Visualizzazione post con etichetta Patrick Tuttofuoco. Mostra tutti i post
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20/04/11

L'andata e il ritorno... di Studio Guenzani

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Lo Studio Guenzani propone la mostra andata-ritorno, con opere realizzate da alcuni artisti della galleria negli anni passati. Per questa mostra, a sensazione, vale il motto "meglio un'opera vecchia ma buona, piuttosto che una nuova ma zoppicante". Ha infatti il merito di far riflettere sui ritmi spaventosi che il sistema dell'arte impone, sia alle gallerie che agli artisti. Vigono, come non mai, le regole della novità, del premio, della giovinezza, dell'artista 'griffato' da un altisonante curatore... e cos'altro? Se così non fosse, al caro Claudio Guenzani - da sempre gallerista attento e puntuale nel proporre alcuni tra i più bravi artisti italiani in circolazione - ribadisco il consiglio che più volte ho avuto l'occasione di dirgli: di rituffarsi nel 'parapiglia'!!

Il percorso della mostra inizia con l'opera 'Trefili' di Stefano Arienti, una scultura semplicissima composta da giornali arrotolati e intrecciati che formano una lunga fune adagiata su se stessa. Ricorda vagamente le corde navali di barche e velieri; fa pendant 'Honey I rearranged the collection…' di Allen Ruppersberg. La mostra prosegue nell'altra stanza con 'Senza Titolo', l'affascinante scultura di Giovanni Kronenberg. L'opera consiste in un dente di narvalo, su cui l'artista ha fatto incidere un minuziosissimo autoritratto realizzato con una tecnica ottocentesca di incisione dell'avorio. A fianco l'installazione di Patrick Tuttofuoco, 'Levi', che segue le ultime ricerche dell'artista incentrate sulle maschere. A parte il grande quadro di Yasumasa Morimura, 'An Inner Dialogue with Frida Kahlo (Gift 2),' a far da padrona a questa collettiva, l'opera del quotatissimo Salvatore Scarpitta: 'Incident at Castelli'. Grande artista americano, scomparso da pochi anni, che attende di essere adeguatamente celebrato.

27/01/11

Da Berlino > Patrick Tuttofuoco / John Kleckner


Installation View, 2011, Courtesy Peres Projects, Berlino
David Copperfield, 2011, Patrick Tuttofuoco, Courtesy Peres Projects, Berlino
Untitled, 2010, John Kleckner, Courtesy Peres Projects, Berlino
…and me, 2011, Patrick Tuttofuoco, Courtesy Peres Projects, Berlino
David Bowies, 2011

Secondo report by Luciana Rappo da Berlino per la mostra di Patrick Tuttofuoco e John Kleckner da Peres Projects.
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Patrick Tuttofuoco ha inaugurato da Peres Projects insieme all'artista americano John Kleckner il 14 gennaio scorso. All'opening tanti artisti, tanti italiani, tutti con la bottiglia di birra in mano. Insomma, atmosfera 'alternativa' come piace tanto a Berlino e, d'altra parte, si era proprio nella zona calda delle gallerie: quell'incrocio di strade tra Oranienburger e Friedrichstrasse dove si svolgono anche tanti degli eventi della Biennale.
Patrick ha portato quattro sculture di media grandezza, direi grandezza d'uomo. Tre delle quali davano l'idea di strani totem, presenze ieratiche, leggeri fantasmi di maschere, azzurra, verdina, a pallini, con un unico occhio-bocca-canale di comunicazione e pronte per recitare nel prossimo
film della pixar (questo per parte mia è un complimento, adoro Pixar). I fantasmini sembrano lievitare su piedistalli - in parte di plexiglas colorato e in parte in mdf - che giocano con forme piene e vuote, rotondità e spigoli, curve e linee rette. Le due parti dialogano bene tra loro, un incontro pieno di promesse.
Patrick carica meno le sue sculture di oggetti, di rimandi, di materiali eclettici, si concentra più sull'essenziale diradando l'immagine della maschera, facendola invece fluttuare, pronta a prendere il volo verso chissà dove, eppure tenuta legata alla struttura da una forza invisibile e misteriosa. Ma c'è anche gioco, leggerezza, sguardo autoironico verso ciò che è stato prima e che comunque progredisce trasformandosi in modo intelligente.
L'artista mi ha raccontato che queste opere sono la ricerca di una sintesi tra un certo rigore formale delle opere di qualche anno fa e quelle delle ultime mostre. Ne è testimonianza anche la quarta scultura, quella senza fantasmino: un gioco di forme semiregolari con una parte superiore di perspex trasparente semicurvo. E' una specie di periscopio pronto a captare onde medie, lunghe e cortissime, venti, impulsi, segnali da altri mondi e chissà che altro...

