Visualizzazione post con etichetta Markus Schinwald. Mostra tutti i post
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28/06/12

Markus Schinwald e l'enigma dei corpi

Amelie, 2011, courtesy Galleria Gio Marconi

Markus Schinwald, Grita, 2012 - Courtesy Galleria Gio Marconi, Milano
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E pensare che attendevo questa mostra con molte aspettative. Lui, artista che all'ultima Biennale di Venezia ha concepito uno dei più misteriosi ed interessanti padiglioni nazionali, ora si presenta a Milano con una mostra non all'altezza della sua indubbia bravura. 
Markus Schinwald, nella sua personale alla galleria Gio Marconi sembra essersi adagiato 'sugli allori', proponendo delle opere in cui non intravedo un passo avanti, semmai una conferma stilistica già ben consolidata.
Nella prima stanza a destra c'è ancora un pò di quell'enigmatica oscurità che tanto aleggia nei suoi quadri. Ma  che pensare poi della serie di acquari che, con una fluttuante tela rossa, nascondono-mostrano dei pescetti?
E' questione di stoffa, si pensa, guardando i suoi avvicenti dipinti. Belli, non c'è che dire. Dal primo all'ultimo che ho visto. Testa e corpi stretti e celati da stoffe e panneggi, da sete e broccati. Le sue tele antiche (in mostra ce ne sono di ottimi esempi), tecnicamente modificate con aggiunte, protesi, maschere e bendaggi, piacciono perchè il gusto contemporaneo forse riscopre il 'bello' di cui tanto si discute e dibatte ancora oggi. La grande e avvincente storia dell'arte fa capolino tra i giovani artisti che - a volte con molta sapienza, come nel caso di Markus Schinwald - la utilizzano nel migliore dei modi: modificandola con parsimonia. Bellissime infatti le stampe che, mantenendo, tratto, chiaroscuro ed eleganze del passato, mostrano personaggi-mostri fuori dal tempo e dunque sempre 'di moda'.

Arriviamo al dunque. Nella grande sala di sinistra, alle pareti una nuova serie di stampe: due grandi fogli che, piegandosi al centro, nascono delle trame stampate: capelli, peli, orifizi, buchi, vagine? Oltre alle stampe anche alcune nuove sculture. Non è nuovo a Schinwald l'utilizzo, per le sue sculture, delle gambe delle sedie.
In questa ultima serie - presentata come  "nuovi lavori elusivamente erotici, che giocano sugli istinti di voglia e desiderio"  sarà...- l'artista si  diverte (forse un pò troppo a mio parere), a formare dei corpi di ballerine mentre si aggrovigliano in pose Lap Dance.  

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And to think I was waiting for this show with high expectations. The artist , who, at the last Venice Biennale, designed one of the most interesting and mystifying, national pavilions, is now having an exhibition in Milan that is not up to his undoubted talent.  
Markus Schinwald, in his solo show at the Gallery Gio Marconi, seems to be relying on his fame, proposing works, which in my opinion bear no signs of advancement; they are instead a confirmation of a style, already seen in the past.  In the first room, on the right, there is still a fragment of the enigmatic darkness that is usually found in his paintings. But then, what about the series of aquariums, using a floating red cloth in order to reveal or hide the fishes?  This is class, you think, looking at his paintings from a close range. Beautiful, no doubt about it. From the first to the last I saw. 
Narrow heads and bodies, concealed by cloths and fabrics; silk and brocades. His old-style paintings (on display there are some good examples), technically modified with additions, interventions, masks and bandages, are attractive, maybe because contemporary taste is rediscovering the much-discussed and debated 'beautiful', even in our days. The great and compelling history of art, popular among young artists, who most of the time treat it with much wisdom, as in the case of Markus Schinwald ; changing it sensitively. The prints are beautiful, as a matter of fact, maintaining in parts the elegance of the past, displaying monstrous characters, out of time and therefore more 'fashionable'.  We get the point. In the large room on the left, on the walls there is a new series of prints: two large sheets, bended at the center, are created from the errors of the printer; hair, orifices, holes, vaginas? Apart from the prints, there are also some new sculptures. It ‘s not new for Schinwald’s practice the use of chair’s legs for his sculptures.  In this latest series - presented as "new works, elusively erotic, playful on the instincts of will and desire" - the artist is having fun (maybe a bit too much, the way I see it), while creating bodies of dancers in Lap-Dance positions.
Hidi, 2011, courtesy Galleria Gio Marconi
 Gunther, 2010, courtesy Galleria Gio Marconi

