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07/06/12

Alis-Filiol / Navid Nuur / Ogni cosa a suo tempo / Bergamo


Alis/Filliol, Mofo, 2012, Polyurethane and sand
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Ogni cosa a suo tempo, da omnia cum tempore - secondo la fonte originale dal Qoelet o Ecclesiaste, uno dei testi contenuti nella Bibbia Cristiana ed Ebraica - significa ogni cosa ha il suo tempo ed è nel suo tempo.
E così dopo il primo ciclo di tre mostre, a cui hanno partecipato Adrian Paci e Andrea Kvas, Daniel Knorr e Riccardo Beretta, David Adamo e Ettore Favini, i matronei della Basilica di Santa Maria Maggiore di Bergamo ospitano nella veste di doppia personale i nuovi lavori realizzati da Navid Nuur e Alis/Filliol. La scelta di invitare artisti italiani e stranieri è finalizzata a creare un dialogo tra percorsi e approcci culturali distinti, tra la molteplicità delle visioni, delle modalità operative e dei linguaggi espressivi e allo stesso tempo rappresenta uno sforzo per accrescere la visibilità degli artisti attivi nel sistema debole dell’arte contemporanea del Bel Paese.
E che l’unione faccia la forza devono averlo pensato anche Alis /Filliol (Andrea Respino,1976 - Davide Gennarino, 1979) la cui scelta di lavorare in coppia è caratteristica di una produzione in cui le opere sono sempre il risultato del confronto/scontro tra due individualità. La grande scultura realizzata per il contesto riunisce e sintetizza diverse tecniche e processi di lavoro fin qui sperimentati in opere come Fusioni a neve persa, Alieno, Ritratti di fantasma. Il risultato è un “corpo” altro, un totem vivo dalle forme spiazzanti,  al tempo stesso primitive e futuribili. Questa figura ibrida e liquida sembra poter mutare costantemente il suo aspetto, espandersi e adattarsi, richiamando alla mente una vasta tradizione fantascientifica sia cinematografia che letteraria.  L’aspetto rimanda a una forma che è più aliena che umana, un grado zero di realtà, privo e allo stesso tempo pieno di connotazioni culturali, sociali, antropologiche, in cui il visitatore è invitato a proiettare nella scultura i propri mondi interiori e inconsci. 
 Navid Nuur “Untitled”, 2012,  Mixed media - Courtesy Plan B Cluj, Berlin e  Martin Van Zomeren, Amsterdam
Navid Nuur “From the Eye Codex Series”, 2012.  Silkscreen on relector Courtesy Plan B Cluj, Berlin and Martin Van Zomeren, Amsterdam
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Navid Nuur (Teheran, 1976) ha invece accettato di realizzare dei lavori o meglio degli intermodules, termine che sfugge alle categorie critiche standard di pittura, scultura, installazione e performance, in cui la luce, scomposta, assorbita, riflessa o intermittente gioca un ruolo predominante. Questi lavori si caratterizzano come “modelli di pensiero”. L’artista infatti usa concetti che si relazionano a uno stato temporaneo e intermedio, che situa i lavori tra il visitatore e un fenomeno spesso astratto come la luce, l’energia, l’aria o gli spazi residuali. Dopo aver attraversato lo stretto corridoio che conduce al secondo matroneo lo spazio si apre su una sala in cui la luce naturale è totalmente esclusa. Il foglio catarifrangente assorbe e proietta la luce di un proiettore, le particelle luminose si infrangono su parabrezza rotti che dividono il prisma ottico, riflettendosi nello spazio buio e sugli spettatori che attraversano di volta in volta il ciclo dell'illuminazione. Un neon, che sembra uscire dal più onirico David Lynch, ci avverte spento e acceso che siamo contemporaneamente  “here and there”.

Testo di Stefano Raimondi / Mauro Zanchi

Ogni cosa a suo tempo: Navid Nuur | Alis/Filliol
a cura di Stefano Raimondi e Mauro Zanchi 
Basilica Santa Maria Maggiore, Bergamo

Alis / Filiol (Andrea Respino e Davide Gennarino)
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 Alis-Filiol / Navid Nuur / Ogni cosa a suo tempo (Everything in its time) / Bergamo

Ogni cosa a suo tempo (Everything in its time), derives from omnia cum tempore - according to the original reference on Qoheleth (Ecclesiastes), one of the texts of the Christian and Jewish Bible – that means everything has its time and happens in its time. And so after the first round, comprised of three exhibitions in which participated: Adrian Paci and Andrea Kvas, Daniel Knorr and Riccardo Beretta, David Adamo and Ettore Favini, the galleries of Basilica di Santa Maria Maggiore in Bergamo, host the new works of Navid Nuur and Alis / Filliol. The choice to invite Italian and foreign artists is aimed at creating a dialogue between different cultural approaches and routes; via the visual diversity, the working procedures and the means of expression, while at the same time represents an effort to increase the visibility of artists, who are active within this weak system of contemporary art in Bel Paese.

