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01/03/12

Tanti saluti!

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Entrando alla galleria Room di via Stradella si sente la marcetta di Nino Rota della celebre scena della  passerella finale di 8 1/2 di Fellini. Alla parete un enorme CIAO scritto con un font 'rubato' dai manifesti del circo Orfei. Appoggiato su un'altra parete una litografia sempre con la scritta CIAO. 
"Ciao, sono Thomas", "Ciao, sono Elena". La mia conversazione di approfondimento - diciamo così - con l'artista Thomas Berra non va molto oltre a questo CIAO/presentazione. Anche se abbiamo parlato per 10, 15 minuti, Thomas non mi convince del tutto. Mi racconta di come il CIAO sia uno dei saluti più popolari al mondo. Mi racconto che la parola deriva da 'schiavo', mi sottolinea come nel sistema dell'arte le relazioni siano tutte un pò 'così'. Dico "CIAOCIAO"...
Stringi, stringi sì... Thomas in realtà è un pittore (clicca qui per vedere il suo sito). Mi racconta che questo grande quadro l'ha dipinta lui in modo 'classico', facendo prima il retino della scritta e poi riportandola sulla tela. Lui ha riempito gli spazi con tanto di pennello ecc ecc. E' la prima volta che fa una mostra di questo tipo. "Di che tipo?", "Sì insomma, di questo tipo..". "OK", gli rispondo, "Non preoccuparti..."
Vedo nella grande cassettiera una serie di litografie (in vendita) con la scritta CIAO. Queste però non sono rosse, sono gialle, verdi e di altri colori.
 Thomas Berra - Charly Lioce

05/01/12

The Best 2011 by... Room Gallery, Milano

Piero Manzoni, In his home, Milan, 1961 - Courtesy Fondazione Manzoni
Piero Manzoni,  'Azimut' -  Gagosian Gallery, Photo by Dave Morgan 
 Piero Manzoni, Achrome_1962 c.
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Charly Lioce / Room Gallery, Milano

MANZONI: Azimut  

 Gagosian Gallery, London
17.11.11 - 06.01.12  

25/10/11

I'm looking for myself

 
Sabine Defon 
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Identità e differenza, ossessione, ripetizione e variazione sono le prime parole (un po' scontate) che vengono in mente visitando 'I'm looking for myself', personale di Sabine Delafon da Room Galleria. La mostra riprende un lavoro iniziato nel 2005 in cui SD, alla ricerca del proprio sosia, ha distribuito per varie città 3000 volantini segnaletici in varie lingue con 500 suoi ritratti in fototessera. I volantini ora sono raggruppati su un'unica parete della galleria, un'installazione a dire il vero un po' funebre (il richiamo visivo più immediato è un museo dell'olocausto), ma d'impatto. Certo l'ossessione per il sé, il proprio viso, il proprio corpo, il proprio nome, apre molti interrogativi. D'altra parte pretendere di dare risposte sarebbe probabilmente peggio. In ogni caso SD non perde mai grazia ed eleganza e comunque navigare con lo sguardo tra i molti volti dell'artista, fissi ma sempre diversi, ha il suo discreto fascino.

In occasione della mostra è stata prodotta anche un'edizione a stampa.

Andrea Balestrero