21/02/10

Imperdibile articolo su Bonami/Pittore

(Photo: Daniele Venturelli/WireImage)


Nel sito del New York Time, 112 Minutes With Francesco Bonami un bel articolo del (ancora nostro) Bonami in veste di pittore mancato che, mentre incontra una giornalista, si diletta con colori e pennelli.
Diamogli merito del fatto che nella prossima Biennale del Whitney,
ci sono più artiste donne che uomini!

“When artists find out I was a painter, they’re like Nazi hunters,” he says. “They say with accusation, with such anger, ‘You fucking bastard! But you were a painter! Like us!’ ”

I ask if he ever hopes to exhibit his own paintings again. “Nobody would want to show them,” he says. But he doesn’t look concerned. Bonami dabs some walnut ink near the edges of my painting, then signs and dates the back, making things official. “So if you want to use it to buy an apartment one day,” he jokes drily, “you won’t have an argument with my estate.”



NEWS da emmedici - MDC



Courtesy Massimo De Carlo
Mostra dal respiro museale quella inaugurata un mese fa nella Galleria di De Carlo. Coinvolgente, cristallina, perfetta: come dire, l'artista giusto presentato da un giusto curatore (anche se Rudolf Stingel è un artista, ma qui ha dimostrato un ottima sensibilità curatoriale) in una galleria (se non la galleria) più importante del bel paese.
L'apice della perferzione, il ritratto di un giovanissimo Sol LeWitt durante la Guerra di Corea (1950-1953), opera di Stingel.
Tutt'altro genere, invece, la prossima mostra da MDC: il 22 marzo inaugura la sua prima personale in Italia Dan Colen (New Jersy, 1979) L'artista ha poco più di trent'anni ma sembra aver bruciato le tappe: ha esposto da Deitch Project, Gagosian, Barbara Gladstone e Peres Project a Berlino.
Dire che l'artista proviene dalla cultura street e underground, è un pò banale.. ma basti pensare che lui, assieme a Ryan McGinley e Dash Snow (deceduto lo scorso giugno per un'overdose di eroina), sono stati definiti dal New York Magazine, il trio "figli di Warhol".
Presenterà un mega lavoro che consiste in una gigantesca rampa da skateboard (notizia non certa!).
Curiosa intervista link



Colen e McGinley a letto Dash a casa di Dash. (Photo: Cass Bird) (Foto: Cass Bird)
Dan Colen, Untitled (Vete al Diablo)



KARMA - dal 22 Marzo

20/02/10

Diego Perrone e il fortino della Fondazione Brodbeck


Diego Perrone entra nel fortino della Fondazione Brodbeck. Inaugurazione prevista il 14 marzo
Nel comunicato stampa lo definisco.. "difficile da definire, sfugge alle etichette di facile consumo". Sarà vero?
Continua il comunicato: "Altro elemento che contraddistingue il lavoro di Perrone, e un certo senso lo apparenta alla grande tradizione modernista della storia dell'arte del '900, risiede nella sua capacità di mostrare l'opera e, contemporaneamente, il processo di realizzazione." Mha.. sarà vero anche questo?
L'artista dice: E' più interessante lavorare che finire, perchè lavorando rimani in una condizione di potenzialità.
Possiamo definirla questa una poetica?
Vedremo se riusciremo a rintracciare il nostro eroe e chiederglielo direttamente!
Gli chiederemo anche che 'conbina' a Catania. Una serie di sculture...
"Parte centrale del progetto di Diego Perrone, sarà una serie di sculture. Tali sculture hanno origine e, nello stesso tempo, forma dall’ascolto e dalla alterazione di un suono. Un suono “inventato” paragonabile al “ricordo” di cui scriveva tempo fa il poeta Dino Campana: “Questo ricordo che non ricorda nulla è il ricordo più forte”.

