02/03/11

Kontrollierte Kraft ♦ Simone Berti


Il Carrellino
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Il Mobile
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Simone Berti
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4 men in black e Simone Berti i protagonisti delle performance Kontrollierte Kraft ospitate nello spazio O' di via Patrengo 12. La prima volta che ho visto Simone mettersi alla prova con il linguaggio della performance risale a 10 anni: al Link di Bologna e nel progetto curato da Luca Cerizza a Scandicci (Firenze). Ricordo che anche allora questa azione, carica di tensione e imprevedibilità, mi era piaciuta. Anche in via Pastrengo, Simone non delude le miei aspettative. Vediamo quattro uomini serissimi, vestiti in giacca e cravatta, impegnati nella distruzione di altrettanti oggetti: un tavolo, un carrellino, un mobile e un mobiletto. Ogni azione era seguita da una ragazza che leggeva la descrizione dei vari atti. La 'forza controllata' a cui fa riferimento il titolo, induce a pensare che ogni atto fosse controllato, studiato alla perfezione. Invece, cadute, scivolamenti, tensioni, rotture, alzavano il tasso di incontrollabilità di ogni azione.
Com'è nata questa perfomance?
Nasce moltissimo tempo fa. Avevo scritto una breve sceneggiatura per un corto (che per varie questioni non è mai stato realizzato), in cui 4 persone, appartenenti ad una piccola setta, discutevano di distruggere dei mobili. Le loro conversazione pseudo scientifiche e filosofiche vertevano sulla necessità di distruggere. Lettore dilettante, mi infarcivo di compendi di filosofia... cercavo. Non so esattamente cosa cercavo, ma mi interessava mettere in scena questi atti di annichilimento.
Filosofia?
Hume... bignami, riassunti, compendi. Letture spassionate...
E dunque?
Alla fine tutto si è tradotto in questa performance: metto in atto delle azione in cui una 'setta' compie atti distruttivi.
Perchè distruggere dei mobili? Un gioco o un puro atto autolesionista?
Penso che ogni bambino abbia distrutto uno dei suoi giocattoli preferiti. A volte godiamo nel distruggere qualcosa a cui teniamo. A volte siamo tutti un po' masochisti: godiamo nel distruggere per il puro piacere di farlo. C'è un base psicologica in questi atti che ho messo in scena. Anche nei rapporti umani è altissima la probabilità di cercare persone che ci fanno soffrire.
Ricordo che mi raccontavi di una poltrona in cui, per anni, non ti sei seduto.
In una mostra collettiva del '94 in viafarini, We are moving, ho portato una poltrona (forse Luigi XV). Sopra a questa poltrona avevo messo una fotocopia, a grandezza naturale, di un crocifisso di Giunta Pisano. Dopo la mostra, mi sono portato a casa la poltrona e, non essendomici mai seduto, ho continuato a non sedermi. Era come una specie di ... una piccola violenza che mi infliggevo. Per 5 anni non mi sono seduto...
Sei strano...
Considero questa scelta come quella che muove un bambino a distruggere il proprio giocatto preferito. Il meccanismo psicologico è lo stesso. E' come ricevere un regalo e non aprirlo. C'entra il mistero, penso. Apri un pacco, sveli cosa c'è dentro... e il piacere finisce, non c'è magia.
Stiamo divagando. Torniamo ai tuoi esperimenti 'di forza'.
Ricordo che 10 anni fa, la mia intenzione era di sintetizzare il progetto per il corto con una performance che avesse un tono da 'documentario'. Una persona leggeva la descrizione dei vari atti e poi questi venivano tradotti in azioni. Come risultato abbiamo 4 esperimenti, spesso fallimentari, in cui si tenta di distruggere gli oggetti. Ho scelto di vestire i performers in giacca e cravatta, perchè volevo dare l'impressione che fossero in 'divisa'.
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40 commenti:

  1. bello-bello-bello, complimenti
    GK

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  2. ho probelmi nel comprendere quello che ho appena letto. qualcuno riesce a tradurmi il tutto.....
    ad esempio, perchè " volevo dare l'impressione che fossero in 'divisa"

    grazie

    Massimo

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  3. uffa sono arrivato tardi! alcune le avevo già viste a Scandicci, ma l'ultima azione con il casco è puro genio!
    Oggi è il mio compleanno... vorrei tanto in regalo un casco così per girare in motorino, da usare con chi parcheggia il suv in seconda fila! :DDD

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  4. ma cos'è stà roba???ma basta....nn se ne può piùùùùùùùù...ridicolo.

