28/09/10

- 12, kaufmann repetto



Conto alla rovescia per l'apertura del nuovo spazio Kaufmann, ops! kaufmann repetto in via di Porta Tenaglia 7. "Sono oramai tre anni che sono entrata in società con Francesca e, visto che la galleria cambia sede, abbiamo pensato di ufficializzare questa mia 'entrata' anche con l'aggiunta di Repetto" mi racconta incasinata Chiara Repetto. In sottofondo sento rumori di scatoloni spostati e gente che viene e va. Tra oggi e domani, per le due sorelle, via dell'Orso sarà solo un ricordo. "E sai cosa ti dico? Ero stanca di sentirmi chiamare 'Chiara Kaufmann!!!". Le chiedo se ci saranno dei cambiamenti per quanto riguarda il taglio della galleria. "Principalmente la galleria continuerà con lo stesso impegno a fare ricerca e proporre delle novità. Apriremo con due nuove collaborazioni, Thea Djordadze e Shannon Ebner. Il nuovo spazio avrà, oltre la parte espositiva, anche una project room dove contiamo di proporre mostre più veloci, progetti speciali, artisti giovani ecc. Inaugureremo questo spazio con la mostra che seguirà questa di ottobre, in contemporanea con la personale di Caravaggio. Avremo anche uno spazio esterno per mostre outdoor...".
Insomma, dovremo aspettare fino a domenica 10 ottobre per vedere il nuovo spazio... e mi raccomando, chiedete di Chiara Repetto. Ora non abbiamo più nessuna giustificazione per eventuali errori!


Shannon Ebner

Thea Djordjadze

27/09/10

... non buttare mai niente!





Mi perdonerà la Corbis che ho rapinato delle immagini dal suo archivio. Ma non potevo resistere. Le vecchie foto datate 1947 circa, mostrano l'interno dell'appartamento di due eccentrici fratelli Collyer. Queste stanze sono zeppe di 'roba' che per decenni i Collyer hanno raccattato in giro per New York: dai fili elettrici, lampade, biciclette, statue, quadri, mappamondi, turbine, copertoni, libri, disegni, contenitori di latta ecc. ecc. Avevano talmente tante cose in casa che camminavano in mezzo a cunicoli/corridoi per passare da una stanza all'altra.
Ho scoperto questi due eccentrici signori leggendo un intensissimo libro: 'Homer e Langley' di Edgar Lawrence Doctorow. Homer e Langley sono due rampolli di una ricca famiglia newyorkese, cresciuti nell’opulenza e morti in povertà, sepolti vivi sotto quintali di oggetti inutili, accumulati negli anni nel loro magnifico palazzo a nord di Manhattan.
Consiglio questo libri a tutti quelli che non buttano mai niente e accumulano le cose più inutili.

ps. così non si penserà che leggo solo Bonami!!!

Dal Partenone al panettone... - Coming Soon



Sto leggendo l'ultimo libro di Bonami, Dal Partenone al panettone...

Start...me Up! # 5







Matthew Monahan, Roland Flexner - Massimo De Carlo

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Luca Pozzi - Federico Lugher

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Nel tempio dell'effimero e dell'inutile una mostra di antichi dei dal sopore un pò orientale. Matthew Monahan da MDC ha ricostruito figure umane storpiate, rattrappite, brutte. Materiche forme silenti da osservare in religioso rapimento. Notevole anche la serie di oli che replicano l'estetica delle pitture rupestri. Lo spazio e denso, senza dubbio, e come al solito, anche questa mostra è di altissimo livello. Tanti soldi, tanta qualità, tanta notorietà. Quasi prevedibile, oramai siamo viziati.
Inquietante, invece, la stanza di teschi/vanitas di Roland Flexner. Circolare assediamento di crani avvolti nel fumo che, in modo speculare, si guardano. L'altra stanza, sempre di Flexner, un pò meno coinvolgente. Nulla toglie che i paesaggi 'alla Max Ernst' abbiano il loro fascino.