The unity makes strength, is what also Alis / Filliol (Andrea Respino, 1976 - David Gennaro, 1979) must have thought, the choice of which to work in pairs is typical of a production in which the works are always the result of the confrontation and clash between two individuals. The large sculpture created within this context brings together and combines different techniques and processes of work, already met in works such as Fusioni a neve persa, Alieno and Ritratti di fantasma. The result is a different "body", a totem seemingly alive and at the same time primitive and futuristic. This hybrid and liquid figure seems like it is constantly changing its appearance, adapting and expanding and, naturally, bringing to mind the vast tradition of sci-fi films and literature.

This aspect refers to a form that is more alien than human, unreal, free and at the same time full of social, anthropological and cultural connotations. The visitor is invited to project her or his own inner and unconscious world at the sculpture. Navid Nuur (Tehran, 1976) has instead decided to develop the work or rather his intermodules, a term that critically defies the standard categories of painting, sculpture, installation and performance, in which light, broken down, absorbed or reflected has a predominant role. These works are characterized as "models of thought." The artist in fact, uses concepts that relate to a temporary and intermediate state, which situate the work between the visitor and a phenomenon often abstract such as the light, the energy, the air or the abandoned spaces. Crossing the narrow hallway that leads to the second space and a spacious room, in which natural light is totally absent. The reflective sheet absorbs and projects the light of a projector, the light particles crashing on the broken windshield that fuses the optical spectrum, are reflected in the dark space and upon the passing spectators who follow the cycle of illumination. A neon, which seems to have come out of David Lynch’s film, warns us by switching on and off; "Here and There".

Text by Stefano Raimondi / Mauro Zanchi

Ogni cosa a suo tempo (Everything in its time): Navid Nuur | Alis / Filliol curated by Stefano Raimondi and Mauro Zanchi

Basilica Santa Maria Maggiore, Bergamo

31/01/11

Gli altri vincitori > Premio Furla

Alis/Filliol




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Francesco Arena


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Rossella Biscotti

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Marinella Senatore





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Le immagini che pubblico, non rendono merito alla mostra degli altri quattro artisti selezionati per il Premio Furla: Marinella Senatore, Rossella Biscotti, Francesco Arena e Alis/Filliol. Dovrei aggiungere titoli, materiali e sopratutto un minino di spiegazione. A tempo debito...

Tra le stanze
Renato Barilli, Claudio Corsello, Marina Abramovic, Anna de Manincor, Chiara Agnello e Sissi
David Casini, Giacinto di Pietrantonio, Valentina Ciuffi e Antonio Grulli, Luca Trevisani
Francesco Arena, Flavio Favelli, Cristiano Raimondi e Monica Cuoghi

26/01/11

F...URLA!!!!

E nell'attesa che venerdì prossimo sia reso noto il nome del vincitore di questo 8° premio Furla, leggiamoci le motivazioni dei curatori che hanno proposto i 5 artisti: Alis/Filliol, Francesco Arena, Rossella Biscotti, Matteo Rubbi e Marinella Senatore. (Ho copiato e incollato, senza editing, il testo diffuso dall'ufficio stampa).
Che ne pensi? Pronostici?
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Alis Filiol, Destro diritto, destro rovescio, 2010
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Alis/Filliol - Simone Menegoi
Il lavoro di Alis/Filliol ha due punti di riferimento principali. Il primo è la disciplina che entrambi gli artisti hanno studiato, e che hanno scelto in seguito come mezzo di espressione: la scultura. Molte opere di Alis/Filliol nascono dalla rivisitazione di categorie tradizionali della scultura come la creazione “per togliere” e “per aggiungere”, di tecniche come il calco e la fusione a cera persa, di materiali come il marmo e la creta. Una rivisitazione paradossale, che sovverte la lettera della tradizione per restare fedele al suo senso profondo, implicitamente polemica nei confronti del decrepito accademismo che ancora impronta l’insegnamento della disciplina.
L’altro punto di riferimento di Alis/Filliol è la sua stessa identità in quanto coppia di individui, declinata in senso fisico. Gennarino e Respino costruiscono spesso le loro opere attraverso azioni fisiche che solo due corpi, lavorando all’unisono, possono realizzare, e che restano precluse allo sforzo del singolo. Ironico e spigoloso, culturalmente sofisticato ed energico (fino ad esprimersi anche attraverso la performance), il lavoro di Alis/Filliol interroga il corpo e il volume, l’azione e il suo cristallizzarsi nello spazio, le tecniche e il loro portato teorico.

