28/02/11

Spettacoli quotidiani minimi

Francesco Bernardi, Quadreria, 2003

Sergia Avveduti, Gennaio, 2011
Chiara Pergola, Suppermanager, 2010
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Aperta campagna, Zola Predosa, tanto fango, alcuni cavalli. Sono a Casabianca, spazio fresco di apertura a pochi chilometri da Bologna. E' domenica 27 febbraio e piove e, scritta così, mi sento fin troppo crepuscolare. Sono le 13 e c'è un sacco di gente all'inaugurazione - in questo posto un po' incasadidio - per la tripla inaugurazione di Sergia Avveduti, Francesco Bernardi e Chiara Pergola. Tre progetti senza collegamento alcuno, se non la condivisione dello spazio. Chiara Pergola presenta una serie di piatti istoriati con l'intreccio di tre vicende: quella di Pierre Dupont, quella di un protagonista di un romanzo di Tom McCarthy e, ultima, quella di un trade, Jérôme Kerviel. Sempre eleganti le sculture di Sergia Avveduti, ma quello che mi ha colpito tra le opere che espone è il video 'Gennaio', prima episodio di un ampio racconto in divenire. Piccoli paesaggi a metà tra spazi surreali e fondi di cassetto, le sequenze video mostrano piccoli accadimenti: fiammiferi che piano piano si spengono, cavolini di Brussels che rotolano, forme solide (in cui è possibile riconoscere molte allusioni all'opera dell'artista), piccole riproduzioni, qualche statuina. Rumori lievi, fruscii, il suono di un motore. L'opera è intensa, morbosa e inquietante.
'Una solitudine troppo rumorosa' avvolge la grande foto e l'installazione di Francesco Bernardi.

26/02/11

Il mondo alla rovescia di Roman Ondàk


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E' stata un'ex discoteca, una sala biliardi, una pizzeria e, perfino, un salone di bellezza. Ora, questo spazio a dir poco sfortunato, è diventato la Fondazione Galleria Civica di Trento. In questi giorni ospita la bella mostra Eclipse dell'artista slovacco, Roman Ondàk. L'astuto direttore Andrea Viliani, è riuscito ad elaborare con l'artista un progetto ad hoc per questo spazio le cui caratteristiche sono tutto fuorché meritevoli di ospitare l'arte contemporanea. Ma si sa che "è difficile rovinare una buona idea" e devo dire che Ondàk è riuscito pienamente a realizzare un percorso espositivo semplice ed intenso. La prima opera che consentiva di 'entrare' pienamente nel suo progetto è Untitled 1998: il restringimento del corridoio di accesso allo spazio espositivo. Rivestendo e riducendo uno spazio già di per sé poco invitante, con pannellatura di finto muro, Ondàk ci presenta fin da subito l'entità della sua poetica: compiere pochi e semplicissimi mutamenti. Sottrarre, ribaltare, estrarre o tagliare, piccole fette della realtà per porre interrogativi sulle nostre percezioni. Lieve e quasi modesto, l'artista scelte oggetti banali e invisibili del nostro quotidiano, come un letto, un pavimento, una maniglia, delle prese elettriche, un divano, per accentuarne la portata immaginifica. Carico di un potere quasi animista, l'artista investe degli oggetti banali e famigliari di una forte presenza visionaria. Alcuni esempi: un cubo di 50 cm fatto con del parquet, due maniglie di una porta e di una finestra (titoli: Leave The Door Open e Went Out the Window), ritagli di giornali, quattro angoli di un letto (a cui l'artista associa nord, sud, est e ovest), alcuni angoli di un guardaroba legati assieme da un sottile filo di cotone, dei ragazzi che si spogliano, ribaltano gli abiti e si rivestono. A questa serie di opere, dove è evidente la riduzione ai minimi termini del gesto artistico, Ondàk si confronta con l'opposto, con il gigantismo e l'impossibile: sogna di portare il 'fuori', dentro; immagina tutto ciò che sta sopra, sotto. E sempre con audacia, la terra diventa cielo, il soffitto si apre e sviluppa un tetto con tanto di pesanti assi di legno e camino. Siamo davanti alla grande opera Eclipse, il progetto che Ondàk pensa appositamente per l'ex-pizzeria nella sala sotterranea. Spettacolare e divertente, astuta e coinvolgente, quest'opera è una grande opera e lui è un grande artista.
Andrea Viliani, Direttore della Civica, Roman Ondàk e Elena Lydia Scipione, curatrice