Una mucca senza faccia rotola nel cuore, Diego Perrone

02/03/2010
Ho chiesto al nostro eroe.. commenti su come sta procedendo il progetto espositivo Fortino 1, a cura di Giovanni Iovane e Helmut Friedel.
Lui ha risposto: Quale fortino?
... penso che non avremo mai altre delucidazioni!

...three sparks in the eyes...

Le Dictateur* presenta questa curiosa prospettiva a tre 'occhi': ...three sparks in the eyes...
Per chi non la conoscesse, Le Dictateur è una delle riviste più sperimentali che si siano viste a Milano. Ha un target assolutamente fuori dalla portata di tutti, visto il costo.
Per i curiosi, questo è il sito: www.ledictateur.it
Domani vi racconterò chi c'era e ..che ci volevano dire con questo progetto.
Commenti a caldo dal curatore Marco Tagliafierro e da Patrick Tuttofuoco, uno dei tre partecipanti con Corrado Levi e Yari Miele, al progetto.
Di Tuttofuoco.. chi non può dire di saperla lunga. Ha avuto una carriera fulminea, bruciando tappe importanti come la Biennale di Venezia e la personale alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino). Ora.. con l'ultima mostra a Milano (Studio Guenzani) e a Londra (Gallery Pilar Corrias) sta cercando di cambiare rotta.. e vediamo dove questa 'direzione' lo porterà! Lui è una persona di carattere, piace o non piace. Gran parlatore ma attento ascoltatore. Intuizioni fulminee, vista lunga, di una socievolezza a dir poca televisiva. Mi rendo conto che non basta per essere un buon artista.. ma lui ce la mette proprio tutta. Vedremo che altro ci dirà e con che profondità.
Altro personaggio Carrado Levi. Su di lui bisognerebbe aprire un blog ad personam: nasce come architetto, ma definirlo tale sarebbe una sineddoche: artista, curatore di mostre, scrittore, architetto, designer, polemista (dicono anche pugile, ma non conoscendolo personalmente, non ne sarei sicura). Corrado Levi è un uomo d’arte a 360°, considerando questo circolarità in senso antiorario. In tutti i campi che ha attraversato, le discipline che ha toccato, si è distinto per la verve polemica, anti-accademica ma soprattutto carismatica (chiedetelo ai suoi studenti, ha inciso più di un cervello): ne sono una dimostrazione le lezioni di architettura (cattedra all’Università di Milano), costruite sui paradossi di Escher e Lewis Carroll, ossia sul ribaltamento (a volte ribaltone, in senso buono) di punti di vista consolidati, di ogni ragionevolezza costruttiva, nella fede che l’utopia può (senza essere contraddittoria) intravista, toccata, discussa. Tante sarebbero le parole da spendere... mi viene in mente scardinare, decostruire, rovesciare... logiche, pensieri, preconcetti, falsi ‘miti’...
Di Yari Miele so molto poco, dunque mi limiterò al copia e incola da un altro blog: Yari Miele é pittore e scultore che attraverso l'utilizzo di fenomeni luminosi quali la fosforescenza, la fluorescenza e la catarifrangenza, disegna spazi fatti di luce, di radiazioni e tecnologia avanzata che diventano oggetto di analisi del concetto di percezione: l'occhio percepisce gli oggetti che reagiscono alla luce, la mediazione dei sensi e intelletto interpretano le relazioni spaziali fra il nostro corpo e l'ambiente circostante. Domani scoprirò se c'è qualcosa da scoprire!
* Le Dictateur è un progetto editoriale a cadenza annuale curato da Federico Pepe, le Dictateur, e Pier Paolo Ferrari, le Vicedictateur. Nasce nel 2006. A prendervi parte sono invitati, secondo una logica assolutamente arbitraria e contingente, artisti internazionali di diversa estrazione: fotografi, performer, scultori, pittori, critici. Una volta invitati essi diventano dittatori dello spazio loro assegnato.Ognuno di questi artisti partecipa con un lavoro inedito o concepito ad hoc per Le Dictateur. E' importante sottolineare come il valore della rivista non è solo nei contenuti proposti dagli artisti ma anche nella sperimentazione e nella cura formale delle tecniche di stampa. Le Dictateur viene stampato presso Nava, uno dei più accreditati stampatori al mondo. Alcuni artisti declinano il proprio lavoro adattando la sperimentazione artistica alle tecniche di stampa e cartotecnica mantenendo la riconoscibilità del proprio stile, come ad esempio il lavoro di Micol Assael, quello di Patrick Tuttofuoco e di Roberto Cuoghi: vere e proprie opere che sfiorano l'ambito scultoreo e installativo sfidando il limite del concetto di "stampa".
Le Dictateur viene stampato in 1500 copie numerate ed è distruibuito in Italia da Books International e, a livello europeo, da Les Presses du Reel di Digione. E' quindi veicolato come un libro d'arte.