Patrick Tuttofuoco e Paolo Chiasera
Ubaldo Ubaldi e Patrick Tuttofuoco

08/06/10

Sculture Cangianti - CARS Omegna

Foto d'insieme della mostra (parziali)

T-Yong Chung - Mandracchia

Gonzato - Boisi e Breviario

Breviario - Tuttofuoco

In primo piano Trevisano - Gonzato

In alto Trevisani e Boisi - Uccelletto - Boisi

Forme argentate T-Yong - Trevisani

Mandracchia - Elastici di Di Luzio - Libro fotografico di Blossfeldt

Ecco i luoghi protagonisti della mostra ad Omegna. Il disarmante auditorium di Omegna dove si è tenuta la presentazione della mostra. Sotto, la strada che porta agli spazi di CARS dove era allestita la mostra. A fianco, il catalogo 'intelligente' ed economico del progetto. In piccolo, Mr Potato!

Si è inagurata domenica scorsa 'Mr Potato's Head. La scultura è cangiante per natura', mostra nata dall'energia e dalla buona volontà del artist run space Mars capitanato da Lorenza Boisi. Da Mars, dunque, nasce CARS il progetto di residenza per artisti negli spazi dell'ex fonderia Faro nel comune di Omegna sul lago di Orta.
La mostra... devo dire che Luca Trevisani nel panni di 'curatore' mi ha stupito positivamente. Lo spazio, due grandi e luminose sale, erano allestite alla perfezione. Le opere dei vari artisti (Lorenza Boisi, lo stesso Luca Trevisani, Paolo Gonzato, Stefano Mandracchia, Patrik Tuttofuoco, Sergio Breviario, T-Yong Chung, e lavori di Enzo Mari, Lorenzo Scotto di Luzio, Charles and Ray Eames, Erwan & Ronan Bouroullec. Si sono scordati il nome di alcuni artisti, ricordo solo Manuele Cerutti, pittore che mi piace moltissimo...), dicevo, le opere erano istallate in modo tale da dialogare l'una con l'altra, intenzione rivelata dallo stesso Trevisani nel comunicato. L'artista/curatore cita gli orti botanici, l'ikebana, la 'scultura' di Diller Scofidio (che è in realtà un'architettura leggerissima), le nuvole, i giocattoli.. in effetti, dominava in quasi tutte le opere un taglio leggero e giocoso. Il pericolo, come sempre, è quello di diventare troppo giocosi o troppo leggeri. Ma questo è un altro discorso. Ho notato (con piacere quasi) che lo stesso Trevisani ha in qualche modo 'influenzato' con la sua 'levità' alcuni artisti in mostra. Ma la mia resta una sensazione che devo approfondire con Boisi, Mandracchia e Breviario. Nel complesso, la mostra è 'una buona mostra', nel complesso. Chiosa speculare.

La scultura più bella del XXI secolo secondo Luca Trevisani, Blur di Diller Scofidio

Chi c'era?




20/02/10

...three sparks in the eyes...

