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15/01/12

1 issue 2 € / 5 issues 5 € / Mousse Flea Market

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Mi diverte sempre l'atteggiamento imprevedibile di chi usa gli oggetti in modo 'sbagliato'. L'altra sera sono stata al mercatino MFM (Mousse Flea Market) organizzato dal magazine e casa editrice Mousse, in occasione del loro trasloco da via Col di Lana a  De Amicis. Che c'era di così divertente? Hanno usato a mò di carta da parati molti dei loro impaginati  di cataloghi, libri e riviste.
Nella prima stamza, a coprire le pareti, le pubblicazioni dei Peep-Hole, nel corridoio ho riconosciuto 'All'Aperto - Fondazione Zegna, il catalogo per il padiglione danese (se non sbaglio) e molte copertine di cataloghi.
Non volendo arrivare troppo tardi (rischiando di perdere le 'buone occasioni'), sono arrivata troppo presto (perdendomi l'atmosfera festaiola, tipica degli appartamenti post-trasloco). Mi offrono una birra e percorro il lungo corridoio dell'ex-redazione. Ho la fortuna di poter tranquillamente sfogliare i tantissimi (ma non tutti), libri 'made by Mousse'. Nel vederli tutti assieme mi stupisco della qualità e quantità di libri e cataloghi prodotti.
C'era la stanza  'for free' (portati a casa gratis quello che ti pare), una stanza per i vecchi numeri di Mousse (1 issue 2 euro - 5 issues 5 euro), una per i libri a prezzi scontatissimi, una stanza per bere e una per ballare.
Riesco a comprarmi - per il prezzo veramente stracciato di 25 euro - una decina di libri. Dal fresco di stampa 'Liam Gillick and Lawrence Weiner. A Syntax of Dependency' alla chicca 'Navid Nuur. Bored at the Museum. Bored at the Studio'.   Grazie a dei piccoli libricini ho scoperto il  progetto di Adrien Missika in Europa, che il 'gioccattolo' preferito di Davis Lamelas è il tempo libero (Drawing Room Confessions – Issue #4) e che se si sfoglia veloce  il catalogo 'Ragnar Kjartansson. Me and My Mother'..  si vede la madre dell'artista che gli sputa addosso...
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Cosa mi sono comprata?
 

14/01/12

How does fashion look at art? Kaleidoscope risponde...

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Kaleidoscope cambia 'veste'. La nota rivista art & culture milanese, è presentata alla Triennale domenica 15 gennaio h.12. Il restyling è stato affidato allo studio grafico londinese OK-RM. Questo tredicesimo numero da ampio spazio ad una tematica 'pericolosa/scivolosa' come l'influenza esercitata dall'arte sull'industria della moda. Quattro i casi studio approfonditi: Prada, Adam Kimmel, Comme des Garçons e Proenza Schouler.  
A presentare il nuovo numero, oltre al direttore Alessio Ascari, Francesco Vezzoli e una grande esperta di moda, Maria Luisa Frisa

Ho fatto un paio di domande velocissime ad Alessio Ascari. 

ATP: Perchè avete scelto lo studio grafico OK-RM?
Alessio Ascari: La scelta è caduta su OK-RM perché sono uno degli studi grafici più interessanti sulla scena internazionale. Stanno a Londra, lavorano nell'ambito dell'arte (Barbican, Serpentine...) ma anche con grandi aziende (Nike, Swatch...). Il loro approccio è intelligente, elegante, funzionale, di ricerca e mai modaiolo: fanno cose che dureranno nel tempo.

ATP: Perchè un tema così scivoloso come arte-moda?
AA: Crediamo nell'interdisciplinarietà, nello scambio tra saperi e tra mestieri. L'arte non può e non deve rimanere chiusa in un recinto, deve comunicare con l'esterno, conquistare altri campi, e farsi conquistare.
Per questo "Main-Theme" (la nostra sezione tematica, nella quale ci occupiamo ogni volta di questioni urgenti all'interno del panorama culturale contemporaneo), abbiamo indagato l'influenza esercitata dall'arte sull'industria della moda, mostrando attraverso quattro casi studio – Prada, Adam Kimmel, Comme des Garçons e Proenza Schouler – come alcuni tra i più brillanti sperimentatori del mondo della moda abbiano stabilito con l'arte un rapporto di intensa collaborazione, divenendo avidi collezionisti e produttori visionari.
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29/06/11

unFLOP: 'not (just) a new art and fashion magazine'

