soprattutto in letteratura, quando degli artisti dichiarano, come Gusmão e Paiva, di percorrere la difficile strada dell'indecifrabile, penso a quanto siano coraggiosi e impavidi.
Coraggiosi perchè una delle cose più difficili, penso, sia proprio quella di voler speculare sull'inafferrabile. (scusate l'eccesso di -bile)
Se raccontato, possiamo liberare l'immaginazione. Se mostrato, però, lo spettro di possibilità si ristringe inesorabilmente. 
In ogni caso, invito tutti a vedere la mostra per constare se, il loro intento di   'personificazione di una visione materialistica del mondo', priva di qualsiasi 'metafisica', abbia posto quegli interrogativi universali a cui da sempre l'uomo cerca di dare una risposta.

Sfiorare l'essenza delle cose, cercarne il meccanismo o il significato, perdersi nell'infinitamente piccolo o vagare con i sensi nella realtà minima del quotidiano. I due artisti portoghesi, non potevano che ispirarsi agli scritti del poeta/filosofo Alberto Caeiro, eteronimo del grande e misteriosissimo Fernando Pessoa. Tra i tanti 'personaggi' vivificati dallo scrittore, Gusmão e Paiva hanno scelto di citare proprio Caeiro in quanto 'poeta contadino', che credeva che gli esseri semplicemente sono, e niente più. Non credeva nè nella parola nè nella rappresentazione, in quanto la realtà, quella 'vera' è sempre altrove. Abbracciando un tale personaggio, per i due artisti non sarà stato sicuramente facile formalizzare l'essenza e l'origine delle cose.
Teoremi, paradossi, fenomeni atmosferici, gesti, eccezionalità: tutto ciò è stato raccontato con immagini semplicissime. Una donna nuda nell'atto di stendersi a letto, riempire un bicchiere di tè, un'onda che si infrange sugli scogli, un uomo al buio che mangia una papaya, una mano che simula dei passi e che si suicida cadendo da un mobile ecc. Azioni semplici, paesaggi minimi, velocità irreale data dalla lentezza dello slow-motion (scelta tecnica un pò facile e fin troppo romantica...)  

Nel piano interrato del museo Marino Marino, quasi completamente al buio, gli artisti hanno esposto quattro proiettori da 16 mm, due camere oscure e una scultura in bronzo. Oltre una decina i brevi video proiettati. Ho trovato molto coinvolgente l'opera forse meno narrativa di tutta la mostra, 'Motion of Astronomical Bodies' (2010): camera oscura che mostra in modo sobrio e spettacolare, al tempo stesso, alcune ruote di biciclette che giravano a vuoto. A proposito di quest'opera raccontano gli artisti: "Parliamo di un'immagine che, contenendo le arrazioni di tutti i tempi (tutti gli istanti allo stesso tempo), concepisce quella possibilità come reale, in modo tale da produrrre mentalmente l'immagine che sembra prefigurare l'eternità, cioè il sogno di un tempo indifferenziato, senza inizio e senza fine."

Ho apprezzato l'eroico tentativo di metterci di fronte al nostro guardarci guardare, a come giudichiamo giudicare o percepiamo percepire. E' sempre dietro l'angolo il periocolo che, l' 'opacità' delle immagini (disarmanti per la loro semplicità), rischino di essere 'sorde' o meglio chiuse nel loro essere 'solo' quello che sono.Ma forse è questo l'obbiettivo degli artisti. Poetica, semplice, complicatissima...


João Maria Gusmão e Pedro Paiva
Non c'è più niente da raccontare perché questo è piccolo, come ogni fecondazione
Museo Marino Marini, Firenze
fino al 14 gennaio