29/04/12

La malattia del ferro / Yuri Ancarani / Zero...

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Tanto era massiccio, severo, squadrato Il Capo - che orchestrava imponenti massi di marmo di Carrara sotto un sole cocente - quanto sembrano piccoli topi in gabbia gli operatori tecnici subacquei che vediamo nel film Piattaforma Luna che Yuri Ancarani ha esposto alla Galleria Zero... (è stato presentato l'anno scorso alla 68esima Mostra del Cinema di Venezia - prodotto da Maurizio Cattelan).

Girato in tre giorni dentro ad una camera iperbarica, il film mostra la ritualità dei gesti di un gruppo di sei sommozzatori specializzati in lavorazioni a grande profondità (100 metri sotto il mare). Se a Carrara Ancarani incorniciava il capocantiere dentro a quinte (quasi) teatrali dove dominavano linee rette, spigoli vivi e sfuggenti prospettive, sotto al mare, dentro allo spazio chiuso (e soffocante per chi guarda il film) della camera iperbarica, a dominare le inquadrature sono la sfilza di oblò, botole circolari, passaggi tondi, volti cerchiati da inquadrature lentissime.

Il film è molto bello ed emozionante. Il ritmo, seppur lento, ipnotizza perchè, gesto dopo gesto, rito dopo rito, ci porta a scoprire le condizioni estreme del gruppo di sommozzatori. Dopo averne seguito i movimenti abitudinari e metodici (come dimenticare i lunghi minuti in cui un somozzatore controlla, seguendo degli ordini 'dall'alto', tutte le volvole se sono chiuse o  aperte),  dentro a una sorta di labirinto senza uscita, verso la fine del film, finalmente, qualche minuto d'aria. Luce e aria durano poco. La cella iperbarica viene emersa a metri di profondità per traghettare i somozzatore verso un guasto da riparae.
Dopo minuti neri, bui e profondi, soffocati da un respiro-ansimo molto forte e angosciante, siamo giunti nell'abisso. Il film termina con un insistente frastuno di un martello che batte.
Se Il Capo finiva con delle bellissime immagini di montagne a volo d'uccello, Piattaforma Luna termina con queste angoscianti immagini scure e ossessive. In un'intervsta Yuri ha raccontato: "L'unica scena che non ho ripreso io è stata quella finale: una ripresa soggettiva presa direttamente dalla telecamera di controllo posizionata al centro del casco del sommozzatore. La scena più bella è girata dall'operaio.”

Prima di giungere alla saletta allestista di tutto punto per una visione cinematografica del film, in galleria sono presenti altre due opere di Ancarani: la video proiezione 'A' e il totem formato da un vide a tre canali, dove le inquadrature mostrano la schiusa di migliaia di farfalle attorno alla pesante struttura in ferro della piattarma. Questa opera da il titolo alla mostra, 'La malattia del ferro'. Chiedo a Yuri in cosa consiste e mi racconta che è una sorta di sindrome che colpisce chi trascorre tanto tempo in mare, su una piattaforma o una nave. Capita che le persone che ritornano nella terra ferma sentano dopo un breve periodo di ritornare in mare.
Yuri Ancarani davanti all'installazione La malattia del ferro, Zero...

28/04/12

Peter Fischli & David Weiss

 
Peter Fischli & David Weiss, Mausi Hat Hoch, 1981 - Courtesy Matthew Marks Gallery, NY

27/04/12

Accademie Eventuali / Bologna / Luca Trevisani racconta...

Particolare di una immagine tratta dal volume 'Murphy's String Figures. Teaching Math With String Figures'
foto di Luca Trevisani

 ACCADEMIE EVENTUALI. Immagini dal workshop con Giovanni Anceschi e Luca Trevisani. 
Credits Tiziano Rossano Mainieri
Luca Trevisani, Vodorosli, 2009, video 2k su hard disk, 22’
Courtesy l’artista, Giò Marconi, Milano, Galerie Mehdi Chouakri, Berlin, Pinksummer, Genova
Ritratto di Giovanni Anceschi
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Breve intervista a Luca Trevisani che, con Giovanni Anceschi, il workshop 'Ambienti plurali, partiture somatiche e frutta di stagione'', prima edizione di ACCADEMIE EVENTUALI - Laboratorio per la giovane creatività.

