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19/02/12

TRA Michael Fliri e Asta Gröting / Galleria Raffaella Cortese

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Studente ed insegnante a confronto nella mostra In Between ospitata alla Galleria Raffaella Cortese.   Michael Fliri e la sua ex-insegnante e artista Asta Gröting, hanno presentato delle opere che indagano il concetto di spazio nella scultura, performance e video. Dualità, opposti,  conflitti tra l'eterna coppia di pieno-vuoto; positivo-negativo e umano-artificiale. 

Arrivo quando l'opening è sul finire. Sono le 20:30 passate e uno stremato Michael Fliri emette gli ultimi spasimi, come fosse un animale in gabbia. E' rinchiuso dentro una teca trasparente. Accovacciato o rannicchiato, si muove poco e male. Da una foro nella teca, una lunga coda intrecciata, rimanda i piccoli movimenti dell'artista. Una spessa condensa di vapore si è formata nelle pareti della teca. Tutto ciò fa abbastanza impressione. Con me, altre persone guardano incuriosite questa animale umano affaticato e stanco dopo 3 ore di performance. 
Nello spazio due sculture della Gröting: un calco ribaltato dello spazio tra due persone che fanno sesso. Non si capisce subito cosa, come, chi, ma dopo un'attenta osservazione capisco le parti del corpo e la posizione. Sembra una roccia scavata dall'acqua, una candela sciolta.. sembra molte cose. Mi è piaciuta. Un pò meno accattivante ma coerente con il tema della mostra, la scultura 'Asta I/ Work' - sempre della Gröting - formata da una serie di giacche di pelle impilate. Poetico il video 'Inner voice' (1999): l'ombra di una persona che cammina in mezzo al niente.

Ho trovato un pò eccessiva la grande scultura di Fliri. Una sorta di pupazzo-cactus enorme colorato di verde. Il grande 'coso' - perchè in realtà non si capisce esattamente cos'è - è rivestito di una 'pelle' di gomma ricavata dal calco di una sorta di cartamodello. Quest'ultimo attornia la grande scultura e si intuisce dalal sua texture, che è il 'negativo' della membrana che riveste la scultura.  Mi siegano che l'artista ha trascorso lunghe ore a imprimere le nocche delle sue mani su questi pannelli. La superfice sintetica di colore verde mi ricorda la pelle degli struzzi.

07/01/12

The Best 2011 by... Raffaella Cortese, Milano

Anna Halprin Paper Dance, Parades and changes, 1965, Film 1995 
Centre Pompidou, Musée national d’art moderne, Paris, © Jacqueline Caux
Constantin Brancusi  Costume ‘la sorcière’ de Lizica Codreano pour Gymnopédies d’Erik Satie, 1922
Collection François Fontenoy, Paris
Stan Van DerBeek et Nam June Paik, Variations V, 1965
Chorégraphie : Merce Cunningham - Musique : John Cage
Lavinia Schulz et Walter Holdt, Toboggan Frau, 1923, Costume présenté sur un mannequin,  
Hambourg Museum für Kunst und Gewerbe (MKG)
Anonyme, Das Triadische Ballet, costumes du ballet triadique dans la revue - « wieder metropol » au metropol theater, berlin, 1926 - bühnen archiv oskar schlemmer. collection particulière
 Pina Bausch - Le Sacre du printemps, opéra national de paris,
palais garnier, décembre 2010 - photographie de sébastien mathé
Kurt Jooss, Der grüne Tisch [La table verte], théâtre des champs-élysées, paris, 1932
Felix Gonzalez-Torres, “Untitled” (Go-Go Dancing Platform), 1991
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Danser sa vie 
23.11.11 - 2.04.12

28/05/11

Martha Rosler InPublic - Galleria Raffaella Cortese

Martha Rosler - Off the Shelf: Utopian Science Fiction, 2008; Off the Shelf : Gardering Fantasia, 2008; Point and Shoot, 2008; Invasion, 2008; Prospect for Today, 2008 - Courtesy the artist and Galleria Raffaella Cortese, Milano
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La rappresentazione della vita quotidiana di Martha Rosler è disarmante. Immortala la follia o, peggio, la confusione che si nasconde dietro alla normalità, al quieto vivere. Nelle serie esposte alla Galleria Raffaella Cortese, l'artista ci racconta - ma ci interroga, anche - sulle problematiche che ci affliggono da decenni: gli sterotipi, il qualunquismo, lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, la follia pubblicitaria, i clichè del sistema capitalistico, la super-commercializzazione.. e tanto altro. Toccante il video in fondo al lungo corridoio che immortala distese si campi in fiori con piccolissimi e sfruttatissimi operai che lavorano sottopagati. Mostra da vedere!

31/01/11

"La mia collezione è stata definita bellissima" > Emilio Fantin

L'uomo con cappello e palla accartocciata di Jonas
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Cosa è successo venerdì 28 gennaio a Casabianca a Bologna durante una serata organizzata per valutare la collezione di non opere di Emilio Fantin?
Ce lo racconta lo stesso Fantin in una email a Cesare Pietroiusti.