E' prevista anche una pubblicazione con una serie di intervista: Tuttofuoco che intervistaTagliafierro, Levi che intervista Tuttofuoco, Yari che intervista Tagliafierri.. insomma un corto circuito..
Commento a caldo del curatore Marco Tagliafierro:
"La mostra è da considerarsi come la diretta conseguenza del confronto che ho innescato tra Levi, Miele e Tuttofuoco, in occasione dell'intervista che ho fatto loro. L'intervista che hai letto, trova il suo centro, o forse, meglio, il presupposto che l'ha motivata, nella riflessione riguardante un aspetto dell'attività didattica e artistica portata avanti da Corrado Levi: il rapporto con i suoi allievi. Corrado Levi ha passato un metodo ai suoi studenti e agli artisti che ha riunito nel suo Studio di Via San Gottardo, uno spazio progetto ante litteram)! Corrado Levi è stato pioniere anche di una tipolagia di mostra ben precisa, che si caratterizza anche e soprattutto per il rapporto con il luogo ospitante, ovvero uno spazio industriale dismesso. E' rimasta nella storia, in tal senso, la mostra che lui organizzò negli spazi della ex Brown Boveri. Il metodo in questione si fonda proprio sui concetti che tu hai già ben chiarito nel tuo intervento. E interessante constatare come lui, per primo, abbia poi messo in discussione questo metodo, proprio perchè e qui ti cito: " è costruito sul ribaltamento dei punti di vista consolidati". E lo ha fatto anche omaggiando i suoi amici artisti.
Per cui Corrado Levi ha costruito una sorta di albero genealogico che viene spesso sovvertito anche perchè il maestro cita il suo allievo per rimettere in discussione ciò che potrebbe diventare maniera."

Chi c'era all'inaugurazione?
Patrick Tuttofuoco
Sissi
Alessio Delli Castelli
Dragana Sapanjos
Elena Bari, Diego Perrone
Christian Frosi
Paolo Gonzato
Andrea Balestrero
Giovanna Silva, Annalisa Angelini
Sergio Breviario, Luigi Presicce
Paola Manfrin, Fabio Novembre
Luca Martinazzoli, Silvia Barna

18/02/10

Armin Linke a Milano

Armin Linke per MiArt

La Milano di Gabriele Basilico è in bianco e nero, razionalista e sistematica. Lo sguardo che ne ha dato in occasione del MiArt, per comunicare l’immagine della fiera nell’edizione 2009, era sistematico e metafisico al tempo stesso. Quest’anno, a comunicare l’immagine del week end dedicato all’arte (26/29 marzo), è stato scelto il fotografo più giovane, ma non meno intenso, Armin Linke. Più immediato e istintivo rispetto a Basilico, Linke ci mostra una serie di architetture di Milano poco conosciute o addirittura ‘rimosse’. Interni non spettacolari, datati dagli anni ’60 agli ’80, spesso appartenenti a spazi con funzione pubblica o sociale, come la Chiesa di Vetro di Morassutti e Mangiarotti o la Sala delle Asse ristrutturata dallo Studio BBPR al Castello Sforzesco.