ATP: Si è appena inaugurata la mostra conclusiva del progetto: Accademie Eventuali, che ha visto la tua partecipazione assieme a Giovanni Anceschi. Hai 'inaugurato' la prima edizione di questo progetto dedicato  agli studenti dell’ultimo anno (biennio) delle Accademie di Belle Arti italiane. Mi spieghi il curioso sottotitolo? "Ambienti plurali, partiture somatiche e frutta di stagione". 
Luca Trevisani: Si riferisce agli interessi comuni che abbiamo io e Giovanni. Riguarda le cose che ci stanno a cuore e che ci uniscono. Ne abbiamo scoperte tante lavorando assieme. Gli ambienti plurali si riferiscono all'idea di 'ambiente immersivo' del gruppo T e poi di molti altri. Di spiegazioni potrebbero essercene tante... il corpo dello spettatore e non quello dell'autore... il tempo come giudice assoluto... Per la frutta... essendo di stagione, cambia con il passare del tempo, si mangia, va a male...
ATP: Hai trovato formativo, per gli studenti, avere come insegnanti  te e Anceschi, due artisti provenienti  da ambiti disciplinari molto diversi?
LT: Direi sì, molto. Anche se poi, a conti fatti, trovo che le cose che ci uniscono sono molte, più delle differenze. Per dirla con un gioco di parole, ‘ragioniamo’ entrambi con le mani, crediamo nel basic design, siamo dei pragmatici, dei fenomenologici... e ci chiamiamo come 2 evangelisti. 
ATP: Come hai vissuto l'esperienza di un workshop che è durato ben 10 giorni? Hai fatto delle scoperte?
LT: Ho deciso e voluto che fosse totalizzante, dalle 10 del mattino alle 19 tutti i giorni, anche il 25 aprile. 10 giorni immersivi. Il gruppo doveva andare in apnea, lavorare sotto pressione, scoppiare, riparare le falle e trovare un nuovo equilibrio finale. Le scoperte sono tante, diverse, ora non te ne so parlare bene, mi serve del tempo per leggere le cose che ho imparato. 
ATP: Si è inaugurato giovedì scorso la mostra dei dieci studenti che hanno partecipato al workshop. Sei soddisfatto dei risultati che hanno raggiunto?
LT: Sono soddisfatto. E stato un lavoro di gruppo in cui si sono fuse 10 ottime individualità con le loro spinte differenti. Sono felice, sì, ma devo anche dirti che non è rilevante il punto di arrivo. O meglio, il punto di arrivo non è il lavoro finale, ma quelo che rimarrà dopo. La semina è appena finita, il raccolto non sarò io a giudicarlo. 
ATP:  Molti artisti non credono alla possibilità di lavorare in gruppo, tu cosa pensi?
LT: Non ci credo nemmeno io. Se accade, quando accade, e accade, è una preziosa eccezione da festeggiare. Voler far lavorare 10 persone assieme è stato un piacevole miraggio, un'imposizione, una provocazione, un'utopia da testare. Sono stati 10 giorni di sforzo collettivo... poi si torna al proprio sentiero, alle proprie maschere... ma le si vede, forse, con occhi diversi. 
ATP: E' possibile insegnare una disciplina complessa e ambigua come il 'fare arte'? 
LT: Non si insegna a fare arte. Si tenta di dare strumenti per costruire una propria consapevolezza. O un cosa simile, che non so spiegare in altro modo. 
ATP: Quale pensi che sia il messaggio più importante che gli studenti hanno compreso dal tuo insegnamento?
LT: Fare. Fare e ascoltare. Fare per diventare ciò che si è. 
ATP: Hai scelto tu l'immagine guida del workshop?  Sintetizza lo spirito dell'intero progetto?(Immagine tratta da 'Murphy's String Figures. Teaching Math With String Figures' di James R. Murphy') 
LT: E’ un immagine che ho scelto perchè raffigura un gioco manuale, che non si può far da soli. Servono mani altrui per costruire paesaggi complessi.

ACCADEMIE EVENTUALI  è un progetto nato dalla collaborazione di Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e Fondazione Furla con MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e Xing.

25/04/12

Report from Beijing part. #02 by Andrea Nacciarriti

 Andrea Nacciarriti - Made in China [original version] 
"Chi non lavora non fa l'amore" 01 (video still) 2012
 
 
Andrea Nacciarriti - Made in China [original version] "the poetic mode" 01 (video still) 2012
 Andrea Nacciarriti - Forbidden #0001 [4th June] (video still)
  
A.Rolandi & M.Shimizu Something on the way (video still)
 Andrea Nacciarriti - Me sunbathing in Beijing March 17th 201
 Andrea Nacciarriti - performance - Untitled [媽媽﹐你放心﹐我祇想作一個歷史的見證人。
 Artist He Yunchang (aka A Chang) is sleeping outside in Beijing's Caochangdi art village till the grass grows. 
(credits by Xingrui)
 Chinese water calligraphy
 Gu Dexin - The Important Thing is Not the Meat - UCCA
 Mont Sainte-Victoire - Li Ran - Magician Space
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Report from Beijing part. #02 by Andrea Nacciarriti

Estratto da “poi magari lo aggiustiamo”