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  5. Ero in via Pastrengo e devo dire che la performance mi è proprio piaciuta. Bravo Berti!

    Alessandra P.

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  6. veramente bello ?
    ma questo mi pare più l'assenza di contenuti dell'arte italiana. performance inutile e già vista. non occorreva berti per dirci che rompere un oggetto evoca violenza e un atto nichilista.
    e invece di leggersi libri di filosofia che lui stesso definisce
    bignami, riassunti, compendi. Letture spassionate..."
    sarebbe meglio se tentasse di farsi interprete di un'epoca, di un periodo, dare delle suggestioni non perforza ancorate a un'autoreferenzialita onanista e stagnante.
    perchè dovremmo ricordarci di simone berti ?
    quali significative opere ha fatto ?
    ah già è stato alunno di alberto garutti..
    ecco perchè in italia ci ricordiamo di cristiano de andrè, di piersilvio berlusconi, del trota e così via..
    qui siamo alla discriminante istituzionale come criterio di scelta di un artista. hai fatto brera/bazzicavi con garutti bene.. sei artista. e di cosa parli nelle tue interviste ? di un'opera del '94 esposta a via farini.. ma dai . ma rendiamoci conto di dove siamo finiti e il mio non è un attacco personale a berti, ma ai presenut "artisti" con cui questo blog riempie le pagine,paradigma di una situazione stagnante e acritica. ditemi che motivo ha d'essere sta performance??
    leggetevi l'intervista due volte e capirete che c'è poco da nascondere dietro al nulla. e non mi si dica: "l'atto performativo, nel suo aspetto fugace e momentaneo è irriproducibile e bla e bla.. e altre banalità che uno studente medio del dams saprebbe sfoderare meglio.. voglio sentire cosa mi rispondete ora

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  7. tutto questo non ha un vago sentore futurista?
    il distruttore 'elegante', come neanche mia nonna avrebbe detto.
    divertimenti da camera. a chi piace, tra un puzzle e un anicetto prima di fare la schedina. Immagino anche che i mobili li abbia comprati da Don Orione o in qualche altro discount dei cari estinti. tutto torna quindi, la nonna, gli 'elegantoni', il tinello che non c'è più. la performance è come il trasloco, meglio far fare. ( e guardare gli omaccioni scendere sudati le scale con tutto quel peso addosso )

