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27/05/12

Storia d'amore... / Stefania Galegati Shines nelle strade di Genova

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Per la sua quarta personale da Pinksummer, Stefania Galegati Shines ha deciso di uscire fuori dallo spazio della galleria e di accompagnarci in una passeggiata tra i vicoli di Genova, raccontandoci la storia di un amore.
La storia, scritta da Rosa Matteucci basandosi su vicende reali svoltesi a partire dalla seconda guerra mondiale, narra della relazione tra un'ebrea di Odessa, rifugiata a Genova e un dirigente del partito fascista. Il racconto è riportato come il dialogo in tono colloquiale tra un narratore e un ascoltatore e si srotola come un lungo nastro di parole, scritte a terra con tempera bianca, che parte da Palazzo Ducale e si snoda tra le stradine in discesa del centro storico, per arrivare a gettarsi nel mare del porto antico. Un intervento d'arte nello spazio pubblico poetico e gentile, destinato anch'esso a dissolversi e perdersi nel mare. Un modo diverso di attraversare la città e di riflettere sulla relazione tra i suoi spazi e le vite che vi si svolgono.

Andrea Balestrero

For her fourth personal exhibition at Pinksummer, Stefania Galegati Shines has decided to get out of the gallery space and take us for a walk on the streets of Genoa, narrating us a love story.
The story, written by Rosa Matteucci, is based on real events that took place since the Second World War. It recounts the relationship between a Jewish girl from  Odessa, sought refuge in Genoa and an executive member of the Fascist Party. The story unfolds in the form of a conversation between a narrator and a listener, where words are unwound like a long ribbon, written on the pavement in white tempera, starting from Palazzo Ducale and among the narrow streets that head down to the old city centre and all the way into the sea of the old port. An intervention of art in the public space, poetic
and subtle, intended also to dissolve and be lost in the sea. An alternative way to navigate  through the city and reflect on the relationship of its spaces and the lives associated with.

Andrea Balestrero

19/05/12

Uno spettacolare Saraceno al Metropolitan NY

Photo Courtesy Tomás Saraceno
Thanks Pinksummer, Genova
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Tomás Saraceno on the Roof: Cloud City 
May 15, 2012–Through November 4, 2012  
MET NY
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22/02/12

AAA Curatore cercasi > Villa Croce Genova

 Villa Croce, Genova
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Finalmente è stato diffuso il bando per la ricerca del prossimo curatore del Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce a Genova. Fino al 18 aprile è possibile mandare la propria candidatura. 
Non lasciatevi scoraggiare dal fatto che si guadagna poco - o come strillano alcuni, pochissimo - le possibilità sono buone e le nostre aspettative tante! Non chiediamo miracoli, ma le ottime idee possono fare grandi cose. 
Trovi il bando cliccando qui_link

01/02/12

The Joyful Mysteries of Junior / Georgina Starr / Pinksummer / Genova




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Il corpus delle opere di Georgina Starr è come un lungo percorso psicoanalitico (non a caso la sua homepage si apre su un cervello), incentrato sul rapporto conflittuale con i genitori e su un immaginario pre/durante/post-adolescenziale. Un universo molto femminile, fatto di sorelline adottive sparite e poi riapparse, attrici di film muto che somigliano alla madre, la collezione di vinili bruciata dai genitori, piccole ossessioni per immagini e ricordi dimenticati o ritrovati, le feste, la musica, i vestiti, il cibo, i gatti, le sedute spiritiche... insomma un punto di partenza piuttosto ordinario e parecchio british, anche.

Per la sua quarta personale da Pinksummer, dal titolo "The Joyful Mysteries of Junior" Georgina riesuma un suo lavoro del 1994 quando, durante un soggiorno di due settimane a L'Aia, a suo dire per combattere la noia, aveva realizzato Junior, un pupazzo a sua immagine e somiglianza, divenuto poi protagonista di alcuni video, performance e altri lavori. Dopo 18 anni a Junior, raggiunta la maggiore età, proprio l'età alla quale la sua creatrice aveva abbandonato la casa dei genitori, viene riservato il compio di simboleggiare il conflitto irrisolto dell'autrice con il tema della maternità. L'artista (ormai abbondantemente quarantenne) sostiene di non aver mai desiderato di essere madre... l'esito potrebbe essere tragico!


E invece l'affermazione potrebbe essere vera, o comunque la frustrazione viene esorcizzata in maniera divertente, perché l'approccio iconografico al tema del ventre materno, visto come qualcosa di estraneo, si trasforma in un'equazione decisamente irriverente: Pancia=bubble gum! Palloncini gialli e rosa evocano scenografie belle époque e spettacoli di varietà, in cui le ballerine sono tutte incinte di Junior. C'è un po' di tutto, autoritratti vecchi e nuovi, sculture, acquerelli, video, pornografia vintage, vinili e tip-tap.