La mia collezione è stata definita bellissima. Il tentativo di valutare le non opere con una non-asta (rilanciare senza sborsare realmente) è fallito perché non sono riuscito a sbrogliare l 'impasse che ne è uscito. Si sono sovrapposte valutazioni culturali e quotazioni economiche che hanno originato proposte non omogenee e incoerenti in un generale imbarazzo. Tanto che Raffaella Cortese, non condividendo la mia proposta se n'è andata prima che valutassimo la palla accartocciata di Jonas (ha una mostra di Jonas attualmente nella sua galleria). A un certo punto è toccato al tuo lavoro che avevo racchiuso in una cornice pregiata e che partiva da un base d'asta (questa volta vera, dovendo il tuo pezzo essere realmente venduto per diventare falso e assumere uno statuto consono alla mostra) di 100 € offerta il giorno prima da Stefano Pasquini. Valeria Monti ha rilanciato a 500 e il pubblico si è lasciato trasportare iniziando a rilanciare veramente su Joseph Beuys (80 cartoline per un costo di 130 euro come base d'asta). Poi tutto è stato annullato dal volere popolare. Insomma un gran casino. Peccato veramente che tu non ci sia stato, sono sicuro che avresti risolto la situazione (magari complicandola ulteriormente). Comunque il tuo pezzo non è stato venduto (vale molto di più) e sto cercando di trovare un contesto e uno spazio per organizzare un altro evento. Questa volta non potrai mancare, così come Luigi e Giancarlo.
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Veduta della mostra a Casabianca
Yoko Ono, Puzzle, 1993

P.Gilardi, multiplo trovato nella spazzatura 1992
Maurizio Cattelan, la ricchezza siamo noi, 1991
Emilio Fantin didascalia 1996
Da sinistra: Fantin, Gilardi, Mariano, Holzer, Beuys e Jonas
Cesare Pietroiusti, Uno dei 10000 pezzi che se venduti diventano falsi, 2005
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Photo: Emanuela Ascari

18/09/10

Start...me Up! # 2




Matteo Rubbi, Studio Guenzani

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Los Vigilantes de la Playa, a cura di Milovan Farronato alla galleria Nicoletta Rusconi
David Renggli, Franz Schmidt, Kelly Tippsman


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William E. Jones, Raffaella Cortese

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Matteo Rubbi - Mostra che, a quanto pare è piaciuta a molti. Chi perchè ha sentito Matteo che raccontava, spiegava, motivava e divertiva; chi perchè ha trovato interessante questa ricerca bizzarra dei 90 elementi. Ad altri è piaciuto il 'gioco' del sistema solare diffuso nelle strade intorno alla galleria (per chi ci va, noti il pallone da basket in entrata). Per me, che Matteo non l'ho ascoltato e, devo dire la verità, non ho letto neanche il comunicato stampa, devo dire che tutto sommato la mostra non mi ha coinvolto più di tanto. Spiegata per sommi capi, può risultare didascalica e un po' troppo poetica per i miei gusti: trovare i 90 elementi chimici e mostrarli in una stanza... rappresentare, dunque, l'universo. Un commento (ironico) che ho sentito a freddo: "In una bottiglia di vino ci sono quasi 70 elementi chimici!" Il problema di questa mostra è che se non viene spiegata e raccontata, l'effetto è quello di un accozzaglia di oggetti messi alla rinfusa. Ma si sa che l'opera, spesso, è solo un accessorio. Rubbi mi è piaciutiodi più in altre situazioni.
Los Vigilantes de la Playa - Mostra molto teatrale e fin troppo pulita: si è perso quel senso di ambiguità, paradosso e ambivalenza tanto sottolineato dal curatore. Qualcuno mi spieghi il senso del 'visual essay' by Milovan Farronato (per chi lo ha sfogliato).
William E. Jones - Della serie di video in mostra, uno mi ha particolarmente colpito. 'Tearoom' (1962-2007). Inevitabile visto il tema che trattava: è un video realizzato dalla polizia locale durante unʼindagine compiuta a Mansfield nel 1962 per controllare gli omosessuali, che si incontravano nei bagni pubblici, accusati di sodomia. Gli altri video esposti, mancavano un po' di forza. L'artista è intervenuto nelle pellicola creando degli effetti pittorici un po' gratuiti (dal mio punto di vista). Stesso discorso per le foto in mostra.

13/05/10

In Full (Mr) Bloom











Nella mostra In Full Bloom (Galleria Raffaella Cortese, a cura di Antonio Grulli) si cita il libro più rivoluzionario del XX secolo. E lo si cita in leggerezza, pensando alla primavera. Uno degli aspetti che forse questa collettiva coglie, più di altre di questo immenso libro, è l’immediatezza. Disseminata in tante sedi (forse troppe e forse alcune inutili), in Full Bloom ho scoperto più di un’opera degna di nota. Penso al grosso libro di Meris Angioletti, nella sede di Kaleidoscope, che metaforicamente, ha rappresentato l’Ulisse e il flusso di pensieri che ci scorrono dentro, la loro densità. Così come il suo suggestivo video dalla Cortese. Inevitabile pensare alla passeggiata sulla spiaggi di Stephen Dedalus, guardando l’opera di Sophie Calle sempre a Kaleidoscope. Molte altre riflessioni si potrebbero fare sui video di Karen Cytter, ‘Four Seasons’, e Tehching Hsieh ‘One Year Performance’. Non so se, come Joyce, questa mostra è riuscita a raccontare senza raccontare (cito Carmelo Bene) il flusso di coscienza, la libertà di pensiero che si accavalla e si nega e si prede in giro al tempo stesso. Non so se questa mostra ha girovagato (e non fisicamente) per la città narrando la banalità del vivere, la sua confusione/ compulsione. Se dovessi fare un appunto, è la troppa visibilità data ad alcuni artisti. Penso a Presicce che, forse, come Leonard Bloom è andato a zonzo in sartoria, nel suo studio e in altri spazi della mostra. Inquietante anche se macchinoso Nicola Marini; meritevole della passeggiata ‘This is me, This is me’ di Roni Horn nel corridoio di un appartamentino al terzo piano: una sculturina/gufo con grembiule nero.