… Andrea Nacciarriti: non è servito a niente girare qui intorno, ho sentito un vuoto... culturale… una paura un sentimento di straniamento... fino a che non succede questo ora so che sei solo nell'esotico, non nell'altro... ho paura di perdere anche solo un pezzettino di quello che è cambiato
Alessandro Rolandi: eh devi proteggerlo...
AN: perdermi in un taxi senza musica, l’alcolizzato al negozzietto sotto casa “bye bye”, con la voce roca che mi offre le sigarette, il vento e il sacchetto della spesa, mettersi a guardare in faccia il “sole bianco”, credo non sia possibile comprendere quello che ho fatto da JaZia, “me sunbathing in Beijing March 17th 2012", lì dentro a quel vecchio tempio e fabbrica, e il cuore di Pechino fuori e allo stesso tempo dentro... i rumori di Pechino, la luce di Pechino e l'odore... quell'odore di carbone che a volte ti chiude il fiato...

… AR: si potrebbe provare a leccare mille francobolli ed inviare mille lettere a mille persone diverse.
AR: a parte la cia e i servizi segreti cinesi non lo saprà nessuno da me....
AR: sei stato contagiato dalla malattia della città... non ti lascia più se è destino che ti rivuole presto apparirai con un bimbo tra le braccia… "tu sei il passato ormai"... ma è tutt'altro che una cosa brutta... è come uno schiaffo.
AN: non aver paura della diarrea ogni due giorni… cercare un appartamento da scambiare su Forget Art
AR: io che sono sempre stato un waldganger... mi accrogo che ce ne sono tanti poi, ma che non se ne erano mai accorti... ma io ho il radar come con te e Giancarlo Norese... anche se mi avete trovato voi... la montagna (voi) è venuta qua… hahaha
AN: e tu sei MAOmetto…
AR: hanno detto ad Ai Wei Wei di togliere le telecamere che puntano il suo studio... le aveva messe lui...
AN: il king kong dell’arte come dice Not Vital… è propri n'sfurzon! Bello il video fatto all’entrata di casa AWW
AR: mi piace N’SFURZON!
AR: Wang Du - International Kebab da TANG... una portaerei modellino, grande come una macchina ma spezzata in tanti settori per farne un museo... quando hai la portaerei amplifichi lo spazio di azione... lebensraum…
AN: che mal di Pechino!... devo fare una lista delle cose da non dimenticare per sopravvivere…
AR: sì bene.... aggiuncici anche lo yogurth bio senza zucchero per Amedeo... grazie...
Per leggere la prima parte clicca qui

24/04/12

Una coppia di dinosauri a Milano / Federico Tosi / Room Gallery


 
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Se la mostra è uno specchio, che sia fatato, dorato e arricchente. Il giovanissimo Federico Tosi che ha pensato di esporre alla Room Gallery per la sua mostra personale? "Una coppia di dinosauri dalle posture umane coperti in foglia d'oro, teneramente abbracciati nell'angolo della galleria.
 E' centrale quell'aspetto dell'uomo che tende a far assomigliare a sé le cose che lo circondano.
 Nello specifico il tempo. 
I dinosauri diventano una mera motivazione per parlare di un passato praticamente inconcepibile. L'oro é la glorificazione e l'esaltazione di questo carattere antropomorfo nei confronti delle cose, mentre l'atteggiamento dei dinosauri evidenza un triste disappunto. "La galleria sgombra diventa nicchia dei santi,teca nei musei. Da spazio espositivo a semplice contenitore.
 Questa scultura convive con uno luogo asettico e volutamente poco curato. Tutto ruota intorno all'idea di rendere antropomorfo, di glorificare e, dalla parte opposta, di essere contrariati da questo atteggiamento." 
 
Incontro per la prima volta Federico un pomeriggio in galleria. Mi racconta, per sommi capi, cosa ha inscenato il giorno dell'inaugurazione: "Un gruppo di claque* ha fatto da contraltare alla totale mancanza di un testo di riferimento, di un comunicato stampa o del titolo dell'opera.
 Le claque in questione erano una dozzina di bellissime modelle che, in modo del tutto anonimo, si premurano di esaltarsi ed emozionarsi, sottolineando il carattere estetico - esclusivamente estetico - del lavoro. Il loro ruolo era fondamentale all' inaugurazione, volutamente sovrappopolata di invitati, affinchè il dato non descrittivo dell'opera venisse maggiormente frainteso (e quindi, paradossalmente, ribadito!)".
L'opera è talmente bizzarra che, inevitabile, suscita una curiosa perplessità (o meglio, se non capisco non è detto che l'opera non mi interessi e non è nemmeno detto che l'artista stia giocando la carta del 'famolo strano'). Penso che ho davanti uno studente poco più che ventenne che speculo sulla finzione, sulla fruizione, sui simboli, sulla Grecia Antica, sulla stupida e sull''arroganza. Non mi lascia indifferente, anzi...