16/12/11

Make Up, cutout e cutup... A Palazzo / Brescia

 John Bock
 Francesco Vezzoli
 Ryan Trecartin
 Sue Tompkins
Vedovamazzei
 Maurizio Anzeri
Jamie Isenstein

Jamie Isenstein
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Di Mariuccia Casadio mi è sempre piaciuta la capacità - direi rara - di saper raccontare delle storia. Per chi la conosce poco o non la segue nelle pagine di Vogue Italia (a quando un libro/raccolta delle sue fantastiche doppie pagine?), deve sapere che lei ha il potere di affabulare qualsiasi cosa. Mente geniale, sensibile e acuta, Mariuccia ha curato alla galleria A Palazzo,  'Make Up': una mostra che riflette, a mio parere,  un pò la sua camaleontica identità. Nelle sontuose sale  della galleria - dai soffitti altissimi, stucchi e dipinti storici - 12 artisti invitati a rivelare niente meno che la nostra sotterranea irrequetezza contemporanea. 
Distorte, fiabesche, camuffate, travestite, sorridenti o dal viso rigato da finte lacrime, le icone che la curatrice raduna in mostra, catturano per la loro grottesca bellezza. Volti storpiati o folletti contorti, cosmesi all'contrario o riproduzione e moltiplicazione del sè, mettere l'io al centro o spostarlo senza sosta all'infinito. Ci sono i volti ricamati di Maurizio Anzeri, quelli glam e piagenti di Vezzoli; quello preso a martellate dei Vedovamazzei, quelli con protesi di Schinwald, quello truccato di Bock, quelli tagliato di Stezaker, quelli diafani di Reid, quello bellissimo di Hempel ecc ecc. Nel buio delle sale, tra i corridoi della gallria, all'ombra e a volte nascoste, le opere mostrano 'modelli umani ripresi e perfezinati dal tocco di alcuni artisti di oggi, l'instancabile ricerca di bellezze ideali, fuori dai canoni, a misura di sè. " Doppioni, doppelganger, ombre di se stessi o motteggi di altre e irraggiungibili modelli, le opere raccontano dell'ansietà intrinseca alla ricerca dell'armonia e perfezione.
Scelte coerenti, opere affascinanti e imprevedibili, alcuni artisti che non conoscevo... la mostra mi è piaciuta e la consiglio. 

A Palazzo Gallery 
MakeUp a cura di Mariuccia Casadio

Maurizio Anzeri - John Bock - Dr. Lakra - Lothar Hempel - Jamie Isenstein - Alan Reid - Markus Schinwald - John Stezaker - Sue Tompkins - Ryan Trecartin - Vedovamazzei - Francesco Vezzoli 

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 Mariuccia Casadio, le due direttrici di A Palazzo Francesca Migliorati e Chiara Rusconi , Maurizio Anzeri, Milovan Farronato e Rita Selvaggio
 Luca Stoppini, Paolo Gonzato e Stefano Migliore, Loredana De Lillo, Chiara Fumai
 Beniamino Marini e Serva Barni, Paola Manfrin, Mariuccia Casadio, Marta Pierobon