La mostra ti cattura, ha ironia, paranoia, un che di allucinatorio ed inquietante, ma anche misura, e la malizia non scade mai nel cattivo gusto. La performance è curata nei dettagli e i disegni sono bellissimi. Alla fine di tutto c'è pure il rischio che l'idea di appenderti in casa una collezione di cicche masticate, appuntate come fossero farfalle, potrebbe non sembrarti nemmeno così assurda.
Andrea Balestrero  

13/07/11

La bellezza che intrappola di Tobias Putrih // Pinksummer, Genova

Photo: Francesco Cardarelli
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Visitando la prima volta la mostra di Tobias Putrih da Pinksummer, la sera dell'inaugurazione, qualcosa non mi aveva convinto fino in fondo. Tornandoci e leggendo il comunicato con calma ho chiarito qualcosa, se non altro sulla natura del mio dubbio.

La mostra ribadisce l'interesse dell'artista per gli oggetti, le strutture architettoniche portate al limite, la sperimentazione sull'uso e le caratteristiche dei materiali e nasce dall'osservazione ossessiva, da parte dell'autore, del rivestimento in scaglie di legno di una casa visibile dalla finestra della sua nuova abitazione a Cambridge e dalla sua riproduzione, rielaborazione, scomposizione e ricomposizione sotto forma di "trittici", composti da fotografia + scultura/modello architettonico + pannello/abaco a parete. Lo spazio della galleria, ritinteggiato di nero fino a mezza altezza su indicazione dell'artista, appare trasformato in un luogo che oscilla tra l'intimo e il funebre e ne ospita due.

A dispetto delle premesse i lavori non appaiono didascalici, anzi ci si mette un po' (ma siamo pur sempre in un ordine di tempo misurabile in secondi) a capire la relazione che li lega e molto di più a capirne il significato. Visivamente attrattivi come tutti i manufatti realizzati con precisione dal montaggio di elementi più piccoli e che lasciano intravvedere parti del loro interno (le sculture) o le composizioni ritmate di forme geometricamente regolari sottoposte a variazioni (i pannelli) o le immagini che evocano l'atto di guardare senza essere visti (le foto), questi lavori appaiono eleganti e raffinati.

L'altro lavoro esposto ("Acoyo 1"), nell'ufficio in penombra, è una enorme lampada/baccello, sospesa ad un disco di legno bianco e composta da sottili striscioline di carta piegata. Anche quest'altra scultura, realizzata con minuzia partendo da un materiale comune, cattura l'occhio. E' luminosa e appare leggera, organica e delicata come una forma biologica.

Non è un caso dunque che Putrih si dichiari interessato ai meccanismi di risposta dello spettatore rispetto ad un tipo di "bellezza" che può essere considerata un richiamo, uno spettacolo, un meccanismo di intrappolamento che viene sempre introdotto con scopi specifici e un po’ oscuri corrispondendo, a seconda dei contesti, a categorie come: sexy, accattivante, goloso...

Sarà l'allestimento, oppure la suggestione di foglie cadute e raccolte, ma nel complesso l'atmosfera della mostra ha un che di decadente (che traspaia il retaggio post austroungarico prima e post comunista poi, del paese di origine dell'autore sloveno? La sua attuale residenza statunitense nel Massachusetts?) e tutto ciò mi fa pensare a un fiore. L'Aro Titano (Amorphophallus titanum) è il fiore più grande esistente, come forma ricorda una calla, però biancastra fuori e rossastra dentro, alta quasi tre metri e dall'odore di carne in putrefazione mista ad escrementi. Lo scopo specifico (a dire il vero per niente oscuro) del fiore è di attrarre insetti che si nutrono di carcasse e feci, per assolvere alle proprie finalità riproduttive. Merda e morte per generare nuova vita è il tipico ciclo naturale.

I lavori di Putrih in genere si interrogano sul senso della produzione degli oggetti artistici, sui meccanismi economici e sulle relazioni tra la produzione concettuale sviluppata in campo artistico e le sue ricadute sulla vita pratica delle persone. Si basano spesso su processi, talvolta anche molto complicati, di rielaborazione dei contenuti di partenza, magari legati ad un luogo specifico o ad una immagine, ed alla loro sovrapposizione su piani espressivi differenti anche attraverso il coinvolgimento attivo di altre persone o le collaborazioni. In questo caso se il tema è interrogarsi sulla fascinazione per l'oggetto attraverso la realizzazione dell'oggetto stesso, forse l'esperimento è riuscito fin troppo bene e fa pensare alla morte.

Andrea Balestrero