Giuseppe Gabellone allo Studio Guenzani

Giuseppe Gabellone, Senza Titolo, 2009 stampa digitale, cm 52 x 35
Courtesy Studio Guenzani

Nell'ultima serie composta da 8 fotografie, Giuseppe Gabellone dimostra una coerenza inossidabile. Artista quasi intoccabile, parco di parole come di enfasi, con queste opere mantiene fede alla sua quasi 'sudditanza' (ma forse è amore) per la fotografia. Il meccanismo è quello che caratterizzava molti dei suoi lavori di 10 anni fa: la costruzione di sculture che, dopo essere fotografate, saranno distrutte. Sempre l'eterno dilemma: fotografie di sculture o sculture di fotografie? Affascina sempre questa tensione tra un prima e un dopo, senza dubbio. Ma a parte questo aspetto, a caratterizzare questa nuova serie è la leggerezza e la giocosità che diffonde. La scelta del piccole formato (52 x 35 cm) intensifica l'effetto delle grande tele svolazzanti. Ognuna mostra volti di ragazzini che giocano, sorridono, si rincorrono, alternate con close up di metalli che fondono o rocce lunari che sembrano nascondere le tracce di un volto. Le tele, appese a strutture metalliche sostenute da blocchi di cemento, sono state immortalate mentre ondeggiano al vento: vibranti, anche grazie all'intenso contrasto tra il bianco e il colore, le immagini contrastano con lo sfondo. Gli ambienti dove sono state collocate le strutture, sembra luoghi abbandonati, parcheggi, piazzali di ex fabbriche. Stride la gioiosità delle tele con la melanconica atmosfera di questi luoghi periferici, senza vita.
E' forse il primo dei lavori di Giuseppe Gabellone che, e questo è un mio personalissimo pensiero, si apre ad un'atmosfera intima, triste, molto umana.


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E' appena stata pubblicata su exibart una 'simpatica' (nel senso etimologico del termine... sin-pathos: con passione, peccato che l'effetto che alla fine suscita sia una gran compassione!) recensione. Firma Emanuele Beluffi


Quello che posso fare è citarvene dei brani perchè rasentano veramente il surreale:
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Il retroterra per dir così concettuale si riafferma fortemente nell'amore (piace leggere così la pratica espressiva di Gabellone) per la limpida luminosità degli sfondi rispetto ai quali sopravvengono - quasi imponendosi - gli oggetti-sculture, monoliti di kubrickiana memoria, apparentemente enigmatici eppur semplici nella loro potenza espressiva.

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Per Gabellone l'apparato iconografico occasiona una ricerca sul volume: le fotografie in mostra raffigurano palesemente una suggestione tridimensionale, plastica e scultorea.

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Ribadendo e potenziando la cifra del suo essere artistico che una volta racchiuse in questa riflessione col sembiante della perentorietà: “Quando realizzo un'immagine, questa è anche una scultura”.

Ditemi voi dove andremo a finire!!!!!



Geometra di PierPaolo Campanini


Pierpaolo Campanini
geometra
2009
charcoal on canvas
cm 135 x 125

Courtesy Francesca Kaufmann

Vi invito a leggere il breve testo di Paola Noè sul sito di Artforum, per quanti si fossero lasciati scappare la recensione sul numero cartaceo di giugno 2009.

05.26.09-07.31.09 Galleria Francesca Kaufmann

For those who have followed Pierpaolo Campanini’s work, this exhibition might seem like a nearly impossible undertaking. And yet with the six pieces here in his third solo exhibition at this gallery, the artist shows that he is capable of immersing viewers in even more profound moments. Campanini’s drawings here have been created with different types of charcoal on canvases that are more rigid than those he has used before. The objects depicted––various sculptures made by Campanini––connect the viewer to the artist’s poetic imagination and depict objects from everyday life, such as handkerchiefs and dishcloths. For a moment, we might believe that each of the sculptures portrayed by Campanini––as if in a surreal garden––has its own life, spirit, and breath.

