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20/01/11

Tensions - Federico Luger





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Quattro gli artisti invitati alla mostra da Federico Luger 'Tensions': Zhang Huan, Luca Pozzi, Diago Hernàndez e Lorenza Boisi. Tanto spazio vuoto tra un'opera e l'altra, abbastanza basse le tensioni.
In modo molto esplicito, l'opera di Diago Hernàndez, 'Almost Falling' esprime la 'sua' tensione: una vecchia sedia sostenuti da fili di ferro, forse in procinto di cadere. L'artista rovista nell'immaginario della propaganda del regime comunista della sua terra d'origine, Cuba, per visualizzare una sua personalissima visione della tortura, dell'attesa e del potere. Anche nell'opera di Zhang Huan, la presunta tensione si manifesta nel mostrarlo (mediante una grande fotografia in bianco e nero) durante una performance nella quale si è legato al Watari Museum di Tokyo. Più sottile la tensione nell'immaginario di Lorenza Boisi. Propensa più allo scavo interiore che non a rappresentazioni verosimili della realtà, l'artista sviluppa una pittura dedita alla manifestazione introversa dell'animo umano, mostrando dettagli di scene che definirei oniriche (gambette immerse in un liquame nero e inquietante, pezzi di legno, di muro, di case che cadono...), o attriti tra scure figure geometriche (o astratte). Non narra, impressiona la tela in modo veloce e maldestro con quelle che mi piace pensare come istintive immagini oscure e rivelative.
Luca Pozzi, da sempre dedico a ricerche tra arte e scienza, qui si esercita con l'opera 'Strings', dove diversi materiali si mantengono saldi l'un l'altro attraverso differenti equilibri elettromagnetici.
Tanto spazio vuoto tra un opera e l'altra, abbastanza basse le tensioni.

27/09/10

Start...me Up! # 5







Matthew Monahan, Roland Flexner - Massimo De Carlo

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Luca Pozzi - Federico Lugher

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Nel tempio dell'effimero e dell'inutile una mostra di antichi dei dal sopore un pò orientale. Matthew Monahan da MDC ha ricostruito figure umane storpiate, rattrappite, brutte. Materiche forme silenti da osservare in religioso rapimento. Notevole anche la serie di oli che replicano l'estetica delle pitture rupestri. Lo spazio e denso, senza dubbio, e come al solito, anche questa mostra è di altissimo livello. Tanti soldi, tanta qualità, tanta notorietà. Quasi prevedibile, oramai siamo viziati.
Inquietante, invece, la stanza di teschi/vanitas di Roland Flexner. Circolare assediamento di crani avvolti nel fumo che, in modo speculare, si guardano. L'altra stanza, sempre di Flexner, un pò meno coinvolgente. Nulla toglie che i paesaggi 'alla Max Ernst' abbiano il loro fascino.

Vuole stupirci con effetti speciali Luca Pozzi... Camminando nelle tenebre, per sbaglio ho sfiorato un tubo. 'Attenzione...potrebbe cadere tutto!!!' Il tutto era una pallina sospesa nell'etere.
Pozzi mi ha poi mostrato una diavoleria luminosa (sorta di spray magico) che emanato sul muro lasciava delle bave luminose per alcuni minuti. Nell'angolo una pietra fluttuante che girava su se stessa. Mi sentivo molto cretina che non riuscivo a capire dove stava il 'trucchetto', consapevole che, una volta scoperto, alla fine la mostra mi sarebbe parsa meno interessante. Da vedere prima di avviarsi al museo delle scienze e delle tecniche.