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  8. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  9. Ah eccolo.
    No, beh, io vorrei solo puntalizzare che Simone Berti non definisce la filosfia un bignami, un riassunto, un compendio e una lettura spassionata.
    Ma che alla domanda "Filosofia?" Ovvero: "(che hai letto di) Filosofia?" Simone risponde "Hume, bignami, riassunti, compendi. letture spassionate"
    Cioè che ha letto Hume come i bignami, come dei riassunti, così dei compendi, e che si è pure fatto delle letture spassionate nel campo.
    Ora c'è da capire perchè non si possa leggere spassionatamente e perchè e percome sia vietato leggere Hume (beh forse questo si, in effetti) e dove il mondo vieti ad un artista, come a qualsiasi essere umano - tranne a quello che ha lasciato il commento che forse come un nazista questi libri evidentemente li brucerebbe- di leggere dei riassunti e compendi di filosofia (per altro la natura di riassunto e compendio della filosfia comprende libri come quelli di abbagnale, di russell etc etc)
    E via discutendo.
    Eppoi, mi permetterà Simone, come si potrebbe credere ad un artista. Un artista è più bugiardo di Hitchcock quando parla dei suoi film. Come si può credere che rompere dei mobili sia davvero un atto nichilistico?
    Semmai l'esatto contrario: più che atto del nulla è atto del tutto. Della pienezza del divertimento.
    Cioè vuoi mettere spaccare un mobile con un casco provvisto di accetta e manici appositi per sferrare testate contro un piccolo mobiletto da inclinare contro il muro perchè il pianale è troppo spesso da rompere con un colpo solo?
    E dove starebbe la violenza? La violenza intesa come rabbia e prepotenza è assente in un lavoro che al massimo è divertente e al limite del comico (dove il comico è inteso nella sua vera accezione di un qualcosa che congiunge).
    Non è poi la performance un atto di congiunzione tra oggetto e spettatore dove il perfomer, come un officiante, stringe attorno a sè un dio e il suo popolo, come un buco nel muro che mette assieme due mondi prima divisi dal muro: i mobili vecchi e la gente accorsa per sapere cosa succederà nel tempio.
    Io l'intervista l'ho letta anche due volte sotto consiglio del savio commentatore anonimo come ho letto due volte il commento stesso... La differenza che vedo è: da una parte semplicità e gentilezza nel dire e nel fare e quindi piacere nell'ascoltare , ma soprattutto il FARE e nel guardare un'azione performativa, dall'altra sofferenza, invidia, ingestibilità dei giudizim livore, ma soprattutto il NON FARE.
    Ecco cosa vorrei dire al commentatore che chiede che vuole sentire cosa abbiamo da dirgli: niente. Non c'è tanto da dire perchè in mezzo, oltre ad una barricata insormontabile manca un modo di saper vedere le cose: notte, ho sonno.

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  10. ciao, mi sbaglio o nel primo video al 1'03" c'è una voce fuori campo che sussurra "aiuto!"? :D

    E

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  11. anni fà il suo amico diego perrone distrueggeva mobili tirandoli con corde, ma anni fa' intendo anni 90. Questo distruggere mi sembra troppo troppo facile, "ah che bello distruggere ,come il bambino..." e quindi? Dove ci porta distruggere? O è il solo divertimento di una sera? Proporre nuove opere un giorno e distruggere mobili il giorno dopo? Perchè? Oggi abbiamo bisogno di distruggere mobili? E quindi? Dai..
    luca rossi

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  12. Caro Mattia,

    questa tua retorica del fare è molto pericolosa, questa è una sezione commenti come si può proporre un fare alternativo? Forse il fare è scrivere. Ognuno di noi probabilmente sviluppa una fare alternativo a queste banali rotture di mobili. Ma stiamo scherzando? Cosa c'è di eccezionale in questa performance? Persone che guardano la rottura dei mobili? Tutti in cerchio e in religioso silenzio? ...
    lr

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  13. Banale è chi si firma con un pseudo nome. Banale è ridurre tutto a un 'distruggere mobili'. Banale è la noia delle critiche di lr. Banale è perdere tempo a risponderti.
    Se riduciamo tutto all'osso, allora non c'è assolutamente bisogno di nessuna opera d'arte.
    Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. Opinare una performance per la mancanza di 'eccezionalità' non è solo ingenuo, ma anche ... banale.

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  14. "Banale"..non è questo il punto. Penso che questa performance non funzioni oggi, rispetto al nostro presente....distruggere mobili non mi sembra una buona idea...ma forse non riesco ad esprimermi bene. Questo mia opinione non implica un giudizio sulla persona Simone Berti che io non conosco. Ma posso comprendere che tu, Elena, che conosci da anni Simone, sia coinvolta ad un livello "sentimentale". E va benissimo, ma credo sia utile che ognuno possa esprimere la propria opinione.

    Ogni nome, anche il mio, è solo un pretesto, un espediente, una scelta per potersi muovere e fare. Ma a me non interessa questo, quanto il linguaggio e i contenuti. Tra l'altro, purtroppo, il mio nome è proprio brutto...non ho certo pretese su questo.