23/02/11

Nicola Martini e le sublimazioni del ciclododecano

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Si è inaugurata la settimana scorsa la personale '∑' di Nicola Martini al DOCVA Viafarini, a cura di Marco Tagliafierro. "
Il progetto nasce da una riflessione che trova il suo centro nella ponderazione della materia che si insinua nella materia stessa".
Significative le risposte che ha dato N.M. ad alcune domande del curatore.
M.T.: "Quali sono le condizioni per le quali lo spettatore entra in sintonia con il tuo lavoro?"
N.M.: "Il mio lavoro sfrutta il fruitore, nel senso che è impossibile che resti inerte, non in termini concettuali ma fisici; questo, ad esempio, recependo le risonanze e le vibrazioni e respirando le sublimazioni del ciclododecano. La massa liberata come conseguenza del processo che innesco, interagisce con le masse corporee attraverso la trasmigrazione e la compenetrazione di materia. Comunque mi interessa contribuire ad acuire la consapevolezza di ciò che avverrebbe, nell'ambito di uno spazio dato, anche non in presenza del mio lavoro".
M.T.:"Sei solito affermare che un flusso di energia è in realtà un flusso di materia, lo dimostri attraverso il tuo lavoro?"
N.M.:"E' il lavoro che lo dimostra. Mi considero un operaio al servizio del lavoro, è il lavoro ad avere la precedenza sul resto, è davanti a me; vive una vita propria. Io sono solo un innesto".

Avendo visto la mostra durante l'inaugurazione, non ho sentito né vibrazioni, né risonanze né masse in movimento. Solo tanta gente che chiaccherava dentro, sopra, attorno alla grande installazione di cemento. Ci devo ritornare!
Nicola Martini e Marco Tagliafierro

18/02/11

Pavel Büchler & Evangelia Spiliopoulou >Working Title


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Il professore e l’allieva. Nello spazio Peep-Hole, Pavel Büchler e Evangelia Spiliopoulou ci hanno mostrato i loro ragionamenti, le loro speculazioni, le tracce discorsive attorno al tema ambivalente dell’ ‘istruzione’. Scompare la figura del ‘maestro’ che insegna e dell’allieva che impara, rimangono invece tre opere che sintetizzano la dinamica del loro incontro intellettuale.Nella grande stanza, l’opera forse più suggestiva, Eclipse di Pavel Büchler : 9 proiettori Leitz Prado proiettano dei fasci di luce bianca sulla parete. Le varie proiezioni colpiscono un pallone e altri oggetti rotondi, formando delle poetiche forme circolari sul muro che disegnano un mosaico di eclissi sovrapposte. Nella parete e fianco una serie di semplicissimi disegni a computer, Office Drawings di Evangelia Spiliopoulou: grafici, schemi, forme geometriche apparentemente senza senso. In ogni disegno una frase diversa: After a definite amount of time, the space could only be counted backwards; Crossroads to be passed slowly; Into some extension space parts formed the obstruction ecc. Inevitabile ipotizzare che il senso delle frasi sia stato visualizzato in modo del tutto soggettivo dalla giovane artista greca.
Nella seconda stanza rialzata, il lavoro pensato dai due artisti, Untitled (2011): una video-installazione con 3 monitor, due dei quali mostrano una schermata fissa di colore rossa e verde. Nel terzo monitor, appare per pochi secondi un video scaricato su youtube che documenta la legge di Sneell (la formula che descrive le modalità di rifrazione di un raggio luminoso nella transizione tra due mezzi isotropi diversi, come l’acqua e il vetro). Trascorso il breve tempo del video che mostra una matita che sale e scende da un recipiente pieno d’acqua, la schermata ritorna blu. Non vi sto a spiegare il meccanismo che fa si che i tre colori del sistema RGB della televisione ecc.. in teoria lo spazio doveva diventare bianco ... insomma, la poesia e anche la bellezza (indubbio che Eclipse sia un lavoro semplicemente bello e poetico), della prima stanza, perde d’intensità in questa seconda. Nonostante l’indiscutibile intreccio dialettico e speculativo tra i due artisti, quest’ultima opera risulta un po’ macchinosa.
Nulla toglie che la mostra centri in pieno le intenzioni dialogiche dell’intero progetto, e lo fa con una particolare attenzione ad un risultato estetico accattivante e per niente secondario. Anzi, adoro vedere opere ‘belle’ nel senso più banale del termine.

Chi c'era?
Edoardo Bonaspetti, Francesco Valtolina, Raffaella Malavasi, Andrea Balestrero, Simone berti, Francesca Minini, Antonio Grulli e Alessandra Minini, Luciana Rappo, Ivan Frioni e Vincenzo De Bellis, Diego Perrone e Bruna Roccasalva, Valentina Romen, Andrea Pozzato, Sabina Grasso