Ph: Christian Anwader

Honza Zamojski
Ivàn Zulueta
Photo: Daniele Rossi***
Non inquina, non fa informazione, non fa distinzioni tra 'sistema arte' 'sistema moda', non vuole ripetersi, non vuole nè scioccare nè passare inosservata. La sfilza dei 'non' accompagna la scoperta del primo numero di unFLOP ...'not (just) a new art and fashion magazine'. Incontro Daniele Perra - editor con Giovanni Apone della rivista semestrale - che, senza tanti giri di parole, alla domanda "Perchè un altro magazine moda/arte/cultura?", ribatte: "Ti risponderei con la domanda che ci siamo posti. C'è una rivista che vorremmo conservare nella nostra libreria? No. L'abbiamo fatta. E l'abbiamo fatta 100% eco-friendly".
Le parole che utilizza di più per presentarla sono: approfondimento, scoperta e materiali inediti. Guardo la lista dei contenuti e, in effetti, di ricerca ne hanno fatta molta. Martha Rosler è presente con dei testi inediti: con la trascrizione delle registrazioni compiute dall'artista ad una serie di immigrati (progetto esposta alla GAM di Torino). Ci sono dei talenti semisconosciuti ma fondamentali come Ivàn Zulueta: figura leggendaria del cinema sperimentale spagnolo degli anni '70. Una loro contributor, Lorenza Pignatti, ha intervistato uno dei protagonisti della scena artistica polacca, Honza Zamojski. Altra scoperta 'di nicchia', il fotografo e artista americano Jared French. Stavo tralasciando l'artista che apre le scene di unFLOP, Nico Vascellari che per la pubblicazione ha aperto il suo studio per rivelare oggettini, cimeli, LP, figurine, bottini di viaggio ... e non ultime, le sue opinioni in materia di vinyl, sex and passion.

Hanno 'scavato', studiato e viaggiato per dar vita ad un contenitore 'senza scadenza' o meglio, a lunga conservazione visto che l'intenzione è proprio di rendere il magazine una sorta di 'libro d'artista' (prima edizione: tiratura 2500 copie). In questo numero - impacchettato dentro una scatola di cartone serigrafata con un'esplosione di Vascellari - c'è anche un vinile sempre realizzato dall'artista con la performance sonora di tal Tiberio che simula lo scoppio delle bombe con la propria voce (tra le altre tracce).
Arte ma anche e sopratutto moda. unFLOP riscopre una grande stilista come Mariuccia Mandelli alias Krizia: fashion designer che negli anni '80 ha creato abiti scultorei e forieri di tante bizzarre idee, oggi spacciate per 'novità' (penso ai continui ritorni dell'animalier...). Servizi di moda imprevedibili, connotati da un alta dose di consapevolezza sul tuttovisto-tuttodigerito; Sesso e politica; unisex > 'non sono nè donna nè uomo, sono e basta'; palestre polacche come set; chador, ventaglio e sombrero, tutti stagione p/e reinterpretati da Elèna Nemkova ecc. ecc.
Chiedo a Daniele cosa distingue unFLOP da tutte le altre riviste che si occupano di moda e arte?
"Ogni numero invitiamo un artista a realizzare il package e un vinile, fatto in esclusiva per noi. Il termine rivista per unFLOP paper sembra un po' limitante, trattandosi di un progetto editoriale complesso e ambizioso. Non è un magazine d'informazione ma di approfondimento. Osserviamo l'arte con gli occhi della moda e viceversa osserviamo la moda con gli occhi dell'arte. E' una bella sfida. La risposta positiva al primo numero ci sta dando ragione."
E per quanto riguarda il prezzo? Ben 35 euro.
"Il prezzo non si può considerare 'popolare'. Perchè spendere 35 euro per unFLOP paper? Se pensi che insieme alla rivista, avrai un'edizione limitata di un package e di un vinile realizzati in esclusiva da un artista, il prezzo è più che popolare. Chi compra unFLOP paper, compra anche un progetto d'arte."