Rossella Biscotti, The Undercover Man, immagine di backstage, 2008
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Rossella Biscotti - Cecilia Canziani
Nel lavoro di Rossella Biscotti la storia viene rimessa in circolo attraverso il racconto di memorie personali e collettive. In Theory of Film, Siegfried Kracauer indicava nel montaggio e quindi nell’alternanza di documento e finzione la possibilità del cinema di testimoniare la storia e di resistere alla perdita della memoria. Il lavoro di Rossella Biscotti ha le sue radici proprio nel cinema, di cui interpreta la sintassi, il portato ideologico, e la sua capacità di rappresentare oggi uno spazio pubblico, su cui si innesta la parte propriamente processuale del suo lavoro, legata alla ricerca e all’uso di materiali di archivio come fonte e in alcuni casi medium.
Sia nei lavori propriamente filmici, o in quelli più specificamente installativi, l’artista costruisce un racconto che ha la capacità di restituire la realtà del documento e di farci interrogare non solo su come guardiamo il passato, ma su come affrontare il presente.
Marinella Senatore, Jammin’ Drama-Project ,2010
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Marinella Senatore - Alfredo Cramerotti
“Sento di essere parte di quei processi partecipativi che vedono l’artista come un regista che ha uno spartito attraverso il quale i partecipanti negoziano, o contestano, la loro partecipazione.”
Credo che in questa citazione da una recente intervista a Marinella Senatore sia contenuta l’essenza del suo lavoro: la possibilita’ per l’audience (sia spettatrice che partecipante) di sviluppare autonomamente quei frammenti narrativi che l’artista propone. Marinella qui lavora come mediatrice di un processo di partecipazione reale, fondato su una proposta chiara e sviluppata attraverso un’attenta e continua comunicazione fra i partecipanti ai diversi progetti e lei stessa.... Il fulcro del suo lavoro e’ sostanzialmente quello di ‘attivare processi’ con le comunitá con le quali interagisce e in generale con lo spettatore in senso ampio, che comprende anche chi con lei lavora, recita, scrive e produce. E credo sia questo particolare approccio che fa della componente socio-politica dei film, fotografie, disegni e installazioni di Marinella un elemento principale del suo lavoro; quasi un atto politico imprescindibile.
Francesco Arena – 92 centimetri su oggetti (la ringhiera di Pinelli), 2009
Foto Massimo Valicchia. Courtesy Galleria Monitor - Roma
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Francesco Arena - Vincenzo De Bellis
Il lavoro di Francesco Arena spesso trae spunto dalla storia e da eventi che hanno segnato la vita collettiva italiana e internazionale. Attraverso l'utilizzo di tecniche artigianali e materiali tradizionali come pietra, legno, marmo, sabbia l'artista realizza opere scultoree e installazioni con le quali interpreta e traduce suggestioni politiche, religiose e sociali. Formalmente i lavori di Arena affondano le loro radici nella storia della scultura del ‘900 mescolando Ie forme tipiche della Minimal Art e materiali dell’Arte Povera.
Come in molta parte della ricerca di Arena, partendo da opere più datate come 3,24 mq (incentrato sulla ricostruzione della cella di Aldo Moro) per arrivare quelle più recenti come 18.900 (in cui viene incisa su lastre di ardesia la lunghezza del percorso dell’anarchico Pinelli effettuato il giorno della sua uccisione), si assiste alla trasformazione di una misura in un oggetto e di un oggetto nel contenitore di un’informazione storica, che è allo stesso tempo il punto di vista dell’artista sulla storia.
Matteo Rubbi, Muro, 24 Ottobre 2007 (Performance)
Courtesy l'artista e Studio Guenzani, Milano
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Matteo Rubbi - Lorenzo Bruni
Matteo Rubbi realizza delle “azioni scultoree” che hanno lo scopo di alzare il livello di attenzione dello spettatore rispetto al suo “quotidiano” e al suo concetto di arte. La frizione tra i concetti astratti con cui l’uomo organizza da sempre il mondo e le esperienze empiriche che gli permettono di scoprirlo è sempre al centro della sua ricerca, con la quale punta a “misurare” e a “re-immaginare” i luoghi in cui interviene. Il lavoro di Rubbi consiste quindi nel celebrare “l’incontro” tra soggetto e contesto provocando un istante epifanico o straniante con cui far rivalutare allo spettatore/attore le modalità e le regole con cui percepisce la realtà. Questo è ciò che è accaduto anche con l’opera dal titolo Appare il futuro terribilmente vicino, prodotta per la mostra 21x21 alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, 2010, che portava i cittadini a riflettere sul loro ruolo rispetto alla società e sui concetti di futuro e identità collettiva. L’innesco di questa “processualità in farsi” era il quotidiano "La Stampa" del 6 Maggio del 1961 ristampato e distribuito nei luoghi di socializzazione come bar e librerie della città di Torino il giorno 6 Maggio del 2010 e che, creando un effetto “dejavu” o da “macchina del tempo”, visualizzava i problemi del concetto di storia e memoria collettiva senza cadere nella retorica da documentario
giornalistico o della moda estetizzante di utilizzare materiali di archivio.