Le Dictateur* presenta questa curiosa prospettiva a tre 'occhi': ...three sparks in the eyes...
Per chi non la conoscesse, Le Dictateur è una delle riviste più sperimentali che si siano viste a Milano. Ha un target assolutamente fuori dalla portata di tutti, visto il costo.
Per i curiosi, questo è il sito: www.ledictateur.it
Domani vi racconterò chi c'era e ..che ci volevano dire con questo progetto.
Commenti a caldo dal curatore Marco Tagliafierro e da Patrick Tuttofuoco, uno dei tre partecipanti con Corrado Levi e Yari Miele, al progetto.
Di Tuttofuoco.. chi non può dire di saperla lunga. Ha avuto una carriera fulminea, bruciando tappe importanti come la Biennale di Venezia e la personale alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino). Ora.. con l'ultima mostra a Milano (Studio Guenzani) e a Londra (Gallery Pilar Corrias) sta cercando di cambiare rotta.. e vediamo dove questa 'direzione' lo porterà! Lui è una persona di carattere, piace o non piace. Gran parlatore ma attento ascoltatore. Intuizioni fulminee, vista lunga, di una socievolezza a dir poca televisiva. Mi rendo conto che non basta per essere un buon artista.. ma lui ce la mette proprio tutta. Vedremo che altro ci dirà e con che profondità.
Altro personaggio Carrado Levi. Su di lui bisognerebbe aprire un blog ad personam: nasce come architetto, ma definirlo tale sarebbe una sineddoche: artista, curatore di mostre, scrittore, architetto, designer, polemista (dicono anche pugile, ma non conoscendolo personalmente, non ne sarei sicura). Corrado Levi è un uomo d’arte a 360°, considerando questo circolarità in senso antiorario. In tutti i campi che ha attraversato, le discipline che ha toccato, si è distinto per la verve polemica, anti-accademica ma soprattutto carismatica (chiedetelo ai suoi studenti, ha inciso più di un cervello): ne sono una dimostrazione le lezioni di architettura (cattedra all’Università di Milano), costruite sui paradossi di Escher e Lewis Carroll, ossia sul ribaltamento (a volte ribaltone, in senso buono) di punti di vista consolidati, di ogni ragionevolezza costruttiva, nella fede che l’utopia può (senza essere contraddittoria) intravista, toccata, discussa. Tante sarebbero le parole da spendere... mi viene in mente scardinare, decostruire, rovesciare... logiche, pensieri, preconcetti, falsi ‘miti’...
Di Yari Miele so molto poco, dunque mi limiterò al copia e incola da un altro blog: Yari Miele é pittore e scultore che attraverso l'utilizzo di fenomeni luminosi quali la fosforescenza, la fluorescenza e la catarifrangenza, disegna spazi fatti di luce, di radiazioni e tecnologia avanzata che diventano oggetto di analisi del concetto di percezione: l'occhio percepisce gli oggetti che reagiscono alla luce, la mediazione dei sensi e intelletto interpretano le relazioni spaziali fra il nostro corpo e l'ambiente circostante. Domani scoprirò se c'è qualcosa da scoprire!
* Le Dictateur è un progetto editoriale a cadenza annuale curato da Federico Pepe, le Dictateur, e Pier Paolo Ferrari, le Vicedictateur. Nasce nel 2006. A prendervi parte sono invitati, secondo una logica assolutamente arbitraria e contingente, artisti internazionali di diversa estrazione: fotografi, performer, scultori, pittori, critici. Una volta invitati essi diventano dittatori dello spazio loro assegnato.Ognuno di questi artisti partecipa con un lavoro inedito o concepito ad hoc per Le Dictateur. E' importante sottolineare come il valore della rivista non è solo nei contenuti proposti dagli artisti ma anche nella sperimentazione e nella cura formale delle tecniche di stampa. Le Dictateur viene stampato presso Nava, uno dei più accreditati stampatori al mondo. Alcuni artisti declinano il proprio lavoro adattando la sperimentazione artistica alle tecniche di stampa e cartotecnica mantenendo la riconoscibilità del proprio stile, come ad esempio il lavoro di Micol Assael, quello di Patrick Tuttofuoco e di Roberto Cuoghi: vere e proprie opere che sfiorano l'ambito scultoreo e installativo sfidando il limite del concetto di "stampa".
Le Dictateur viene stampato in 1500 copie numerate ed è distruibuito in Italia da Books International e, a livello europeo, da Les Presses du Reel di Digione. E' quindi veicolato come un libro d'arte.

E' prevista anche una pubblicazione con una serie di intervista: Tuttofuoco che intervistaTagliafierro, Levi che intervista Tuttofuoco, Yari che intervista Tagliafierri.. insomma un corto circuito..
Commento a caldo del curatore Marco Tagliafierro:
"La mostra è da considerarsi come la diretta conseguenza del confronto che ho innescato tra Levi, Miele e Tuttofuoco, in occasione dell'intervista che ho fatto loro. L'intervista che hai letto, trova il suo centro, o forse, meglio, il presupposto che l'ha motivata, nella riflessione riguardante un aspetto dell'attività didattica e artistica portata avanti da Corrado Levi: il rapporto con i suoi allievi. Corrado Levi ha passato un metodo ai suoi studenti e agli artisti che ha riunito nel suo Studio di Via San Gottardo, uno spazio progetto ante litteram)! Corrado Levi è stato pioniere anche di una tipolagia di mostra ben precisa, che si caratterizza anche e soprattutto per il rapporto con il luogo ospitante, ovvero uno spazio industriale dismesso. E' rimasta nella storia, in tal senso, la mostra che lui organizzò negli spazi della ex Brown Boveri. Il metodo in questione si fonda proprio sui concetti che tu hai già ben chiarito nel tuo intervento. E interessante constatare come lui, per primo, abbia poi messo in discussione questo metodo, proprio perchè e qui ti cito: " è costruito sul ribaltamento dei punti di vista consolidati". E lo ha fatto anche omaggiando i suoi amici artisti.
Per cui Corrado Levi ha costruito una sorta di albero genealogico che viene spesso sovvertito anche perchè il maestro cita il suo allievo per rimettere in discussione ciò che potrebbe diventare maniera."

Chi c'era all'inaugurazione?
Patrick Tuttofuoco
Sissi
Alessio Delli Castelli
Dragana Sapanjos
Elena Bari, Diego Perrone
Christian Frosi
Paolo Gonzato
Andrea Balestrero
Giovanna Silva, Annalisa Angelini
Sergio Breviario, Luigi Presicce
Paola Manfrin, Fabio Novembre
Luca Martinazzoli, Silvia Barna