Dimenticavo l'ultimo 'non', molto importante. Le 'penne' di questo primo numero non sono anonimi scribacchini alle prime armi, nè tanto meno gente improvvisata che sproloquia sul + o -. Rogers Salas (El Pais), Ana Finel Honigman (critica d'arte e di moda, Berlino), Emmanuelle Lequeux (Le Monde), Lorenza Pignatti (D, La Repubblica) ecc. ecc.
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Foto di Kuba Dabrowski al party di presentazione

18/04/11

San Rocco > Rivista indipendente di architettura



Luca Trevisani
Sara Ciracì
Alice Guareschi
Antonio Rovaldi



Gelitin
Scenografia di uno spettacoli a Venezia di Carmelo Bene
Charles Avery - Ettore Sottsass
Francesco Arena
Amedeo Martegani
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Brown project space ospita in questi giorni una piccola mostra collettiva, legata al primo numero di "San Rocco", rivista indipendente di architettura che si propone, non senza ambizione, come un progetto estremamente chiaro e, almeno dal punto di vista editoriale, fortemente "ideologico".

"San Rocco" è un progetto a termine (il piano editoriale prevede quattro numeri all'anno per cinque anni, ognuno dedicato ad un tema già definito in anticipo) e si basa sulla collaborazione dei lettori: ogni numero contiene una "call" per i contenuti del numero successivo, da elaborare sulla base di una serie di "spunti" tematici proposti dalla redazione. Chiunque può proporre un contributo, in forma scritto e/o per immagini. Agli autori delle proposte selezionate verrà chiesto di elaborare un "testo" per la rivista che, essendo indirizzata ad un pubblico specifico, colto ed internazionale, è pubblicata solo in lingua inglese.

Il nome della rivista è legato ad un progetto di concorso (risalente al 1971 e mai realizzato) redatto in collaborazione da due delle figure più importanti (dal punto di vista della teoria dell'architettura) ed ideologiche del dibattito architettonico italiano degli ultimi 50 anni: Aldo Rossi e Giorgio Grassi, all'epoca ancora semi-giovani architetti. Il progetto San Rocco, prodotto da personalità entrambe forti e rimasto a metà tra le due, si caratterizza per essere ibrido, aperto ed enigmatico. Come si legge nell'editoriale del sito della rivista (www.sanrocco.info) "San Rocco sembra suggerire la possibilità di un'architettura che sia contemporaneamente aperta e personale, monumentale e fragile, razionale e curiosa". Non male per due architetti che hanno fatto delle "certezze" della disciplina e di una certa pesantezza di mano, le fondamenta delle proprie carriere.

La rivista è molto interessante perché contrappone, al dilagare di pagine patinate in cui le riviste di architettura (ma non solo) sembrano inseguire quanto avviene nel web, una sterzata decisa sul piano dei contenuti e della teoria e su ritmi meno incalzati dagli "eventi". In questo mi sembra colmare uno spazio, occupato in Italia forse solo da qualche bollettino di dipartimento universitario, il che equivale praticamente a dire: vuoto.
Il n. 0 della rivista è andato presto esaurito, il che lascia ben sperare sul destino del progetto. Il n. 1, a cui ho avuto il piacere e privilegio di dare un umile contributo, è dedicato alle isole, intese sia in senso letterale che metaforico.

La mostra da Brown riprende il tema insulare e presenta sia alcuni lavori prodotti da artisti e/o architetti specificamente per la rivista, sia altri lavori pertinenti al tema.

Segnalo quelli che per motivi vari e del tutto personali mi hanno intrigato di più: un modello in gesso di Fort Boyard di Bas Princen /Monadnock; una scogliera in ceramica di Amedeo Martegani; uno schizzo bocklinianissimo per la scenografia di uno spettacolo a Venezia di Carmelo Bene, la sagoma dell'isola di Caprera composta con peli della barba di Francesco Arena, un'esplosione atomica tutta blu di Sarah Ciracì.

Questo l'elenco completo degli artisti esposti: Amedeo Martegani, Antonio Rovaldi, Alice Guareschi, Carmelo Bene, Charles Avery, Desertmed, Ettore Sottsass, Franceco Arena, Francesco Raganato, Gelatin, Luca Trevisani, Luigi Negro e Luigi Presicce, Sarah Ciraci’, Stefano Graziani, Bas Princen /Monadnock, Point Supreme, Tetsuo Kondo, 2A+P/A.

Andrea Balestrero