    luca rossi

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  15. Ribadendo che mi sto terribilmente annoiando, chiarisco che la maggior parte degli artisti italiani che pubblico sono miei 'amici'. Volente o nolente, conosco tutti: è il caso di farmene una colpa o prenderlo come pretesto 'deterrente'? Se avessi considerato la performance di Simone non interessate o meritevole: primo, glielo avrei detto in faccia (proprio perchè siamo amici), secondo, non lo avrei di certo pubblicato (come faccio spesso con delle mostre che non mi interessano). Continuando ad annoiarmi, ti rispondo che un NOME non è un pretesto: chiedilo alla tua cara mammima se il 'brutto' nome che ti ha dato ha o non ha valore. Se scegli l'anonimato per 'poterti muovere e fare', ripeto per l'ennesima volta: sei un codardo, mi hai rotto le palle e, ti prego, non farmi perdere altro tempo!
    Ho la sensazione che tu, non avendo amici (o avendo quelli sbagliati), sei solo invidioso, pusillanime, spaccapalle e per giunta (che è la cosa peggiore) NOIOSO!

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  16. @ Alberto Arbasino: un commento di Alberto Arbasino non può che essere grande onore.

    @ lr: giusto per la precisione, ma esclusivamente per questa, ero sempre io a distruggere i mobili.
    Per quanto riguarda il resto, non so chi tu sia, lr, ma ti esorto, continua. Anche intuendo ciò di cui vorresti parlare, non è chiaro il modo in cui ne parli. Tuttavia sembra che tu ce l'abbia con qualcosa di etereo pur scrivendo di accadimenti concreti. Che sia l'invenzione di una nuova grammatica? Non stai per caso utilizzando Infinite Monkeys? :)

    Simone Berti

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  17. performance veeeeeecchia, noiooooooooosa... roba di vent'anni fa, per l'appunto, che non vuol dir nulla, non lascia nulla, fa cascar le braccia... uno spettacolo di bambini per bambini - il pubblico di hipsters fighetti che si bevono tutto (anche il prosecchino, quando c'è)...
    così son proprio buoni (quasi) tutti a far gli artisti... e fatelo! finchè c'è qualcuno che ci mette i soldi andate avanti! non siete i primi nè sarete gli ultimi a venire inghiottiti appena un po' di polvere si sarà posata sulle vostre ossa.. qui addirittura non resta nulla da conservare, almeno è una performance biodegradabile: polvere alla polvere...

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  18. per te ultimo anonimo sarà vecchia e noiosa, ma noi che non siamo più giovanissimi, ci divertiamo un sacco!

    ;)

    ettore

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  19. ... non vi sentite tutti un po' incompresi?... irritati?... sbeffeggiati?... soprattutto sapendo che ogni opera è vecchia di vent'anni, anche le vostre... e che la noia (non quella di moravia) in realtà è dentro di voi... ricordatelo: la noia è dentro di voi :D :D :D :D :D :D

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  20. se sempre l'anonimo annoiato di prima?
    penso che Simone si sia divertito proprio un casino, altro che noia, se ti annoi così tanto è che forse hai poco da fare o da pensare, cambia canale.

    sempre tuo
    ettore

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  21. @Simone Berti: sospettavo il mio errore e che il lavoro dei mobili fosse sempre tuo. In ogni caso non mi convince, dei tuoi lavori apprezzo soprattutto i dipinti. Non sto utilizzando infinite monkeys.
    Non ce l'ho con nessuno, esprimo solo dei punti di vista.

    La rottura dei mobili vuole essere un ironica e leggere sopraffazione verso oggetti inermi. Viste le persone intorno, sembra un sacrificio; Ma sacrificio per cosa? Questo relativismo leggero è una vicolo facile e ormai cieco. Ma chi sono i man in black? Poi con queste scarpette bianche e nere a punta di rondine. I dettagli non sono secondari.

    E anche se fosse un cinico divertimento personale? Poi cosa rimane? Macerie ancora più ingombranti di quei mobili, ancora più difficili da gestire. Dove le hai messe le macerie? Anche quello è importante. Questa performance non mi convince.

    luca rossi (l'annusatore di mobili)

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  22. La miglior critica a qualcosa che non piace è il silenzio.
    Parlarne mette in scena i propri stereotipi e le proprie magagne, non tanto quelle della cosa o della persona che si critica.
    D'altronde nel giudizio verso una cosa si espone più chi giudica che il giudicato.
    E' inevitabile.
    Le cose che non ci interessano non ci sfiorano. Non ne siamo interessati/toccati.
    Quando invece ci muovono è perchè esiste un punto di contatto condiviso e anzi identico. Quello che diciamo di odiare ci assomiglia. Se non ci assomigliasse non lo vedremo nemmeno.