23/05/11

Tour nella Little Italy alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

VENETO * Nathaniel Mellors 'Ourhouse - The Nest
PIEMONTE * Victor Man 'Place, Lodgings, Company = (il cavallo torinese)
SARDEGNA * Ulla von Brandenburg 'Mamuthones/Issohadores
TRENTINO ALTO ADIGE * Tobias Putrih 'Einzelhof'
BASILICATA * Taiyo Onorato & Nico Krebs ' Constuctions I-X
VALLE D'AOSTA Sunah Choi 'Untitled'
CALABRIA * Roman Ondàk 'Balancing at the Toe of the Boot'
MARCHE * Markus Schinwald 'Untitled (mimik) #1 - Santa Casa di Loreto (Ancona)
SICILIA * Kateřina Šedá 'Now Way'
LAZIO * Johanna Billing 'Italy' - frames dal video 'I'm gonna live anyway until I die'
PUGLIA * Isabelle Cornaro 'Of Cinematic'
LOMBARDIA * Ibon Araberri 'Extinction made a place vital'
FRIULI VENEZIA GIULIA Hugo Markl 'EKWTNIB
CAMPANIA * Gabriel Kuri 'Pizzo'
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Anche la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo festeggia i 150 dell'Unità, e lo fa con i punti di vista di 20 artisti internazionali, per lo più giovani e conosciuti. Francesco Bonami, nella mostra Espressione geografica, ha invitato gli artisti a girovagare per le 20 regioni italiane, sorteggiandoli a caso come una vera e propria lotteria. Ibon Araberri, in Lombardia, si concentra sulla Valcamonica estrapolando le incisioni ruperstri e analizzandone il significato e l'importanza; Sunah Choi, in Val d'Aosta, osserva le facciate delle case della regione per rifarle in acciaio e con le corde per arrampicarsi; Isabelle Cornaro, in Puglia, replica due parti della Basilica di Santa Croce a Lecce... Per raccontarvi tutti le opere, non basterebbe un post, e vi perderei alla decima riga.
Ho avuto l'opportunità di leggere alcuni tragitti compiuti dagli artisti. Ad esempio, Gabriel Kuri, in Campania, ha passeggiato nei quartieri spagnoli, ha cenato a Port'Alba, ha visitato l'orto botanico, è stato a Posillipo... un salto alla Galleria Lia Rumma, al Vulcano Solfatara, ha cenato con Padraig Timoney... ma anche con Cezary Bodzianowski e Gintaras Didžiapetris alla Fondazione Morra Greco. Che lo ha colpito di questa regione? Le felci all'Orto Botanico e la 'smorfia': la tradizionale pratica di legare ogni singolo evento della vita a un numero da poter poi giocare.
Nel visitare questa sorta di Mini Italia, tante le sorprese: come l'opera di Markus Schinwald 'Untitled (mimik) #1: il calco di un gradino della Santa Casa di Loreto (Ancona). In effetti, per quanti abbiano avuto l'occasione di vedere questa grande lastra di marmo nella chiesa, modellata per secoli dai pellegrini, non c'e da stupirsi che l'abbia presa come simbolo del legame storico esistente tra religione cattolica e il paesaggio italiano. Opera toccante.
Mi è piaciuto molto il breve video di Gintaras Didžiapetris (Toscana) 'A Byzantine Place': un viaggio per frammenti tra Firenze e Livorno. Scene quotidiane, quasi insignificanti - una fontana con degli angeli dalla cui bocca spilla dell'acqua, una restauratrice che lavora di notte, un uomo che scarica un camion, delle macchine che corrono in centro - per raccontare in modo 'crepuscolare' brevi storie quotidiani ammantate da una sorta di realismo magico. Così come ho apprezzato il video di
Nathaniel Mellors 'Ourhouse - The Nest, girato nel parco del Museo Nazionale di Villa Pisani a Strà (Venezia). Toni onirici e surreali per raccontare le vicende di un divertente giardiniere, Bobby Jobby, alle prese con la sensuale e accattivante Baby doll.
Non tutte le opere, a mio avviso, sintetizzavano o, sublimavano, il territorio. Un opera su tutte, quella di Andro Wekua che, mandato in Emilia Romagna, ha prodotto un'opera che avrebbe potuto, formalmente, associare a ben altre esperienze.
Nel complesso la mostra mi è piaciuta: ricca, interessante e a volte anche profonda nel testimoniare che l'Italia - del valzer, del caffè. L'Italia derubata e colpita al cuore, l'Italia che non muore. L' l'Italia presa a tradimento, l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento. L'Italia che lavora, che si innamora e che resiste ecc. (Francesco De Gregori, W l'Italia) - è un territorio fantastico, paradossale, meraviglioso e rovinoso, carnevalesco e santo, operoso e grossolano. Penso all'esilarante e veritriero video di Ruti Sela & Maayan Amir 'Commune Sense', che documenta il viaggio in Umbria delle due artiste, alla ricerca dei sindaci di varie cittadine.

E' stato buffo all'opening sentire Patrizia Sandretto che, vista la quantità di artisti presenti, li individuava con il nome delle regioni. "Ti presento il Lazio e la Liguria...". Io ero seduta tra la Lombardia e la Sicilia. Davanti avevo la Valle d'Aosta.
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Susanh Choi, Alberto Visconti, Gregor Podnar, Tobias Putrih e Francesca Pennone, Kateřina Šedá e Franco Soffiantino
Edoardo Bonaspetti, Andrea Viliani e Paola Clerico, Alessandro Castiglioni, Hilda Ricardone e Carlotta Pezzolo, Paolo Palmieri