Translated from Italian by Marguerite Shore.

Aïda Ruilova alla Galleria Francesca Kaufmann





Meet the Eye (2009), Aïda Ruilova
Courtesy francesca kaufmann

Inquietante, surreale, ipnotico: il video Meet the Eye di Aïda Ruilova, presentato in occasione della sua personale alla Galleria Francesca Kaufmann, racconta un frammento di dialogo tra Karen Black (grandiosa stella al tramonto del cinema indipendente) e l’artista Raymond Pettibon. Questi due personaggi, figure archetipiche della scena di Los Angeles, sono
ritratti in una stanza d’albergo, intenti in un dialogo che unisce tensione erotica e un irrevocabile senso di declino. Sfilarsi le calze, aggrovigliarsi le dite delle mani, toccarsi i capelli, dettagli di stoffe: sono tutti frammenti che conpongono un 'discorso amoroso' quando non sottilmente erotico. Sussurri e grida, incomprensioni e sospiri ritmano l'intreccio tra questi due possibili amanti. Un buco appare ogni tanto.. una breccia sull'oltre, sull'indecidibilità o invisibilità del reale. Una mostra assolutamente da vedere.
Un link per quanti interessati alla genesi del video, presentato nell'agosto del 2008 all'Hammer Museum

17/02/10

Perchè? Perchè "oggi il cretino è pieno di idee"

Perché vi chiederete l'ennesimo blog d'arte?
Perché parlare sempre delle stesse mostre, stesse gallerie e stessi personaggi?

Ci sono fin troppe riviste, free-
press, siti ecc. Persone che parlano, fanno, discutono, criticano l'arte contemporanea.

Penso che a partire dal fatto che io mi sia posta queste domande, e, alla fine, non sia riuscita a darmi (e darvi) una risposta convincente, mi dovrebbe dissuadere dal 'fare'.
Invece la mia passione mi sovrasta e non posso non seguirla,
discretamente.

Vorrei poter stendere un piccolo e
personalissimo manifesto, con tanto di numeri progressivi, ma quello che ne uscirebbe sarebbe :
1_ Credere nella propria passione
2_Fidarsi del proprio istinto
3_Accettare i buoni e utili consigli
4_Essere chiari e semplici
5_Ricordarsi che la propria opinione finisce quando inizia quella dell'altro
6_ Rispettare le idee anche quando non sono buone idee

Insomma i buoni propositi di questo blog, sono un
po' le buone intenzione della vita.
E comunque, visto che continuo a non voler rispondere alle semplice domanda: "
Perché vi chiederete l'ennesimo blog d'arte?", mi rallegro pensando che
"Oggi il cretino è pieno di idee"

15/02/10

A tutti gli Arlecchini dell'arte

Il mio libro (il mio blog n.a) è dedicato a Arlecchino, pezzente e povero cristo con le toppe rosse, blu e verdi. Briccone mercuriale con la maschera nera. Camaleonte che prende ogni colore. Acrobata aereo che salta, balla e fa le giravolte. Figlio del caos.

Ricco di colori e di trucchi
Cambia pelle
Ride fino alla punta delle dita
Principe dei ladri e dei truffatori
Alito d'aria fresca
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In arte il popolo non è il popolo
In arte i cani sono cani
In arte l'erba non è erba
In arte un cielo è un cielo
In arte le cose non sono cose
In arte le parole sono parole
In arte le lettere sono lettere
In arte la scrittura è scrittura
In arte i messaggi non sono messaggi
In arte una spiegazione non è una spiegazione.
Ad Reinhardt, California

Derek Jarman, Chroma
ubilibri, 1994, p. 11 e 15