    Poi vale sempre la regola del ristorante: se mi siedo al tavolo e ordino un cibo che non mi piace (perchè ho sbagliato ristorante), non mangio, esco e affamato vado da un'altra parte, ma sarebbe assurdo se io cercassi di convincere chi invece seduto al tavolo è felice di mangiare ciò che non piace a me.

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  23. "la miglior critica a qualcosa che non piace è il silenzio": seeh... ti piacerebbe...
    un bel mondo omertoso che let it be, ma per favore...
    se è questo che pensi sei messo male..

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  24. Caro Mattia,

    non condivido che la critica a qualcosa che non piace sia il silenzio. Visto il tuo esempio del ristorante, esorbito la cosa: l'olocausto non mi piace e quindi preferiscono non parlarne???

    Diciamo piuttosto che il sistema dell'arte italiano è fatto da pochi operatori che giocoforza si conoscono e sono "amici". Questo è già un deterrente per la critica, se poi aggiungiamo a questo uno stato di precarietà lavorativa generale: chi me lo fa fare di creare un problema? Di fare il solito polemista da bar sport italiano? Semmai perdendo quella prossima piccola occasione di lavoro? Ed ecco giustificato il silenzio..meglio compiacere tutti e, quatti quatti, aspirare all'articoletto su flash art o alla mostrina XY. Tutto bene se questa strategia del silenzio funzionasse a qualcosa. Fortunatamente abbiamo gli anni 90 che sono un buon monito.

    Bisogna invece confrontarsi, proprio per definire dei riferimenti solidi e delle scale valoriali. Questo crea valore e ricchezza per tutti.

    Se io mangio male in un ristorante non esco in silenzio ma apro un blog o mi metto all'entrata del ristorante a spiegare perchè ho magiato male. Questo farebbe migliorare il ristorante e così via...

    luca rossi

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  25. concordo pienamente con quanto scritto qui sopra.
    se non fossimo ormai ottenebrati dal sistema, ci accorgeremmo pure che sono ovvietà, una bella foto della situazione attuale. papale papale.

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  26. concordo.. non si tratta di attacchi personali o frustrazione.. ma di operazioni trasparenti nel senso che non hanno nulla da dire a parte la loro vuotezza. voglio vedere esperti del settori, teorici ecc.. cos'hanno da dire a riguardo. abbiamo visto matteuci cos'ha tirato fuori.. un attacco all'interlocutore o una generale difesa della performance, discorso che potremmo applicare perfino a una messa, a un tango o a uno spettacolo teatrale:

    più che atto del nulla è atto del tutto. Della pienezza del divertimento.
    Cioè vuoi mettere spaccare un mobile con un casco provvisto di accetta e manici appositi per sferrare testate contro un piccolo mobiletto da inclinare contro il muro perchè il pianale è troppo spesso da rompere con un colpo solo?
    E dove starebbe la violenza? La violenza intesa come rabbia e prepotenza è assente in un lavoro che al massimo è divertente e al limite del comico (dove il comico è inteso nella sua vera accezione di un qualcosa che congiunge).
    Non è poi la performance un atto di congiunzione tra oggetto e spettatore dove il perfomer, come un officiante, stringe attorno a sè un dio e il suo popolo, come un buco nel muro che mette assieme due mondi prima divisi dal muro: i mobili vecchi e la gente accorsa per sapere cosa succederà nel tempio.

    w i vostri barocchismi.. la vostra arte da vernissage e cultura da bignami.. i vostri zizek, agamben, ranciere, letti nei comunicati stampa, w chi mette i soldi per avere un tuttofuoco in salotto.. w la vostra arte estetizzante che ancora non si è liberata del cadavere duchamp...
    bravi bravi bravi

    song: Francesco Guccini - addio

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  27. PART 1
    L'olocausto sarà pure un cosa di grande impatto, ma io personalmente non saprei parlarne. Quindi, si, piuttosto me ne sto zitto. Di certo è inutile dire che è un episodio tragico della nostra esistenza. Uno tra i tanti tragici, si.
    Lo sanno tutti. Lascio parlare chi può parlare dell'olocausto. Ancora per qualche anno si potrà fare Storia.