Vuole stupirci con effetti speciali Luca Pozzi... Camminando nelle tenebre, per sbaglio ho sfiorato un tubo. 'Attenzione...potrebbe cadere tutto!!!' Il tutto era una pallina sospesa nell'etere.
Pozzi mi ha poi mostrato una diavoleria luminosa (sorta di spray magico) che emanato sul muro lasciava delle bave luminose per alcuni minuti. Nell'angolo una pietra fluttuante che girava su se stessa. Mi sentivo molto cretina che non riuscivo a capire dove stava il 'trucchetto', consapevole che, una volta scoperto, alla fine la mostra mi sarebbe parsa meno interessante. Da vedere prima di avviarsi al museo delle scienze e delle tecniche.

26/09/10

La fucina di Vulcano








Si è aperta la stagione settembrina anche per Brown con una grossa novità: il project space ha assunto la direzione di Luigi Presicce come unico curatore del progetto. Che i muri abbiano facoltà decisionali è cosa alquanto bizzarra. Comunque, chiarita pubblicamente questa eterna questione sul chi sia il 'capitano' al timone di Brown, si sono aperte le 'noisy dances' con un laboratorio talentoso. I partecipanti: Vittorio Cavallini, Attila Faravelli, Andrea Kvas, Nicola Martini, Jacopo Menzani e Luigi Presicce.
Ho assistito alla performance di domenica 19 settembre con N. Martino e amico (scusami tanto ma non riesco a individuare chi sei dei sei). Frastuono, rumore, vibrar di materia organica. Pubblico impalato ad aspettare il 'che succede adesso'. Ammaliati da tanta abbondanza acustica mischiata alla pioggia battente... tutti seri, pensosi (e bagnati). Romantico Brown che anche con l'acquazzone ha dato il meglio di sè. Dopo la performance, birra (calda) a fiumi e un girovagar di gente nello spazio a vedere cosa si produce nella fucina del capitan Vulcano (mi sembra di ricordare che Vulcano aveva barba e baffi, no?). Bhe, qualcosa in giro c'era.

Diego Velàzquez, La Fucina di Vulcano - Museo del Prado di Madrid

Start...me Up! # 4





Host, Tobias Collier
Pianissimo


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Matthias Bitzer - Maison Automatique
Francesca Minini

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Pianissimo - La mostra di Tobias Collier mi sembrava una stanza per giochi (in senso buono!). L'artista è interessato alla produzione artistica come pratica di ricerca (e fino a qui tutto normale, quasi banale), ma in particolare alla produzione influenzata dalla metodologia descritta dal matematico ungherese Imre Lakatos, ossia lo sviluppo del sistema di ciò che egli chiama “geometria culturale”, il cui elemento centrale è il 'principio di mediocrità'...
Ma poi va a parare anche nel cosmico o meglio, al meta-galattico... Insomma non ci sto più dentro. Mi domando: perché rendere complicate delle cose che si potrebbero spiegare (per gente come me) in modo più semplice? Da qui la mia metafora della 'stanza dei giochi'. Cosa serissima e impegnativa.
Francesca Minini - "Alla fine - scriveva Pessoa nel Libro dell’Inquietudine - di questo giorno resta quello che è rimasto di ieri e ciò che rimarrà di domani: l'ansia insaziabile e infinita di essere sempre lo stesso e altro." Citazione che termina il comunicato stampa della mostra da Francesca Minini di Matthias Bitzer. Mostra elegantissima, laccata e fotogenica (ho sentito dire in giro). In effetti, ruotare, toccare, lasciarsi ispirare da un grande personaggio come Pessoa, è molto suggestivo.
Ottimo allestimento, ma, alla fine, il risultato sembrava appunto un esercizio di stile, quasi un 'tor sur ton' non solo concettuale, ma anche cromatico.

A volte ho la sensazione che gli artisti abbiano una vita miserabile e poco attraente. Chi va a parare nel galattico, chi nelle profondità abissali di letterati affascinantissimi, chi in astrusità concettose... mha.