

Un istante dopo (liscio o con una scorza d'arancia) 2009-2010***
Autoritratti sublimati nella forma di un cerchio, di un triangolo o da una poetica e sfuggente eclissi. Ne ha di immaginazione Francesco Gennari che nella sua personale Tre autoritratti e un paesaggio, alla galleria Zero... manifesta la sua indole lirica e ironica al tempo stesso. Quattro le opere in mostra dai suggestivi titoli che rivelano, senza mezzi termini, che il protagonista è sempre lui. Tanto è stato rigoroso nel scegliere forme pulite ed essenziali - un triangolo in marmo nero e un cerchio in acciaio Inox - tanto è stato bizzarro nel trasformare questi elementi con la semplice aggiunta di sciroppo di menta, scorze d'arancia, gin e acqua santa. L'effetto, una volta scoperta l'imprevista alchimia dei composti, è molto surreale e inaspettato. In mostra anche Paesaggio: una foto in bianco e nero di un suo lavoro.
I titoli, che danno sostanza al 50% delle opere, suggeriscono anche la portata poetica dell'intera mostra, amplificata dal breve testo del comunicato stampa. Una persona (che non ci è dato sapere chi sia), commenta la mostra di Gennari:
"Vorrei che il protagonista di questa mostra non fossi io, ma lui, quando si immedesima nei movimenti degli astri - Autoritratto come eclissi di sole - quando mostra il paesaggio che ama - Paesaggio - quando muore e quando invece si sveglia la mattina di buon umore e allora decide di presentarsi al mondo verde e tondo accompagnato dalla freschezza della menta.
Vorrei che si parlasse solo di lui e non di me.”
Il pezzo più bello, a mio parere, è Autoritratto come eclissi di sole. Merita la visita.
I titoli, che danno sostanza al 50% delle opere, suggeriscono anche la portata poetica dell'intera mostra, amplificata dal breve testo del comunicato stampa. Una persona (che non ci è dato sapere chi sia), commenta la mostra di Gennari:
"Vorrei che il protagonista di questa mostra non fossi io, ma lui, quando si immedesima nei movimenti degli astri - Autoritratto come eclissi di sole - quando mostra il paesaggio che ama - Paesaggio - quando muore e quando invece si sveglia la mattina di buon umore e allora decide di presentarsi al mondo verde e tondo accompagnato dalla freschezza della menta.
Vorrei che si parlasse solo di lui e non di me.”
Il pezzo più bello, a mio parere, è Autoritratto come eclissi di sole. Merita la visita.



questa mostra non dice nulla che l artista non avesse già detto in opere/mostre passate. E' avvilente vedere artisti neanche 40enni che già fanno il verso a loro stessi. Purtroppo gli artisti oggi sono schiavi di una produzione sfrenata e di una tempistica di elaborazione del proprio lavoro praticamente nulla, e una volta trovata una formula o un canale che suscita interesse lo rielaborano fino al suo deteriorarsi. Esempio più eclatante la produzione recente della Beecroft, dove è chiaro che veramente non sa più dove sbattere la testa. Peccato, ho sempre stimato il lavoro di Gennari. Sarà per la prossima
RispondiEliminaConcordo. Gennari sembra essersi 'seduto', almeno in quest'occasione, anche se resta uno dei pochi artisti davvero interessanti che l'Italia abbia prodotto negli ultimi anni. Molto meglio lui della Beecroft...
RispondiEliminaCondivido molto una certa liquidità rigorosa; che però permane dentro queste forme accattivanti e anemiche in galleria. Buone intuizioni ma un sapore di disillusione minimalista che vediamo anche in altri artisti della galleria Zero (Frosi, Grimaldi), e che francamente ha un poco stancato. Forse il massimo che si può fare dentro certi steccati rassicuranti e difesi da un certo sistema. Sistema che però è anche matrigno; effettivamente Gennari sembra seduto e comodo...anche lui affetto dalla vera sindrome italiana: storicizzazione precoce, ma in italia. Mi auguro che abbia il coraggio e la voglia di reagire.
RispondiEliminaLuca Rossi
arancia e marmo, inox e menta: lavori che si collocano a metà tra la "struttura che mangia l'insalata" di Anselmo (senza la stessa tensione) e il "milkstone" di W.Laib con marmo bianco e latte (senza la stessa forza visiva ex forte similitudine dei materiali).
RispondiEliminaUna via di mezzo esteticamente buona perchè richiama stili compositivi noti e materiali vicini alla vita quotidiana (a proposito il gin e l'acqua santa dove li ha messi?).
Ma proprio per questo poco interessanti, sebbene piacevoli a vedersi (e da mettere in salotto, che per me non è però necessariamente un male).
Un'ultima cosa: non ho capito perchè mettere in mostra la foto di un suo vecchio lavoro... che abbia ragione l'anonimo delle 10.50 nel sottolineare la ripetitività del suo lavoro?
arte povera con titoli banali.
RispondiEliminaflavio baldi
Titoli banali?
RispondiEliminaho trovato gli autoritratti esteticamente molto accattivanti, l'artista deve ritenersi molto bello...
RispondiEliminasanto cielo, una mostra stitica a dir poco. E poi, per favore, vogliamo fare alla Damien Hirst, lavoro banale e titolo iperbolico? direi che ci vuole per lo meno il quadruplo del coraggio. Questi cocktail da ex pibe de oro sono penosi e quando bastano 45 secondi per capire di che pasta è una mostra è meglio lasciare parlare lo stomaco più del cervello. che noia, che palle, che cosa inutile, non parliamo poi della foto in cui si illumina d'immenso, per fa-vo-reeeeeee
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