    Detto questo parlare di quello che si conosce è fondamentale.
    La storia, in particolare, pone un problema complesso perché lo storico inevitabilmente è come un fisico (quantistico) davanti all'elettrone nell'esperimento della doppia fenditura. Da dove passerà la particella?
    Ovvero da che bacino di culture, da che coacervo di stereotipo guardo il mondo? Con che luce illumino l'oggetto che vorrei vedere per poterlo capire? Il gatto è vivo o morto?

    Il silenzio è il dono migliore. Il rumore di chi in un ristorante mangia male e all'uscita apre un blog per parlarne è un rumore che si propaga senza diretta esperienza, e quindi per stereotipo.
    Ad esempio che ne sa un cliente qualunque (che pure ha una bocca, uno stomaco e un'intelligenza) -che un ristorante non l'ha mai avuto- cosa vuol dire aprire un ristorante?
    Ha, questo cliente, trovato i soldi per farlo? Ha faticato per arrivare a ristrutturare uno spazio, ordinare le vettovaglie, le stoviglie? E' stato capace di comprarsi una cucina con i fornelli a regola? La cappa aspiratrice secondo legge dove e come l'ha comprata? Ha aperto la partita IVA? si è preso un commercialista? è riuscito mai nella vita a comprare i permessi?
    Spesso (statisticamente) no.
    Di solito è solo un cliente che con i suoi 30/40 euro si equipara a chi un ristorante invece lo gestisce.
    Le grandezze sono diverse. Troppo diverse.
    Tra chi fa e non sta troppo a parlare e chi parla e non sta troppo a fare.
    Io credo che solo chi ha competenze precise possa parlare.
    Un montatore può essere giudicato solo da chi sa cosa vuol dire montare un video. Un pilota di F1 può essere giudicato solo da uno che guida.

    Cioè non si sente mai parlare uno di quanto quel medico chirurgo, seppure bravo, non sia poi così eccezionale perchè quella cosa l'ha fatta seguendo quel metodo piuttosto che un altro, usando degli strumenti che.... etc etc.
    Insomma non si sente mai nessuno parla di chirurgia cardiaca. Nessuno apre un blog di chirurgia cardiaca.

    Tutti parlano di arte.
    Perchè è lì. Perchè certe cose sono a disposizione di tutti e quindi è pratica sociale discuterne. Quando di sociale l'Arte avrebbe meno di quanto si crede. Solo la deviazione dell'arte è sociale.

    Se invece non si prestasse al sociale, ma si concedesse un pò di spazio all'umanità (in quanto vita, in opposizione alla società che è morte), qualsiasi uomo non potrebbe sbagliare: non andrebbe nel ristorante sbagliato, non andrebbe alle mostre sbagliate, non conoscerebbe persone infami, non morirebbe di cancro.
    Evitare questi errori è difficile, ancora più diabolico è trasformarli in questioni di importanza sociale, sbagli di altri da scaricare sugli altri a tal punto da doverli rendere pubblici a scapito di una propria presa di responsabilità personale.
    END of PART 1

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  28. PART 2
    Un cantante diceva "Non crediate che i problemi che la politica (la società) vi butta addossa siano davvero vostri"

    Ripeto nel momento in cui si detesta il fare di qualcuno è soltanto perchè in questo qualcuno ci si riconosce. Fosse solo una cosa che questa persona ha fatto al posto nostro, prima di noi o meglio di noi. Oppure fosse soltanto una cosa che in qualche modo da qualche parte ci ricorda qualcosa di noi, che rifiutiamo (ma chiediamoci perchè?) e che a tutti i costi teniamo fuori dalla comprensione.
    E' così sofisticato il sistema di difesa che creiamo per nasconderci dietro le scuse e le certezze categoriche che è praticamente impossibile accettare le critiche. E ancora più facile farle agli altri.