* Un gruppo organizzato di spettatori che applaude o dissente non spontaneamente, ma dietro iniziativa degli artisti o dei direttori di spettacoli.

Claque alla mostra di Federico Tosi alla Room Gallery

5 storie allo Studio Guenzani

 Lisa Yuskavage - Big Blonde Jerking-off, 1995
 Margherita Manzelli,  Nottem, 2000
 Laura Owens Untitled (LO160), 2000
 Veduta della mostra
 Alessandro Pessoli - Testa Cardellino, 2009
 Sean Landers, The Enchanted Forest, 1996
Tutte le foto, courtesy Studio Guenzani, Milano
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Cinque le storie che raccontano le opere presentate allo Studio Guenzani. Con il generico titolo di  Pittura (1995 - 2009), in mostra le opere di cinque artisti della galleria: Sean Landers, Margherita Manzelli, Laura Owens, Alessandro Pessoli e Lisa Yuskavage
Come dicevo, cinque le storie che queste grandi tele raccontano, stimolando le più surreali favole contemporanee.
Dai coniglietti che copulanano in un bosco fatato di Sean Landers, ai ragazzini affondati nel grande letto di Laura Owens, alla Big Blonde che si masturba di Lisa  Yuskavage; la ragazzina meditabonda e inquietante di Margherita Manzelli e lo stralunato Testa Cardellino di Alessandro Pessoli. 
Rovistando negli archivi della galleria, Claudio Guenzani 'si gioca' dei pezzi da 90 (alcuni nemmeno in vendita). Questa collettiva rivela l'estro di un gallerista che, nel tempo, ha saputo intuire e mettere a fuoco il talento di artisti non solo italiani, ma anche stranieri.
Tra le tante mostre milanesi inaugurate di recente in occasione del MiArt, quella allo Studio Guenzani merita sicuramente una visita per l'eccezionale qualità di queste grandi opere. 

23/04/12

L'opera più fotografata a Palazzo Grassi

 Urs Fischer and Georg Herold, Necrophonia, 2011 - Particolari
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La mostra di Urs Fischer a palazzo Grassi, va affrontata a puntate. Oggi pubblico il soggetto più fotografato della mostra (almeno nel giorno della presentazione stampa). Imbarazzo misto a divertimento nella stanza interamente dedicata all'opera Necrophonia. 
Concepita e realizzata con Georg Herold, Necrophonia (2011) è la ricostruzione di un atelier di scultura in cui a bozzetti e opere si affiancano, inaspettatamente, le modelle in carne e ossa. Per tutta la durata della mostra, una professionista poserà in mostra simulando i bozzetti in miniatura (fusioni in alluminio) installati in tutta la stanza.

21/04/12

Photo report / Gudrun Benonysdottir / Pavillon, Lucca


Gudrun Benonysdottir "Doing time", 2012, exhibition view, Pavillon | Prét-à-migrer | Lucca photos: Enrico Maggi; Alessandro Grossi
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Oggi finissage della mostra di Gudrun   Benonysdottir 'Doing Time' al Pavillon di Lucca Indirizzo: Via A. Mordini (ex Via Nuova) n° 64, Lucca

Pavillon inaugura il suo secondo progetto con l'artista islandese Gudrun Benonysdottir (Gudrún Benónýsdóttir) alla sua prima personale in Italia. Il titolo "Doing time" richiama principalmente il rapporto con il passato, il farsi del tempo e la produzione di memoria. "Doing time" è anche concepito come il prototipo di una mostra itinerante da Lucca a Reykjavik a partire dal catalogo, che diventa parte integrante del progetto. Spesso un catalogo costituisce una versione di una mostra. Può essere sia del tutto autonomo oppure il solo oggetto prodotto, introducendo in ogni caso al rapporto tra una mostra e la sua documentazione.
 "L’artista utilizza vetri, specchi, carte argentate, foto o plastiche dipinte, materiali lucidi e trasparenti assemblati all’interno di installazioni: sorta di set per rêveries e attività mnemoniche involontarie.
La trasparenza è stata trattata da Walter Benjamin in Passagenwerk*. Le superfici di vetro delle gallerie di fine Ottocento confondono interno ed esterno, diventando parte della nuova percezione del mondo inaugurata dalla memoria distratta flâneur, dal viaggiatore che guarda sovrappensiero dal finestrino del treno in movimento, o dallo spettatore del primo cinematografo. Alla visione surrealista della città come sogno e fantasmagoria, che in ultima istanza mostrava il carattere arcaico della modernità, Benjamin contrappone il risveglio: la presa di coscienza graduale della realtà e della storia. Si conosce difatti soltanto attraverso il ricordo. Ma ricordare è un risvegliarsi."
(Estratto dal CS)