04/10/10

Inscatolati

Progetto di Alis/Filliol a Cars Omegna
Ludovica Carbotta
Manuele Cerruti
Dacia Manto
Antonio Barletta
Ivan Malerba
Laura Pugno
Nicola Gobbetto
Luca Bertolo
Lorenza Boisi e Alis/Filliol

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Labirintico e giocoso il progetto di Alis Filliol per Cars (Cusio Artist Run Space) a Omegna. La coppia di artisti ha pensato di 'inserirsi nel ciclo produttivo' dello stabilimento di giocattoli Nuova Faro, azienda che ospita l'intero progetto. Hanno coinvolto gli operai della fabbrica per allestire un paesaggio di scatoloni contenente le opere degli artisti invitati: Antonio Barletta, Luca Bertolo, Ludovica Carbotta, Manuele Cerruti, Sara Enrico, Nicola Gobbetto, Ivan Malerba, Dacia Manto, Laura Pugno e Simone Tosca. Era divertente perdersi tra gli scatoloni, sbagliare direzione, ostruire i passaggi, saltare tra una scatola e l'altra alla ricerca delle opere che, poverine, erano un po' soffocate tra l'ingombrante progetto. Ma queste, alla fine, erano le intenzioni di Alis Filliol.
La giornata, nonostante la pioggia, è stata organizzata nei minimi dettagli, con tanto di ombrelli per gli ospiti milanesi. Lorenza Boisi, come sempre, è stata all'altezza del ruolo di 'padrona di casa' che, con piglio svizzero, cadenzava appuntamenti, raccolte, arrivi e partenze. Polenta e salame per tutti gli infreddoliti e affamati visitatori che, non contenti, hanno anche avuto la possibilità di vincere spugnette e pupazzi al 'bingo' organizzato per l'occasione.
Interessante ma noiosissimo il convegno (avrò mangiato troppa polenta!!!) sulle 'Residenza di Fatto'. Peccato che alcuni interventi sono finiti nel raccontare dettagli inutili per il discorso nel suo complesso. Preparato Marco Tagliafierro (avrei un appunto sul tono soporifero della lettura testuale della sua lunga e dettagliata presentazione).
Anche questa volta, Cars ci ha regalato un nutriente week end 'fuori porta' frutto di un gruppo di persone di buona volontà che ce la mettono tutta per far nascere un nuovo spazio a 360° per gli artisti. Che dire... sostenitori illuminati, fatevi avanti!

27/05/10

La Sirena Urlante di Alis/Filliol



Ieri ho scoperto i Alis/Filliol ('entità artistica divisa in due, il primo numero ad indicare la possibilità del molteplice'). La loro presentazione nel comunicato stampa è alquanto astrusa. Si bada bene a 'mettere le mani avanti', chiarendo che questa entità è 'lungi dal riconoscersi in una volontà chiarificatrice e razionale'. La chiosa: 'Alis/Filliol scava per dilatare l'oscurità in cui si muove'. Bando alla presentazione.. l'entità ha portato a Mars una grande installazione che consisteva in un enorme palla composta da vari materiali. Ogni 5 minuti, nel piccolo spazio espositivo, si sentiva l' 'urlo' di una sirena proveniente dall'ammasso di materiali. (Mi hanno spiegato che è una vera e propria sirena industriale che si usa in caso di pericolo).
Questa l'oscura spiegazione: "Puoi tagliarle la testa, strappare le corde vocali, farne pezzetti, mozzare la lingua, riempire la bocca di materia pesante, la mandibola spaccarla in due, schiacciare tutto sotto il peso più grande, triturare i resti fino a fare poltiglia... ma credo che urlerebbe ancora":