    Detto questo sono molto certo che il silenzio, di fronte a cose che non ci interessano, sia un'invetabilità naturale. Chi parla delle cose che detesta è perchè in queste cose ci si ritrova, ci si riconosce. Deve esternare le proprie pulsioni ossessive senza riconoscere il proprio errore.
    Quindi voi che parlate male di Simone Berti dovreste prima di tutto chiedervi perchè Simone Berti, che nella vostra vita è un nessuno, vi muove così tanto. Perchè Simone Berti e la sua performance vi assomiglia particolarmente. E quindi come fare ad assomigliare ad una performance chiedetevelo voi: ma ciò che ne avete detto è quello che un pò siete.

    Quello che si legge qui su questo blog, in generale, è il solito gesto ignorante di chi non si fa domande su se stesso ma si mette a sputare sull'altro senza averne le competenze.
    E le competenze non sono certo culturali, le competenze sono personali: chi meno vede (capisce) paggio parla.

    TO BE CONTINUED

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  29. Rispondo a "Francesco Guccini" anche:
    "abbiamo visto matteuci cos'ha tirato fuori.. un attacco all'interlocutore o una generale difesa della performance, discorso che potremmo applicare perfino a una messa, a un tango o a uno spettacolo teatrale"
    Concordo con te in questo passaggio.
    Ma non volevo difendere la perfomance in generale, ma ribadire l'inutilità della critica ad un gesto perfomativo così "semplice". Non c'è molto da dire perchè sta tutto nel vedere e basta. Secondo me un giudizio non è ammissibile, perchè un giudizio è un processo già troppo complesso e cervellotico per una mostra che nulla ha di complesso e cervellotico. Cioè sono due modi non compatibili di confronto.
    Un essere umano e un alieno non possono comunicare altrimenti non sarebbero diversi.

    Comunque due T e due C.
    notte,

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  30. caro matteucci, non so chi tu sia ma non ho mai letto una tale serie di farneticazioni una di fila all'altra.
    non parlare dell'olocausto se non sei uno storico. non criticare un ristorante se non sai com'è stato messo in piedi, come funziona, se - insomma - non sei un filologo della ristorazione o un'ispettorie dell'ufficio d'igiene o un ristoratore tu stesso. altrimenti parlo per "stereotipi". temo che ti sfugga già solo il significato della parola in questione, oltre a qualche base del pensare.
    detta così solo gli artisti possono parlare di arte e giudicare gli altri artisti. ma neppure tutti, perchè il videoartista non potrà parlare dello scultore e quest'ultimo dovrà tacere del pittore e via di seguito...
    ciò perchè, inoltre "di sociale l'Arte avrebbe meno di quanto si crede. Solo la deviazione dell'arte è sociale". e già qui c'è un tanfo di elitarismo disgustoso, che poi rivolto a questa performance più che altro fa ridere i polli, visto il livello terra terra della performance e delle aprole dell'artista, che non pare certo adorno o spinoza...

    il finale della prima parte poi è delirio puro, forse frutto dei fumi dell'alcol, oso sperare.

    per non dire della parte due: "nel momento in cui si detesta il fare di qualcuno è soltanto perchè in questo qualcuno ci si riconosce". ma da dove ti viene questa scienza infusa, da che pulpito snoccioli queste verità? ma chi t'ha dato la patente?

    forse ciò che ti sfugge è che qui si critica una performance, senza tutta questa delirante identificazione che cerchi di inculcare. quest'opera non "ci muove", nè "ci dentifica": sono tutte boiate dafar venire i brividi.

    "Quello che si legge qui su questo blog, in generale, è il solito gesto ignorante di chi non si fa domande su se stesso ma si mette a sputare sull'altro senza averne le competenze.
    E le competenze non sono certo culturali, le competenze sono personali: chi meno vede (capisce) paggio parla" questa si commenta da sola. ancora una volta: ma chi ti credi di essere matteucci? scendi dal piedistallo e pure dal pero, già che ci sei.

    per te senz'altro "il silenzio è il dono migliore"...

    RispondiElimina
  31. la gente sta male, matteo matteucci molto male

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  32. Concordo pienamente con quanto detto da GiPi...

