Visualizzazione post con etichetta 54a Biennale di Venezia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 54a Biennale di Venezia. Mostra tutti i post

13/06/11

Ordine di grandezze... ILLUMInations

Jack Goldstein
Llyn Foulkes
Tintoretto

Para-padiglione Monika Sosnowska
Philippe Parreno
Christopher Wool
Maurizio Cattelan
Gabriel Kuri
Luigi Ghirri
Gintaras Didžiapetris
Cindy Sherman
Pipilotti Rist
Seth Price
Norma Jeane
Fischli & Weiss
Sigmar Polke
Cyprien Gaillard
Marinella Senatore
Karl Holmqvist
Josh Smith e Latìfa Echakhch

***
Il mio gradimento è direttamente proporzionale alla grandezza delle foto :)

04/06/11

Vincitori > 54° Biennale di Venezia

Leone d'Oro alla Carriera:
Franz West
Franz West, Tea kitchen at Franz West Studio, 2011
Photo: Heiri Haefliger/Atelier Franz West - Courtesy of the artis

Leone d'Oro alla Carriera:

Sturtevant
Elastic Tango, 2010
***
Leone d’Oro per la migliore Partecipazione nazionale alla Germania
Christoph Schlingensief
***
Leone d’oro per il miglior artista di ILLUMInazioni a Christian Marclay The Clock, 2010
Concordo pienamente!!! Opera strepitosa... senza contare che era 'già passato da queste parti' grazie alla segnalazione di Rä di Martino - The Best 2010)
Christian Marclay, The Clock, 2010
Duration: 24 hours
Credit for the images should read: Courtesy White Cube, London and Paula Cooper Gallery, New York
***
Leone d’argento per un promettente giovane artista di ILLUMInazioni a Haroon Mirza

Haaron Mirza, The national apavilion of then and now, 2011.
Photo: Francesco Galli - Courtesy: la Biennale di Venezia

Haaron Mirza, Sick, 2011.
Photo: Francesco Galli - Courtesy: la Biennale di Venezia

***
La Giuria ha inoltre deciso di assegnare due menzioni speciali a:
Lituania - Darius Mikšys - Behind the White Curtain
Darius Mikšys, Behind the White Curtain, 2011.
Photo: Francesco Galli - Courtesy of la Biennale di Venezia
***
Klara Lidén
Untitled, (Trashcan), 2011
Klara Liden, Untitled (Trashcan), 2010 - Courtesy of the artist

Le stanze dell'Arsenale - 54° Biennale di Venezia

Annette Kelm
Song Gong
Roman Ondàk
Rashid Johnson
Ida Ekblad
Andro Wekua
Mai-Thu Perret
Bice Curiger ha deciso di strozzare il lungo respiro dell'Arsenale con tanti piccoli nuclei monotematici. Si inizia con la labirintica installazione - che è anche uno dei 4 para-padiglioni presenti in questa 54° edizione della Biennale - di Song Dong. Segue Roman Ondàk con due forme di riflessioni sullo spazio: un video che riprende gente che entra ed esce da una sala e una scultura che riproduce la capsula di salvataggio dei minatori rimasti intrappolati in Cile a 700 metri di profondità.
Nella prima grande sala dell'arsenale, 5 piccole personali: Mai-Thu Perret, Rashid Johnson, Andro Wekua, Ida Ekblad e Annette Kelm. L'inzio, a mio avvio, si presenta con una sobria eleganza... senza nè chiasso nè clamori. Stupisce l'opera di Wekua. L'artista ci aveva abituati a manichini, sfondi rossi-neri-viola, grandi monoliti. Per questa edizione presenta una serie di modellini di fanta-architettura di edifici della sua città natale nell'ex-Georgia. Non stupisce invece Rashid Johnson con le sue mensole specchianti e il tappeto di zebra. Belle le versioni in legno con abrasioni circolari (più accattivanti rispetto a quelle in specchio).
Birdhead
Meris Angioletti
Para-padiglione di Franz West
Nella sala successiva, a fianco del muro fotografico dedicato a Shanghai dei Birdhead, la stanza di Meris Angioletti. Mi metto all'ascolto - visto che non c'è nulla da vedere - il complesso intreccio di voci e suoni che compongono la sua opera, 'Stanzas', che si presenta come una riflessione su ciò che è percepibile e quello che non lo è in arte. Unica ed eterea presenza, oltre al suono, un fascio di luce che disegna un quadrato sul pavimento.
Mi imbatto nel secondo para-padiglione, quasta volta di Franz West che presenta la sua cucina viennese in forma estroversa. Ospita le opere di altri artisti, tra cui le fotografie (a colori) di Dayanita Singh. Poco lontano l'installazione di Luca Francesconi che, in tutta sincerità, mi lascia abbastanza indifferente (no, dai, i manichini no....!!!).
Rebecca Warren
Nicholas Hlobo
Fabian Marti
Shannon Ebner
Luca Francesconi
Mi fermo davanti alla grande parete dedicata a Shannon Ebner che presenta 28 fotografie di grandi lettere, nel suo tipico modo di rappresentazione: segni e lettere formate da mattoni.
Raggiro un brutto e grandissimo pipistrello di Nicholas Hlobo, così come i piccoli uccellini azzurri immortalati da Jean-Luc Mylayne.
Mi guardo attorno e, come dicevo all'inizio, mi manca un pò l'affascinante prospettiva dell'Arsenale.. suddivisa dalla curatrice in tante piccole stanze. Finora niente di spettacolare o particolarmente 'pungente'.. tutto scorre tranquillo, senza asperità... Altra personale, questa volta di Rebecca Warren che alle sculture sinuose-formose di donne, accosta installazioni astratte e minimali.
Eccola l'opera gigante (forse fin troppo), dello svizzero Fabian Marti: una montagna altissima di parallelepipedi che ospitano alcune ceramiche in bianco e nero collegate da un sottile segno nero; la montagna ha un accesso che porta all'interno, dove è collocato un video (fatto con telefonino) che mostra un tramonto tra le palme. Leggo che 3 sono gli elementi a cui, provocatoriamente, l'artista si riferisce: l'ossessione per il primitivismo (la grotta), Op Art (ceramiche a righe) il pioniere del cut-up Brian Gysin. Mah...questo lavoro lo trovo assurdamente grande per dire molto poco.
Sono più o meno a metà 'strada'....