    Stasera c'è un'altra performance in via Pastregno 12!
    Accorrete numerosi siori e siore.
    Dopo Simone Berti il duo Frosi-Perrone!

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  33. @Mattia:

    ho capito cosa vuoi dire, ma il fatto di parlarne non è la morte di nessuno. La psicanalisi e l'autoanalisi prevedono la parola, il parlare, come elementi essenziali. Il silenzio a volte è un modo per evitare il conflitto, e questo non va bene, non si cresce così. O meglio, il blog o la parola non emettono giudizi esecutivi, non vedo perchè evitarli sistematicamente.

    In italia si evita il confronto perchè il sistema è fatto da 4 gatti (basta guardare gli inviti dei soliti noti a queste serate performative) che sono anche (giustamente) amici. Punto. Non ci sono tante filosofice da chiamare in causa.

    Questo fare milanese è tremendamente provinciale, e bravi artisti come Simone Berti o Eva Marisaldi penso che lo possano testimoniare sulla loro pelle.

    Luca Rossi

    RispondiElimina
  34. "la miglior critica a qualcosa che non piace è il silenzio"

    Caro mio,
    ogni volta che tu taci è per comodo ipocrita e menefreghismo, per non pestare qualche piede che poi potrebbe tornare utile, per non farti "rubare" qualche idea che ritieni così illuminata da nascodere.
    Tu sei la peggio specie, tu hai un'integrità emozionale che rasenta lo zero, l'onestà intellettuale congelata, l'originalità di serie, tu sei l'invidia e l'incapacità di condividere e collaborare, tu vivi su un piedistallo.
    Credi di essere misterioso col tuo silenzio?
    Di essere + interessante?
    Povero imbecille.
    Le critiche profonde si fanno con amore!
    La critica costruttiva è un DONO. Proprio perchè nel criticare non c'è guadagno personale e diretto, la critica cosciente è coraggio di dare, magari anche la responsabilità di ferire.
    Io devo la mia crescita a questo, ma forse a te ti hanno solo ignorato.
    Caro egoista, tu sei solo.
    Ciao carne da brodo.
    Ciao.
    Mi hai fatto proprio incazzare.
    Almeno questo te lo riconosco.

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  35. Se me lo riconosci potevamo parlarne faccia a faccia ieri
    Dai vediamoci :)
    Almeno non sprechiamo tempo a scriverci, è difficile credere alle tue parole!

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  36. Ciao Mattia,
    non sono a Milano, ma sappi che con il mio post non ho risposto ad una persona fisica, a te, anche perchè non ti conosco, ma tramite la tua affermazione ho risposto ad un atteggiamento generico (soltanto utilizzando la prima persona).
    "la miglior critica a qualcosa che non piace è il silenzio"
    Ci sono tante persone che la pensano così, tu lo hai solo ben sintetizzato.
    Il mio post si riferiva a chiunque si identificasse nel tuo messaggio, in quella frase. Quindi non è una cosa personale.
    E' qualcosa di molto esteso in questo paese quello che hai condensato in una riga e che mi ha fatto davvero reagire. E' un male comune, secondo me è un atteggiamento davvero poco educativo e di comodo, oltre che essere political correct, è sintomo di arresto, di stasi, è la morte della crescita comune e personale, è la costruzione di una rete di rapporti che poggia sulla falsità il comodo e la distanza, quello che hai espresso è troppo spesso lo specchio reale dell'ambiente nel quale vivi.
    Invece..ti dirò, stavolta personalmente: penso che affermare di CREDERE o meno alle parole di qualcuno sia una strategia spicciola e fragile di screditarne il peso e un segno chiaro di un senso di inferiorità, o un istinto di difesa. La stessa cosa succede quando una persona ogni volta che apri bocca ti chiede di ripetere quello che hai detto...non è che non sente, è che non vuole sentire.
    Linguaggio...è meglio conoscere le armi e poi decidere di non usarle, piuttosto che usarle a casaccio e inconsapevolmente contro se stessi.
    Con questo passo e chiudo.
    Questo blog si occupa di arte non delle nostre menate, eviterei di occupare altro spazio.

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